da Avvenire - Domenica 18 Aprile 99
ROMA Oggi la celebrazione con il Papa
Roma. Tre nuovi
testimoni della speranza entrano nel novero dei
santi. Ma accanto
a loro - San Giovanni Calabria, San Marcellino
Champagnat e
Santa Agostina Livia Pietrantoni - Giovanni Paolo II,
che li ha canonizzati
domenica in piazza San Pietro, ha voluto
ricordare i
«testimoni nascosti», cioè coloro che con il martirio
sono rimasti
fedeli al Signore fino all'ultimo. «Ricordiano - ha detto
ieri il Papa,
incontrando nuovamente i pellegrini che avevano
partecipato
alla cerimonia del giorno precedente - specialmente gli
undici Fratelli
Maristi, testimoni della verità e della carità, morti
tragicamente
in questi ultimi cinque anni, in Algeria, in Ruanda e
nella Repubblica
Democratica del Congo».
Il martirio,
del resto, è stato uno dei temi della giornata di
canonizzazioni,
grazie alla splendida figura di suor Pietrantoni, che
morì
nel 1894 sotto i colpi di pugnale di un ammalato violento e
semisquilibrato.
«Suor Agostina - ha ricordato il Papa - comprese
che l'amore
per Gesù domanda il generoso servizio verso i fratelli.
È, infatti,
nel loro volto, specialmente in quello dei più bisognosi,
che brilla il
volto di Cristo. "Dio solo" fu la sua "bussola" che
orientò
tutte le sue scelte di vita».
La stessa cosa
si potrebbe ripetere anche per gli altri due nuovi
santi. Di san
Giovanni Calabria (1873-1954), in particolare, il
Pontefice ha
sottolineato: «La sua esistenza è stata tutta un Vangelo
vivente, traboccante
di carità: carità verso Dio e verso i fratelli,
specialmente
verso i più poveri. Sorgente del suo amore per il
prossimo erano
la fiducia illimitata e il filiale abbandono che
nutriva per
il Padre celeste». Ieri, rimarcando ancora il concetto
secondo cui
«la carità evangelica è stata la virtù che maggiormente
ha caratterizzato
la sua vita», Giovanni Paolo II è tornato su un
episodio della
vita di don Calabria. «Una dottoressa ebrea - ha detto
il Papa - da
lui nascosta tra le sue Suore per sottrarla ai nazifascisti,
ha testimoniato
che ogni momento della sua esistenza appariva come
una personificazione
dell'inno dell'apostolo Paolo alla carità». Ora
questa esistenza
continua attraverso i Poveri Servi e le Povere
Serve della
Divina Provvidenza, che sono presenti in Italia e in
quattro continenti,
dalla Russia all'Argentina, dall'Angola al Brasile
alle Filippine.
In tutto più di cento Istituti e quasi 400 religiosi.
Prosegue attraverso
i suoi confratelli anche l'opera educativa
inaugurata in
pieno clima illuminista da san Marcellino Champagnat
(1789-1840).
I fratelli maristi delle scuole, che oggi sono 5000 con
più di
800 case in 75 Paesi, nacquero dall'intuizione di questo
sacerdote francese,
per soccorrere i giovani bisognosi e assicurare
loro un adeguato
inserimento sociale. Per questo il Papa, nella
celebrazione
di domenica ha additato San Marcellino come modello
per genitori
ed educatori: «Perché guardino ai giovani sempre con
speranza - ha
sottolineato - e li amino con un amore totale, che
favorisca una
vera formazione umana, morale e spirituale».
Giovanni Paolo
II, prendendo spunto dal Vangelo della Cena di
Emmaus, ha ricordato
infine che i tre nuovi santi, come i discepoli
accompagnati
da Gesù verso il villaggio poco distante da
Gerusalemme,
«hanno aperto gli occhi alla presenza di Cristo; lo
hanno adorato
e accolto nell'Eucaristia, lo hanno amato nei fratelli
più bisognosi,
giovani, poveri, ammalati, riconoscendo le tracce del
suo disegno
di salvezza negli aventi dell'esistenza quotidiana».
CITTA' DEL VATICANO - Il Papa ieri ha proclamato 3 nuovi santi (Marcellin
Champagnat,
Giovanni Calabria, Agostina Livia Pietrantoni). Sono così 283
i «canonizzati» in 20 anni e
mezzo di pontificato: un numero straordinario, vicino al totale dei
santi proclamati in 4 secoli
da una trentina di predecessori. La prassi attuale delle beatificazioni
e canonizzazioni risale al
1588 e i santi proclamati da allora sono 583. Da solo, poi, Giovanni
Paolo ha proclamato 819
beati, mentre tutti i beati proclamati dal 1588 al 1978 sono 1310.
I tre santi di ieri sono due fondatori di istituti religiosi (Champagnat
e Calabria) e una suora
ospedaliera romana uccisa a 30 anni da uno squilibrato che era stato
suo paziente: Agostina
Livia Pietrantoni (1864-1894).
Livia Pietrantoni nasce in provincia di Rieti, a Pozzaglia Sabina.
A 22 anni si fa «suora della
Carità», con il nome di Augusta, e passa gli ultimi 8
anni della sua vita a Roma, servendo i
malati nell'Ospedale di Santo Spirito e prendendo da loro la tubercolosi.
S'ammala ma non vuole lasciare i suoi «poveri malati».
Uno dei ricoverati, Giuseppe
Romanelli - un pregiudicato manesco, soprannominato «Pippo er
Ciocco» - molesta suor
Agostina con frasi e biglietti osceni. Espulso dall'ospedale, accusa
la suora d'averlo denunciato
alla direzione e le manda un biglietto: «Morirai ammazzata dalle
mie stesse mani».
Il 13 novembre 1994, Romanelli entra nel reparto all'ora della «visita
parenti» e accoltella la
suora, che muore perdonandolo. Curiosità geografica: suor Agostina
è stata proclamata santa (in
piazza San Pietro) ad appena 200 metri dal luogo dove fu uccisa (Ospedale
di Santo Spirito).
Curiosità storica: tra i concelebranti c'era il vescovo in pensione
Andrea Pangrazio, che ha 90
anni e che aveva tenuto - 45 anni fa - l'elogio funebre di don Calabria.
Don Giovanni Calabria (1873-1954) è un prete di Verona che fonda
i «Poveri servi» e le
«Povere serve della Divina Provvidenza»: assistono poveri
ed emarginati e sono presenti -
oltre che in Italia e in vari Paesi dell'America latina - in Angola,
Filippine, India, Russia.
Marcellin Champagnat (1789-1840) è un prete di Lione, nato nell'anno
della rivoluzione
francese, che fonda i «Piccoli fratelli di Maria», cioè
i Fratelli Maristi, famosi per le loro
scuole (sono 5.000 e a Roma hanno il celebre Istituto San Leone Magno
sulla Nomentana).
ROMA -
Tre nuovi santi saranno proclamati stamane
con una
solenne cerimonia in piazza san Pietro. Suor
Agostina
Pietrantoni, una religiosa ospedaliera
assassinata
da un paziente in un raptus di follia nel
1915;
don Giovanni Calabria (1873-1954), un prete
veronese
fondatore delle Congregazioni dei "Poveri
servi"
e delle "Povere serve della Divina Provvidenza",
dedite
alla cura dei ragazzi abbandonati, degli anziani e
dei malati;
padre Marcellino Champagnat, fondatore
nell'Ottocento
del celebre ordine dei Maristi, impegnato
in campo
educativo in più di settanta paesi del mondo.
Papa Wojtyla
ha creato più santi e beati di tutti gli altri
pontefici
messi insieme: da oggi sono 279 santi e 819
beati.
La lista abbraccia tutti i continenti e tutti i ceti.
Regine
e patrioti di guerre di liberazione, poveri indios
e ricchi
aristocratici. Dai cattolici giapponesi trucidati a
Nagasaki
al primo beato di Papua-Nuova Guinea, il
catechista
Peter ToRot ucciso dagli occupanti
giapponesi
durante la seconda guerra mondiale. Dai
"martiri"
della guerra civile spagnola alla schiava
africana
Bakhita. Dalla filosofa ebrea Edith Stein alla
madre
di famiglia Gianna Beretta Molla, malata di
cancro,
che preferì morire per portare a termine
l'ultima
gravidanza.
Roma La fabbrica dei santi
non conosce soste. Oggi Giovanni
Paolo
II eleva agli altari due uomini e una donna. Poi
sarà
la volta di padre Pio. In giugno, quando il
pontefice
sarà in Polonia, assisteremo ad una
maratona
di beatificazioni. Prima la canonizzazione
della
principessa Cunegonda e a seguire saranno
beatificate
a Varsavia 108 vittime del nazismo e poi
ancora
104 cattolici polacchi, uccisi durante
l'occupazione
tra il 1939 e il 1945, e ancora due preti e
una semplice
fedele.
Una valanga.
Dopo aver superato il migliaio tra santi e
beati,
Giovanni Paolo II punta gagliardamente verso
quota
1.500, includendo la vendemmia giubilare. Già
ora la
quantità è "sconcertante", per citare lo storico
Franco
Bolgiani. Ma al di là dei numeri e del record
personale
di Wojtyla ci si chiede perché il pontefice
polacco
continui a promuovere una massiccia ondata di
santi,
presi da tutto il mondo e offerti a tutto il mondo
grazie
alla televisione.
Due voci
di storici a confronto. Una laica e un cattolico.
Anna Foa
e Franco Bolgiani. "Il fenomeno è
impressionante",
commenta Anna Foa, "perché non ci
sono paralleli
storici per un simile accumulo di santità.
Si potrebbe
dire che è una scelta pragmatica per
lasciare
un segno nel mondo. Però io vi leggo qualcosa
di più
e di diverso. Questa scelta prosegue la battaglia
del Papa
contro la modernità e in difesa della
tradizione
con strumenti legati al passato". Rispetto
all'impostazione
protestante di purificare la religione
dagli
elementi di superstizione, la politica del Papa
costituisce
per la Foa un incoraggiamento ai "peggiori
istinti
popolari": la ricerca del miracolo, l'evocazione
delle
stimmate, la corsa verso le credenze mitiche della gente.
Franco
Bolgiani ammette di dover fare un'autocritica.
C'era
un momento in cui pensava che il culto dei santi
fosse
un retaggio dell'Ancien Regime, l'epoca
dell'alleanza
fra trono e altare sepolta dalla rivoluzione
francese.
Al massimo si poteva parlare di un
"prolungamento"
nell'Ottocento, quando la Chiesa per
contrastare
la scristianizzazione prodotta dai Lumi e
dall'industrializzazione
andò in cerca di figure esemplari
per riposizionarsi.
Potevano essere un Curato d'Ars o
un don
Bosco. Comunque figure forti, "santi scomodi"
per uscire
dalla difensiva.
Wojtyla
ha rimescolato le carte. Non ha chiuso un'era.
Ha riaperto
energicamente il libro dei santi e dei beati.
Scrivendovi
nomi a centinaia. "Nell'Ottocento", spiega
Bolgiani,
"la scelta era soprattutto a uso interno.
Adesso,
invece, il Papa pensa a figure ideali da
presentare
a un mondo devastato da guerre e
rivoluzioni,
personaggi da magnificare, figure esemplari
ma accessibili
a tutti. L'intento di Giovanni Paolo II è di
dimostrare
che la santità è inerente alla Chiesa. Sicchè
ovunque
nel mondo venga sottolineata la sua missione
salvifica".
La strategia,
sostiene Anna Foa, è chiara. Lei non esita
a definirla
un nuovo imperialismo cattolico. "Il Papa usa
strumenti
di modernità, ma è un grande regista
dell'antimodernità.
E' evidente la forte volontà di
assimilare
(fagocitare?) qualsiasi tradizione che
rappresenti
una glorificazione della religione. In modo
da proclamare
la supremazia della fede".
Scelte
spregiudicate di martiri come Edith Stein (che gli
ebrei
contestano) o Massimiliano Kolbe (morto per la
logica
del lager più che in odio alla fede cristiana)
rispondono
all'obiettivo. Persino la decisione di
promuovere
a santi vittime di scontri politici, di guerre
civili,
a volte scelte imbarazzanti perché più che la fede
c'entravano
le opposte barricate politiche e sociali, ha
un senso
preciso per Wojtyla. Si tratti di preti uccisi
durante
la guerra civile di Spagna o nella rivoluzione
messicana
o nei moti in Vandea. "La Chiesa non ha mai
voluto
analizzare i conflitti", afferma la professoressa
Foa, "le
interessa mettere la religione al di sopra della
politica.
Il solo aspetto che conta in questi casi è che vi
sia stato
un attacco a esponenti della Chiesa. Anche
queste
sono scelte di battaglia".
Dunque
prevale una volontà espansionista, secondo
Anna Foa.
Ma c'è un altro aspetto molto intrigante.
Nella
nuova leva di santi spiccano uomini e donne, che
non hanno
preso i voti, che hanno condotto una vita
abbastanza
normale nella società. "Siamo passati da
una selezione
estrema ad una massificazione della
santità",
sottolinea il professor Bolgiani. E' come se
Wojtyla
indicasse che alla santità tutti possono
accedere,
a tutti i livelli. Chiosa Bolgiani: "Dal santo che
era un
principe o un religioso o un borghese siamo
passati
al santo comune, alla "medietà", al santo che
appare
come un povero cristiano". Magari un
catechista
o una donna che si è rifiutata di abortire o
uno studente
bravo cattolico. Anche questo serve per
collocare
la Chiesa in posizione di offensiva nelle
società
dell'ateismo pragmatico contemporaneo. Se ne
avvantaggia,
parallelamente, la centralità del Papato,
perchè
è a Roma che si decidono le beatificazioni e a
Roma confluiscono
simbolicamente le figure eminenti
del cattolicesimo.
In questo
clima si fa strada un fenomeno interessante.
I movimenti
religiosi di recente fondazione, quelli a forte
aggregazione
interna, si preparano in anticipo,
consciamente
o inconsciamente, alla beatificazione del
proprio
leader. E' una santità a futura proclamazione, la
cui documentazione
viene raccolta di fatto, mentre il
leader
è ancora in vita. Com'è accaduto con l'Opus
Dei. Come
potrebbe accadere (Bolgiani ne è certo)
con i
leader di Comunione e liberazione o dei Cursillos
o di Neocatecumenali
e Focolarini. La riserva è
(pressochè)
infinita. E il Vaticano incoraggia i vescovi a
frugare
negli archivi delle diocesi alla ricerca di buoni
esempi.
Il Papa porta ad esempio i nuovi santi: