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web-gente: 2 a 0

©by Giorgio Banaudi

articolo pubblicato su Jesus ,  numero di dicembre 2007


 
Abbiamo cominciato, 10 anni fa, con la navigazione a vista, mostrando itinerari e approdi interessanti; per un po’ di tempo pensavamo di cavarcela con qualche degustazione mirata, fornendo le caratteristiche di quel sito o di quella iniziativa. Ma poi la rotta è cambiata durante la traversata, sono mutati i termini e gli strumenti: si è conservato solo il nome dell’oceano in cui tutto ciò avviene: Internet. E sempre più spesso se ne esce con quel civettuolo 2 punto zero che tanto accessorio ormai non è più. Cos’è successo? Ancora non sappiamo bene cosa significhi muoversi nella rete che già ne cambiano le regole?

La massa critica degli utenti è ormai talmente elevata che si fa prima a contare chi non accede alla rete che gli esclusi, almeno nel nostro occidente. Le ultime ricerche mostrano che oltre l’80% degli statunitensi usa regolarmente il Web, stimolati sicuramente dalla disponibilità di informazione più aggiornata e dai contenuti e attività che questo web 2.0 in chiave sociale, favorisce. L’indagine Harris in collaborazione con il Financial Times, www.harrisinteractive.com/, permette anche di visualizzare nel tempo come sono cambiate le abitudini, dal semplice invio di e-mail alla prenotazione di treni e aerei, dalla consultazione di opere e contenuti multimediali, alla creazione di blog e alla partecipazione politica attiva. Non più esploratori del web ma animatori, operai, costruttori. In media per quasi 11 ore alla settimana!

Se volgiamo invece lo sguardo all’Italia i numeri sono diversi; qualcuno (punto-informatico.it) pare rifugiarsi dietro al solito ritornello: “Siamo 8 anni in ritardo”, come se la corsa sfrenata fosse in sé un valore; eppure ci sono paesi europei molto meno avanti di noi; per certe attività, come lo scaricare materiale tramite P2P, non siamo certo il fanalino di coda! In quanto a disponibilità di banda larga e velocità media, l’Italia è al 4 posto in Europa, una condizione invidiabile per chi offre o cerca contenuti. Basta consultare i dati analizzati da osservatori indipendenti, come l’OECD, www.oecd.org. E’ vero, l’accesso alla rete è pratica condivisa solo da metà popolazione e gli utilizzi sono ancora quelli del navigare, dello svago e raramente dell’apporto creativo.

Per un confronto sugli usi e le differenze di navigazione si può guardare  www.osservatoriocontenutidigitali.it/ che da tempo segue il panorama italiano. Non solo dati freschi, ma anche analisi interessanti su come stiamo cambiando: provate a seguire la presentazione in powerpoint presentata a Docet nella primavera 2007, che illustra in modo disincantato il rapporto che hanno i ragazzi con gli strumenti di questa nuova rete e quale situazione stanno vivendo al contempo i loro genitori. Si può rimanere un po’ frastornati dopo tale lettura, sembra quasi di dover abbandonare tante certezze che vengono spazzate via con noncuranza: le nuove generazioni non sentono nessun obbligo reverenziale nei confronti di una cultura che ormai non li tocca più. Meglio aprire rapidamente gli occhi e calarsi con decisione in questo nuovo fluire di contenuti e strumenti.

Meglio allora apprendere i nuovi termini e il linguaggio che i giovani parlano oggi, come fa  il webmaster di www.religione20.net, che presenta itinerari di approfondimento sulla religione e il suo insegnamento, strumenti alla portata dei giovani, argomenti per un dibattito attuale. A partire da questo blog che raccoglie idee e percorsi maturati in oltre 20 anni di attività educativa, si può toccare con mano come presentare argomenti in modo interattivo e stimolare riflessioni che la carta stampata può solo sfiorare. Certo, le abilità e le competenze richieste sono di tutt’altro tipo, ma sono quelle che, oggi, fanno parte della dotazione quotidiana. Dobbiamo ricordarci che, da sempre, ancora oggi la strada migliore per giungere alle persone è quella dell’incarnazione. Il presepe ha ancora molto da insegnarci.

Giorgio Banaudi

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