articolo pubblicato su Jesus , numero di settembre 2004
La strada che da un’idea porta ad un progetto spesso attraversa itinerari tortuosi. E ci sono idee che nei cassetti mettono radici. Fino a quando non si realizzano eventi che accelerano di colpo la storia, piccola a grande che sia. Oggi queste congiunture assumono nomi più raffinati, incubatori tecnologici, atelier di idee e senza dubbio il più frenetico e determinante di questi pungoli operativi è costituito proprio da Internet. Strano però che un oggetto nato espressamente per ovviare al collasso comunicativo di una guerra nucleare, abbia offerto ai suoi più fervidi antagonisti gli strumenti e l’opportunità per diffondere parole di pace, in tutte le direzioni.
Nel 1999, quando nel Kosovo la guerra etnica
dilaniava le
persone e invadeva le cronache nostrane, un gruppo di professionisti
della
parola, giornalisti e traduttori, rendendosi conto di quanto le notizie
fornite
in un certo modo, o forzatamente omesse per mancanza di traduzione,
potevano
incidere sull’opinione pubblica, decisero di organizzarsi per offrire
ad un più
ampio pubblico la possibilità di accedere direttamente a
documenti, notizie e
comunicati di prima mano, svolgendo gratuitamente la traduzione dei
testi più significativi.
Gli inizi, come sempre , furono militanti e
sospinti
dall’entusiasmo, ma l’idea ha preso piede e si è consolidata, al
punto che, proprio
con l’inizio della primavera di quest’anno, è nata ufficialmente
l’associazione
Traduttori per la pace.
Si tratta di circa 250 persone dislocate in
diversi paesi che
collaborano tramite Internet, il loro sito web
(www.traduttoriperlapace.org ) è
il punto d’incontro per le varie attività; vi sono presenti due
mailing list, una
per le richieste di traduzione e l’altra svolge la funzione di palestra
per il confronto
e lo scambio di opinioni. Tra colleghi certe “dritte” sono un
incoraggiamento
prezioso.
La “magna charta” di questi volontari indica le
modalità di
collaborazione, lo stile che orienta le diverse iniziative e la scelta
dei
testi da diffondere. Inoltre il sito contiene i link ai vari testi
tradotti,
che ormai vanno ben oltre la guerra dei Balcani.
Sicuramente avremo già incontrato il loro prezioso lavoro disseminato sulla rete, perché la lista delle collaborazioni è notevole e significativa. Troviamo infatti traduzioni dei volontari di Traduttori per la pace sulle pagine di Peacelink, del Centro Studi per la pace (www.studiperlapace.it), di Emergency, (www.emergency.it), di Paxchristi (www.paxchristi.it), dell’agenzia PeaceReporter (www.peacereporter.net) e di molte altre associazioni e Ong schierata dalla parte dei senza voce.
Uno degli ultimi progetti, ad esempio, è stato quello di supportare il sito Selvas (www.selvas.org) durante lo svolgimento del Forum Sociale delle Americhe, svoltosi a Quito alla fine di luglio. Documenti tecnici, articoli specializzati, notizie fresche sulla situazione sociale o sullo sfruttamento delle risorse ambientali, tutti pezzi originalmente disponibili solo in spagnolo sono stati rapidamente messi a disposizione, permettendo così di cogliere in misura più ampia e meno approssimativa la reale situazione.
Una idea semplice ma estremamente preziosa, che permette a tanti naviganti della rete di condividere competenze e conoscenze forse troppo spesso ritenute di scarso peso. In un mondo dove le lingue segnano ancora la differenza e confinano la verità in spazi a volte invalicabili, la differenza tra conoscere ed ignorare è determinante. E per collaborare a simili iniziative non servono dotazioni avveniristiche o competenze di nicchia, Penso ad esempio ai tanti che hanno prestato parte della propria vita nelle missioni o collaborato con realtà straniere, acquisendo conoscenze e informazioni preziose.
Il richiamo della Pentecoste, quando tutti
riuscivano a
comprendere nella propria lingua, ci ricorda come la verità
abbia bisogno di
incarnarsi ancora oggi. E oltre alle fiammelle di fuoco possono portare
un po’
di luce anche qualche schermata tradotta.
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