articolo pubblicato su Jesus , numero di giugno 2004
Sbattere il naso a volte serve per capire meglio le cose, ad esempio che Internet è ancora una piccola parte del nostro mondo e non il contrario. Sono ormai 5 mesi che vivo fuori Italia e simulo la vicinanza solo con la posta elettronica, i giornali on-line (www.supergiornale.it, www.edicola.com), gli sms o le chiacchiere via chat. Ma le distanze non si misurano solo in chilometri ed è facile perdere le proporzioni.
Stavo preparando questo appuntamento mensile, ero alle prese con cantanti e musicisti cristiani. Come cambia il loro modo di fare musica e di essere presenti mediante la Rete?
Lo confesso volentieri, ho anch’io un trascorso giovanile di animazione, coretto e chitarra: era l’epoca delle prime messe giovanili, i canti di Giosi, gli inni di Sequeri e i salmi di Giombini… il classico repertorio di molte parrocchie.
E così, spulciando tra i siti web,
riaffioravano i ricordi, ma
per qualche nome blasonato ero rassegnato a non trovare nulla. Figurati
se
Giombini, ad esempio, si affaccia anche sul web. Ma visto che provare
costa
solo un paio di clic… Che sorpresa! Trovo sulle fornitissime pagine di www.informusic.it, nientemeno che
un suo
invito a visitare il sito: “Carissimi,
vengo ad annunciarvi la mia presenza anche su Internet che spero sia un
"nuovo" campo…”
D’istinto clicco sul link www.marcellogiombini.it.
Con un pizzico di timore quasi reverenziale vedo delinearsi l’home-page di questo compositore eclettico, innovativo e stimolante, anche se ultimamente un po’ dimenticato. Un sito sobrio, quasi spartano, ma coerente e soprattutto gestito in prima persona dal padrone di casa. Le pagine sono ovviamente in continuo allestimento, ma l’ossatura contiene già l’essenziale, le indicazioni sul lavoro svolto, una bibliografia completa delle composizioni, una lista provvisoria delle tante colonne sonore composte (oltre 100 film di vario genere). Mi diverto a curiosare, a leggere tra le righe, cogliendo una pacata amarezza nella scarsa considerazione attuale per la sua opera. Spulcio il codice html per scovare qualche notizia in più, sorrido nel ritrovarmi in molti dei suoi hobby e condivido il suo passare dalla musica elettronica agli altri utilizzi della tecnologia come un cammino inevitabile. Leggo le note che illustrano il suo “ritorno” alla musica religiosa, la preparazione dei nuovi salmi, con la collaborazione, per i testi, di una poetessa. Vecchi e nuovi segni di vitalità… Rintraccio anche una recente intervista (www.informusic.it/giombinint.htm). Come resistere poi all’invito a scrivergli due righe, cliccando sul suo e-mail?
Che brusca sorpresa, il giorno dopo, quando nella posta trovo un messaggio con un mittente femminile che non riesco subito ad associare.
“Salve. sono Maddalena Boni, amica e autrice dei testi degli ultimi lavori del maestro Giombini. Vedo che lei non è al corrente che il maestro ci ha lasciato il 12 dicembre scorso...”. Mi fermo, serve una pausa. Mi sento quasi preso in giro da una Rete che non sa distinguere tra la vita e la morte. Ma forse è un saggio richiamo a non assumerla come metro di lettura della vita, quella vera. Sullo sfondo le note di “Pace a te” continuano ad accogliere i visitatori che, come me, verranno a sbirciare in questa casa che forse tanto vuota non è.
(c) Giorgio Banaudi
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