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Pace sul web

©by Giorgio Banaudi

articolo pubblicato su Jesus ,  numero di marzo  2003


C’è almeno un’altra parola di 3 lettere che finisce con la x e che in questo periodo spopola sul web; peccato che detta così, in latino, evoca più la pax eterna che la civile convivenza tra i popoli.
Abbiamo ancora negli occhi le parole e le immagini della grande manifestazione del 15 febbraio, quando per la prima volta al mondo popoli di 52 nazioni diverse hanno sfilato nella convinzione che la violenza e la guerra non possono essere la scorciatoia ai tanti problemi di sicurezza del pianeta.
La pace sul web corre veloce e si diffonde in rivoli di informazioni, contatti e iniziative che possono veramente consentire a milioni di persone di condividere aneliti e preoccupazioni a dispetto delle scelte dei vertici e delle grandi potenze.
Oltre alle pagine storiche che hanno tenuto a battesimo il tema della pace e della non violenza sulla rete (basti pensare a Peacelink, www.peacelink.it o Unimondo di cui abbiamo più volte parlato) assistiamo ad un ampio fronte di iniziative su questo tema: ogni giorno il popolo della pace cresce.
E forse perché le finestre di windows sono un po’ strettine molti hanno iniziato a sventolare dalle proprie case la bandiera della pace. Dapprima pochi segni sgargianti nel paesaggio cittadino, poi via via parate di bandiere sempre meno solitarie.
Ne è nato un sito, Bandiere di Pace (www.bandieredipace.org) che supporta e coordina questa campagna, ispirata da Pax Christi e che invita ad esporre la bandiera arcobaleno fino a quando non sarà scongiurato il pericolo di una guerra con l’Iraq. Ai primi di febbraio l’incredibile numero di accessi ha comportato lo spostamento del sito su di un server più potente per soddisfare le curiosità sul dove trovare la bandiera, sul prezzo, su come fare per autoprodursela, persino sull’eticità del prodotto (“chi ha lavorato per tessere questa stoffa?); Il sito offre poi notizie aggiornate di eventi, segnala le adesioni di associazioni ed enti, offre una carrellata con foto di balconi e finestre e risolve anche problemi di carattere legale (consulenza per i condomini e quesiti sui possibili luoghi di esposizione). Naturalmente i fondi per supportare l’iniziativa non poteva che gestirli la Banca Etica.

Tutto questo fermento culturale, politico, religioso ci mostra  una mappa molto complessa del “popolo della pace”, che alcuni vorrebbero identificare semplicisticamente con il fenomeno no-global o con ccrte colorazioni politiche mentre si rivela più fluttuante e ricco culturalmente, a partire dai solidi richiami alla fede, al messaggio del Papa, alle esigenze di vivere il vangelo in un modo serio e critico ma senza ri-battezzare un’esigenza condivisa da tante persone di buona volontà.

In questo periodo stanno aumentando i siti attivamente impegnati sul versante della pace, molti si fregiano di immagini, locandine e adesioni varie, invitano a manifestazioni, presentano appelli, richiamano le parole del Papa (il sito vaticano www.vatican.va offre ad esempio molto materiale per la preparazione di celebrazioni e incontri); l’elenco rischia di essere lungo: si va dal coordinamento delle varie associazioni per la pace (www.assopace.org) alle numerose associazioni, gruppi e pubblicazioni on-line che sostengono le varie iniziative in favore della pace, come www.emergency.it dove è possibile leggere uno dei tanti appelli per la pace, redatti da chi, come Gino Strada, la guerra la deve poi curare sul serio, ci sono poi gli storici www.retelilliput.org e www.altreconomia.it fino al recente ed emblematico www.fermiamolaguerra.it nato proprio per sostenere la campagna di non aggressione all’Iraq.
Tra uno zapping telematico e l’altro dedicare del tempo ad incontrare persone che inseguono la pace, almeno sul web, e toccare con mano il fermento che si vive in questo periodo è già una scelta positiva.
Che la rete aiuti poi a conoscere meglio i fatti e a comprenderne le ragioni è indubbio, ma spesso le notizie più interessanti le troviamo sui siti “distanti”; sul tema della pace bisogna imparare a sfogliare le pagine delle forze armate (www.aeronautica.difesa.it) o di istituti di ricerca sui conflitti, per trovare materiale interessante. Non sapevo ad esempio che a Firenze abbiamo persino una scuola di guerra aerea, così come ignoravo che i nostri generali seguissero seminari sulle dottrine di MOOTWs (Military Operations Other than Wars, operazioni militari diverse dallo scontro armato), provate a consultare il sito di Analisi Difesa (www.analisidifesa.it), collegato con il Centro Studi per la Difesa e la Sicurezza (CeSDiS www.cesdis.it) per allargare il panorama sui vari scenari di guerra, approfondire i problemi con l’aiuto di informazioni tecniche, analisi dei rischi e valutazione delle conseguenze. Poco evangelico ma piuttosto efficace per ricordarci che cosa sono le guerre.
Quando leggeremo queste righe alcune mosse saranno già state decise sullo scacchiere del mondo; insieme ci auguriamo che l’invito alla pace di tante persone di buona volontà, dal pontefice ai bambini, abbia prevalso sulle ragioni di qualche stato. Sempre consapevoli che la storia si costruisce soprattutto con questi piccoli gesti, coi nostri piccoli mezzi quotidiani.


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