Rassegna stampa italiana sulla Canonizzazione
di Marcellino Champagnat


da Avvenire - Domenica 18 Aprile 99
ROMA Oggi la celebrazione con il Papa

Con don Calabria si allunga la schiera dei santi

          Roma. (M. Mu.) Undici anni fa Giovanni Paolo II lo aveva
          beatificato a Verona. Questa mattina in piazza san Pietro don
          Giovanni Calabria sarà proclamato santo. E insieme con lui
          saliranno alla gloria piena degli altari (per effetto della quale il
          culto si estende a tutte le diocesi del mondo) altri due beati.
          Agostina Livia Pietrantoni, una giovane suora italiana uccisa
          nell'ospedale Santo Spirito di Roma da un malato che più volte
          l'aveva minacciata. E don Marcelin Joseph Benoit Champagnat,
          sacerdote della società di Maria, fondatore dell'Istituto dei Piccoli
          Fratelli di Maria (meglio conosciuti come Fratelli Maristi delle
          Scuole).
          La figura di don Giovanni Calabria è ormai nota in tutto il mondo.
          Nato l'8 ottobre 1873 a Verona da una famiglia poverissima, rimase
          orfano di padre a 12 anni, ma nonostante mille traversie economiche
          riuscì a diventare sacerdote. Fin da liceale si dedicò a coraggiose
          opere di carità, fondò la Pia unione per l'assistenza agli ammalati
          poveri e durante il servizio militare, si offrì volontariamente per
          assistere i commilitoni, affetti dal tifo, rimanendone egli stesso
          contagiato. In pratica tutta la sua vita fu dedicata agli ultimi: nel
          1907 fondò la "Casa Buoni Fanciulli" per i ragazzi poveri, orfani e
          abbandonati. Poi si dedicò anche agli anziani soli. E quindi diede
          vita alla Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza,
          il cui carisma è proprio quello di dedicarsi ai più poveri e agli
          emarginati. Fondò pure, con la stessa finalità, la Congregazione
          femminile delle Povere Serve della Divina Provvidenza e morì il 4
          dicembre 1954. Oggi l'Opera don Calabria è presente non solo in
          Italia ma anche in molti altri paesi tra i quali la Russia, l'India,
          l'Angola, le Filippine e il Sudamerica.
          Risale invece a poco più di cento anni fa la morte di suor Agostina
          Livia Pietrantoni, che il 13 novembre 1894 veniva trafitta da un
          uomo ricoverato nel reparto tubercolotici dell'Ospedale Santo
          Spirito, dove la suora prestava servizio. La giovane religiosa aveva
          allora trent'anni e nel 1866 era entrata nella Congregazione delle
          Suore della carità di Santa Giovanna Antida Thouret. Da allora si
          era dedicata con grande slancio e bontà alla cura dei suoi assistiti,
          prima in pediatria, poi tra i tubercolotici. Incurante del fatto che era
          stata in fin di vita per aver contratto ella stessa il morbo, aveva
          pregato la superiora di lasciarla al suo posto anche quando l'uomo
          che poi l'avrebbe uccisa (un muratore ubriacone e violento) l'aveva
          pesantemente e ripetutamente insultata. Le numerose testimonianze
          degli infermieri e dei medici del suo reparto la indicano come
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una
          suora dalla pazienza infinita, che trattava gli assistiti con la
          delicatezza di una mamma. «Per Gesù - ripeteva spesso - tutto è
          poco».
          L'amore per Cristo fu il propellente che spinse anche padre
          Marcellino Champagnat. Nato nel 1789, l'anno della rivoluzione
          francese, a Marlhes, un piccolo centro di montagna, entra in
          seminario nel 1805 e nove anni dopo viene ordinato sacerdote. Sono
          anni difficili per i cattolici francesi, ma Marcellino non si fa
          prendere dallo sconforto e il 2 gennaio 1817 fonda la Congregazione
          dei Fratelli Maristi. All'inizio sono in tre, ma già dopo pochi anni
          l'Istituto attrae numerosi confratelli e al momento della morte di
          Champagnat (1840) sono circa 300. Oggi sono 5mila in più di 800
          centri di 75 nazioni.

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Avvenire di Martedi 20 Aprile 99
ROMA Insieme con il fondatore della congregazione francese, Giovanni Paolo II ha canonizzato suor Pietrantoni e don Calabria

Champagnat, una santità che fa scuola

Il Papa addita ai fedeli il coraggio degli 11 Maristi uccisi negli ultimi anni
Il Pontefice: «È soprattutto nei fratelli più bisognosi che brilla il volto di Cristo»
di Mimmo Muolo

          Roma. Tre nuovi testimoni della speranza entrano nel novero dei
          santi. Ma accanto a loro - San Giovanni Calabria, San Marcellino
          Champagnat e Santa Agostina Livia Pietrantoni - Giovanni Paolo II,
          che li ha canonizzati domenica in piazza San Pietro, ha voluto
          ricordare i «testimoni nascosti», cioè coloro che con il martirio
          sono rimasti fedeli al Signore fino all'ultimo. «Ricordiano - ha detto
          ieri il Papa, incontrando nuovamente i pellegrini che avevano
          partecipato alla cerimonia del giorno precedente - specialmente gli
          undici Fratelli Maristi, testimoni della verità e della carità, morti
          tragicamente in questi ultimi cinque anni, in Algeria, in Ruanda e
          nella Repubblica Democratica del Congo».
          Il martirio, del resto, è stato uno dei temi della giornata di
          canonizzazioni, grazie alla splendida figura di suor Pietrantoni, che
          morì nel 1894 sotto i colpi di pugnale di un ammalato violento e
          semisquilibrato. «Suor Agostina - ha ricordato il Papa - comprese
          che l'amore per Gesù domanda il generoso servizio verso i fratelli.
          È, infatti, nel loro volto, specialmente in quello dei più bisognosi,
          che brilla il volto di Cristo. "Dio solo" fu la sua "bussola" che
          orientò tutte le sue scelte di vita».
          La stessa cosa si potrebbe ripetere anche per gli altri due nuovi
          santi. Di san Giovanni Calabria (1873-1954), in particolare, il
          Pontefice ha sottolineato: «La sua esistenza è stata tutta un Vangelo
          vivente, traboccante di carità: carità verso Dio e verso i fratelli,
          specialmente verso i più poveri. Sorgente del suo amore per il
          prossimo erano la fiducia illimitata e il filiale abbandono che
          nutriva per il Padre celeste». Ieri, rimarcando ancora il concetto
          secondo cui «la carità evangelica è stata la virtù che maggiormente
          ha caratterizzato la sua vita», Giovanni Paolo II è tornato su un
          episodio della vita di don Calabria. «Una dottoressa ebrea - ha detto
          il Papa - da lui nascosta tra le sue Suore per sottrarla ai nazifascisti,
          ha testimoniato che ogni momento della sua esistenza appariva come
          una personificazione dell'inno dell'apostolo Paolo alla carità». Ora
          questa esistenza continua attraverso i Poveri Servi e le Povere
          Serve della Divina Provvidenza, che sono presenti in Italia e in
          quattro continenti, dalla Russia all'Argentina, dall'Angola al Brasile
          alle Filippine. In tutto più di cento Istituti e quasi 400 religiosi.
          Prosegue attraverso i suoi confratelli anche l'opera educativa
          inaugurata in pieno clima illuminista da san Marcellino Champagnat
          (1789-1840). I fratelli maristi delle scuole, che oggi sono 5000 con
          più di 800 case in 75 Paesi, nacquero dall'intuizione di questo
          sacerdote francese, per soccorrere i giovani bisognosi e assicurare
          loro un adeguato inserimento sociale. Per questo il Papa, nella
          celebrazione di domenica ha additato San Marcellino come modello
          per genitori ed educatori: «Perché guardino ai giovani sempre con
          speranza - ha sottolineato - e li amino con un amore totale, che
          favorisca una vera formazione umana, morale e spirituale».
          Giovanni Paolo II, prendendo spunto dal Vangelo della Cena di
          Emmaus, ha ricordato infine che i tre nuovi santi, come i discepoli
          accompagnati da Gesù verso il villaggio poco distante da
          Gerusalemme, «hanno aperto gli occhi alla presenza di Cristo; lo
          hanno adorato e accolto nell'Eucaristia, lo hanno amato nei fratelli
          più bisognosi, giovani, poveri, ammalati, riconoscendo le tracce del
          suo disegno di salvezza negli aventi dell'esistenza quotidiana».

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dal Corriere della Sera - lunedì 19 aprile - Cronache
Sono Marcellin Champagnat, Giovanni Calabria e Agostina Livia  Pietrantoni

Giovanni Paolo II proclama tre nuovi santi

di Luigi Accattoli

CITTA' DEL VATICANO - Il Papa ieri ha proclamato 3 nuovi santi (Marcellin Champagnat,
Giovanni Calabria, Agostina Livia Pietrantoni). Sono così 283 i «canonizzati» in 20 anni e
mezzo di pontificato: un numero straordinario, vicino al totale dei santi proclamati in 4 secoli
da una trentina di predecessori. La prassi attuale delle beatificazioni e canonizzazioni risale al
1588 e i santi proclamati da allora sono 583. Da solo, poi, Giovanni Paolo ha proclamato 819
beati, mentre tutti i beati proclamati dal 1588 al 1978 sono 1310.
I tre santi di ieri sono due fondatori di istituti religiosi (Champagnat e Calabria) e una suora
ospedaliera romana uccisa a 30 anni da uno squilibrato che era stato suo paziente: Agostina
Livia Pietrantoni (1864-1894).
Livia Pietrantoni nasce in provincia di Rieti, a Pozzaglia Sabina. A 22 anni si fa «suora della
Carità», con il nome di Augusta, e passa gli ultimi 8 anni della sua vita a Roma, servendo i
malati nell'Ospedale di Santo Spirito e prendendo da loro la tubercolosi.
S'ammala ma non vuole lasciare i suoi «poveri malati». Uno dei ricoverati, Giuseppe
Romanelli - un pregiudicato manesco, soprannominato «Pippo er Ciocco» - molesta suor
Agostina con frasi e biglietti osceni. Espulso dall'ospedale, accusa la suora d'averlo denunciato
alla direzione e le manda un biglietto: «Morirai ammazzata dalle mie stesse mani».
Il 13 novembre 1994, Romanelli entra nel reparto all'ora della «visita parenti» e accoltella la
suora, che muore perdonandolo. Curiosità geografica: suor Agostina è stata proclamata santa (in
piazza San Pietro) ad appena 200 metri dal luogo dove fu uccisa (Ospedale di Santo Spirito).
Curiosità storica: tra i concelebranti c'era il vescovo in pensione Andrea Pangrazio, che ha 90
anni e che aveva tenuto - 45 anni fa - l'elogio funebre di don Calabria.
Don Giovanni Calabria (1873-1954) è un prete di Verona che fonda i «Poveri servi» e le
«Povere serve della Divina Provvidenza»: assistono poveri ed emarginati e sono presenti -
oltre che in Italia e in vari Paesi dell'America latina - in Angola, Filippine, India, Russia.
Marcellin Champagnat (1789-1840) è un prete di Lione, nato nell'anno della rivoluzione
francese, che fonda i «Piccoli fratelli di Maria», cioè i Fratelli Maristi, famosi per le loro
scuole (sono 5.000 e a Roma hanno il celebre Istituto San Leone Magno sulla Nomentana).

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da Repubblica - domenica 18 aprile

WOJTYLA  -  La fabbrica dei santi

di MARCO POLITI

           ROMA - Tre nuovi santi saranno proclamati stamane
           con una solenne cerimonia in piazza san Pietro. Suor
           Agostina Pietrantoni, una religiosa ospedaliera
           assassinata da un paziente in un raptus di follia nel
           1915; don Giovanni Calabria (1873-1954), un prete
           veronese fondatore delle Congregazioni dei "Poveri
           servi" e delle "Povere serve della Divina Provvidenza",
           dedite alla cura dei ragazzi abbandonati, degli anziani e
           dei malati; padre Marcellino Champagnat, fondatore
           nell'Ottocento del celebre ordine dei Maristi, impegnato
           in campo educativo in più di settanta paesi del mondo.
           Papa Wojtyla ha creato più santi e beati di tutti gli altri
           pontefici messi insieme: da oggi sono 279 santi e 819
           beati. La lista abbraccia tutti i continenti e tutti i ceti.
           Regine e patrioti di guerre di liberazione, poveri indios
           e ricchi aristocratici. Dai cattolici giapponesi trucidati a
           Nagasaki al primo beato di Papua-Nuova Guinea, il
           catechista Peter ToRot ucciso dagli occupanti
           giapponesi durante la seconda guerra mondiale. Dai
           "martiri" della guerra civile spagnola alla schiava
           africana Bakhita. Dalla filosofa ebrea Edith Stein alla
           madre di famiglia Gianna Beretta Molla, malata di
           cancro, che preferì morire per portare a termine
           l'ultima gravidanza.
Roma  La fabbrica dei santi non conosce soste. Oggi Giovanni
           Paolo II eleva agli altari due uomini e una donna. Poi
           sarà la volta di padre Pio. In giugno, quando il
           pontefice sarà in Polonia, assisteremo ad una
           maratona di beatificazioni. Prima la canonizzazione
           della principessa Cunegonda e a seguire saranno
           beatificate a Varsavia 108 vittime del nazismo e poi
           ancora 104 cattolici polacchi, uccisi durante
           l'occupazione tra il 1939 e il 1945, e ancora due preti e
           una semplice fedele.
           Una valanga. Dopo aver superato il migliaio tra santi e
           beati, Giovanni Paolo II punta gagliardamente verso
           quota 1.500, includendo la vendemmia giubilare. Già
           ora la quantità è "sconcertante", per citare lo storico
           Franco Bolgiani. Ma al di là dei numeri e del record
           personale di Wojtyla ci si chiede perché il pontefice
           polacco continui a promuovere una massiccia ondata di
           santi, presi da tutto il mondo e offerti a tutto il mondo
           grazie alla televisione.
           Due voci di storici a confronto. Una laica e un cattolico.
           Anna Foa e Franco Bolgiani. "Il fenomeno è
           impressionante", commenta Anna Foa, "perché non ci
           sono paralleli storici per un simile accumulo di santità.
           Si potrebbe dire che è una scelta pragmatica per
           lasciare un segno nel mondo. Però io vi leggo qualcosa
           di più e di diverso. Questa scelta prosegue la battaglia
           del Papa contro la modernità e in difesa della
           tradizione con strumenti legati al passato". Rispetto
           all'impostazione protestante di purificare la religione
           dagli elementi di superstizione, la politica del Papa
           costituisce per la Foa un incoraggiamento ai "peggiori
           istinti popolari": la ricerca del miracolo, l'evocazione
           delle stimmate, la corsa verso le credenze mitiche della gente.
           Franco Bolgiani ammette di dover fare un'autocritica.
           C'era un momento in cui pensava che il culto dei santi
           fosse un retaggio dell'Ancien Regime, l'epoca
           dell'alleanza fra trono e altare sepolta dalla rivoluzione
           francese. Al massimo si poteva parlare di un
           "prolungamento" nell'Ottocento, quando la Chiesa per
           contrastare la scristianizzazione prodotta dai Lumi e
           dall'industrializzazione andò in cerca di figure esemplari
           per riposizionarsi. Potevano essere un Curato d'Ars o
           un don Bosco. Comunque figure forti, "santi scomodi"
           per uscire dalla difensiva.
           Wojtyla ha rimescolato le carte. Non ha chiuso un'era.
           Ha riaperto energicamente il libro dei santi e dei beati.
           Scrivendovi nomi a centinaia. "Nell'Ottocento", spiega
           Bolgiani, "la scelta era soprattutto a uso interno.
           Adesso, invece, il Papa pensa a figure ideali da
           presentare a un mondo devastato da guerre e
           rivoluzioni, personaggi da magnificare, figure esemplari
           ma accessibili a tutti. L'intento di Giovanni Paolo II è di
           dimostrare che la santità è inerente alla Chiesa. Sicchè
           ovunque nel mondo venga sottolineata la sua missione
           salvifica".
           La strategia, sostiene Anna Foa, è chiara. Lei non esita
           a definirla un nuovo imperialismo cattolico. "Il Papa usa
           strumenti di modernità, ma è un grande regista
           dell'antimodernità. E' evidente la forte volontà di
           assimilare (fagocitare?) qualsiasi tradizione che
           rappresenti una glorificazione della religione. In modo
           da proclamare la supremazia della fede".
           Scelte spregiudicate di martiri come Edith Stein (che gli
           ebrei contestano) o Massimiliano Kolbe (morto per la
           logica del lager più che in odio alla fede cristiana)
           rispondono all'obiettivo. Persino la decisione di
           promuovere a santi vittime di scontri politici, di guerre
           civili, a volte scelte imbarazzanti perché più che la fede
           c'entravano le opposte barricate politiche e sociali, ha
           un senso preciso per Wojtyla. Si tratti di preti uccisi
           durante la guerra civile di Spagna o nella rivoluzione
           messicana o nei moti in Vandea. "La Chiesa non ha mai
           voluto analizzare i conflitti", afferma la professoressa
           Foa, "le interessa mettere la religione al di sopra della
           politica. Il solo aspetto che conta in questi casi è che vi
           sia stato un attacco a esponenti della Chiesa. Anche
           queste sono scelte di battaglia".
           Dunque prevale una volontà espansionista, secondo
           Anna Foa. Ma c'è un altro aspetto molto intrigante.
           Nella nuova leva di santi spiccano uomini e donne, che
           non hanno preso i voti, che hanno condotto una vita
           abbastanza normale nella società. "Siamo passati da
           una selezione estrema ad una massificazione della
           santità", sottolinea il professor Bolgiani. E' come se
           Wojtyla indicasse che alla santità tutti possono
           accedere, a tutti i livelli. Chiosa Bolgiani: "Dal santo che
           era un principe o un religioso o un borghese siamo
           passati al santo comune, alla "medietà", al santo che
           appare come un povero cristiano". Magari un
           catechista o una donna che si è rifiutata di abortire o
           uno studente bravo cattolico. Anche questo serve per
           collocare la Chiesa in posizione di offensiva nelle
           società dell'ateismo pragmatico contemporaneo. Se ne
           avvantaggia, parallelamente, la centralità del Papato,
           perchè è a Roma che si decidono le beatificazioni e a
           Roma confluiscono simbolicamente le figure eminenti
           del cattolicesimo.
           In questo clima si fa strada un fenomeno interessante.
           I movimenti religiosi di recente fondazione, quelli a forte
           aggregazione interna, si preparano in anticipo,
           consciamente o inconsciamente, alla beatificazione del
           proprio leader. E' una santità a futura proclamazione, la
           cui documentazione viene raccolta di fatto, mentre il
           leader è ancora in vita. Com'è accaduto con l'Opus
           Dei. Come potrebbe accadere (Bolgiani ne è certo)
           con i leader di Comunione e liberazione o dei Cursillos
           o di Neocatecumenali e Focolarini. La riserva è
           (pressochè) infinita. E il Vaticano incoraggia i vescovi a
           frugare negli archivi delle diocesi alla ricerca di buoni
           esempi.

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da Il Messaggero - Domenica 18 aprile
Tre beati canonizzati dal Papa. C’è anche la religiosa, martire nel 1894, nell’ospedale di S. Spirito, adiacente al Vaticano

Suor Agostina, assassinata a coltellate, oggi diventa santa

di ORAZIO PETROSILLO
Non era mai successo nella storia dei santi: il luogo del martirio e quello della glorificazione non distano più di 200 metri, quanti ne passano dall’ospedale di Santo Spirito a piazza San Pietro. Questa mattina, il Papa proclamerà santa una suora che fu caposala nello storico ospedale romano e che, proprio in corsia, fu vittima di carità, accoltellata sette volte da un ricoverato criminale che lei aveva curato con amore eroico. Si chiamava suor Agostina Pierantoni, Livia da ragazza, era nata a Pozzaglia Sabina e fu uccisa il 13 novembre 1894. Un
assassinio che commosse tutta Roma, anche quella fieramente anticlericale, ed ebbe grande risalto nella cronaca del Messaggero.
Assieme ad Agostina-Livia Pierantoni vengono oggi iscritti nell’albo dei santi il veronese don Giovanni Calabria, fondatore dei Servi della Divina Provvidenza e il francese padre Marcellino Champagnat, fondatore dei Maristi. Essi, a differenza della religiosa ammazzata all’ombra di S. Pietro, operarono a Roma con le loro Opere, come il famoso Istituto San Leone Magno, dal 1887 al servizio dei romani.
Roma è un palcoscenico mondiale della santità: negli ultimi 20 anni ha ospitato ben 95 grandi cerimonie per la beatificazione o la canonizzazione di centinaia di beati e santi di tutto il mondo, alla presenza di pellegrini di ogni nazione. Il grande evento del 2 maggio con la beatificazione di padre Pio è l’esempio più clamoroso e prossimo. Ma non sempre Roma è stata testimone diretta delle storie di santità che il suo vescovo, il Papa, proclama Urbi et orbi.
Oggi sarà diverso. Giovanni Paolo II proclamerà tre nuovi santi, portando il suo... palmarès a 283 santi più 819 beati. Con la Pierantoni sale all’onore più alto degli altari una suora della Carità di S. Giovanna Antida Thouret che ha tante valide e stimate consorelle tutt’oggi negli ospedali del S. Spirito, S. Camillo, al Policlinico, al Celio, in una casa per handicappati, allo sportello Caritas. Il suo riconoscimento va anche alle altre suore impegnate nella Sanità romana, donne di vocazione, discrete e materne, impareggiabili spesso, anche se ci volle il martirio di suor Agostina che «si fece scannare come un agnello» (così annotò dopo l’autopsia il direttore del S. Spirito, Ballori, noto esponente della massoneria), perché l’eroismo quotidiano venisse prepotentemente alla luce.
La canonizzazione di Marcellino Champagnat, porterà oggi alla ribalta i Fratelli Maristi, da oltre un secolo al servizio di una schiera imponente di giovani romani nell’Istituto S. Leone Magno, dalla scuola materna ai licei classico e scientifico. «Con la canonizzazione del nostro fondatore - spiega il direttore fratel Massimo Radicetti - il Papa vuol sottolineare anche l’attualità del nostro carisma, di religiosi non sacerdoti al servizio dei giovani, pronti a rispondere alle loro attese con una scuola di pensiero e di vita non solo apprendimento di
nozioni». Champagnat è un santo per la scuola cattolica, cominciò in Francia nel secolo scorso tra i ragazzi di campagna vittime dell’analfabetismo. I Maristi sono 4887 in 74 paesi.
Il terzo santo di oggi, don Giovanni Calabria, mandò i suoi figli, i «Poveri servi della Divina Provvidenza» e le «Povere serve», nel 1932 nelle zone più misere e disagiate di Roma: a Primavalle, a Tor Marancia e alla borgata Gordiani. Ora sono rimasti nella prima località con una parrocchia ed un complesso per l’assistenza a malati mentali, ad altri tipi di bisogni e persino dando un tetto a detenuti ex terroristi a domicilio coatto.

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da Il Messaggero - Lunedì 19 aprile

Il Papa porta ad esempio i nuovi santi:

«Siate caritatevoli come sono stati loro»

di ORAZIO PETROSILLO
Il cielo metereologico è stato clemente, a parte un po’ di pioggia sul finale del rito, e non ha rovinato la festa di
decine di migliaia di fedeli che hanno assistito al trionfo religioso di padre Marcellino Champagnat, fondatore
dei Fratelli maristi; di don Giovanni Calabria, fondatore dei Servi e delle Serve della Divina Provvidenza; di
Agostina-Livia Pierantoni, delle suore della Carità di S. Giovanna Antida Thouret, martire della carità 105 anni
fa nel vicino ospedale di S. Spirito.
Sulla piazza hanno predominato i pellegrini (circa 17.000) mobilitati dai Maristi con le loro scuole in 74 paesi,
a cominciare dall’Istituto romano di S. Leone Magno. Ma anche per il sacerdote veronese don Calabria, si
sono mossi dal Veneto e dalla parrocchia S. Maria Assunta a Primavalle, e per la santa Agostina Pierantoni,
oltre ai gruppi mobilitati dalle suore della Carità che operano in 26 paesi, sono venuti con cinque pullman dalla
natia Pozzaglia Sabina nel Reatino, sindaco in testa e con il vescovo concittadino Nicola de Angelis (ora
ausiliare a Toronto) a celebrare col Papa. Per questa giovane suora infermiera, ammazzata da un ammalato
criminale a soli 30 anni, si sono mossi 1200 giovani con un meeting di tre tappe a Napoli, Pozzaglia e Roma.
Grande gioia e agitare di fazzoletti multicolori, hanno salutato la proclamazione fatta dal Papa che poi ha
collocato la celebrazione nella prospettiva del giubileo. «Nell’anno del Padre, che ci introduce nel grande
giubileo del Duemila - ha affermato - siamo invitati a dare massimo risalto alla virtù della carità» ed ha parlato
dell’attenzione dei tre nuovi santi «per i piccoli, gli ammalati, i deboli».
Tra due domeniche nella stessa piazza, la beatificazione di padre Pio, della quale sarebbe esagerato definire
quella di ieri una prova generale. Con i tre nuovi santi, salgono a 283 i canonizzati da Giovanni Paolo II (246
martiri, quindi con molte canonizzazioni di gruppo, e 37 confessori, ossia non martiri). Quanto ai beati (gradino
inferiore, culto locale e giudizio non definitivo della Chiesa rispetto alla canonizzazione), papa Wojtyla ne ha
proclamati 819. Dal 1588 fino a Paolo VI, con le procedure attuali, i predecessori di Wojtyla hanno proclamato
1310 beati e 300 santi. Il Pontefice sancisce un movimento di richiesta dal basso della Chiesa, non
«produce» d’autorità santi e beati.
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