articolo pubblicato su Jesus , numero di giugno 2005
Cosa sarebbe stato l’evento storico vissuto nei 2 mesi scorsi se non ci fosse stata la Rete? Abbiamo assistito ad un passaggio epocale, la fine di un papato e l’inizio di un nuovo corso della Chiesa, guardandolo per la prima volta più con gli occhi della rete che con quelli della televisione.
Una differenza che ci ha permesso, primizia storica, di non essere più spettatori degli eventi, ma testimoni, co-protagonisti.
Adesso che le acque si sono calmate è possibile riflettere con calma su quello che non solo abbiamo visto e sentito, ma su ciò che lentamente sta cambiando nel nostro modo di vedere e sentire.
Nel 1902 qualcuno diceva, candidamente, che l’ipotesi di realizzare strade esclusivamente per le automobili era una bizzarra utopia, economicamente insostenibile. Sappiamo come sono andate le cose. Ma cosa avremmo pensato se, solo pochi anni fa, di fronte al panorama di giornali, televisioni, riviste e cinema che rappresentavano l’universo informativo di tutti noi, qualcuno avesse azzardato “no, le notizie nel prossimo futuro non passeranno più attraverso questi canali?”
Nel giro di pochi mesi in Italia le connessioni a larga banda sono letteralmente esplose, i provider hanno raggiunto quote di penetrazione impressionanti, il popolo dei naviganti ha superato quota 20 milioni e le statistiche (www.censis.it) indugiano nel definire la fisionomia di questo popolo variopinto di utenti sempre più esigenti. Cambiano soprattutto le aspettative e le necessità, cambia la gente, cambia il linguaggio.
Il peso mediatico di una notizia ha stravolto gli indici numerici della rete: nei giorni roventi della morte di Giovanni Paolo II, Google (www.google.it) conteggiava oltre cinquanta milioni di occorrenze di questo nome (nelle diverse lingue); e anche se quello di Bush ne totalizzava oltre 140 milioni, i picchi improvvisi richiamavano attenzione.
Siamo stati invasi da speciali, biografie, raccolte di immagini, video, testi..: in pochi giorni la rete è diventata la cappella votiva del grande papa. Una diretta costante, un riferimento dove trovare praticamente tutto. Dal sito del Vaticano (www.vatican.va), per la prima volta apparso con la scritta “sede vacante”, dove il latino va a braccetto senza problemi col più agile “briefing” fino agli exploit dei quotidiani (come www.repubblica.it che proprio in questa occasione ha raggiunto cifre record di contatti) che già tenevano pronti da tempo i loro coccodrilli; è stato tutto un convergere impressionante di testate: si è toccato con mano chi veramente ha saputo muovere il cuore delle persone oggi.
Interessanti anche alcuni eventi web, dalle veglie virtuali organizzate in diretta (come quella tenuta su www.colonia3d.it) alla diffusione immediata di preghiere a cura della Cei (www.chiesacattolica.it). Non sono mancati nemmeno i “mercanti” che hanno subito raccolto audio e video da piazzare sul mercato o i collezionisti che ancora sciorinano mercanzia in tema (su www.ebay.it si possono acquistare oltre 400 articoli e cimeli legati al papa).
Il web non ha perso poi la ghiotta occasione del Conclave per descrivere con tinte gossip i presunti retroscena. Dopo i papa-boys ecco spuntare i fans di Ratzinger, con tanto di sedicenti siti “unofficial” (www.ratzinger.it e il blog ratzingerpapa.splinder.com), per concludere con il diluvio di e-mail inviate appena conosciuto l’esito della fumata bianca: in poche ore sono giunte oltre 60000 messaggi all’indirizzo: benedettoxvi@vatican.va.
E non è cosa da poco contattare un papa senza dover mettere in conto una coda di ore o un pellegrinaggio a Roma!
Giorgio Banaudi
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