articolo pubblicato su Jesus , numero di agosto 2002
Qualche anno fa uscì un piccolo libro, saggio e accorato, scritto
da un anziano Karl Popper, preoccupato per quanto il quotidiano
panorama televisivo sciorinava davanti agli occhi. Un titolo lapidario:
Cattiva maestra televisione.., insomma, dopo anni di disinteresse anche
gli intellettuali correvano ai ripari per contrastare lo strapotere di
questo scatolone comunicativo.
Per Internet le cose sono andate in modo ancora più rapido e
spesso con toni più apocalittici, perché la rete non solo
può essere una maestra imprevedibile, ma spesso ci assale e conquista
facendo leva sul bene più prezioso che ci rimane oggi: il tempo.
Speravamo che la rivoluzione industriale avesse affrancato le persone
dalla schiavitù dell’orologio, donandoci finalmente dosi massicce
di tempo libero; in effetti l’uomo è stato messo in condizione di
raggiungere traguardi individuali che un tempo era possibile raggiungere
solo nell’arco di più generazioni. Eppure questo nostro tempo libero
si è trasformato spesso in tempo ultra-occupato. Un destino simile
sembra replicarsi per gli strumenti della rete, dove ciò che abbiamo
guadagnato in potenza, rapidità e flessibilità, rischiamo
di svenderlo con un utilizzo banale e poco critico.
Qualche semplice dato: ad aprile erano più di 500 milioni
le persone del nostro piccolo pianeta che potevano consultare la rete standosene
comodamente in pantofole in casa propria, e proprio all’inizio dell’estate
è stato consegnato il miliardesimo personal computer, questo affascinante
oggetto che non ha ancora 30 anni di vita, e che forse, per raddoppiare
questo traguardo, di anni dovrà aspettarne solo 4 o 5. Una diffusione
talmente capillare da cambiare i ritmi e le esigenze.
Nel giro di pochi mesi farà sorridere la preghiera dell’internauta
che recitava “dacci oggi il nostro collegamento quotidiano”, perché
ci stiamo avviando anche in Italia a moltiplicare gli allacciamenti con
banda larga (Isdn, Adsl, satelliti…) che permettono agli utenti di essere
sempre on-line, senza angosce di bolletta telefonica. Cambierà rapidamente
il modo di concepire la posta elettronica, che ci raggiungerà implacabilmente
in tempo reale, o quello di consultare le pagine dei quotidiani, costantemente
aggiornate, persino guardare la tv, che farà incursioni sempre più
massicce verso il web, ci rivelerà nuovi scenari e possibilità.
Viene da chiedersi se, ogni tanto, potremo tenere il computer spento per
svolgere le altre cose che nella vita contano!
Tra gli indicatori significativi e da valutare con attenzione si assiste
ad una crescente diffusione delle chat e il moltiplicarsi di persone che
le frequentano; tanto che è ormai questa una delle risorse più
gettonate della rete (cfr, la nostra rubrica su Jesus
di febbraio); anche le chat cattoliche, come quella semplice ma gradevole
e ben animata che si incontra sul sito www.giovani.org
offrono luoghi dove facilmente si possono incontrare persone a quasi
tutte le ore del giorno, e soprattutto della notte, per chattare di argomenti
che, in questo caso, sono spesso legati al mondo dell’associazionismo,
delle parrocchie, dei campi scuola… La dinamica è analoga a quella
di qualunque chat, dove le divagazioni prevalgono sui contenuti e i messaggi
di contorno hanno la meglio sul piatto forte, ma la comunicazione vive
anche di questo.
Preoccupa invece la tendenza a passare in chat fette sempre più
consistenti di tempo, ad attivare quei programmi che ci segnalano la presenza
in rete di amici e colleghi (i messenger) per poi precipitarsi a rapide
chattate. Tra uno squillo di telefonino, un sms e un paio di righe spedite
in rete, si direbbe che mai come oggi sia possibile e facile incontrare
e comunicare con gli altri. Ma l’overdose di comunicazione sembra innescare
anche la crisi del contatto vero, si direbbe che la presenza concreta delle
persone non sia più necessario o desiderabile. E sicuramente vivere
on-line non è proprio tutto il vivere. Usare al meglio la rete significa
anche restituire al contatto umano il valore, e soprattutto il tempo, che
si merita.
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