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Università cattoliche in rete – a quando i corsi on-line?

©by Giorgio Banaudi

articolo pubblicato su Jesus ,  numero di novembre 2004


Ricordo con piacere il periodo di frequenza della mia facoltà di teologia. A metà ottobre, con l’apertura dell’anno accademico, si rispolveravano testi ed appunti per rimettersi al lavoro, carte e penna, poco più. Come molta della nostra vita questo accadeva nel secolo scorso, così la curiosità di vedere cosa è cambiato nel frattempo mi ha spinto a visitare il web per misurare i cambi fisiologici avvenuti nel panorama delle università cattoliche e dei vari istituti di scienze religiose, sicuro che l’introduzione delle nuove tecnologie di rete avesse rinnovato tante cose.

Da una rapida lettura dei documenti predisposti per il recente convegno Uniweb 2004, svoltosi a Ferrara (www.expoe-learning.net), è possibile saggiare il livello e il grado di penetrazione di Internet nel mondo universitario europeo . La terminologia e la pratica degli atenei sono sempre più intrecciate con gli strumenti del web: si parla di esperienze di didattica in rete, FAD (formazione a distanza), produzione di materiali didattici on-line. E-learning su tutti i fronti.

Ma se restringiamo il discorso all’ambito cattolico che situazione emerge?

Ormai quasi tutte le facoltà e istituti si sono affacciati sul web, una rapida selezione a cura dell’associazione teologica italiana (www.teologia.it) le raccoglie per zone, mentre il conteggio effettuato su www.siticattolici.it presenta 90 realtà, da Mazara del Vallo a Lugano.

Nomi illustri e carichi di storia, come la Gregoriana (www.unigre.it) o la Cattolica (www.unicatt.it) sono sul web da oltre 7 anni, ma l’elenco continua a crescere, solo in quest’anno abbiamo 7 nuovei ingressi. Sul piano dei contenuti offerti le cose, però, variano molto. Si va dalla semplice vetrina, con trasposizione dei depliant cartacei e poco più, al sito che invece offre realmente un valore aggiunto.

Di solito si pubblicano i corsi, il calendario, informazioni sui docenti ma non è raro incontrare anche pagine di professori che, spesso per passione, mettono a disposizione degli studenti i propri lavori, (ad esempio giovani.ups.urbe.it/~cimosa).

Ma per le esigenze pratiche di uno studente le “vetrine” lasciano il tempo che trovano e si rivela più utile un indirizzo di servizio, come quello di www.qumran2.net, dove è possibile reperire appunti e dispense di svariati corsi (si va dalla teologia medievale di De Lubac e Chenu, agli appunti di Sequeri e Bertuletti, della Facoltà teologica settentrionale).

Il valore aggiunto che si vorrebbe incontrare è dato proprio dallo specifico mezzo elettronico. Qualcuno ricorda ancora l’iniziativa dei corsi della “Ut Unum Sint”, che nei lontani anni 60 lanciava i suoi corsi biblici per corrispondenza (un’idea di don Alberione, www.alberione.org/saggi/carisma.htm); oggi la didattica on-line permette livelli di interazione e di partecipazione decisamente superiori. Ma in questo campo non si improvvisa e le strategie richiedono competenze elevate, come si può provare entrando in una di queste piattaforma per l’apprendimento a distanza, come Blackboard (cepadlab.unicatt.it/corsi).

Una ricerca di tali prospettive rivela un panorama piuttosto desolante. Interrogando alcune segreterie (Salesiani, Fac. Teol. Settentrionale, Spics, Antonianum) si ha la conferma che non c’è ancora intenzione di offrire corsi on-line. L’unica facoltà che offre qualcosa in questo campo, almeno sullo schermo, è l’ISSRA all’Apollinare www.issra.it, che parla sì di corsi a distanza per laici che non possono frequentare i corsi accademici, indicando la metodologia del complex learning, dell’autovalutazione e facendo leva sulla motivazione personale. Peccato che la “distanza” non abbia ancora niente a che vedere con l’on-line. Almeno per adesso.

Giorgio Banaudi


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