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Alla ricerca dell’8xmille in rete

©by Giorgio Banaudi

articolo pubblicato su Jesus ,  numero di agosto  2003


8 per mille: sembra una di quelle scorciatoie tanto care agli studenti per risolvere i rompicapi. Effettivamente, negli ultimi 14 anni, questa formuletta ha dato ben più di una mano per iniziare a risolvere alcuni problemi concreti: a novembre e dicembre dello scorso anno 3 milioni di euro, prelevati dai fondi dell’8x1000, sono stati utilizzati per le popolazioni italiane colpite dal terremoto in Molise e dalle inondazioni; nell’aprile 2003 altri 2 milioni di euro sono finiti in Iraq, per iniziare il difficile lavoro di ricostruzione. E tutto grazie a una firma.
Da quando è finita l’epoca delle congrue, cioè di quella sorta di pagamento dei sacerdoti da parte dello stato iniziato sotto il fascismo e si è passati al nuovo canale di finanziamento delle chiese, sono passati quasi 15 anni. Dopo le critiche e le diffidenze iniziali, la percentuale di persone che hanno deciso di firmare e devolvere così una piccola percentuale dell’Irpef nazionale per le necessità della Chiesa cattolica è costantemente cresciuta: gli ultimi dati parlano di una percentuale vicina al 90% dei cittadini, e di un gettito che ha oltrepassato il miliardo di euro.
Un dato in controtendenza rispetto ad altre variabili quali la frequenza ai riti, la partecipazione ai sacramenti o il riconoscersi come cattolici. Fa riflettere questo schieramento, di sicuro maturato grazie anche ad una campagna pubblicitaria giocata su toni fortemente evocativi. Ne emerge, senza dubbio, una grande fiducia nella Chiesa come istituzione.
Per un discorso di trasparenza e di documentazione, voluto dalla stessa legge 222, la Cei ha predisposto una rivista e un sito internet per diffondere i dati della raccolta e comunicare le iniziative avviate.
Sulla pagina di www.sovvenire.it si trovano così molte informazioni dettagliate sull’andamento del gettito, sulla destinazione dei fondi, sulla storia e le dinamiche del nuovo sistema, che non si limita al sostentamento del clero o alla manutenzione dell’enorme patrimonio artistico (sono ben 85000 le chiese riconosciute come bene culturale!). La presentazione professionale ed accurata evidenziano il peso e l’importanza che viene attribuita a questo aspetto mediatico.
Ma ad avvalersi del contributo dell’8xmille non è solo la Chiesa cattolica: valdesi, luterani, testimoni di Geova, avventisti ed ebrei sono, insieme allo stato, i 7 soggetti destinatari del contributo.
Lecito domandarsi se anche gli altri adottano la stessa trasparenza. Non è difficile sincerarsene: pochi colpi di clic e ci si imbatte in una delle tante guide, come quella di SuperEva che affronta proprio questo tema: (guide.supereva.it/non_profit/interventi.). Comodamente la pagina ci offre i link per confrontare le relative informazioni dei vari soggetti, tutti ben rappresentati. A volte si tratta di poche schermate, ma in alcuni casi, come quello della chiesa Valdese, www.chiesavaldese.org/pages/finanze/otto_mille.html troviamo sezioni ricche e ed interessanti; con i rendiconti dei vari anni, grafici e dettagli sulle attività finanziate, e viene ribadito chiaramente che la scelta della tavola valdo-metodista è quella di usare i fondi solo per fini umanitari e non di culto. Ben diversa la situazione delle altre confessioni che finanziano anche le proprie strutture e i responsabili del culto. Unico assente: lo Stato italiano, che spiega solo le modalità per accedere ai fondi, ma non dichiara come utilizza i suoi.
Qualche voce fuori del coro è normale che ci sia; in fondo si tratta di denaro e quando gli zeri cominciano a dare il capogiro, come dimenticare l’obolo della vedova o il richiamo evangelico ai sandali e alla bisaccia? Alcuni muovono le proprie critiche proprio su questi aspetti: l’8xmille può diventare uno strumento pericoloso sul piano della testimonianza. Ecco allora l’accorato richiamo del movimento “Noi siamo Chiesa” www.we-are-church.org/it/attual/ottopermille-2003.htm  che si è preso anche la briga di analizzare con maggior puntiglio i dati della Cei e di usare la rete per verificare come le diocesi illustrino i dati di propria competenza (senza però trovare adeguate risposte).
La possibilità che il contribuente ha di verificare come vengano utilizzati i fondi pubblici è certamente ampia e qualche curiosità è lecito soddisfarla. Ma non basta la fiducia per capire quando occorre usare il profumo prezioso della Maddalena e quando invece è meglio rivenderlo per le necessità della comunità. Più che la rete … ci serve la fede.

Giorgio Banaudi


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