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Self-service della conoscenza – enciclopedismo on-line

©by Giorgio Banaudi

articolo pubblicato su Jesus ,  numero di luglio 2005


C’è ancora qualcuno che coltiva il sogno di una rete libera, popolata da apostoli dell’informazione? Oggi è sempre più difficile trovare qualcuno disposto a regalare qualcosa, anzi, appena spunta la parola gratis ci allarmiamo e cerchiamo dove possa celarsi l’inganno o almeno il vantaggio nascosto. Qualcuno, più rassegnato, prevede già una lenta migrazione di internet verso una dimensione televisiva e prettamente commerciale.

Ma è anche vero che la rete è un laboratorio sociale unico, in piena crisi adolescenziale. Ci sono ancora sogni e progetti ambiziosi, molti dei quali riguardano proprio la diffusione libera della conoscenza. Quando si parla di informazione sul web, però, si è portati a decretarle un basso livello di qualità: buona per le news e la cronaca, ma non per un approfondimento serio. Qui servono libri, enciclopedie… e niente di tutto questo è gratis.

A cercare, però, qualcosa si trova, ad esempio sul portale www.italiacattolica.it è possibile consultare alcune voci tratte da dizionari sul catechismo, la bibbia, la dottrina sociale, ma si tratta per ora di poco materiale, visto che l’archivio è ancora in costruzione.

Meraviglia quindi imbattersi in pagine dai contenuti così professionali e precisi come quelli del portale di documentazione su scienza e fede (www.disf.org), un progetto di ricerca interdisciplinare unico in Italia che offre liberamente contenuti tematici di alto profilo ed elaborati da specialisti del calibro di un Ravasi, Poupard, Ardusso, con una media di consultazione che sfiora le 50mila pagine al mese. Per trovare qualcosa di analogo occorre cercare oltreoceano, come il centro per la teologia e le scienze naturali (www.ctns.org) attivo da ben 13 anni.

Ma se qualcuno è così generoso da offrire a tutti il frutto del proprio lavoro, Internet consente anche un approccio diverso alla conoscenza, quello della cooperazione informativa. L’esempio più stupefacente si può consultare su it.wikipedia.org e se il termine wikipedia non è ancora entrato nel gergo comune è solo questione di tempo. In hawaiano significa rapido, sbrigativo, ed è il nome dei bus navetta che trasportano i passeggeri negli aeroporti. Una wikipedia vuol essere uno strumento spiccio e funzionale. Questa idea è ovviamente una sfida geniale e al tempo stesso rischiosa. Chi garantisce sulla qualità, l’imparzialità e la correttezza dei contributi?

Pur conoscendo i rischi di questa impresa, centinaia di collaboratori, fin dal 2001, si sono messi al lavoro per ampliare quest’opera. Ogni utente può creare una voce, un articolo a suo piacimento e lo inserisce nel database, oppure può completare o modificare altre voci rimaste in sospeso. Attualmente la versione italiana conta oltre 47000 voci e sono spuntate da poco filiazioni in siciliano, sardo e friulano. Esistono wikipedie in svariate lingue, le sorelle maggiori sono in inglese (con oltre mezzo milione di articoli), la tedesca (228000), la giapponese (116000), la spagnola (47000)…

Tutto il progetto rientra nella filosofia open-source, nella condivisione cioè della struttura dei dati e nel libero accesso. Non si tratta di scopiazzature ma di lavori espressamente creati nell’ottica del libero accesso, con regole ben precise (www.gnu.org). E dalle wikipedie stanno spuntando altre iniziative: raccolte di immagini, di suoni, di almanacchi…

Curiosando sulla versione italiana, scandagliando alcuni termini squisitamente cristiani, come vangelo, apostoli, chiesa, spiccano subito numerosi termini ancora in rosso, cioè da definire. Un’occasione stimolante per mettere a disposizione di tutti il tesoro delle proprie conoscenze, insomma, per “dare ragione della speranza che è in noi”.

Giorgio Banaudi

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