Open week e open day

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La scuola invita tutte le famiglie a diffondere questo avviso che offre una nuova data per l’Open Day (il 20 di gennaio) e la possibile esperienza dell’Open Week per i ragazzi di terza media.  Chi volesse leggere meglio questo avviso lo può scaricare in pdf:

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Buon anno e buon Bicentenario, istituto Champagnat

“C’est le 2 janvier 1817, que les deux novices prirent possession de la maison, qu’ils entrèrent en communauté, et qu’ils jetèrent ainsi les fondements de l’Institut des Petits Frères de Marie.
Leur temps fut partagé entre la prière, le travail manuel et l’étude.  Leur occupation manuelle était de faire des clous. Le gain que leur procurait ce travail suffisait pour les nourrir. M. Champagnat, qui les aimait  comme ses enfants, les visitait souvent, travaillait meme quelquefois avec eux, les encourageait, leur donnait quelques lecons de lecture et d’écriture, les dirigeait, leur communiquait ses vues et ses projets pour procurer la gloire de Dieu et le salut des àmes.”

(dalla vita di Giuseppe, Benedetto, Marcellino Champagnat scritta nel 1856 da uno dei suoi primi fratelli, pagina 64 dell’edizione del Bicentenario).

Il padre Champagnat e i due primi fratelli si guadagnavano da vivere forgiando chiodi, una attività tipica di La Vallà

Il padre Champagnat e i due primi fratelli si guadagnavano da vivere forgiando chiodi, una attività tipica di La Vallà

Non traduco, lo lascio in questo francese antico sottolineando però come passavano il loro tempo i primi due fratelli invitati dal vice parroco ad abitare insieme in una piccola casetta vicino alla parrocchia, in un paesino chiamato La Vallà: preghiera, lavoro manuale e studio e sottolineando anche che il padre Marcellino (aveva 27 anni in quell’anno ed era prete da pochi mesi) volesse loro bene come a dei figli.

Voglio solamente far rilevare che i primi fratelli e quindi  la prima aurora dell’esperienza dei maristi di Champagnat è fortemente legata alla tradizione monastica e cristiana di coltivazione profonda dell’umano (preghiera, lavoro manuale, studio) e vorrei sottolineare, invitandovi a leggere l’intervista del superiore generale dei fratelli maristi, fr. Emili Turù. che l’amore profondo, generoso, libero che Marcellino aveva nei confronti dei primi fratelli (li amava come suoi figli, condivideva con loro i suoi obiettivi e progetti) era un amore solido, maturo, rispettoso della vita di ciascuno, non manipolatorio. Per questa capacità di amare da adulto, per questa solidità  formativa, per questa capacità di sognare insieme il bene dei ragazzi è stato chiesto che san Marcellino possa diventare un uomo e un santo di riferimento nella lotta agli abusi e allo sfruttamento dei bambini, ma per questa splendida idea e per le parole sagge e toccanti del nostro superiore generale (grazie, perdono, impegno, gli assi di una vera memoria), vi invito a leggere l’intervista stessa: San Marcellino protettore della lotta contro gli abusi 

E’ cominciato da pochi giorni il 2017, la nostra scuola riaprirà presto le sue porte ai ragazzi (o no, non è chiusa, c’è chi sta migliorando il riscaldamento all’asilo, chi sta pulendo il passaggio all’entrata della scuola, chi sta cablando le classi del liceo per un internet più sicuro, chi prepara le buste paga, chi pulisce i corridoi con cera e maggior impegno, chi gioca a tennis…) la scuola lunedì 9 sarà quella di sempre ma con un fermento in più. Non solo il nuovo open day per le famiglie che stanno pensando di iscrivere i loro figli qui (avvisate chi fosse interessato, Open day venerdì 20 gennaio, dalle 17,30 in poi), non solo perchè faremo anche un open week per i ragazzi delle terze medie che vogliano stare un giorno o due nel nostro liceo (se potete avvisate anche di questo, da lunedì 16 a venerdì 20 i ragazzi di qualsiasi terza media sono ben accolti per qualche giorno di prova: vedere per scegliere), on solo perché  tutti i docenti e dipendenti della scuol ala prima settimana, venerdì 13 gennaio, festeggeremo con una bella cena in comune i duecento anni della fondazione marista) il fermento nuovo ci viene dalla vaglia di continuare a crescere, a migliorare, a dire grazie, perdono, m’impegno, a seguire quel Marcellino che come diceva uno dei primi fratelli, voleva bene a loro come a dei figli. e per i figli si vuole sempre il meglio. Buon Bicentenario, istituto Champagnat di Genova!        

(e se siete arrivati fin qui, oltre a ringraziarvi della pazienza, avviso anche che da gennaio il nuovo numero telefonico dell’Istituto Champagnat è 010 – 311105:  anno nuovo,  numero “nuovo”)

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Auguri e riflessioni per Natale

messana

2 atteggiamenti del cuore e 2 possibili azioni per prepararmi al Natale.

  1. Rimanere nella notte

Il nostro è un tempo di crisi, sono anni che leggiamo e proviamo sulla nostra pelle i temi della crisi:  crisi della famiglia, crisi educativa, crisi delle relazioni umane, crisi economica…

I fatti di Nizza, di Aleppo, di Berlino poi scendono come veleni sulla nostra fiducia nell’umanità. Siamo di Notte, al buio, al freddo. Terremotati nel cuore, e molti italiani anche nelle loro case e nelle memorie.

Come cristiani abbiamo non risposte, ma qualche esperienza e convinzione che ci può accompagnare nell’affrontare queste crisi di sistema e le nostre personali fragilità…

Sappiamo per fede, e per evidenza, che la storia nasce da una crisi, quella nata sotto l’albero della conoscenza del bene e del male, quella che vede trasformarsi il sogno di Dio della fraternità in fratricidio, Caino è sempre in noi…

Eppure in questa notte ci sono luci storiche, opportunità, bellezze che prima non avevamo, mezzi incredibili di conoscenza e di formazione, siamo nati dopo la proclamazione dei dogmi dell’Immacolata e dell’Assunzione, che ci parlano in modo nuovo e profondo della Misericordia  di Dio  con l’uomo. È notte, sì, ma è la nostra notte, la nostra migliore opportunità, il luogo, la grotta da cui tutto può nascere… Rimanere in questa notte, in questa grotta, costruendo rifugi che possano proteggere i nostri figli dall’inclemenza del tempo è il primo atteggiamento natalizio (cioè che cerca una nuova nascita) che possiamo vivere come comunità educativa dello Champagnat

Testi di commento: 

“La gioventù di oggi è corrotta nell’anima, è malvagia, empia, in­fingarda. Non potrà mai es­sere ciò che era la gioventù di una volta e non potrà mai con­servare la no­stra cultura”. 

(Tavoletta di argilla babilonese ri­sa­lente al 1000 a.C.). 

“Il mondo sta attraversando un periodo tormentato. La gio­ventù di oggi non pensa più a niente, pensa solo a se stessa, non ha più ri­spetto per gli adulti e per i vecchi; i giovani sono intolleranti di ogni freno, parlano come se sapessero tutto. Quello che noi crede­vamo sapiente, loro credono stupido. Le ragazze poi sono stupide, vuote e sciocche, im­modeste, senza dignità nel par­lare, nel vestire e nel vivere 

(Pietro l’Eremita, anno del Signore 1095).

  1. Contemplare

Contemplare non è l’attività dei perditempo o dei mistici da trip chimico, non è una fuga dalla realtà, come ingozzarsi di serie tv su Netflix. Contemplare è un’attività urgente e necessaria per mettere ordine nel nostro cuore, dandoci il senso della proporzione e della riconoscenza. È educare lo sguardo e il pensiero a superare il buio della notte, con i suoi possibili incubi e con le confusioni di un cuore assonnato: a questa meta ci può portare la contemplazione

Ricerca,  silenzio, vigilanza, attesa, gratitudine sono i possibili gradini di questo atteggiamento.

Su ognuno di questi gradini potremo fermarci ore. Il silenzio, anche quello che nella notte di Natale permetteva a voci e canti di risuonare chiarissimi, è forse quello di cui in questo periodo per assurdo si parla di più…: «Nel silenzio è insito un meraviglioso potere di osservazione, di chiarificazione, di concentrazione sulle cose essenzia­li» (Dietrich Bonhoeffer). È dal silenzio che può nasce­re una parola acuta, sensata, luminosa… Il silenzio è custode dell’interiorità. Specialmente quando, oltre ad assenza di parole o suoni di sottofondo, riesce a far tacere i pensieri, le immagini, le ribellioni, i giudizi, le mormorazioni che nascono nel cuore. Dal silenzio dentro di noi può nascere la contemplazione di ciò che è fuori di noi… Anche laicamente il silenzio e la contemplazione si declinano come attenzione alla realtà e fuga dai sogni costruiti sulle nostre paure e sui nostri finti desideri indotti. È così importante non solo guardare ma proprio contemplare i nostri bambini. Possiamo farcela, anche una mucca ed un asino sono riusciti a guardare, contemplare, riscaldare e proteggere la cosa più bella del mondo…

Testo di commento: 

Noi delle strade

Ci sono luoghi in cui soffia lo Spirito, ma c’è uno Spirito che soffia in tutti i luoghi.

C’è gente che Dio prende e mette da parte. Ma ce n’è altra che egli lascia nella moltitudine, che non «ritira dal mondo». E’ gente che fa un lavoro ordinario, che ha una famiglia ordinaria o che vive un’ordinaria vita da celibe o sposata. Gente che ha malattie ordinarie, e lutti ordinari. Gente che ha una casa ordinaria, e vestiti ordinari. E’ la gente della vita ordinaria. Gente che s’incontra in una qualsiasi strada.

Noialtri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi è per noi il luogo della nostra santità. Dove nel silenzio possiamo contemplare la vita che ci viene incontro. 

Tutti i rumori che ci circondano fanno molto meno strepito di noi stessi. Il vero rumore è l’eco che le cose hanno in noi. Non è il parlare che rompe inevitabilmente il silenzio. Il silenzio è la sede della Parola di Dio, e se, quando parliamo, ci limitiamo a ripetere quella parola, non cessiamo di tacere.
I monasteri appaiono come i luoghi della lode e come i luoghi del silenzio necessario alla lode. Nella strada, stretti dalla folla, noi disponiamo le nostre anime come altrettante cavità di silenzio dove la Parola di Dio può riposare e risuonare. In certi ammassi umani dove l’odio, la cupidigia, l’alcool segnano il peccato, conosciamo un silenzio di deserto e il nostro cuore si raccoglie con una facilità estrema perché Dio vi faccia squillare il suo nome.  

Madeleine Delbrêl,  Noi delle strade

  1. Essere fedeli al futuro

La nascita del Bambino non solo procura gioia e compiacimento per la bellezza naturale di un piccolo d’uomo. Mette tutte le persone coinvolte nella nascita al servizio della sua crescita, del suo ben-essere, del suo futuro. Ci fa rivolgere lo sguardo in avanti, ci rende coscienti che la nostra eredità non va dilapidata, ma trasmessa, conservata, consegnata al futuro. Gli attaccamenti al passato, l’archeologia applicata alla scuola e allo società, il rifugio nel già noto, nel già edito (direbbe padre Balducci) ci impedisce di aprire lo sguardo e il cuore all’inedito che aspetta noi per essere risvegliato. Essere fedeli al futuro è vivere il presente con senso di responsabilità, conoscendo le conseguenze delle nostre azioni, facendoci  quotidianamente perdonare se dilapidiamo di ciò che invece deve essere trasmesso e regalando ai nostri ragazzi il meglio della nostra vita.

Testo di commento: 

Io, naturalmente, non so bene cosa sia la vita, ma sono deciso a viverla. Della vita che mi è stata data non voglio perdermi nulla: non solo mi oppongo a che mi si privi delle grandi esperienze, ma anche e soprattutto di quelle più piccole. Voglio imparare quanto posso, voglio assaggiare tutto quanto mi si offre. Non sono disposto a tarparmi le ali né a permettere a nessuno di tagliarmele. Ho più di quarant’anni e continuo a pensare di volare in tutti i cieli che mi si presentino, solcare tutti i mari che avrò occasione di conoscere e procreare in tutti i nidi che vorranno accogliermi. Desidero avere figli, piantare alberi, scrivere libri. Desidero scalare le montagne e immergermi negli oceani. Amare le donne, giocare con i bambini, accarezzare gli animali. Sono pronto a sentire l’umidità della pioggia, la carezza della brezza, il freddo d’inverno e il caldo d’estate. Ho imparato che è bene dare la mano agli anziani, guardare gli occhi dei moribondi, ascoltare musica e leggere storie. Punto sul conversare con i miei simili, recitare orazioni, celebrare rituali. Mi alzerò al mattino e mi coricherò la sera, mi stenderò ai raggi del sole, ammirerò le stelle e guarderò la luna e mi lascerò guardare da lei. Voglio costruire case e partire verso terre straniere, parlare lingue, attraversare deserti, percorrere sentieri, odorare i fiori e mordere i frutti. Fare amicizie. Seppellire i morti. Cullare i neonati. Vorrei conoscere tutti i maestri di cui posso ricevere gli insegnamenti ed essere io stesso un maestro. Lavorare in scuole ed ospedali, in università, in laboratori artigianali. Nella meditazione ascolto che non devo privarmi di nulla, dato che tutto è buono. La vita è uno splendido viaggio e per viverla bisogna evitare una sola cosa: la paura.

Pablo D’Ors, Biografia del silenzio, pag. 80           

  1. Far nascere qualcosa di nuovo

Il due gennaio del 1817 il fondatore della mia-nostra  famiglia religiosa, Marcellino Champagnat chiamava a seguirlo e a vivere in casa sua due ragazzi per fare di loro dei catechisti e dei fratelli. Nascevano i Fratelli Maristi, il luogo si chiamava La Vallà, vicino a Lione. Era viceparroco e aveva 26 anni. Dovette costruire mobili (un tavolo lo abbiamo conservato ancora oggi) e mura, ma specialmente fece nascere qualcosa che prima non c’era, piantò un seme che sarebbe cresciuto in terreni a cui sicuramente non aveva pensato. Addirittura Genova.

Per noi maristi compiere duecento anni deve essere uno stimolo per fare qualcosa di nuovo,

Sant’Agostino diceva che la speranza ha due figli bellissimi: la rabbia ed il coraggio. Lo sdegno nel vedere come stanno andando le cose, ed il coraggio per non permettere che esse continuino sempre allo stesso modo. Siamo indignati quando ci sentiamo impotenti di fronte all’ingiustizia, alla violenza, all’abuso del potere, all’emarginazione in cui vivono milioni di bambini e giovani che non hanno futuro… Ma sappiamo che l’indignazione non è sufficiente per cambiare ciò che non ci piace. Ed è per questo che Agostino ci parla del secondo figlio: il coraggio. È una parola che deriva dal latino cor, cuore. Avere coraggio significa avere cuore. La prima prova di coraggio è avere la forza di ascoltare il proprio cuore e ribellarsi contro l’impotenza. Coraggio è mettere il cuore prima di ogni altra cosa, prima delle logiche razionali della mente o delle paure ancestrali. Marcellino Champagnat rimase sconvolto dalla situazione di ignoranza religiosa dei giovani della sua epoca, ma lui è riuscito, in un batter d’occhio, a trasformare la rabbia in coraggio e a far nascere qualcosa di nuovo. Questo potrebbe essere il nostro secondo impegno per Natale: far nascere qualcosa di nuovo attorno a noi: nuove relazioni, nuove speranze, nuovi progetti.

Una antica preghiera di commento 

Santifica, mio Signore,
i nostri cuori e riempili
con lo Spirito della tua magnificenza.
Per mezzo del santo ricordo di te,
essi ricevono lo Spirito della gioia.

Crea in noi, mio Signore,
un cuore nuovo
e infondi in noi uno spirito nuovo,
affinché nel rinnovamento
del nostro pensiero
ci rivestiamo delle vesti del regno.

Tu che fai nuove tutte le cose,
rinnovami con la tua conoscenza
e muovi dentro il mio cuore
la tua autentica speranza.

Isacco il Siro, VIII secolo dopo Cristo, Discorso  VII, 20

Saper rimanere nella notte delle nostre tensioni, contemplare le luci piccoli o grandi che ci circondano, rimanere tenacemente attaccati al progetto di fedeltà al futuro, costruire e vivere nuovi sogni, questi sono i miei pensieri: sono rivolti a tutti voi con gratitudine, a chi lavora in questa scuola, a chi la sceglie, a chi è stato alunno ed ora è amico anche nei momenti difficili e sono rivolti a me, perché sappia non accontentarmi di parole ben confezionate. Sono due atteggiamenti e due promesse difficili, ma appassionanti. Auguri    

fr. massimo

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Settimana corta (ma profonda)

E’ iniziata oggi l’ultima settimana di scuola del 2016, sarà composta di soli quattro giorni, ma ricchi di attività che ci preparano alla festa della luce. Intanto la luce che è stata messa nella cappella della Scuola e che vedremo giovedì alla Messa di fine anno,  non è una luce qualsiasi: proviene da Betlemme e simbolicamente ci mette in comunicazione con il luogo della nascita della nostra salvezza:

I ragazzi dei Gvx che ricevono la luce di Betlemme sabato scorso

I ragazzi dei Gvx che ricevono la luce di Betlemme sabato scorso: ora è nella nostra chiesa

Questo è poi tempo di saggi finali (oggi danza con la maestra Laura, domani ginnastica artistica con il gruppo dell’Andrea Doria e la professoressa Senarega, sempre domani, martedì,  in pomeriggio, saggi di teatro con il maestro Silvano del Teatro Armito). Mercoledì ultimo consiglio dei docenti per quest’anno e giovedì celebrazione eucaristica con Padre Ferdinando alle ore 8,30. Gli alunni della Primaria dopo un po’ di auguri andranno a casa, mentre quelli di medie e liceo usciranno dopo la tombola ch  si terrà alle ore 11. Approfitto per dare il bentornato al nostro alunno di quarta Francesco Quadrio che ha fatto una proficua esperienza all’estero e per ringraziare Padre Michele, della Chiesa Ortodossa greca di via Casaregis per aver accolto alcuni nostri studenti e aver fatto questa bella foto vicino ad uno dei tre posti che san Marcellino ricercava sempre per i suoi fratelli: l’Altare:

I ragazzi molto compiti vicino all'altare della chiesa ortodossa con padre Michele

I ragazzi molto compiti vicino all’altare della chiesa ortodossa con padre Michele

La curiosità ora sicuramente vi pungerà: quali sono gli altri due posti che san Marcellino invitava a frequentare?  Uno è la croce, l’altro è il presepio…

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Protetto: La recita di Natale della Scuola dell’Infanzia

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Prepararsi al Natale unendo il vecchio e il nuovo

Questa volta la metafora i nostri amici delle Piccole Sorelle dei Poveri, gli anziani che lunedì 12 dicembre i bambini della scuola Primaria sono andati a trovare , forse non me la perdoneranno. Ma pensiamoci un po’… a parte l’età dell’asino e il bue, abbastanza oscura, e quella molto stereotipata del padre e della madre (la mamma, si sa, è sempre bella e giovane, Giuseppe lo si immagina barba bianca e bastone, figurati…) ecco, a parte questi personaggi, gli altri protagonisti del Natale sono un Bambino e gli anziani e saggi pastori e magi…  Un giovane e dei vecchietti, un bambino e chi sorride vedendolo perché riconosce in Lui una stagione ormai passata, ma graditissima.

E così deve essere stato lunedì scorso per gli anziani di questa casa di riposo vicina allo Champagnat e tenuta da sorelle che il maestro Manuel e il gruppo di pastorale ha spesso chiamato ed aiutato. I nostri bambini e gli anziani, le speranze e le memorie, il vecchio e il nuovo, appunto, uniti da canti, balli, sorrisi, solidarietà e commozione. E poi la fisarmonica di fr Pietro Bettin, i balli del Direttore Ravettino e della Teacher Nadia, le maestre tutte, i genitori accompagnanti, i dolcetti e la simpatia che sono serviti sicuramente a preparare e a vivere il momento di quell’incanto: il vecchio e il nuovo che si danno la mano in attesa che qualcosa succeda. Magari un angelo, o una stella, magari Natale.  poveripoveri3poveri5poveri4poveri2poveri1poveri7poveri6

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Auguri fratel Stefano

Il giorno 8 di Dicembre del 2016 fratel Stefano Divina ha emesso i suoi voti perpetui nell’Istituto dei Piccoli Fratelli di Maria. Lo ha fatto nella cappella della sua comunità e scuola di Giugliano in Campania, dove lavora e vive a fianco di tanti ragazzi e ragazze che lo apprezzano. Per noi fratelli è una notiziona, per tutti i maristi un regalo di Dio. Da Genova ben nove ex alunni e fratelli sono andati a trovarlo per vivere con lui questo momento privilegiato,  la promessa fatta a Dio e agli uomini di ricambiare la sua scelta (sua di Dio) in modo radicale. Non sapete chi è fratel Stefano? Cercatelo qui:

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Ma questo è il coro della cerimonia, diranno i miei avveduti lettori, ma Stefano c’è, in alto a sinistra, sotto la croce in mezzo ai bambini. Lì dove deve stare un fratello. Auguri, Stefano. (e anche a tuo papà e mamma…)

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Stefano con i suoi genitori il giorno della professione perpetua

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Buone vacanze dell’Immacolata.

Gentili lettori di questa pagina informativa, buona attesa!

Nell’immaginario Bicentour che stiamo percorrendo verso il Natale  e verso il ricordo grato della fondazione dell’opera marista (2 gennaio 2017) ci vengono regalati 4 giorni di riposo: è per fare memoria di una donna straordinaria che la tradizione cattolica considera quanto di più lontano dal male e dal peccato sia nato su questa terra: l’Immacolata. Chiediamo a Lei (magari affidandoci al pensiero e alla preghiera di Pierluigi Ravettino andato in questi giorni a Lourdes) di imparare ad attendere la salvezza preparandola con il silenzio e la preghiera personali. Una intenzione particolare di preghiera per un nostro ex alunno che sta affrontando una particolare situazione medica…


Un avviso per lunedì 13: alle ore 17,00 ci sarà la presentazione della vacanza studio a Dublino 2017 con il prof. Giuseppe Clemente.

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Con gli ospiti del Paverano

Sono molti anni che il Gruppo Famiglie Champagnat, (quello del mercatino, quello del Banco alimentare, quello dell’assistenza a varie persone, quello delle camere per genitori con bimbi al Gaslini…)  organizza una delle prime domeniche di Dicembre una giornata in compagnia degli ospiti dei due istituti di Camaldoli e del Paverano gestiti dall’opera don Orione di Genova. E’ un’occasione preziosa per guardare il mondo con occhi “diversi” e offrire a persone “speciali” la bellezza e l’entusiasmo degli anni giovanili: è per questo che , oltre tutte le mamme del gruppo famiglia, ringrazio ufficialmente …Davide Clivio, Sara Cichero, Benedetto Costa, Samanta Corona, Alessia Dessì, Laura Del Chicca, Costanza Cavagnaro e Filippo i ragazzi (non voglio neanche distinguere fra alunni, ex alunni o fidanzati delle alunne…) che hanno fatto compagnia agli amici del Paverano. Hanno trovato un bel modo per prepararsi al Natale, hanno cominciato a fare regali…
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Due compleanni speciali

Sapete tutti che quando gli anni apportano saggezza e pazienza alle persone si corre il pericolo di essere un po’ ripetitivi, no, non sto parlando di me che in quanto a saggezza sto a zero…, ma al direttore Ravettino che ogni volta che incontra una sua maestra dell’asilo o della scuola elementare ripete sempre:  “…ce le avessimo avute noi delle maestre così…”

Ora, ripetitivi o no, questa mattina le maestre Ilenia e Lara festeggiavano il loro compleanno, e la frase prende tutto il suo valore. Che fortunati i nostri bimbi (e la scuola) ad avere maestre così…lara1

lara2E visto che parlo di compleanni  sarà bene che la scuola si segni quelli del mese di dicembre: il 15 ne festeggiamo due importanti: Filippo Ferraris di 5° liceo ed Edoardo Corradi di 2° Liceo, il 18 è la volta di Andrea Maffei di 3° elementare e il 19 di Edoardo Angeli di 2° el. Lorenzo Del Chicca e Elisa Porcile (di seconda media e quarta elementare) lo celebrano il 21, la piccola Giselle Saglimbeni, di 1° elementare, invece lo celebra due giorni dopo li Bambinello, il 27. Auguroni.

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