torna all’ indice degli articoli

Passa parola

by Giorgio Banaudi

articolo pubblicato su Jesus ,  numero di gennaio 2006


Quest’anno per Natale ho trovato in anticipo i 2 regali da fare ai miei amici. Molto semplici e nemmeno esageratamente tecnologici. Il primo: una scatola di cartone per infilarci dentro il caro e vecchio telefono e riporlo in soffitta; il secondo: un paio di cuffie con microfono per passare definitivamente alla telefonia su internet: un solo nome per tutti: Skype..

E’ ormai partito il treno del voip (voice over Internet Protocol) e quando i tempi sono maturi perché aspettare ancora?

E intanto mi sento proprio agli antipodi dell’anacoreta, o del silenzioso monaco che vive isolato nella sua celletta, staccato da tutti. Avrà pure il suo fascino, ma dista anni luce dall’oggi concreto. Ho appena sentito un missionario del Messico e per fare gli auguri ad un amico comune ci siamo collegati in conferenza a 3 per salutarci insieme, il tutto senza abbandonare la tastiera e soprattutto senza sollevare la cornetta del telefono. Inevitabile che stia proponendo a molti questo piccolo saltello evolutivo…

Da quando abbiamo installato sulle nostre macchine uno degli ultimi software di Voip (e possiamo scegliere tra il diffusissimo Skype e un’altra ventina di software) il nostro telefono e le sue tariffe stanno perdendo spazio e come noi sono in tanti a migrare verso il digitale. I gestori della telefonia classica corrono ai ripari abbassando le tariffe e adeguandosi al nuovo trend (per un confronto, senza ironizzare sul nome del servizio, guardate www.skypho.net). Facilissimo trovare informazioni ad esempio su voip.html.it e accorgersi dell’entità del fenomeno.

Passare dal cavo di rame alla rete digitale è una fuga annunciata: già nel 2010 le previsioni parlano di un mercato che sarà pari al 35% e nel 2020 il telefono come lo aveva inventato Meucci sarà solo un ricordo, come i dischi a 78 giri o le musicassette. Ma per il momento oltre il 65% dei nostri lettori non sa nemmeno di che cosa stiamo parlando e si staranno chiedendo “Ma cosa può importarci tutto questo?”.

Ma riflettere su come sta cambiando il nostro mondo non è un esercizio sterile; sono così tanti i segnali di cambiamento che si fatica a coglierne le tendenze e ancor più difficile, se non disperato, è il tentativo di poter orientare questa corsa incessante.

In Italia, secondo i dati di www.eurisko.it, ci sono circa 20 milioni di abbonati a Internet, la fetta di connessioni Adsl è quella più cospicua. Se ne è accorta la pubblicità, pronta a colonizzare questo pianeta, con una fetta che per ora è solo l’1,4 del totale (in Inghilterra supera già il 5%), ma che sempre più segnerà i contenuti e le regole comunicative. Lo slalom tra contenuti seri e le proposte commerciali si farà sempre più arduo. Intanto le statistiche ci avvertono che gli utilizzatori più evoluti sono ormai i giovani laureati con buona disponibilità economica e culturale, si solito dislocati al nord. Chi potrebbe invece realmente trovare un impiego, un riscatto, una risorsa, fatica ad accedere a questo paradiso.

Così, mentre impazza la guerra delle tariffe telefoniche, aumenta anche il digital divide, la forbice che segna il confine tra le persone che possono permettersi questo mondo ricco di risorse e chi raccoglie solo le briciole. Se all’inizio si parte tutti insieme, si fa presto a creare nicchie, settori e strati. Ce ne stiamo accorgendo dalla tensione accumulata nelle periferie della nostra Europa. Anche la sfera digitale ha una sua periferia e una sua coscienza: ne vedremo anche le sue manifestazioni? Saranno ben poco soft, a colpi di virus, black-out informatici e assalti alla privacy…

Dove sono finite le promesse di una rete attenta al sociale? Ci stiamo ancora pensando o è un desiderio da mettere con urgenza sotto l’albero?


Giorgio Banaudi

E' gradito un commento
torna all’ indice degli articoli