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Carta rovente sul web

©by Giorgio Banaudi

articolo pubblicato su Jesus ,  numero di maggio 2007



Con lo stesso martello posso costruire una cattedrale o distruggere un ponte: tutto dipende dalla testa che muove la mano. Il fatto che gli strumenti del comunicare, oggi a disposizione di quasi tutti, siano così potenti, rapidi e sofisticati, non ha ancora modificato in meglio la mente di chi li usa. Le ricerche ci dicono che gli adolescenti maturano nuove abilità, percezione visiva accresciuta, tempi di risposta mediamente più rapidi, ma sul fronte della saggezza? La strada è lunga e nemmeno la Rete conosce scorciatoie per imparare a viverla in modo più costruttivo.

Non per niente i legislatori di vari paesi europei stanno correndo ai ripari per mettere limiti agli usi stravolti. E se i siti di video, come www.you.tube diventano anche strumenti per dileggiare e offendere persone e nazioni, se le pagine web diventano pulpiti per predicatori infuocati, allora si corre ai ripari: chiudendo le strade, dal momento che il buon senso non sembra crescere on-line.

Prendi ad esempio l’ultimo pamphlet di Piergiorgio Odifreddi, che già si fregia di un titolo volutamente provocatrio: “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici”. Il noto docente universitario di Torino (www.unito.it) , autore di numerosi ed apprezzati libri divulgativi su matematica e logica, ovviamente non sfugge alle trafile del web. Il libro ormai  parte dal monitor e quasi di sfuggita si riversa sulla carta (ma attenzione, in aprile era comunque in testa alle classifiche) . Dalla presentazione, alla recensione, ai commenti, è tutto un crescendo di siti e di link. La pretesa del testo è chiarissima e l’autore non si pone certo su un terreno neutrale: sua intenzione è quella di sdoganare il mondo contemporaneo dall’ingenuità della religione per condurlo verso l’eden della scienza. Certo, un testo così non desta più lo scandalo del libro a cui si ispira, il famoso testo di Bertrand Russel. Sarà la tolleranza, questa cifra etica del nostro occidente, che tende ad appianare ogni asperità. Ma quando tutto è possibile nulla sembra più straordinario.

A ben pensarci la rete potrebbe fornire un ambito di discussione interessante, orizzontale ed aperto a contributi che difficilmente potrebbero nascere in altri contesti. Eppure sembra inevitabile che internet in questi casi esalti i vizi e nasconda le virtù. Il primo sito da osservare è quello commerciale di Ibs, la libreria on-line più frequentata d’Italia (www.ibs.it) che offre link per ascoltare le prime pagine, ospitate ad esempio da www.radioalt.it, o leggere direttamente qualche stralcio del libro e consultare corpose recensioni, visibili su www.wuz.it . Ma soprattutto la rete permette la raccolta dei liberi interventi di tanti lettori, con scarse possibilità di censure e condizionamenti. Così può capitare che un libro venga impietosamente stroncato da commenti taglienti sulle stesse pagine che dovrebbero invece pubblicizzarlo. Nel caso del testo di Odifreddi si sono accumulati in pochi giorni oltre 100 interventi: sembra quasi di assistere al convegno dei partigiani della scienza contro gli apologeti della religione. Non manca il buon senso della critica pacata, espressa anche da laici e atei, o dell’elogio motivato, ma troppi sono gli estremisti che fanno breccia. Sul forum moderato dall’autore forum.panorama.it le cose non vanno meglio: si fatica ad individuare una via di mezzo. Certo, su altre pagine vi sono interventi ancora meno eleganti, come la stroncatura a tratti offensiva che compare su www.effedieffe.com; quanto sarebbe più costruttivo un approccio diverso.

Eppure l’autore è lo stesso che, partecipando alla seconda edizione di Torino Spiritualità www.torinospiritualita.org nel settembre 2006 presentava una singolare interpretazione, in chiave scientifica, di un antico testo religioso buddista. E contattato direttamente non si sottrae alle domande e allo scambio chiarificatore. Sempre meglio tentare, allora, l’incontro sul terreno del dialogo, come quello proposto dal referente diocesano per la cultura di Torino, don Ermis Segatti che ha invitato l’autore insieme ad un altro docente universitario e un teologo, per un confronto a più voci. Come è andata a finire? Basta chiedere al curatore del convegno segatti@alice.it


Giorgio Banaudi

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