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Una vita (s)collegata

©by Giorgio Banaudi

articolo pubblicato su Jesus ,  numero di agosto 2006


Estate, dopo le spiagge affollate e i raduni post-campionato, viene quasi istintiva la voglia di uno stacco radicale, una fuga verso la tranquillità. Non per niente è anche tempo di ritiro per molte persone. Ma che dire invece quando l’isolamento diventa un esilio forzato?

Ho vissuto in prima persona l’esperienza di un paio di settimane di completo isolamento dalla rete per un fastidioso guasto tecnico. Naturalmente non intendo sciorinare i panni del disagio per l’inevitabile via crucis che si innesca in queste situazioni, chiamate patetiche ai vari call center, attese snervanti, soluzioni kafkiane (“per risolvere i vostri problemi collegatevi al sito…”).

Questa forzata interruzione del quotidiano “vivere cablati”, è sicuramente un banco di prova. Interessante misurare l’incidenza di abitudini e pratiche di cui ci accorgiamo solo quando viene meno la possibilità di eseguirle.

Avere una connessione a banda larga significa ormai avere l’acqua in casa, la luce… sono presenze così ovvie che solo la loro assenza ne rivela la drammatica necessità. E quando manca la corrente o l’acqua il disagio è immediato e pressante.

Si comincia dalla posta: un rito che ormai assomiglia al respiro, vitale in ogni momento del giorno, che ci tiene in contatto epidermico con le persone lontane. Rinunciarvi corrisponde ad un blocco di relazioni profonde e costanti.

Subito dopo si passa all’informazione, la carrellata di giornali e agenzie di stampa sembra ormai una tappa d’obbligo per sapere cosa sta succedendo in questo piccolo mondo domestico. Ci si accorge di aver perso l’abitudine a scorrere col dito le colonne dei giornali tradizionali. Uno solo è troppo poco! Si prova il fastidio di doverci recare fisicamente là dove le informazioni vengono ammucchiate, non più sul nostro desktop.

Poi si passa alle attività concrete di ogni giorno, che si nutrono di documentazione come le auto di benzina; e poi le comunicazioni, i moduli da inviare, i fax da consultare.

Tocca ora alla spesa, senza neanche perdersi nelle stime di mercato che evidenziano il peso sempre più imponente di questa voce nell’economia ordinaria, l’e-commerce, l’e-banking e tutto quanto l’e-universo sono ormai una realtà assodata e accessibile a molti. Certo, non si tratta di snobbare bancarelle e supermercati ma quante sono ormai le spese che possiamo fare comodamente da casa nostra: dalla bolletta del telefono all’acquisto di biglietti, dalle prenotazioni al comodo confronto di prezzi che solo la rete ci permette di estendere a livello globale.

Per non parlare dei contatti immediati, la messaggistica in tempo reale, l’invio di sms (ma ne sono rimasti pochi di siti che consentono di inviarne qualcuno liberamente). Infine l’emergente mondo delle telefonate tramite internet, il Voip che rapidamente sta sgretolando il pianeta della telefonia tradizionale.

Bene, mettendo su un piatto della bilancia tutte queste attività, rimane da chiedersi cosa porre sull’altro: il tempo che vi dedichiamo? l’ansia causata dalla sua mancanza? un nostrano delirio di onnipotenza nel presumere che veramente tempo e distanze non siano più coordinate alle quali restare  soggetti?

Certo, è l’occasione per rileggersi il tanto materiale accumulato nel frattempo (guardate nella posta, troverete montagne di powerpoint inviati da amici, immagini visualizzate per poche manciate di secondi, commenti letti di corsa su monitor frettolosi).

Un invito a vivere ad una velocità più umana, a saper staccare la spina senza farne un feticcio. Incredibilmente il percorso della tartaruga, spesso, giunge più lontano della lepre.

 

Giorgio Banaudi

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