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Affogati in Rete? Internet, ladra di tempo!

©by Giorgio Banaudi

articolo pubblicato su Jesus ,  numero di agosto  2002



Qualche anno fa uscì un piccolo libro, saggio e accorato, scritto da un anziano Karl Popper, preoccupato per quanto il quotidiano panorama televisivo sciorinava davanti agli occhi. Un titolo lapidario: Cattiva maestra televisione.., insomma, dopo anni di disinteresse anche gli intellettuali correvano ai ripari per contrastare lo strapotere di questo scatolone comunicativo.
Per Internet le cose sono andate in modo ancora più rapido e spesso con toni più apocalittici, perché la rete non solo può essere una maestra imprevedibile, ma spesso ci assale e conquista facendo leva sul bene più prezioso che ci rimane oggi: il tempo.
Speravamo che la rivoluzione industriale avesse affrancato le persone dalla schiavitù dell’orologio, donandoci finalmente dosi massicce di tempo libero; in effetti l’uomo è stato messo in condizione di raggiungere traguardi individuali che un tempo era possibile raggiungere solo nell’arco di più generazioni. Eppure questo nostro tempo libero si è trasformato spesso in tempo ultra-occupato. Un destino simile sembra replicarsi per gli strumenti della rete, dove ciò che abbiamo guadagnato in potenza, rapidità e flessibilità, rischiamo di svenderlo con un utilizzo banale e poco critico.
Qualche semplice dato: ad aprile erano più di 500 milioni le persone del nostro piccolo pianeta che potevano consultare la rete standosene comodamente in pantofole in casa propria, e proprio all’inizio dell’estate è stato consegnato il miliardesimo personal computer, questo affascinante oggetto che non ha ancora 30 anni di vita, e che forse, per raddoppiare questo traguardo, di anni dovrà aspettarne solo 4 o 5. Una diffusione talmente capillare da cambiare i ritmi e le esigenze.
Nel giro di pochi mesi farà sorridere la preghiera dell’internauta che recitava “dacci oggi il nostro collegamento quotidiano”, perché ci stiamo avviando anche in Italia a moltiplicare gli allacciamenti con banda larga (Isdn, Adsl, satelliti…) che permettono agli utenti di essere sempre on-line, senza angosce di bolletta telefonica. Cambierà rapidamente il modo di concepire la posta elettronica, che ci raggiungerà implacabilmente in tempo reale, o quello di consultare le pagine dei quotidiani, costantemente aggiornate, persino guardare la tv, che farà incursioni sempre più massicce verso il web, ci rivelerà nuovi scenari e possibilità. Viene da chiedersi se, ogni tanto, potremo tenere il computer spento per svolgere le altre cose che nella vita contano!
Tra gli indicatori significativi e da valutare con attenzione si assiste ad una crescente diffusione delle chat e il moltiplicarsi di persone che le frequentano; tanto che è ormai questa una delle risorse più gettonate della rete (cfr, la nostra rubrica su Jesus di febbraio); anche le chat cattoliche, come quella semplice ma gradevole e ben animata che si incontra sul sito www.giovani.org offrono luoghi dove facilmente si possono incontrare persone a quasi  tutte le ore del giorno, e soprattutto della notte, per chattare di argomenti che, in questo caso, sono spesso legati al mondo dell’associazionismo, delle parrocchie, dei campi scuola… La dinamica è analoga a quella di qualunque chat, dove le divagazioni prevalgono sui contenuti e i messaggi di contorno hanno la meglio sul piatto forte, ma la comunicazione vive anche di questo.
Preoccupa invece la tendenza a passare in chat fette sempre più consistenti di tempo, ad attivare quei programmi che ci segnalano la presenza in rete di amici e colleghi (i messenger) per poi precipitarsi a rapide chattate. Tra uno squillo di telefonino, un sms e un paio di righe spedite in rete, si direbbe che mai come oggi sia possibile e facile incontrare e comunicare con gli altri. Ma l’overdose di comunicazione sembra innescare anche la crisi del contatto vero, si direbbe che la presenza concreta delle persone non sia più necessario o desiderabile. E sicuramente vivere on-line non è proprio tutto il vivere. Usare al meglio la rete significa anche restituire al contatto umano il valore, e soprattutto il tempo, che si merita.


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