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Non di solo video

©by Giorgio Banaudi

articolo pubblicato su Jesus ,  numero di settembre 2005


La miglior strategia, quando tutti intorno a te corrono e si affannano, è quella di sedersi e mettersi a riflettere con calma per capire da che parte conviene dirigersi… Ecco allora alcuni testi che possono stimolare meglio la nostra conoscenza della rete e le sue attuali tendenze

Per i curiosi a largo raggio consigliamo un itinerario tra il classico e il cibernetico; “Da Terenzio a Internet”, di Luca Accomazzi (www.edizioniunicopli.it), scritto da un esperto che ha vissuto la rete fin dal suo esordio in Italia e ben riesce a mescolare e spiegare i tanti argomenti, pur con qualche guizzo polemico. Gli argomenti sono numerosi e di quotidiano utilizzo per i naviganti, dai domini nazionali di rete ai problemi legati alle varie lingue, dalla crittografia alla sicurezza dei sistemi, il tutto sempre incorniciato su originali tandem, tra autori classici e innovazioni contemporanee.

Un testo intrigante e curioso, che ci aiuta a mantenere alta la guarda nei confronti della credibilità conferita alla rete è quello di Enzo Rava che racconta di una particolare caccia al tesoro dal titolo emblematico: “Sapreste provare con Internet che il corsaro Lafitte finanziò il manifesto di Marx?” (www.manifestolibri.it). L’ipotesi, tutta da dimostrare, viene sezionata con cura a partire dai testi, dai manoscritti, dai riferimenti telematici, per giungere alla sconsolante conclusione che, a conti fatti, navigare su Internet per dimostrare o provare certezze storiche è un viaggio veramente infido e zeppo di trappole.

Il bit e la tartaruga (www.apogeonline.com), libro scritto in tandem da due docenti specializzate in nuovi media e design, riflette sullo stato attuale del web, ne rileva i limiti dettati spesso da infatuazione tecnologica e sradicamento culturale, per azzardare, in linea con il paradosso di Zenone, che un approccio lento sia ancora il migliore. I discorso verte soprattutto su interfacce, usabilità e stile ma si preoccupa anche di dare un’anima a questo settore così distratto. Per chi desidera invece un reportage dai meandri della cybercultura sempre Apogeo presenta “Internet non è il paradiso”, di Geert Loovink che paventa la trasformazione della rete, dopo l’11 settembre, da territorio di frontiera a spazio commerciale integrato nel sistema.

Un’altra deriva che va assumendo dimensioni preoccupanti è quella che sfrutta la rete per una diffusione di contenuti violenti, razzisti e xenofobi. Saranno meno dannose le pagine web che incitano alle varie “guerre sante” ma le parole e le immagini hanno il loro peso: è quanto analizza il ponderoso “La Rete dell’odio” (www.valtercasini.com) passando in rassegna gruppi di protesta violenti che troppo spesso vediamo alla ribalta della cronaca.

Osservazioni acute e ricche di documentazioni su come la rete sta modificando il nostro vivere quotidiano si trovano sul lucido testo di Giuseppe Romano “La città che non c’è”, (www.edizionilavoro.it); stimolante e ricco di riflessioni, che spaziano dalla filosofia alla teoria delle comunicazioni, senza disdegnare le arti e il cinema. Il testo offre risposte ma soprattutto stimola domande non banali. dov’è questa Rete? dove siamo noi quando “entriamo” nella rete? quanto è credibile tutto ciò? dove finisce la metafora e dove inizia la realtà? cosa manifesta questo strumento a livello collettivo? si tratta di un alleato per tessere relazioni o la conferma del disagio epocale nei confronti della prossimità dell’altro?… L’autore esplora con competenza e solide basi questi temi di fondo, incrociando un dialogo a più voci con autori classici, modernissimi e avvalendosi dell’apporto di varie discipline.

Nel frattempo aspettiamo che il progetto di Google, di digitalizzare intere biblioteche, inizi a prendere forma più consistente e si estenda anche all’italiano (www.edizionilavoro.it).

A volte più che le risposte servono domande di senso profondo, che obblighino a vedere le cose sotto una luce diversa; una rete troppo veloce pur non eludendo tutto ciò rischia di trascinarci in derive parziali. Ecco un buon motivo per una sosta di riflessione.

Giorgio Banaudi

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