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| 6 - 7 - 8-9 - 10 - 11 - 12/13 - 15- 16 - 17/18 -
20 - 22 - 25
- 28 carrellate di foto: il Castello di Santa Catilina |
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6 gennaio - Il viaggioSi parte da Cesano il 6 gennaio, mattina
presto; l'aereo
si presenta subito con un prevedibile ritardo
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7 gennaio - Arrivo al barrio de la Magdalena
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Giovedì e venerdì 8 e 9 – primo giro per Jaen
Dovrò farci un po’ l’occhio, visto che in ogni chiesa se ne trova almeno una particolarmente “vivace”... |
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10 gennaio - Visita alle città di Ubeda e Baeza Ed
eccoci
alla prima uscita ufficiale in cerca di luoghi caratteristici
della zona vicina a Jaen.. Sabato mattina si parte, insieme a Carlos e
Serafin (Javier è impegnato con un esame a Madrid), alla volta
di due cittadine di particolare rilievo artistico. Si viaggia per circa
mezz'ora in mezzo a olivi, poi ancora ad olivi, e poi sempre e solo
olivi: Jaen è decisamente assediata dall'olivo e la sua economia
scivola tranquilla su litri e litri di olio...Cominciamo la visita con Ubeda. E chi lo sapeva che proprio qui si trovava il convento dove ha passato gli ultimi suoi giorni San Giovanni della Croce, l'autore di varie opere mistiche fuori del comune, come la Notte Oscura, grande amico di S. Teresa... e infatti nel convento c'è la sua cella con lui che scrive lettere e nel coro della chiesa maggiore c'è la riproduzione di s.Teresa, che probabilmente gli rispondeva. Insomma, non c'è solo Internet per la posta... Poi ci siamo persi nella maestosa cappella del Salvatore (la prima foto della tabella), una cappella privata di un nobile personaggio, segretario personale di Carlo V, che pur non essendo nobile e non potendolo diventare, ha avuto mododi farsi ricordare in modo speciale, con una cappella che è uno spettacolo per l'occhio e una pacchia per i patiti di arte, ma anche un discreto pugno nello stomaco... per tanti altri aspetti. La cittadina pullula di altre opere dell'architetto Vandelvira (se non lo nomino Carlos potrebbe pensare che non ho ascoltato nessuna della sue svariate ripetizioni...) e decisamente l'aria che si respira in queste strade assomiglia molto a quella di tante cittadine d'arte italiane, con palazzi . Questa impressione non può che crescere visitando la ancor più interessante Baeza. Qui si gusta il rinascimento spagnolo nella sua forma migliore e smagliante. Per fortuna che non cisono solo chiese e monumenti: la vitalità di queste zone è notevole. Troviamo persino la catteda del prof. Machado Antonio, il famoso poeta contemporaneo del nostro Pascoli. C'è persino il suo ombrello nell'aula, come se qui la pioggia fosse di casa. In una settimana non ho ancora visto o sentito un accenno di gocce. Speriamo bene. Il pranzo è stato poi l'occasione per apprezzare le "tapas" spagnole. Qui ti servono una birra e ti mettono davanti un "piattino" con prodotti tipici; solo che avevamo avuto la dritta giusta e siamo finiti nel locale adatto, dove le tapas erano solenni e con 3 birre ci siamo ritrovati ad aver pranzato più del necessario, tra chorizzo (salame) e morcilla (ha qualcosa del sanguinaccio, ma meno truculento) Al ritorno ripassiamo da Josephina, che ci aveva prestato la macchina (dimenticavo, qui nel barrio ooltre alla televisione manca anche la macchina, tanto non si saprebbe dove parcheggiare...). E tra il dire e il fare ci scappa un altro invito per una delle prossime serate...
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11 gennaio - chiesa di s. Andreas e processione della Virgen de la Capilladomenica mattina, relax... pausa comunitaria dopo la visita di ieri. Oggi Carlos mi invita a partecipare alla messa domenicale in una chiesa che viene utilizzata solo la domenica. E' la sede di una confraternita di antica tradizione , e qui a Jaen ce ne sono una quindicina. Possono partecipare a questa confraternita solo 200 membri e fino a che uno non schiatta... nessun altro può prendere il suo posto. Molto democratico! Un sacerdote verso la fine del 1700 ha iniziato questa attività, chiaramente con tanti addentellati caritativi e associativi; guardando l'elenco vedo che ci sono un paio di linee vuote; ma è solo perchè "non si sa mai e sul tabellone ci sono un paio di spazi in più" . In compenso la
messa sembra
ritagliata per fare da contorno a mura antiche e opere d'arte da
ammirare, più che da condividere. Si salva la splendida cappella
della Madonna, con una splendida porta di origine musulmana (come gran
parte delle chiese più antiche, il riciclo colpisce anche il
sacro!.Nel pomeriggio, invece, gran festa e calca di gente: viene portata in processione la Madonna "morenita", che abitualmente si trova nella città di Cordona e viene gentilmente prestata a Jaene. E' un'occasione per vedere una processione diversa da tante di quelle viste in Itaila, dove sono più i curiosi che i partecipanti, gli spettatori che i protagonisti. E di folla ne vedo veramente tanta. Da quella sontuosa, rivestita a festa e con i bastoni ornati d'argento delle diverse confraternite, a quella semplice e quotidiana, che si assiepa lungo li marciapiedi, mangiando gelati (eppure fa freddo anche qui) e si accoda, anzi si ammucchia, nella strada in disceza che sfocia nel piazzale della Cattedrale. Domani leggerò che ci sono state almeno 15000 persone ad accogliere la statua; e contando quelle già dentro alla Cattedrale il numero quasi raddoppia. I numeri pesano e si vedono, da queste parti! |
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12-13 alla ricerca del Castillo e a spasso sulle mura della città Jaen
è un città in discesa (meglio dire: in salita...) e
proprio sopra le nostre spalle si vede la montagna con il castello; un
classico maniero spagnolo con verstigia arabe: le mura, la difesa della
città, la
costruzione moresca. In breve la storia è sempre la stessa:
arrivano i cattolici di Isabella la grande, bel
massacro et voila, si cambiano un po' di nomi alle piazze, alle vie, si
conserva qualcosa di carino delle splendide architetture musulmane e si
ricomincia... in attesa di altri mix.Non per niente Ridley Scott sta girando il suo film proprio in un castello spagnolo, uno dei meglio conservati, per raccontare la sua versione delle crociate... Salire sul monte è una bella impresa, che però al mattino presto, verso le 8.30, permette di togliersi delle soddisfazioni; l'ho fatto per un paio di mattinate e uno capisce che effettivamente la terra gira e che qui il sole arriva decisamente tardi. Alle 9 si comincia a ragionare. Prima il freddo ti attanaglia le dita e se non ti muovi è molto meglio restarsene al calduccio in casa. In compenso, dopo unpaio di tornanti asfaltati ci si immette in un sentiero naturalistico gradevole e di ampio respiro. Non si incontra nessunuo, ma proprio nessuno a quest'0ora e man mano che si sale si comincia ad ammirare la città che si stende quasi sotto i piedi. Si potrebbe fare la mappa della zona dove abitiamo, un dedalo di strade e vicoli che ho rinbnciato a memorizzare. Tanto noi abitiamo nella Via della Vacca... e non oso pensare quale altra fantasia di titoli ci sia nelle altre stradine. ![]() Salendo sul monte ci si imbatte ovviamente neglio onnipresenti olivi, che si stendono a perdita di vista sullo sfondo. Chiaro, qui gli olivi sono come il calcio da noi, non passa giorno o conversazione che non vengano citati, per un motivo o per l'altro. Ma tra un olivo e l'altro, un pino marittimo e un rudere di mura, stanno facendo capolino anche tantissimi iris, di unbel blu intenso... Fr Nito, subito interpellato... mi conferma che si tratta di Iris planifolia, fiore tipico della Spagna, Sicilia,
Sardegna e Africa sett, fiorisce da ottobre a Febbraio, nonostante il
freddo!
A prima vista temevo fossero pezzi di plastica buttati sull'erba,
Sarà l'abitudine a certi cigli di strada italiani...?
Chissà.... Peccato solo che a metà strada si
scaricano le pile della fotocamera e quindi l'idea di arrivare fino al
castello per godere del panorama completo ... dovrò rimandarla
ad un'altra volta. Nessun problema, un po' di footing in più
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14 e 15 in giro per Jaen Ormai un po' di
strade ho
imparato a conoscerle. Quella per giungere
fino al centro storico, il Casco Istorico (tra parentesi anche qui sui
motorini, di caschi... se ne vedono ben pochi!) è la più
gettonata. Una volta per compare il pane, una volta per cercare delle
pile, un'altra per passare in rassegna una libreria o la biblioteca...
I fratelli della casa mi raccontavano che a dicembre sono venuti
qui due brasiliani che avevano partecipato al corso dell'Escorial della
scorsa sessione. Uno dei due, nel giro di un paio di settimane, era
praticaemtne riuscito a conoscere il quartiere meglio dei fratelli e si
orientava, girava, svicolava... che era un piacere. Io ci ho provato un
paio di volte, tanto per togliermi lo sfizio di non ripassare mai dallo
stesso vicolo. A volte ci si riesce; altre, invece, dopo un po' ci si
stufa di sperimentare itinerari alternativi e via di corsa a casa.Che tanto di corsa poi non lo è mai, viste le discese e le salite.... Comunque la città ha veramente dei numeri interessanti. Sono stato con Serafin a visitare i Bagni Arabi, una costruzione che dall'esterno non risalta propio. Ma nel suo interno ospita 3-4 musei, tra cui quello molto simpatico della pittura naif e, nei sotterranei, ciò che rimane dei bagni costruiti ed utilizzati in epoca musulmana, quindi dal 1000 al 1300; poi i cristiani che hanno occupato la città, poco alla volta, cambiando le esigenze e le usanze, hanno riempito di calcinacci e macerie questa zona. E' stata la salvezza, visto che gli ambienti sono stati recuperati quasi totalmente. I
negozi sono in preda alla febbre dei saldi, las rebajas e questo rito
collettivo sembra quasi più vitale che dalle nostre parti. Le
vetrine sono ostruite dai cartelloni, le radio grondano di
reclame...Per me è un'occasione in più per conoscere
parole e situazioni nuove. Tant'è che ogni tanto esco per andare
nel mio dizionario preferito: il mercato e le vetrine... dove, senza
tanto sfogliare di pagine, le cose hanno subito il loro riscontro.Passeggiare per le strade, strettissime e non molto eleganti nel nostro quartiere, per ridiventare signorili e gradevoli verso la zona centrale della Cattedrale è interessante. Trovi gente praticamente sempre, tranne nelle ore sacre della siesta, in pratica dalle 14 alle 16 non trovi nessuno in giro. Sono proprio abitudini diverse e collettive; lo vedo già qui nella piccola comunità... magari si tira tardi a tavola, ma poi un momento di abbiocco ci vuole proprio. Incompenso non sono ancora riuscito a capire bene come funziona la serata e, soprattutto, quando finisce. |
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16 - i fuochi di Sant Antonio Pensavo
quasi di
perdermela questa occasione. Mi ricordavo dei fuochi di sant Antonio
con una certa memoria annebbiata; a Genova, per esempio, ma ridotti
proprio ad un unica occasinoe e un unico quartiere. Qui invece la notte
che precede sant Antonio è festa grande, mezza città si
riversa nelle strade, freddo o non freddo. E vi assicuro che, a
dispetto di quello che dicevano "quest'anno è sicuramente meglio
dello scorso anno..." il freddo c'era e si lasciava accarezzare senza
tanti problemi.L'appuntamento ormai classico è dato dai tanti fuochi, circa una ventina, che vengono accessi nei diversi luoghi della città, piazzette, cortili di scuole, zone antistanti leparrocchie... ce n'è per tutti i gusti e tutte le estrazioni quartieriistiche! Ma non basta, c'è anche un altro importante appuntamento: una marcia notturna, sui 9000 mt. alla quale partecipano da diversi anni anche atleti di rilievo internazionale. Se non sbaglio nelle prime file è passato il campione europeo di marcia e il campione spagnolo, poi altri atleti, di chiarrisima provenienza africana. Insomma, la mania delle maratone qui non conosce nemmeno orari! Eravamo
assiepati sul bordo di una strada per incoraggiare i partecipanti e
dopo le prime file, veloci e scattanti, è transumata la folla
dei patiti cittadini, delle persone comuni che, sfidando il freddo
intenso, si divertivano a godersi la città da una angolatura
insolita.Appena sciorinata tutta la fila dei partecipnti ci siamo avvicinati al primo fuoco; alto, caldo, bruciante, come al solito capace di discriminare in pochi metri i beati, i fortunati e i ... congelati. Fascine di legno di ulivo (qui non manca certo!) insieme a cataste di scarti, armadi rotti, sedie sgangherate... chi più ne ha più ne metta. E mollti ne mettevano, di legna. Poi ogni fuoco si organizzava in modo particolare: il nostro raccoglieva fondi per una attività solidale e quindi la birra, i panini, i fritti tipici (povero fegato!) annegati nello squisito olio di Jaen erano a buon fine. Poi hanno cominciato i musici a suonare i canti tipici di questa notte, con ritornelli alternati tra gli uomini e le donne... La
tradizione vorrebbe poi che da un fuoco ci si spostasse al successivo,
per collezionarne un certo numero (comprese le bevute, i dolci, i
panini... altra mazzata a lfegato!). Ma noi sulla strada abbiamo
incontrato vari amici, professori del collegio marista, altri fratelli
maristi coinvolti nella stessa processione (!) e quindi ci siamo
ritrovati a concludere il rito in un bar, a suon di altre cerveze e
tapas (piattini...) tipici. Cio siamo persi così il fuoco del
nostro quartiere. Ai confini della mezzanotte, passando vicini alla
piazzetta dove ancora fumavano le ceneri, c'era ancora gente che
completava il rito. |
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17-18 Malaga, Benalmadena, costa del Sol Ok,
questa volta prendiamo il largo sul serio. Sabato e domenica
rappresentano un piccolo rientro in patria. L'occasione è molto
semplice: Roberto e Paolo sono impegnati per una riunione del Consiglio
Provinciale a Beanalmadena. Non mi sono preoccupato molto per ricercare
questa località sull'atlante: mi bastava sapere che era sul
mare, un posto splendido e dal clima incantevole, a pochi chilometri da
Malaga.La geografia andrebbe studiata e imparata così., partendo un po' alla cieca e fidandosi dei mezzi di trasporto Infatti parto abbastanza presto: il pullman lascia Jaen alle 7.30, giusto il tempo di prendere un 'caffè col latte' che in epoche migliori, forse. era un lontano parente del cappuccino. Fuori buio pesto. Il viaggio scivola leggero, con una sosta a Granada, di cui apprezzo almeno l'ardita architettura della stazione dei bus. Solo dopo scoprirò che lì a due passi c'era una casa dei fratelli maristi.... Pazienza, lasciamo qualcosa per la prossima volta. E poi Grenada merita ben altre attenzioni. ![]() Finalmente arrivo a Malaga. Sempre andando un po' alla ventura mi avvio per il lungomare e finisco a quattro passi dalla cattedrale, con la sua facciata incompiuta (manca un campanile...) e la sua imponenza. La visita all'interno è una pacifica delusione. si salva solo un quadro particolarmente suggestivo, tutto il resto è grande, alto, vasto, enorme... ma piuttosto vuoto. Poi azzardo qualttro passi nel centro storico che circonda letteralmente la Cattedrale, con i resti del teatro romano e il quartiere moresco, la casa di Picasso, il suo museo (ma ho pochissimo tempo, così sbircio solo gli ingressi. Infine
riprendo il trenino
che serve la costa sud (qui li chiamano CErcania, l'equivalente delle
metropolitane leggere) e arrivo alla
stazione di Benalmadena, dove trovo Roby e Nacho che mi aspettano.
Prima cosa. mi tolgo finalmente il giaccone che per tutta la mattinata
mi aveva ingombrato; e pensare che poche ore prima, di mattina presto,
era così
gradevole. Qui ci saranno almeno 20 gradi, il sole splende e sembra di
essere capitati in una primavera anticipata.La casa marista, residenza dei fratelli anziani, non fa che confermare questa impressione, vuoi per la piscina ancora piena d'acqua, le palme, i fiori, i canarini che fanno da antifurto ad ogni paino... Nel pomeriggio, con Paolo, una bella passeggiata sul lungomare.e poi, in serata, una riunione del tutto diversa, intorno ad un tavolo nei pressi di Torremolinos (tutti nomi che scoprirò dopo essere un po' l'equivalente delle nostre spiagge e località estive di punta). Cena a base di pesce, tra un va e vieni della corrente elettrica... e i piatti si susseguono implacabili. Spagna terra di diete? chissà! E come se non bastasse, lungo la strada del rientro, i nostri due intrepidi accompagnatori, Nacho e Julian, decidono di far assaporare a me e a Roby qualcosa di ancora più tipico, la movida locale, che ovviamente comincia piuttosto tardi. (omissis...) e lascia decisamente il segno (vero Roby?) Il
giorno dopo ci
sarebbe quasi da prendere il sole, se non fosse per
il vento che spira rapido anche qui. Altra passeggiata lungo lo
splendio porto di Puerto Marina e, conoscendo un po' Sanremo,
preferisco evitare i paragaoni per evitare nostrane brutte figure.Per concludere tentiamo anche una puntata a Punta Banus, altro sito speciale, vicino a Marbella (che NON è solo ilnome di una macchina!) . Ma complice l'orario e il fatto che siamo ormai a domenica sera e anche qui domani la gente lavora, il panorama è piuttosto deludente e solitario... Lunedì è il momento giusto per accompagnare Roberto all'aeroporto di Malaga e riprenderìe la strada per Jaen, accompagnato da Ventura, l'ex-provinciale di Betica. Maciniamo chilometri e chilometri in valli costellate da olivi, olivi e ancora olivi... Non è strano credere che qui l'olio costi così poco. Con poco più di un euro te ne porti a casa un bel litro e di qualità eccellente. Mi verrà bene quando dovrò cucinare io... |
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finalmente sul Castillo di Santa Catilina Dopo tanti
tentativi,
fotocamera con pile scariche e temporali
minacciosi in via di dissoluzione, ecco finalmente qualche immagine di
questa montagna che sovrasta Jaen...L'effetto estetico è sicuramente efficace e vista da lontano Jaen ha un fascino particolare., ma quando ti metti al mattino presto a scalare la sua collinetta, il folclore cede il posto al fiatone. Prima devi sciropparti un mezzo chilometro di strada asfaltata con le macchine che fanno a fara per arrotarti, visto che si tratta della circonvallazione a monte, ma proprio "a monte"... Poi si prende una strada che finalmente abbandona l'asfalto e si inerpica per un bosco di pini; si supera il perimetro delle mura, che un tempo circondavano tutta la cittadina (e uno a fatica riesce ad immaginarsi che un tempo questo era questione di vita o di morte...), poi continua nel bosco, tra iris splendenti e sentieri niente male. L'ultimo pezzo della strada è di nuovo asfalto e si entra nella cittadella del castello; nel secolo scorso l'intero complesso è stato recuperato e restaurato. Nel tempo era stato castello arabo, poi castello cristiano, ma dopo il 700 il suo ruolo era ovviamente venuto meno e poco alla volta, pietra dopo pietra, si era mezzo diroccato. Il lavoro di recupero è stato molto efficace, si conserva il torrione centrale, imponente e austero e una parte, completamene ricostruita nel medesimo stile, che oggi è un bell'albergo per i turisti, al riparo dal baccano e dalla confusione cittadina. ![]() La cime della montagna (e siamo a quota 800 m.) è tutta un costolone di roccia; i resti del castello sono proprio in una posizione imprendibile e strategica; nel punto più panoramico è stata poi innalzata una croce in cemento bianco da dove si può osservare uno spettacolo decisamente suggestivo di Jaen. Arrivarci al mattino alle 9, quando il sole comincia a far capolino e le nubi iniziano a squagliarsi è un invito alla contemplazione. I rumori della città iniziano a spalmarsi sulle case, i tetti, le strade, ma non giungono ancora con fastidio; gli olivi di Jean sembrano un esercito in assedio... bene; anche la discesa diventa un sollievo. |
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una tranquilla settimana a JaenQuesta settimana si è srotolata tranquilla; in fin dei conti sono qui per una full immersion spagnola e ... ci sto provando. Passo le giornate in modo abbastanza tranquillo; al mattno presto ci si vede con gli altri fratelli della comunità che devono scattare abbastanza presto per le lezioni, chi al Colllgio marista e chi, più vicino, nella scuola pubblica. Nel nostro quartiere c'è un po' di tutto, pullula di conventi, di chiese e di monumenti, ma anche di zone piuttosto degradate e squallidine. Qualche giorno fa hanno buttato giù una delle casette vecchie della stradina vicino; sembrava fatta di sabbia, ma per portare via tutto il materiale hanno comunque bloccato per diversi giorni un paio di accessi e, come sempre accade, uno se ne ricorda solo quando ti trovi davanti la ruspa e devi così tornartene indietro. Ho girato diversi angoli del quartiere insieme a Carlos e Serafin; la cosa che spesso meraviglia è trovare a quasi tutte le ore un folto gruppo di persone sparpagliate nei luoghi strategici del quartiere, le piazzette, davanti a certi negozi e bar (come numero di bar c'è poco da invidiare Cesano, anche qui ogni passo rischi di inciampare in un'insegna di bar, birreria, ristorantini e via dicendo...); a vista si riconoscono subito perché sono quasi tutti gitani. I nostri zingari sono decisamente altra cosa, ma anche qui il centro è piuttosto condizionato dalla loro folta presenza. Al di là dei luoghi comuni, ci sono comunque problemi e situazioni tipiche. A scuola, ad esempio, le classi dove i gitani sono la maggior parte... si fa fatica a tenerli, a proporre qualcosa di più impegnativo e appena passata l'età dell'obbligo non c'è santo che tiene e quasi nessuno di loro frequenta le scuole superiori. Ci sono alcune eccezzioni, anche lodevoli, ma la maggior parte sembra rispettare in pieno questo clichè. Le ragazzi, in particolare, difficilmente tentano la strada della scuola superiore. Le prospettive sono abbastanza terra-terra: ci si ferma in casa a fare i mestieri.Dicevo poi dei conventi di suore: una sera abbiamo anche fatto un incontro insieme, dato che nella settimana della preghiera per l'unità dei cristiani come religiosi c'era la tradizione di fare qualcosa insieme). Ci sono almeno 2 conventi di suore di clausura, uno di questi, delle suore agostiniane, come attività gestiscono un servizio di lavanderia (la Superlimpieza, si vede che la fede lava più bianco...) ...Oltre alle agostiniane, 7, c'erano suore Vincenziane (qui hanno una scuola elementare e secondaria) le Missionarie del Vangelo (che per fortuna tanto "suore" non lo sembrano, anche esternamente...), un paio di altre suore a denominazione controllata (vai a ricordarti tutte le diverse definizioni). Dopo la liturgia vissuta al freddo e al gelo nella loro grande cappella, ci siamo poi scambiate alcune parole nel loro parlatorio. La cosa strana era comunicarci queste esperienze mentre le suore di clausura rimanevano pacifiche nel loro piccolo recinto, perché anche il salotto ha due settori, con tanto di cancelletto e grata... Ma la di là dei "territori" lo scambio è stato interessante e ha messo in evidenza la ricchezza e la diversità delle esperienze e delle attività che la vita religiosa sa escogitare oggi. Gran finale: quando abbiamo rimesso tutto a posto due agostiniane sono persino venute a chiudere la porta, varcando il confine... |
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la scuola del Barrio de la MagdalenaI fratelli Carlos e Serafin insegnano religione nella scuola pubblica del Barrio... e siccome Serafin è anche incaricato della redazione del giornalino scolastico, il famoso "Lagarto de La Magdalena", mi aveva chiesto di fare una carrellata di foto delle classi. Praticamente un invito a nozze :-)Così per un paio di mattinate sono andato insieme a loro a far visita alle diverse classi. La scuola in Spagna ha diverse differenze rispetto alla nostra italiana. Intanto hanno 6 anni di scuola primaria, poi ce ne sono 4 di secondaria e quindi chi desidera prosegue, con 2 anni di "bacchilerato". Ci sarebbe anche il canale della scuola professionale ma non ho approfondito molto il discorso. La scuola "privata", soprattutto cattolica, ha un'importanza maggiore rispetto alla nostra miope Italia. Le scuole "concertate" (noi diremmo oggi paritarie o parificate) ricevono dallo stato un contributo tutt'altro che simbolico; lo stipendio dei professori viene pagato direttamente dallo stato, insieme ad una piccola quota per le altre spese vive. Questo consente alle scuole mariste, ad esempio, di poter accogliere un ampio ventaglio di alunni, con rette molto inferiori a quelle nostrane... La scuola cattolica supera il 25 per cento, se non ho colto male le proporzioni. Una cosa che a noi manca è tutto lo sforzo e l'impegno che viene fatto per l'orientamento, termine che va colto con un'accezione piuù ampia della nostra e riguarda anche l'eventuale sostegno e recupero. Avevo sotto mano il caso di Javier, che era proprio coinvolto nell'equipe di orientamento insieme ad altre 2 persone e questo comportava un bel numero di ore di incontri, di attività con singoli o piccoli gruppi, tempo a disposizione delle famiglie... e qui è abbastanza normale nelle nostre scuole, anche se è un investimento di risorse non da poco.. La scuola statale, per molti aspetti, è un po' come la nostra: ci sono molte sfumature e a seconda dei posti funziona più o meno bene. Quella del nostro quartiere non è proprio una scuola di frontiera, ma ho visto la faccia di alcuni maestri quando entravo in classe... e soprattutto si fa presto a cogliere il clima che regna in alcune classi... prima di entrare in qualcuna Serafin mi diceva "qui bisogna fare attenzione..."; come da noi, bastano alcuni elementi per cambiare rapidamente clima e potenzialità del gruppo. L'edificio è abbastanza scalcinato anche se ci sono tutte le normali strutture, sala computer compresa. |
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28-29 salutando JaenGli ultimi giorni, come sempre capita, sono quelli in cui si comincia a capire meglio cosa si sta facendo.Con Serafin ho visitato i Bagni Arabi, recuperati dopo anni e anni di oblio, visto che dopo la dominazione araba la passione per l'igiene collettiva ha segnato un po' il passo; per fortuna i posteri hanno semplicemente ammucchiato pietre e calcinacci nei vecchi locali così è stato possibile recuperare quasi tutto. Poi mi sono tolto lo sfizio di visitare anche il Museo di Jaen, praticamente ero l'unico visitatore di tutto quell'enorme edificio, che raccoglie un bel numero di reperti antichi, dall'età del bronzo all'epoca medioevale; nel secondo piano, invece, una raccolta di quadri di pittori soprattutto spagnoli e di rinomanza limitata, ad eccezione di un pezzo di Picasso... ma pur sempre un'occasione per toccare con mano, anzi, vedere con pupilla, i diversi ambienti ed epoche spagnole. Domenica siamo stati ospiti della comunità del collegio marista, così per un giorno non ci siamo dovuti arrabattare con pentole e fornelli. Anche se ad essere onesti, neanche il giorno prima avevamo faticato in cucina. Erano infatti venuti Carmen e Josè, due membri della fraternità marista di Jaen, per farmi assaggiare uno dei piatti tipici: la Miga (se la volete provare... un soffritto di aglio con molto oliio, poi versateci dentro tanta mollica di pane spezzettata, farla ridurre abbondantemente, aggiunger quindi vari altri fritti, morcilla, chorizo, ecc. ecc. da mangiare rigorosamente col cucchiaio) è un piatto molto "caloroso", lo preparavano le massaie di un tempo per riscaldare i contadini che raccoglievano le olive. Tra una cosa e l'altra, un assaggino e l'altro... abbiamo concluso l'operazione "comida" verso le 16! E meno male che era sabato. Comunque, per restare in zona cucina, mi sono anche cimentato in quello che abitualmente gli "stranieri" si aspettano da noi, cioè cucinare qualche piatto tipico. A quanto pare mi sono difeso anche abbastanza bene, visto che dopo la prima volta (2 spaghetti veloci con aglio e olio... di peperoncino ce n'erano 4 o 5 varietà percui non ho osato), hanno invitato anche un fratello nativo di Jaen che si trovava in vista alla sua famiglia, visto che lavora abitualmente in Guatemala. Buona occasione per mixare pasta ed esperienze missionarie particolarmente impegnative. E poi l'ultimo giorno, una puntata alla stazione dei treni (la Renfe) per capire dov'era e organizzare le cose per il prossimo viaggio... La sveglia presto, giovedì mattina, un taxi lumaca per arrivare fino alla stazione... ma questa è già storia per il prosssimo mese. |
| non credo vi
servano altre informazioni su queste pagine, scritte per collaudare la
mia confusione, per far felice qualche amico ed amica... e per fissare
sul web (la carta non basta più) brevi spunti e riflessioni di
questa mia avventura vissuta nel 2004. Testi e foto sono sfuggiti
dalle mie
dita o dalla mia tastiera, quindi,
per commenti, suggerimenti, improperi e quant'altro... prendetevela
pure col sottoscritto |