Ecco la relazione che fr. Claudio ha preparato dopo aver restaurato la statua della Bonne Mere che gli era stata affidata dalla Casa Generalizia in vista della Canonizzazione. RELAZIONE SUL RESTAURO DELLA STATUA DELLA BONNE MERE Il restauro della statua originale, in gesso policromo, chiamata dal nostro Fondatore "Bonne Mère", statua a noi carissima, è stato per il sottoscritto un onore forse non meritato e una stimolante esperienza. Ed ora, a lavoro ultimato, ben volentieri e, direi, doverosamente stendo una relazione su tutto il lavoro. Tale lavoro è consistito in tre fasi: Restauro rimozionale, cioè rimozione dello sporco tenace con una pulitura meccanica e una pulitura chimica. Restauro statico, ossia saldatura di tre crepe più stuccatura di fori. Restauro estetico, in parole povere far ritornare bella la Bonne Mère mediante velature trasparenti di colore e ridorature di qualche lacuna nelle parti dorate. Prima di iniziare il restauro ho attuato il distacco dei due frammenti in carta: il rettangolino con didascalia, ben noto, sul davanti del piedistallo, e quello poco noto e quasi invisibile sul retro dello stesso. Quest'ultimo potrebbe addirittura essere uno scritto autografo del Fondatore. Per assicurare questi due frammenti, fragilissimi, li ho incollati prima su carta sottile tenace, e questa poi su tela. Fin dal principio mi resi conto che, alla battitura digitale, la statua suonava non integra, cioè suonava crepa, ma non si riuscivano a localizzare le sospette fratture, che però si sono palesate inequivocabilmente dopo il restauro rimozionale. Restauro rimozionale. La prima tappa del restauro rimozionale è consistita nella pulitura meccanica, cioè strofinando con cotone imbevuto di acqua tiepida e sapone neutro più uso del bisturi laddove lo sporco era cementato (il petto e i piedi della Madonna e tutto Gesù Bambino, nonché nelle pieghe del panneggio). La seconda tappa del restauro rimozionale è consistita nella pulitura chimica, cioè nella demolizione dello sporco grasso costituito dal fumo di candele e dal sebo della pelle umana accumulatosi im decenni e decenni di contatti devozionali. La pulitura chimica è stata realizzata mediante i solventi specifici. Posso assicurare che non ci si può fare un'idea adeguata del nerume che è venuto via. Tornato pulitissimo, il sacro simulacro ha mostrato le sue ferite. Infatti, oltre a buchi e lacune cromatiche, presentava tre crepe nella parte alta della schiena, di cui una lunga e particolarmente pericolosa. Purtroppo anche il volto della Madonna è risultato ridipinto, e per di più in modo maldestro, cioè con tonalità troppo rosa e con vernice a tempera sull'originale smalto opaco! Restauro statico. Prima di affrontare le crepe ho chiuso, stuccandoli, alcuni piccoli fori e alcune scheggiature, nonché ho rifatto in scagliola l'alluce del piedino destro di Gesù Bambino, che non esisteva più. L'intervento però più delicato è stato quello della saldatura delle crepe, specialmente di quella lunga e pericolosa: le ho allargate inserendovi un apposito e sottile cuneo e vi ho introdotto una pastetta formata da gesso, farina fossile, acqua e resina, ed ho quindi estratto il cuneo, eliminando l'eccesso di pastetta fuoriuscita. Con questo modo di procedere si saldano le discontinuità di gessi e maioliche, come il ferro fuso salda i due monconi di un ferro rotto; in altre parole le crepe non risultano incollate, ma semplicemente cessano di esistere come se non fossero mai esistite. Ora la statua suona integra, come una campana sana. Restauro estetico. Finito il restauro statico, sono passato ad una serie di velature, cioè applicazioni di smalti colorati resi trasparenti da tirature estremamente sottili e da diluzione con olio di pino e cera. L'olio di pino più cera servono anche a togliere l'eccessiva brillantezza degli smalti. La trasparenza dei colori aggiunti è necessaria per rafforzare il vecchio colore sbiadito senza coprirlo, e quindi senza nasconderlo. Detto procedimento l'ho praticato sul mantello e su Gesù Bambino. Invece il volto della Madonna, dolcissimo, ho dovuto prima liberarlo completamente dall'orrenda verniciatura rosa in tempera, operazione delicata e lunga, svolta con l'impiego di acqua molto calda, spazzolino e bisturi, che mi ha consentito di mettere a nudo l'originale colore di smalto opaco, che ho poi anch'esso velato, rafforzato alla stessa maniera dei panneggi e del Gesù Bambino. Il restauro estetico degli ori si è rivelato l'intervento più semplice, in quanto essi erano ancora in buono stato di conservazione, trattandosi di vero oro zecchino. Si evidenziano soltanto alcune lacune in vari punti del bordone fiordorato e nel bordino, ed anche nei trattini sulla tunica. Le lacune sul bordo del manto (arborizzazioni e bordino) le ho colmate mediante applicazione di fogli d'oro; i trattini mancanti sulla tunica li ho rifatti con mordente oro, dato col pennellino. Come ultime operazioni ho ridipinto il piedistallo e ho fissato nuovamente, al suo posto, il rettangolino didascalico; mentre il prezioso frammento posteriore l'ho riconsegnato libero. Ed ora che ho restaurato la Bonne Mère, chiedo a Lei di ottenere da suo Figlio, il vero restauratore, che restauri la mia anima dai miei peccati e dai miei difetti. Un grazie ai Superiori per aver avuto fiducia in me. Fr. Claudio Santambrogio - Cesano Maderno, 2 febbraio 1999