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Stiamo veramente cambiando?

©by Giorgio Banaudi

articolo pubblicato su Jesus ,  numero di febbario 2004


Trovare idee nuove e originali sulla rete forse sta diventando meno facile, ma se la cala la fantasia aumentano in compenso le teste pensanti che confluiscono nella rete. E ormai sono tanti. Nel maggio del 2000 si parlava di 300 milioni, un modesto 5% dell’intera popolazione mondiale (fonte: www.pol-it.org/ital/newsta152.htm), con il nuovo anno l’utenza mondiale si avvicina ai 700 milioni, in Italia abbiamo superato quota 15 milioni, colmando così il gap che ci separava dalla media europea; persino paesi con seri problemi di accesso, come la Cina, si affacciano con prepotenza alla ribalta della rete (fonte: www.mymarketingnet.com/)

Mentre sfoglio queste statistiche mi imbatto in un sito svizzero (www.swissinfo.org): montagne, pascoli, paesaggi… e leggo di un fotografo contemporaneo che si è messo sulle tracce del pittore Hodler, attivo all’inizio del secolo scorso, per verificare come sono cambiati oggi i suoi paesaggi dipinti su tela. Al visitatore appare il quadro con un cursore che permette di scorrere l’immagine lasciando comparire mano mano la foto del luogo attuale. Certo, alberi e canneti sono cresciuti, ma il connubio foto-pittura sorprende. Mi chiedevo cosa potrebbe succedere guardando oggi, potendo disporre di un analogo strumento, altri aspetti della nostra vita: l’architettura, le mode, l’aspetto delle città, i gesti quotidiani; e perché no i gesti e i simboli di una fede che cambia nel tempo. Qualcuno, sulla rete, forse raccoglierà la sfida.

Ma questa rete, quanto serve veramente? Quanto è entrata nel nostro vivere quotidiano? Domanda apparentemente oziosa, che fa capolino proprio quando, avviato il messenger (www.easymessage.net) , scorro la lista degli amici collegati nel frattempo.

Quasi senza pensare clicco sul nome amico, scambio alcuni messaggi, poi collego la web-cam sperando che tutto funzioni, ed ecco la mia immagine comparire, un po’ a scatti ma accettabile e poco dopo ecco anche quella del mio interlocutore; ora passiamo allo scambio audio. Bene, anche la voce giunge superando le distanze, con un lieve ritardo ma, tutto sommato, abbastanza comprensibile: quasi meglio di un contatto telefonico. E a pensarci bene, il cellulare che ho qui davanti, collegato anche lui al portatile per condividere SMS e rubrica, può riposare tranquillo, con le sue tariffe imprevedibili.

Poi darò uno sguardo alla rassegna stampa dei giornali italiani. Le news scivolano veloci e uguali, pur abitando su testate differenti, così, per non perder troppo tempo, il peccato originale di Internet, puntiamo direttamente sulla madre di quasi tutte le notizie, l’Ansa (www.ansa.it).

E’ il momento della posta; raccolgo i messaggi dai vari indirizzi di cui, come molti hanno fatto, mi siamo dotato nel corso del tempo: c’è l’indirizzo “ufficiale”, quello per “non farsi conoscere troppo”, quello per i “soli amici”… Non per niente i vari programmi di posta consentono di prelevare i messaggi da account multipli o con personalità diverse. E basterebbe riflettere su questi termini, accesso, identità, personalità… per costatare come la Rete sta cambiando il nostro modo di chiamare le cose. Ma c’è sempre poco tempo, e bisogna anche leggerla la posta, prima di rispondere citare replicare allegare altri documenti e immagini…

Piccolo particolare: tutto questo avveniva a centinaia di chilometri dalla mia sede abituale e quasi non mi accorgevo di annullare le distanza con un clic. E anche la lontananza sembrava un termine sfumato.

Non è la tecnologia che sta semplicemente migliorando, stiamo cambiando anche noi e occorrone persone capaci di decidere verso dove tendere, se non vogliamo semplicmente vivere al rimorchio delle possibilità tecnologiche. E noi, come cristiani, dovremmo essere degli esperti, se siamo creativamente fedeli a Colui che “ha fatto nuove tutte le cose”.


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