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Smagliature nella rete: la grande muraglia cinese

©by Giorgio Banaudi

articolo pubblicato su Jesus ,  numero di febbraio 2006


Internet per molti è sinonimo di comunicazione libera, davvero vorremmo che fosse così, ma lo stereotipo del tutti liberi e tutti connessi cozza ancora contro molti muri, soprattutto contro una muraglia: quella cinese.

Negli ultimi mesi abbiamo avuto modo di accorgerci, da tante voci e tanti esempi, come stia faticosamente entrando internet nel cuore della nuova tigre asiatica.

La Cina è un gigante che ha ormai surclassato economicamente l’Italia e con i suoi 1300 milioni di abitanti non è difficile capire il perché. E’ un gigante che sta diversificando i suoi interventi e si muove con disinvoltura per assicurarsi un futuro: accordi commerciali a più livelli con quasi tutti i paesi, accaparramento di fonti d’energia in Africa, joint-venture con l’Europa per colmare il gap tecnologico. Ma a tutto questo progresso non corrisponde ancora un analogo salto di qualità in termini di diritti civili, sociali e religiosi.

Singolare il ruolo che la rete sta vivendo in questo paese, che già nel 2004 contava su un esercito di 75 milioni di internauti (www.rsinews.it/news=61). Ha fatto scalpore a inizio anno il bizzarro funzionamento del motore di ricerca governativo (http://sousuo.gov.cn) molto schizzinoso quando venivano ricercate parole “pericolose” come Tien Ammen, la setta Falung Gong, democrazia e altre (girano elenchi di oltre 1200 parole da evitare con cura); ma anche quando la ricerca dà esiti positivi i risultati vanno presi con le pinze. Se cercate ad esempio Gesù Cristo vi troverete solo la notizia di una spedizione di materiale medico sanitario, contenente anche prodotti scaduti o usati: il tutto inviato da una associazione di mormoni: nient’altro.

In compenso le informazioni ufficiali sulle religioni sono sintetiche e chiare, compare un quadro che informa sulle principali fedi presenti in Cina, ma la conclusione è quella classica e prevedibile: siccome lo stato non interferisce con gli”affari” religiosi degli altri paesi, pretende lo stesso trattamento e non accetta ingerenze.

Una di queste deve essere messa in atto dalle povere suore che, a dicembre, hanno tentato di opporsi alla demolizione di una loro scuola, confiscata dal governo. La singolare vicenda è narrata dal sito www.chinacatholic.org, una delle poche voci di informazione cattolica disponibili, che si autodefinisce “conferenza sulla religione e l’etica”, in Italia è stata ampiamente diffusa e commentata dall’agenzia italiana www.asianews.it.

Viene voglia di saperne di più, di entrare in contatto con questo misterioso mondo. Ma non è così facile.

Si può curiosare su qualche blog locale, scegliendoli dall’elenco presente su www.chinabloglist.org/ molti sono in inglese, e spaziano su svariati argomenti, moda, tecnologia, scuola, ma non di rado i links risultano inattivi, le pagine mancanti. Il motivo è molto semplice.

Il governo esercita uno strettissimo controllo su tutta la Rete; la stessa Amnesty International (www.amnesty.it) ha criticato le case di software Usa (Microsoft in testa) per aver fornito i programmi in grado di controllare e filtrare tutto il traffico. Non sono rare le notizie di persone arrestate o indagate per aver scritto o pubblicato parole “sconvenienti”.

Quella della censura in Cina viene da molti definita la battaglia che il Grande Fratello non riuscirà a vincere, la Muraglia elettronica che verrà presto aggirata, ma intanto chi vuol fare affari con la Cina si adatta a questa situazione. Persino Skype ha accettato di disturbare le trasmissioni in presenza di parole “inadatte”.

Nel 2008 ci saranno le Olimpiadi a Pechino, un’occasione unica per conoscere e informare sulla vita quotidiana reale dei cinese. Gli occidentali hanno già preso le contromisure, allestendo un sito sul rispetto dei diritti umani (hrw.org/campaigns/china/beijing08/); dobbiamo prepararci ad un braccio di ferro sul filo dei filtri e delle chiusure “per problemi tecnici”?

Perché non provare intanto a sentire la voce diretta di qualcuno che conosce queste realtà vivendo proprio in Cina? Magari sbirciando qualche pagina di italiani che stanno vivendo dall’interno la realtà cinese come pekino.splinder.com/ e letoxdiplomatique.blog.tiscali.it.

Giorgio Banaudi

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