S.
Marcellino Champagnat
Un
cœur sans frontieres - Un cuore senza
frontiere
- Un corazón sin fronteras - A
heart that knows no bounds - Um
coração
sem fronteiras
Roma 18 aprile
Nella solenne celebrazione di domenica 18 aprile, in
piazza
S. Pietro, il Papa, Giovanni Paolo II, ha proclamato santo Marcellino
Champagnat;
da tutto il mondo sono convenuti in S. Pietro migliaia di pellegrini,
una
festa di famiglia quasi inaspettata.
Ecco un semplice reportage
della canonizzazione e la rassegna stampa dell'evento
Marcellino Champagnat, una vita per
oggi
In occasione della canonizzazione abbiamo preparato
una
semplice biografia di Marcellino, da leggere e guardare sul Web.
Sono
poi numerosi i documenti che presentano la sua storia e la sua opera.
Vi
invitiamo perciò a curiosare tra i
materiali e i documenti dove potete trovare altre versioni della
vita
di Marcellino Champagnat, come quella scritta in modo magistrale dal
fr.Claudio
Alberti, pubblicata con il titolo "Il Figlio del Giacobino". Si tratta
di un libro particolarmente interessante, sia per la prosa, molto
frizzante
e suggestiva, che per l'attenzione al contesto storico e sociale in cui
Marcellino ha vissuto.
E' presente anche la recente versione preparata dal fr. Sean Seamon,
consigliere generale, scritta con un intento più pratico e
divulgativo,
vi traspare il senso pragmatico e diretto della prosa anglosassone.
Per chi invece conosce il francese suggeriamo di dare un'occhiata alla
edizione ufficiale della vita scritta dal fr.
G.Battista Furet, edizione del bicentenario. Il fr. G. Battista
è
stato uno dei fratelli dell'inizio e il primo biografo di Marcellino.
Si
tratta di un testo che evidenzia uno stile narrativo figlio del suo
tempo,
ma pur sempre un documento di prima mano.
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Beato Marcellino... finalmente
Santo!
Ecco le tappe del lungo cammino
della
Canonizzazione di Marcellino Champagnat
21.07.1888 Inizia
il processo Ordinario nella diocesi di Lione
25.05.1896 Decreto
per l'introduzione della Causa
07.04.1897 Processo
Apostolico sulle Virtù
12.12.1903 Decreto
di Approvazione del Processo sulle Virtù
11.07.1920
Pubblicazione
del Decreto sull'Eroicità delle virtù, ad opera del Papa
Benedetto XV
10.1939 Guarigione
miracolosa di Georgina Grondin, da un tumore maligno, a Waterville,
Maine
(USA).
12.11.1941
Guarigione
miracolosa di Jean Ranaivo, da una meningite cerebro-spinale, ad
Antsirabé
(Madagascar).
03.05.1955 Decreto
di Riconoscimento di guarigione miracolosa per i casi relativi a
Georgina
Grondin e Jean Ranaivo.
29.05.1955 Il Papa
Pio XII proclama Beato Marcellino Champagnat, nella Basilica di S.
Pietro.
21.06.1957 La Sacra
Congregazione dei Riti accorda il decreto «Decretum
reassumptionis
causae».
agosto 1976
Guarigione
del Fr. Heriberto Weber Nellessen, avvenuta a Montevideo (Uruguay).
20.02.1989 I teologi
consultori riuniti in Congresso speciale riconoscono la
soprannaturalità
della guarigione e l'attribuiscono all'intercessione del Beato
Marcellino
Champagnat.
02.06.1989 La
Congregazione
Ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi conclude all'unanimità che
si tratta di un autentico miracolo.
03.07.1998 Il papa
promulga il Decreto sui miracoli.
09.01.1999
Concistoro
Ordinario per il voto sulla Canonizzazione e annuncio della data del 18
aprile per la canonizzazione di 3 beati.
18.04.1999 Data
riservata
dal Papa Giovanni Paolo II per la canonizzazione di Marcellino
Champagnat,
di Giovanni Calabria e di Agostina Livia Pietrantoni.
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LaBonne Mère -
cronistoria
di un restauro
La
statua
della Bonne Mère è uno dei pochi ricordi che ci rimandano
direttamente alla vita e all'esperienza di Marcellino. E' l'immagine
alla
quale si rivolgeva nei momenti difficili, alla quale confidava le
scelte
di destinazione dei fratelli, la statua che ricorda alcuni momenti
cruciali
della giovane comunità.
Non avrei mai
pensato
che nella nostra piccola comunità di Cesano avremmo potuto un
giorno
ospitare la statua della Buona Madre, proprio quella davanti alla quale
Marcellino ha pregato, sofferto e progettato il nostro futuro. In
occasione
della canonizzazione, la Casa Generalizia ha pensato che fosse giusto
sistemare
un po' questa piccola statua, che nei suoi 200 anni ha raccolto
polvere,
ragnatele e ritocchi non sempre felici.

Sabato 28 novembre
la piccola statua è giunta qui a Cesano, davanti a lei abbiamo
celebrato
l'affiliazione di Ornella Bugada, presidente del gruppo della Famiglia
Marista e poi il buon fr. Claudio, restauratore diplomato, si è
dato da fare per ridarle l'originario colore e la primitiva freschezza.
Il restauro è
terminato l'11 di febbraio e ora la statua è nuovamente presso
la
Casa Generalizia a Roma. Per gli appassionati ecco la relazione scritta
dal fr. Claudio sulle fasi del
restauro.
Mentre procedevamo
alla documentazione fotografica abbiamo notato che sul retro della
statua,
sullo zoccolo, c'era una piccola etichetta. E' quasi illeggibile, ma
l'abbiamo
ripreso con lo scanner ed ecco qui sotto quello che si riesce a
intravvedere.
Cliccando sulla
foto potete vederne un ingrandimento. Se qualcuno ha software adeguati
per tentare di leggerne il contenuto... ben venga
Ma forse la
scritta
più interessante, e sicuramente più nota, è quella
che si trova sul piedistallo anteriore. La scritta ricorda la decisione
di adottare le 'famose' calze di panno che stavano creando malumore tra
i fratelli e, soprattutto, serie preoccupazioni a Marcellino.
Ecco come si trova
ora la piccola legenda (le dimensioni reali sono di 20x3 cm)

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Il ritratto del Ravery - restaurato dal fr.
Claudio
Santambrogio
Ho
concluso un'altra gioiosa fatica; una di quelle fatiche auspicabili che
consentono di mettere a frutto delle doti ricevute dalla provvidenza e
affinate dallo studio e dall'esperienza. E' stata per me la più
gioiosa fatica dopo quella del restauro della "Bonne Mère".
Sto parlando del restauro del primo ritratto originale del nostro Santo
Fondatore, eseguito dal pittore Ravery immediatamente dopo la sua
morte,
e attualmente ubicato nella cappella del consiglio generale a Roma
E.U.R.
Vi è una seconda versione, una replica dello stesso Ravery, in
Francia.
Come primissimo atto ho esaminato l'opera. All'analisi della struttura,
il quadro risulta essere un foglio di carta per belle arti dipinto con
colori ad olio e incollato su una tela dell'ottocento. Questa struttura
non è che il risultato di una tecnica molto usata nel settecento
e nell'ottocento (ma anche ai nostri giorni) per dipinti che
richiedevano
(o richiedono) una rapida esecuzione iniziale dal vero, con lo scopo di
fissare, col disegno, il maggior numero possibile di particolari e i
primissimi
rapporti cromatici acquerellati, per poi procedere e completare senza
più
il modello, in un secondo momento e con comodo. Noi maristi
comprendiamo
benissimo perché l'artista autore Ravery utilizzò il
foglio
di carta: trovandosi di fronte a una persona defunta non c'era tempo
per
un'opera ad olio direttamente su tela, che avrebbe richiesto il
soggetto
vero in posa per tempi lunghi. Egli si trovava nella necessità
di
fissare rapidamente, con la matita, il massimo possibile di caratteri,
nonchè le prime, ma essenziali tonalità di colore e di
ombreggio.
Ritengo cosa sicura che solo più tardi Ravery incollò
la carta disegnata e appena tinteggiata ad acquerello sulla tela, per
finire
bellamente e con calma l'opera coi colori a olio.
Il ritratto risulta tuttavia incollato su una seconda tela, meno
vecchia;
ciò significa che è stato rifoderato in tempi più
recenti. Pertanto il quadro è costituito da tre stratofogli
uniti
fra loro:
-
1) la carta col velo di colore ad olio;
-
2) la tela originale alla quale il Ravery stesso incollò la
carta;
-
3) la seconda tela, quella appunto della rifoderatura.
Fatta
l'analisi della struttura (che rivela la storia del quadro), ho
esaminato
i danni da riparare, che erano: A) tre piccole deflorazioni,
cioè
distaccature e sollevamenti del velo di colore della carta e questa
dalla
tela, formando rilievi crepati a raggera; B) una grossa deflorazione in
basso a sinistra (angolo), che era pure spaccata in due; C) alcuni
ammanchi
di carta dipinta lungo i margini; D) il rammollimento e imbarcamento
della
tela; E) infine lo sporco cementato dal tempo.
Esecuzione del restauro:
A) ho fatto riassorbire le deflorazioni, aprendo delicatamente (col
bisturi) il colore e la carta, e iniettando piccole quantità di
un particolare vinavil purissimo e denso, quindi stirando col rullo.
B) Per la grande deflorazione dell'angolo in basso a sinistra, spaccata
in due, dopo il procedimento testè descritto, ho applicato a
tergo
una toppa di tela juta-canapa, mediante collante sotto pressione.
C) Ho stuccato e ricolorato, a olio, gli ammanchi lungo il margine.
D) Ho riteso fortemente la tela mediante introduzione di
cotton-bambagia
con tracce di vinavil e olio siccativo fra il telaio di legno e la
tela,
eliminando l'imbarcatura e il conseguente movimento traballante della
tela
stessa contro gli spigoli interni del telaio, deleterio per il colore
interessato.
E)
Ho ripulito tutta la superficie, prima con mista (acquaragia-alcool),
poi
con sapone neutro.
Come conclusione del restauro, dopo i necessari prosciughi, e quindi
a tempo debito, ho steso due mani sottilissime di medium
nutritivo-conservativo:
essenza di trementina purissima + olio di lino cotto + tracce di
copale.
Qualcosa ho fatto anche per la scarna cornice dorata; ma il nostro
quadro,
così ricco di documentazione storica e affettivamente
coinvolgente,
merita ben più degna cornice.
Conclusione.
Le ferite al colore e al supporto in carta sono sanate. I colori
riappaiono,
credo, come in origine, ravvivati dalla pulitura e dal nutrimento. La
superficie
è tesa, nitida, bella.
E' necessario esporre il caro ritratto in un luogo asciutto, a media
luminosità e mai colpito dai raggi di un faretto o, peggio, da
quelli
del sole diretto. Anche per questo restauro, sentito da me come onore,
ringrazio i superiori della casa generalizia, e
soprattutto il Fr. Enry, per tanta fiducia in me. Sempre disponibile
per altri restauri.
In Gesù, Maria, Giuseppe e Marcellino.
Fr. Claudio Santambrogio.
Cesano Maderno (MI) 18-11-1999
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I ritratti di Marcellino Champagnat
In previsione della canonizzazione è sorta l'esigenza di un
nuovo
ritratto di Marcellino; non è certo facile riprodurre le sue
fattezze
perché non possediamo una sua foto (i primi dagherrotipi sono
proprio
a metà secolo, e Marcellino muore nel 1840); il giorno dopo la
sua
morte venne chiamato un pittore per dipinger un ritratto, ma il
risultato
mostra chiaramente tutti i segni della malattia che hanno sfinito
Marcellino;
sicuramente il suo aspetto era ben diverso! Per di più documenti
originali in nostro possesso sono piuttosto avari di notizie sul suo
aspetto..
Possediamo il passaporto di Marcellino rilasciato dal Prefetto della
Loira il 2 agosto 1836. Ecco cosa vi si legge:
Età: 47 anni
Statura: 1 metro e 79 centimetri
Capelli castani. Fronte spaziosa. Ciglia
castane.
Occhi grigi. Naso alla greca. Bocca normale. Barba castana. Mento
rotondo.
Viso allungato. Carnagione chiara.
Segni particolari: piccola cicatrice nella
parte
superiore della guancia sinistra ed un'altra un poco sopra l'occhio
destro.
Ma nel corso degli anni l'esigenza di avere un ritratto ha prodotto,
via via, diversi risultati.
Ecco una rapida rassegna dei principali volti che noi oggi
possediamo.
Il ritratto di Goyo (ultimo a destra9 è disponibile anche
per il download.
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Beatificazione (1955)
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Immagine dell'Eur
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Goyo (1989)
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Goyo (1999)
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