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Anche i pesci finiscono in rete


©by Giorgio Banaudi

articolo pubblicato su Jesus ,  numero di maggio 2008


 Con buona pace dei miei 5 lettori, questa volta dovrei iniziare chiedendo scusa per la garbata presa in giro dell’articolo precedente. Sinceramente aspettavo qualche commento, o richieste di chiarimenti. Perché, ad essere onesti, a parte il tema di fondo e le considerazioni finali, tutto il resto era inventato di sana pianta!

Seminare dubbi usando la rete è facile: siamo veramente andati sulla luna? che traiettoria ha seguito il proiettile di Kennedy? dov’erano gli impiegati ebrei delle torre gemelle l’11 settembre? Con buona pace per gli abitanti di Vallecrosia, avevo prima cercato di seminare qualche prova apocrifa su un inesistente monumento dedicato al fantomatico P.Francesco. Da normale utente di Wikipedia non è difficile modificare una qualunque voce, arricchendola di elementi, veri o fasulli. Se ne accorgerà qualcuno? E possiamo fidarci di queste verità?

A dire il vero, dopo pochi giorni, una richiesta di chiarimenti mi era giunta, proprio da un cittadino ligure che non riusciva a capire in quale carruggio fosse quel monumento.

Da quella descrizione, poi, si dipanava un link verso la paginetta biografica del buon Francesco da Vallecrosia, inventata di sana pianta senza nemmeno la pretesa di far collimare l’epoca storica con quella del più famoso Matteo Ricci. Presagivo frotte di storici e pignoli navigatori intenti ad epurare queste innocue sciocchezze. Macchè, la paginetta è ancora al suo posto, dopo circa due mesi di attesa. Unica avvertenza, si lamentava la mancanza di qualche fonte o riferimento bibliografico.

Presto fatto: ho subito aggiunto un bel rimando ad un libro del 1758, poco importa che si tratti di un atlante disegnato da un cartografo. Fonte è e fonte rimane!

Mi sarebbe piaciuto, a dire il vero, ricevere qualche tiratina d’orecchi sui “grafemi dinamici”, bislacca coppia di improbabili elementi; forse questa è una pista da esplorare!

A questo punto non è poi così difficile immaginare che un campus universitario dell’Ungheria possa dedicare risorse a questi strampalati argomenti. L’ungherese, dicono gli ottimisti, non lo capisce nemmeno lo Spirito Santo, chi vuoi che si prenda la briga di verificare tali cose (ma se non altro, a Debrecen l’università esiste per davvero ed è ben rinomata a livello internazionale). Ma andiamo avanti: dopo aver dribblato la lingua ugro-finnica ecco il riferimento ad un dialetto del centro america; esisterà per davvero il termine thapa, nel dialetto amazzonico? Ebbene sì, basterebbe controllare, su qualche dizionario on-line bilingue, che vuol proprio dire fare il nido. Peccato che il link al sito thapa.org fornisca sempre uno strano errore; ma non il classico “not found/non trovato”, si può pensare ad una manutenzione temporanea.

Insomma nella rete i pesci abbondano!

Ma allora la domanda e il problema sollevato nella conclusione erano e sono terribilmente reali. Quando si tratta della rete, ma anche dei giornali o della tv, automaticamente il nostro senso critico si affievolisce. Rischiamo di bere di tutto, accettando senza battere ciglio notizie e commenti che non andremo mai a verificare. Basterebbero un paio di clic e una lettura meno passiva per scoprire trame inesistenti. Se poi l’argomento ci sfiora solo da lontano, la tendenza ad accettarlo aumenta.

L’uso consapevole della rete è una conquista, non un automatismo. Giusto fidarsi, ma ogni tanto dobbiamo metterci il dito, l’occhio e anche il cuore.

Preparando questa risposta ho scoperto che su un blog (sacerdotisposati.splinder.com) qualcuno aveva ricopiato l’intero pezzo, probabilmente una prassi periodica. Ricorda quel prete che, per svegliare i fedeli, terminò la benedizione dicendo “e che la misericordia del Signore faccia crollare il tetto della chiesa e ci seppellisca tutti”. L’assemblea, compunta, rispose “Amen”.

Eppure tocca a noi dare ragione della speranza che ci anima. A cominciare da noi stessi.

Giorgio Banaudi

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