articolo pubblicato su Jesus , numero di giugno 2006
La rete è un elastico sfuggente, ciclicamente si tende con slancio, tocca gli estremi e poi sembra ritornare alla dimensione iniziale. Il panorama è giovane ma, a volte, sembra di assistere a vecchi scenari, istanze ripetute di meccanismi prevedibili. Di idee nuove e originali in rete se ne vedono, ma spesso vanno a colmare nicchie così specialistiche che le ricadute sono modeste.
Ora che anche i francobolli celebrano con enfasi la presenza dello strumento principe di questa nostra epoca, il computer (blog.wired.com/techstamps) siamo ormai consapevoli che non ci potrà essere un ritorno indietro. Basterebbe qualche numero, sono 60 milioni gli americani che abitualmente si rivolgono alla rete per leggere, comunicare, scambiare idee, acquistare prodotti… è ormai vita quotidiana a cui non rinunceremo facilmente.
Ma non tutti usano la rete per scaricare musiche o film, o come vantaggiosa alternativa al telefono, alla televisione, ai giornali, ai libri… e l’elenco potrebbe continuare.
La rete è nata con una forte impronta democratica e tuttora coltiva il mito di una condivisione orizzontale di beni e conoscenze; antidoto ai monopoli, spazio garantito e libero per la parola e la comunicazione… Poi lentamente abbiamo assistito all’invasione delle grandi multinazionali e dei gruppi editoriali che, senza scrupoli, si sono gettati sul mezzo e ne hanno colonizzato vaste porzioni.
Si era partiti con una versione spartana, poche risorse, tanto testo, qualche immagine, una rete snella, ma in breve tempo eccola strizzare l’occhio alla tv, con pagine web che grondano di video, musiche e spot pubblicitari.
In breve tempo la comunicazione ha quasi smesso di essere orizzontale per tornare a calcare i modelli dirigisti, del gruppo editoriale che elargisce il suo verbo alle masse: ormai tutte le testate giornalistiche hanno salde roccaforti sul web.
Quasi come rivalsa dell’indomito popolo della rete ecco allora spuntare i blog, le libere pagine di indipendenti che riportano l’attenzione e la centralità sulla persona. Una stima approssimativa ne conta oggi oltre 36 milioni (www.technorati.com). Spesso si tratta di circoli autoreferenziali che comunque coinvolgono grandi numeri, fanno opinione (il blog di www.beppegrillo.it è uno dei più letti a livello internazionale e non è certo un caso che ospiti spesso interventi e tematiche profondamente umane e quindi squisitamente religiose!).
E dopo i blog perché accontentarsi? Contro lo strapotere della tv diamo mano libera a web-cam, e ai videofonini. Ci stiamo appena abituando alle possibilità e comodità della banda larga (ma attenzione, non ancora per tutti!) che subito qualcuno riesce ad intasarla a dovere. Dopo i blog di puro testo ecco adesso i videoblog (come permette, tra i tanti, www.ilcannocchiale.it). Ed è quasi più facile che scrivere! Basta un telefonino di ultima generazione e il gioco è fatto.
Potendo contare su una disponibilità così variegata di “produttori”, non poteva che nascere in qualcuno l’idea di sfruttare questo sterminato archivio di filmati d’occasione, scenette più o meno interessanti, colpi di fortuna…. Si dibatte ancora sugli esiti delle votazioni che già sta per arrivare un film realizzato proprio grazie agli interventi dei videobloggers (tale la proposta di www.nessuno.tv).
E poi l’overdose mediatica ci spingerà di nuovo ad apprezzare gli strumenti di base, quelli semplici, come la classica posta elettronica. Ma attenzione, anche qui recenti studi (esemplari al proposito le conclusioni di Epley e Kruger) informano che spesso la scrittura elettronica perde di convinzione ed efficacia lungo il tragitto elettronico: spesso una telefonata dipana meglio le confusioni.
Alti e bassi, andata e ritorno;
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