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Dare ragione della speranza

©by Giorgio Banaudi

articolo pubblicato su Jesus ,  numero di dicembre 2004


Allora, mettiamo un po’ di ordine nella nostra collezione: pescatori di uomini, cercatori d’oro, cacciatori di taglie, cacciatori di bufale. Bufale? Certo, perché no? In questa epoca di frettolose pubblicazioni e di rapida consumazione delle notizie, la possibilità di diffondere notizie insolite, e spesso ingenuamente false si è ormai così estesa e moltiplicata che una valutazione seria ed oggettiva quasi si impone.

Coccodrilli nelle fogne, mail che invitano a diffondere catene di sant’Antonio lacrimevoli… Come se non bastasse lo spam siamo bombardati da notizie che più sono incredibili e più sfidano la logica comune. Anzi, è proprio il caso di dire che solo la merce inverosimile riesce a diffondersi a macchia d’olio, in barba a tutte le pretese di scientificità della rete. Se devi inventare qualcosa, inventala grossa; affascinante, inverosimile, con quel pizzico di esoterico e religioso che non guasta mai.

Il normale sembra non avere storia, non attira… Se ne è parlato al convegno “Voci, bufale e leggende metropolitane nell’era di internet”, tenutosi nella magica Torino dal 5 al 7 novembre  un incontro organizzato con la collaborazione del Centro per la raccolta delle voci e leggende contemporanee ((leggende.clab.it) e della sezione piemontese del Cicap, il comitato di controllo delle affermazioni sul paranormale (www.cicap.org).

Una rapida passeggiata su questi due siti permette di curiosare in un settore minore della cultura e della sociologia spicciola che riserva però molte sorprese e qualche spunto interessante.

Questo primo convegno italiano si pone l’obiettivo di fornire alcune risposte, raccogliere materiali, ma soprattutto cercare di spiegare perché, in un’epoca dove la tecnologia e la scienza sembrano aver detronizzato l’ignoranza, le cose siano invece ben diverse. Il folto pubblico e l’attenzione della stampa testimoniano l’interesse del fenomeno; a breve sul sito del Cicap saranno disponibili alcuni dei materiali del convegno.

Alziamo il tono, anzi, proviamo pure a volare cliccando su qualcuno dei link laterali, cerchiamo di sapere cosa c’è di nuovo nella sezione “dischi volanti”’ Forse resteremo delusi, gli avvistamenti si sono un po’ rarefatti, magari proprio a causa della concorrenza di stelle comete e angeli! Ma possiamo tranquillizzarci, appena ci saranno novità le verremo a sapere dall’aggiornatissimo servizio Ufote www.arpnet.it/ufo, oppure dal Centro Italiano Studi Ufologici (www.cisu.org/, che cura un servizio informativo con rassegne stampa, resoconti e links a tutto ciò che le immensità dello spazio ci riserbano ancora!

Sembrano invece godere di ottima salute le quotazioni dei famosi cerchi di grano, i crop circles che sembrano aver trovato terreno fertile sulle ospitali colline italiane, anche se gli esperti del Cicap non battono ciglio e, spiga dopo spiga, confutano implacabilmente tutte le possibili ipotesi aliene, esoteriche, magnetiche e via discorrendo.

Un saggio, tempo fa, ricordava che quando si butta via la fede dalla finestra non è vero che non si crede più a niente, al contrario. Si crede a tutto.

La rete non fa altro che amplificare questo desiderio di essere colpiti da qualcosa di misterioso, insolito, fascinante. Sapere perché siamo portati a credere alle leggende, a dare credito all’assurdo obbliga a ripensare alla ragionevolezza della fede, a motivarla in maniera consapevole. Compito che viene condotto ad esempio dal gruppo di ricerca sui fenomeni religiosi del Gris (www.gris.it) e del Cesnur (www.cesnur.org), il centro studi sulle nuove religioni diretto da Introvigne.

Varie le teorie che tentano una risposta, da quella che vede nelle leggende una conferma di stereotipi e convinzioni inconsce, al desiderio di spiegare e controllare il nuovo che sempre ci sorprende, alla necessità di fidarsi di qualcosa o di qualcuno. Che strano accostamento, per chi si ferma in questi giorni davanti ad un semplice presepio: della paglia, una mamma e un bambino. La sorpresa più vera.

Giorgio Banaudi

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