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Seminare parole di pace

©by Giorgio Banaudi

articolo pubblicato su Jesus ,  numero di settembre 2004


La strada che da un’idea porta ad un progetto spesso attraversa itinerari tortuosi. E ci sono idee che nei cassetti mettono radici. Fino a quando non si realizzano eventi che accelerano di colpo la storia, piccola a grande che sia. Oggi queste congiunture assumono nomi più raffinati, incubatori tecnologici, atelier di idee e senza dubbio il più frenetico e determinante di questi pungoli operativi è costituito proprio da Internet. Strano però che un oggetto nato espressamente per ovviare al collasso comunicativo di una guerra nucleare, abbia offerto ai suoi più fervidi antagonisti gli strumenti e l’opportunità per diffondere parole di pace, in tutte le direzioni.

Nel 1999, quando nel Kosovo la guerra etnica dilaniava le persone e invadeva le cronache nostrane, un gruppo di professionisti della parola, giornalisti e traduttori, rendendosi conto di quanto le notizie fornite in un certo modo, o forzatamente omesse per mancanza di traduzione, potevano incidere sull’opinione pubblica, decisero di organizzarsi per offrire ad un più ampio pubblico la possibilità di accedere direttamente a documenti, notizie e comunicati di prima mano, svolgendo gratuitamente la traduzione dei testi più significativi.

Gli inizi, come sempre , furono militanti e sospinti dall’entusiasmo, ma l’idea ha preso piede e si è consolidata, al punto che, proprio con l’inizio della primavera di quest’anno, è nata ufficialmente l’associazione Traduttori per la pace.

Si tratta di circa 250 persone dislocate in diversi paesi che collaborano tramite Internet, il loro sito web (www.traduttoriperlapace.org ) è il punto d’incontro per le varie attività; vi sono presenti due mailing list, una per le richieste di traduzione e l’altra svolge la funzione di palestra per il confronto e lo scambio di opinioni. Tra colleghi certe “dritte” sono un incoraggiamento prezioso.

La “magna charta” di questi volontari indica le modalità di collaborazione, lo stile che orienta le diverse iniziative e la scelta dei testi da diffondere. Inoltre il sito contiene i link ai vari testi tradotti, che ormai vanno ben oltre la guerra dei Balcani.

Sicuramente avremo già incontrato il loro prezioso lavoro disseminato sulla rete, perché la lista delle collaborazioni è notevole e significativa. Troviamo infatti traduzioni dei volontari di Traduttori per la pace sulle pagine di Peacelink, del Centro Studi per la pace (www.studiperlapace.it), di Emergency, (www.emergency.it), di Paxchristi (www.paxchristi.it), dell’agenzia PeaceReporter (www.peacereporter.net) e di molte altre associazioni e Ong schierata dalla parte dei senza voce.

Uno degli ultimi progetti, ad esempio, è stato quello di supportare il sito Selvas (www.selvas.org) durante lo svolgimento del Forum Sociale delle Americhe, svoltosi a Quito alla fine di luglio. Documenti tecnici, articoli specializzati, notizie fresche sulla situazione sociale o sullo sfruttamento delle risorse ambientali, tutti pezzi originalmente disponibili solo in spagnolo sono stati rapidamente messi a disposizione, permettendo così di cogliere in misura più ampia e meno approssimativa la reale situazione.

Una idea semplice ma estremamente preziosa, che permette a tanti naviganti della rete di condividere competenze e conoscenze forse troppo spesso ritenute di scarso peso. In un mondo dove le lingue segnano ancora la differenza e confinano la verità in spazi a volte invalicabili, la differenza tra conoscere ed ignorare è determinante. E per collaborare a simili iniziative non servono dotazioni avveniristiche o competenze di nicchia, Penso ad esempio ai tanti che hanno prestato parte della propria vita nelle missioni o collaborato con realtà straniere, acquisendo conoscenze e informazioni preziose.

Il richiamo della Pentecoste, quando tutti riuscivano a comprendere nella propria lingua, ci ricorda come la verità abbia bisogno di incarnarsi ancora oggi. E oltre alle fiammelle di fuoco possono portare un po’ di luce anche qualche schermata tradotta.

Giorgio Banaudi

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