articolo pubblicato su Jesus , numero di ottobre 2008
10 candeline, se fosse un bambino sarebbe in quinta elementare, pronto a concludere un ciclo e a slanciarsi verso nuove esperienze. Se fosse un liquore avrebbe già superato l’invecchiamento extra. Se fosse un palazzo sarebbe un aspirante grattacielo. Se fosse un viaggiatore… sarebbe nostro compagno da tempo!
Ma è Google, la pagina più cliccata della rete, quella che ha sicuramente maggior peso, colpa e merito se la corsa al collegamento è ancora oggi in costante ascesa.
Peccato che non ci sia una data precisa per la torta e le candeline: il sito ufficiale recita, infatti, “nasce in settembre 1998. La data esatta in cui si celebra il compleanno è stata cambiata varie volte durante gli anni, a seconda di quando è più opportuno festeggiare.”. Chiarezza estrema o pragmatismo yankee?
La rete procede a passi da gigante; i timori di collasso vengono fugati dal lievitare delle connessioni. Nel 2007 è bastato il successo di Youtube ad aumentare a dismisura il traffico; quasi un terzo del viavai di byte era causato da questo servizio. Ma la rete ha tenuto, anzi, sembra che la banda libera sia una costante: proprio un terzo del traffico totale. E Google ha acquisito Youtube! L’appetito vien mangiando, voci allarmate parlano di alleanza con Yahoo: un accordo che potrebbe coinvolgere il 90% della rete mondiale.
La sua avanzata è impressionante: tra pochi mesi dovrebbe uscire anche un telefonino sviluppato presso la Googleplex, cuore della società di Mountain View, California. Un nome futuribile: Android, un lacché digitale, rivale dell’Iphone di Apple. Tra un battage pubblicitario e l’altro pochi si chiedono se abbiamo veramente bisogno di questi strumenti o se ci rendiamo conto della posta in gioco: ci si limita a discutere se siamo pronti al cambiamento. Questo è il cuore di Google, un eterno rilanciare la sfida al di là del possibile: il confronto con la Microsoft è sul terreno impalpabile del software: ed è già possibile fare a meno di programmi come Word, Excel: zavorre costose e superflue. Per scrivere, organizzare, calcolare, viaggiare, tradurre, disegnare, archiviare, chattare… è sufficiente una connessione, a tutto il resto pensano quei due geniacci di Brin e Page, già sazi del loro astronomico conto in banca. Ultima trovata: piazzare i server su piattaforme marine, per non pagare tasse e s fruttare il moto ondoso come fonte energetica.
Se avete qualche idea altrettanto geniale potete inviarla al loro laboratorio-fucina che si spalanca all’indirizzo labs.google.it.
UN assaggio: provate l’indirizzo www.google.it/alerts. poi indicate un paio di argomenti sui quali volete essere tenuti aggiornati, selezionate una scadenza quotidiana o settimanale e poi preparatevi. In breve sarete allagati di informazioni. E’ la montagna ad andare a Maometto. E che montagna…
Il dibattito in rete e su carta è ampio, libri e pamphlet ci spiegano la bontà o la perversa sete di potere di questa impresa; si parla di googlecrazia, di trucchi, di rivoluzione. Sono quasi 20 i libri che trattano questo tema.
Da poco si è concluso il convegno dei blogger a Riva del Garda, con uno slogan accattivante: nessuno spettatore, tutti partecipanti. E’ a questo che mira la rete? In tanti ci provano. In un mondo digitale dove sempre più gli spazi liberi vengono lottizzati da pubblicità, web-tv e trasmissioni unidirezionali, sapere che ci sono persone disposte a condividere, scambiarsi opinioni, raccontare esperienze, è sicuramente positivo; non per niente i meetup stanno spopolando, ma questa è un’altra storia, da esplorare insieme.
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