giugno 2004 - Un Diario spagnolo e sudamericano? perché no? - a cura di g&b

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giugno 2004: - 1 - 25  - 7-12  -  14 - 15 - 16_17 - 18 - 19 - 20 - 23 . - 25-27 - .30
carrellate di foto:
giugno:   immagini di LourdesHermitage, la casa - Route Champagnat  - immagini di Siguenza - Ecuador Quito - Comune indigena Allipamba
maggio:  in giro per Avila - Taizé oasi di speranza
aprile:    2 settimane con Basida - Terrasanta: Galilea - Terrasanta: Gerusalemme
marzo:    Salamanca 11-M  Atocha: l'attentato a Madrid visita a Leon. - Santiago di Compostela
febbraio: visita a Segovia - tour a Madrid - el famoso grupo 72  - Enneagramma - l'Escorial sotto la neve
gennaio:  Jaen-Castello di S.Catilina

Participantes del Curso de El Escorial 2004 - el famoso grupo 72  (foto y e-mail)

martedì 1 giugno: Lione & Fourviére

il tesoro dell'HermitageOggi è il nostro ultimo giorno all'Hermitage e considerando l'usita del pomeriggio il tempo si sta proprio rarefando. Nella mattinata ascoltiamo ancora fr. Alain Delorme che ci ricorda, con l'apporto della sua esperienza di partecipazione a diversi capitoli generali, quanto il carisma delle costituzioni e della vita marista abbia ancora tanto da dire oggi, ai giovani e alla chiesa. Fa piacere incontrare fratelli così entusiasti ed aperti nonostante le primavere comincino ad essere particolarmente numerose, sulle loro spalle...
 Arginando un po' il fiume di domande che si susseguono alla fine del suo intervento, ad uncerto punto ci parla del "tesoro" dell'Hermitage.Siccome ci vede piuttosto incuriositi amplia un po' il discorso e così veniamo a sapere che tra i tanti luoghi speciali della casa ce ne mancava ancora uno: la sacrestia. Praticamente l'unico luogo che nel corso dei quasi 200 anni di questa casa non ha subito modifiche e destinazioni, sempre sacrestia è rimasta, anche se ovviamente i ritocchi e gli aggiustamenti ci sono stati anche per lei. Ci porta così a vedere questo luogo e ci presenta anche l'armadio centrale, comprato proprio poche settimane prima della morte di Marcellino e che lui, quindi, ha ancora potuto vedere, anche se, con rammarico del fratello sacrestano, Stanislao, utilizzare molto poco. Al suo interno è raccolta una ricca serie di calici e altri oggeti religiosi che erano stati regalati al Fondatore o alla casa negli anni successivi. L'ultimo "tesoro" che ci mostra è poi la tunica in pelo di cammello del fr. Henri Vergés, di cui ricorre quest'anno il decimo anniversario dall'ucisiano, nella Kasba di Algeri, mentre si trovava come sempre, al suo posto di lavoro nella biblioteca che la diocesi offriva alla popolazoine come punto di incontro. cimitero
Per completare la visita andiamo poi insieme al piccolo camposanto che dagli inizi della storia dell'Hhermitage ha accolto i fratelli defunti. Un cimitero piccolo e sereno, con tanti nomi noti e carichi di storia per tutti noi.
Il pomeriggio inizia molto presto, perché abbiamo appuntamento alle 15 presso il santuario di Fourviére, quindi alle 14 siamo già in viaggio. Pomeriggio un po' grigio, ogni tanto una spruzzata di pioggia. Entriamo nel vecchio santuario, quello che vide Marcellino e i suoi 12 amici consacrarsi a Maria il giorno dopo della loro ordinazione sacerdotale. Celebriamo qui la messa, con lo sguardo un po' stupito dei vari francesi presenti che non sono certo abituati a sentire una celebrazione in spagnolo...Subito dopo il fr. interno fourviereGabriel Michel che ancora una volta ci sta accompagnando, ci illustra il santuario nuovo, la splendida costruzione innalzata dai lionesi verso la fine del 1800, visto che il vecchio santuario era ormai diventato troppo piccolo. Costruzione imponente, in uno stile chiaramente singolare e unico; splendidi mosaici alle pareti con la storia della chiesa e la storia di Francia, ripresa nei punti più salienti e vicini alla figura mariana: la battaglia di Lepanto, il dogma dell'Immacolata, Giovanna d'Arco...Uno spettacolo anche solo da vedere, soprattutto la cripta con i curiosi simboli dei vizi capitali (qualcuno malignamente diceva che sembravano copiati direttamente dai fumetti della Walt-Disney)la vecchia Lione
Finita la dettagliata visita abbiamo ripreso il pulman e sotto un cielo ancora più minaccioso siamo ridiscesi dalla collina che sovrasta la città e siamo entrati nel cuore della città lionese, piazza Bellecour. A questo punto abbiamo "democraticamente" stabilito il tempo per la visita, con qualche mugugno perché la maggioranza, forse un po' stanca, voleva tornare presto all'Hermitage, Ma così è la vita e quindi ci siamo ritrovati con solo 3 orette scarse per la visita. E questa volta avevamo una guida d'eccezione, il nostro fr. Antoine Jarjour, che da buon libanese giramondo ha passato circa 2 anni da queste parti, studiando teologia.
E in effetti era uno spettacolo seguirlo nelle stradine della Lione vecchia e, all'improvviso, vederlo entrare in quella che sembrava la casa di un edificio privato e invitarci tutti ad entrare. Si tratta delle famose "traboule" lionesi, passaggi interni che rivelano il cortile delle costruzioni medievali, luoghi che abitualmente i turisti manco si sognano di esplorare e che rivelano invece uno spaccato degli edifici antichi davvero unico. Ne abbiamo esplorate diverse, sembrava prprio di entrare nelle stanze delle famiglie o nei retrobottega, ma si tratta proprio di una peculiarità locale. Questa volta la cattedrale era aperta, peccato solo che non fossero le 12 perché altrimenti avremmo visto lo spettacolare orologio astronomico eseguire la sua danza delle ore, con i suoi numerosi automi (ovviamente il gallo non poteva mancare!).
Ci siamo concessi poi un paio di isole pedonali del centro, capitando nella piazza dell'Opera, nelle zone più classiche e centrali; poi solo il tempo per una velocissima crepe alla nutella (dovevo pur festeggiare qualcosa per il giorno dopo, 2 giugno, festa della repubblica, e visto che le bandiere non si mangiano almeno ... la nutella!). E quindi via, di nuovo all'Hermitage, per l'ultima notte.


mercoledì 2 giugno: lungo il Rodano

la chiesa di s.GenisOggi sembra il giorno dedicato alla visita delle alte case generalizie e ai luoghi storici dei Fratelli Maristi.
 Passiamo prima a Saint Genis Laval, la seconda casa dopo l'Hermitage, un grande complesso che attualmente accoglie la comunità dei fratelli anziani e di quelli con particolari problemi di salute. La cappella della casa spiega da sola l'entità di questa costruzione, una chiesetta lunga 80 metri...Oggi il complesso ospita anche una scuola cattolica diocesana e nel giro di perlustrazione non hanno certo dimenticato di dirci che qui + nato l'Alpestre e si trovava la prima distilleria.di quello che un tempo era noto con il nome di Arquebuse e veniva comprato indosi massicce persino dalla Legione Straniera...  Unasorpresa inaspettata l'abbiamo poi avuta a tavola, quando ci siamo ritrovati anche il fr. Xavi, il provinciale della Catalunya, anzi, della provincia dell'Hermitage. le ciliegie...Forse per sentirsi un po' a casa si è fermato a mangaire con noi, per passare in seguito alla comunità grande dei fratelli, che sono oltre 40!
Ultimo particolare, nella proprietà ci sono delle piante spettacolari di ciliegie e dopo pranzo siamo stati ufficialmente autorizzati a "saccheggiare" quelle che volevamo. Non vi dico la scena, e non so nemmeno se quelle finite nel cesto sono state, alla fine, di più di quelle che invece hanno preso un'altra strada. Ma il richiamo della futta veramente "biologica" non conosce frontiere e tantomeno lingue: al massimo ''bocche'.
2 ciliegieIl nostro viaggio è poi proseguito lla volta di Saint Paul Trois Chateaux, altro luogo importante per i maristi francesi. Anche qui il fratello che ci ha rapidamente mostrato la casa ha riassunto le dimensioni della casa in questa semplice noticina: quando d'estate si riunivano qui i fratelli per il ritiro, la casa è giunta ad accogliere... 900 fratelli. Il treno che proveniva da Marsiglia e raccoglieva man mano i maristi delle diverse scuole si fermava apposta fuori dalla stazione per favorire l'arrivo dei fratelli...
 Abbiamo poi approfittato per dare un'occhiata al paesino e ci siamo davverso sorpresi nel trovarlo così piacevole, curato e artisticamente valido. L'aria della Provenza si fa già sentire e il calore di questa pietra bianca, di questi odori particolari che aleggiano nelle strade mi fa sentire quasi a casa. In fin dei conti sono poche centinaia di chilometri! Ma la sorpresa migliore non era ancora arrivata.st paul 3 chateaux
Per un disguido dell'ultimo momento abbiamo avuto un problema di camere e una decina di posti mancavano all'appello. Poco danno, il superiore della casa ha chiesto ad un gruppo di volonterosi disposti a sacrficarsi un po' per una sistemazion un tantino più spartana... in una casa di accoglienza per giovani. Chiaro che mi sono trovato subito nel numero. Pazienza se invece del collegio marista ci ritrovermo in qualche anonima costruzione dei dintorni. E invece...

Se una notte d'estate un viaggiatore...
Invece partiamo con il pullman dopo cena e salutiamo allegramente gli altri. Cominciamo a macinare chilometri, in mexxo a campi di grano, colline arginate da filari di pin e querce dino a quando troviamo l'indicazione per Garde-Ademar. Leggo distrattamente il cartello "un des plus beaux villages de France" .la chiesa romanicaSarà la solita mania di grandeur francese, ci diciamo tra noi. Niente affatto, quello che ci si piazza davanti agli occhi è un paesino fortificato, quasi tutto circondato da mura, che sembra ritagliato apposta da qualche libro di fiabe del medioevo. Una splendida chiesa romanica del XIII secolo, un centro storico prezioso, angoletti deliziosi e fioriti ma, quasi incredibilmente, deserto; non incontriamo nessuno per strada, tranne un ritardatario francese che si sta lavando la macchina. E sono solo le 8 e mezza della sera! Troviamo la casa che ci accoglierà: praticamente il castello del paese, a due passi dalla splendida chiesa, che sto comntemplando anche in questo momento dalla mia stanza, mentre sullo sfondo riposa  la valle del Rodano, con le sue luci, i suoi Tgv, le sue centrali nucleari che fumigano placidamente; tutto si distende tranquilla mente sotto questa rocca. Un luogo incantevole e inaspettato. Altro che 'sacrificio'. Laurence, la signora che ci accoglie e ci spiega dove sono le chiavi, come fare per, dove trovare le cose, poi ci saluta e ci lascia liberi nell'edificio, dopo aver sentito che dobbiamo svegliarci verso le 6 del mattino|.
In quattro di noi approfittiamo della luce che ancora rimane per girare in lungo e in largo il paesino, cercare gli scorci più suggestivi, scoprire angoli suggestivi. Mi mangio quasile unghie per aver dimenticato lo zainetto nell'altra casa, con l'immancabile macchina fotografica, ma Angel si prenura di prestarmi la sua, dicendo che ognuno ha i suoi "difetti" e che a me le foto vengonoviuzze del paese abbastanza bene... Meno male! E così inizio a ricopiare briciole di Garde.Ademar sulla sua Olympus. In 10 minuti il giro del paese è esaurito. Tentiamo persino l'assalto all'unico locale che troviamo aperto per vedere se il sapore delle birre di queste parti è all'altezza del paesaggio, ma siamo capitati in uno di quei tipici ristorantini dove per entrare devi aver prenotato settimane prima e comunque non ti darebbero nemmeno un bicchiere d'acqua...se non ordini un'intera cena....Poco male, tornati a casa ci prepariamo una tisana alle erbe del bosco da sorbire con calma medievale nella sala del camino, un manufatto che avrà i suoi 3-400 anni, e dalle stanze intorno ci manca poco che non escano cavalieri o almeno qualche fantasma. Persino i wc sono incastonati in rocce secolari! Se non fosse che le nostre levatacce mattutine diventano sempre più da incubo... qui bisognerebbe passarci almeno un fine settimana completo. Purtroppo domani mattina alle 6.30 dobbiamo già essere sugli spalti per non giungere tardi al raduno delle truppe...

giovedì 3 giugno - a Lourdes

carcassonneE infatti alle 6 il vecchio maniero comincia a pullulare di fantasmi, gente che per timore di arrivare tardi si alza mezz'ora prima, suscitando le benevole maledizioni di buona parte di noi! Comunque alle 7 siamo tutti presenti nella splendida cappellina dei fratelli di St.Paul-3-Chateaux e dopo la colazione eccoci di nuovo in viaggio. Questa volta la tappa è consistente, visto che dobbiamo raggiungere in seraa Lorudes.
Come sosta un po' improvvisata ci fermiamo una manciata di minuti a Carcassonne. Non avevamo previsto questa visita e quindi ci siamo trovati tutti abbastanza spiazzati nel visitare un'alttra cittadina medievale in tutto il fulgore delle sue mura, della sua fortificazione praticamente intatta e del brulicare delle sue viuzze. Abbiamo incontrato più scolaresche francesi ed europee nei pochi metri di questo piccolo gioiello medievale che ... ai giochi della gioventù di Milano... e una marea incredibile di turisti. Veramente c'era da sgomitare per guadagnare terreno e poter vedere con calma le cose. Peccato che non conoscendo bene questo posto avevamo stabilito un tempo ridicolo di visita: 40 minuti per vedere "tutto". Ovviamente inmpossibile, quindi ho cecato di giocare bene le mie carte e di giungere all'appuntamento finale con un ritardo 'sopportabile'. Il paesino si presenta veramente bene nel suo impianto originario, tutto circondato da mura, con il suo bravo fossato, le torri merlate, le guardiole coperte, i mille negozietti di ricordi, le essenze della provenza, i costumi locali, i finti cavalieri e la gogna per le foto ricordo! Il maniero del signorotto non abbiamo proprio fatto in tempo a guardarlo da vicino, vista la coda che c'era e la cattedrale era purtroppo chiusa.gogna
Da brave cavie terremo conto, per i prossmi gruppi, che qui ci vogliono almeno un paio di ore per vedere con calma il piccolo borgo.
Riprendiamo il pullman e via per qualche altro centinaio di chilometri; sosta pranzo presso un delizioso laghetto, con tanto di canale navigabile al fianco, papere, alberi... e poi via di nuovo sul pullman. Considerando il tempo 'morto' del viaggio ne approfittiamo per vedere un film abbastana recente su Lourdes (non ricordo il titolo italiano, ma è quello con Gassman che recita entrambe le parti dei due protagonisti, il medico  contemporaneo di Berandette e il fotografo dei tempi nostri inviato a Lourdes per un reportage). Proprio vero che le stesse cose, viste da ottiche differenti, prestano il fianco a interpretazioni ed apprezzamenti molto diversi. Avendo Lourdes come meta anche un film di questo tipo, per tanti aspetti un po di maniera, serve per entrare nel clima di questa particolare cittadina e di questa esprienza unica.
la grottaNon ero mai stato a Lourdes prima, conosco tanta gente che invece vi ha dedicato tempo ed energie, settimane intere come barelliere o come accompagnatore di comitive di malati o fedeli. Diciamo che me l'aspettavo molto... peggio. Invece, varcato il confine che separa la cittadina dalla zona del santuario, effettivamente si respira un'altra aria, serena, tranquilla, senza quasi il peso di una presenza "ingombrante". Niente protagonismo, il protagonista effettivo di questo luogo è il raccoglimento e la preghiera. Quasi mi ritrovo a casa, dato il numero impressionante di italiani che circolano. Mi diverto un po' a fare lo straniero con il nostro gruppo di fratelli e mescolarmi ai gruppi lombardi, laziali, veneti... un po' di parlata di casa fa sempre piacere!fiaccolata
Dopo una prima visita veloce per localizzare le diverse zone, i luoghi principali e la grotta, partecipiamo tutti quanti alla processione della sera, alle 21, la "velas de las antorchas" come dicono gli spagnoli. Difficile calcolare quanta gente ci sia, tra le 3000 e le 5000 persone; la zona vicina alla grotta si riempie in fretta e la gente continua ad arrivare. Quando inizia la recita del Rosario per buoni dieci minuti nessuno riesce a muoversi, poi si inizia a camminare, si percorre nei due sensi il lungo viale mentre le Ave Maria si alternano nelle diverse lingue. Il giorno, man mano, si affievolisce e le torce iniziano ad essere una presenza più che evocatrice, anche se alla benedizione finale il buio è ancora relativo. Ma sono già le dieci e questa incredibile folla tranquilla si sperde in quattro e quattr'otto, sciamando per le strade del centro, fermandosi a gruppetti in qualche bar, a comprare ricordini in uno degli innumerevoli negozietti che affollano la zona vicino al santuario. Ne visitiamo uno anche noi, perché ci incuriosisce la qualità degli oggetti che espone in vetrina e veramente il resto sembra quasi più un piccoo museo di sculture sacre in legno che un negozo. I prezzi però fanno subito cadere dalle nuvole, anzi, rimbalzare fino alle stelle! Lungo la strada di casa incappiamo anche noi in una "brasserie" per rinfrescarci un po' la gola... Alloggiamo nella casa delle Suore dell'Amore di Dio e il coprifuoco è stato imposto per le 23. Sforiamo di poco e alle 23.05 siamo tutti rientrati. Alla televisione si susseguono i film che ricordano l'avicinarsi della data fatidica del D-day, il 6 giugno dello sbarco in Normandia. Il campanile della parrocchia è proprio sopra le nostre finestre, con la sua assurda illuminazione azzurra. Più lontano il castello di Lourdes si staglia nella notte. Proprio vero che solo la fede riese a muovere tante persone pr giungere in questo luogo, per di più per non vedere praticamente nulla, solo per condividere una stessa speranza. Fosse anche solo per questo è già qualcosa.
Eccovi una piccola e personale rassegna di immagini su Lourdes

venerdì 4 giugno

Questa volta si sono dimenticati di dirmi con precisione a che ora si doveva partire. Ci eravamo lasciati con un vago "dopo la colazione si parte" e ovviamente ho applicato una interpretazione ben poco svizzera alla cosa... Quasi tutti ci siamo recati al mattino presto nel recinto del santuario. Tra messe in italiano e in tedesco (ma l'alleluja si riesce ancora a distinguere e così uno si orienta...) la piazza davanti alla grotta era già tutto un formicolare di persone. E così tra una cosa e l'altra sono rientrato verso le 8.30 e mi sono accorto con sorpresa che... erano già tutti sul pullman. pamplonaUna corsa per raccattare armi e bagagli, il tempo di scrivere due cartoline (le uniche, da gennaio!) e via di corsa. Addio Lourdes, per il momento; vedremo più un là. Abbiamo completato il percorso dei Pirenei per entrare in Spagna dal golfo di Biscaglia, quasi vicini all'Atlantico. Abbiamo toccato San Sebastian e per il pranzo ci siamo finalmente ritrovati a Pamplona. Il collegio marista ci ha accolti con la sua imponenza e dopo il pranzo abbiamo visitato i luoghi prinicipali della città; la curiosità di tutti era ovviamente concentrata sul percorso dell' "encierro", la famosa corsa dei tori per la festa di s.Firmino, il 7 luglio. Nulla a che vedere ovviamente con il nostro san firmino e la mania di appicciccare autografi su tutto e tutti. Qui le cose sono ben più pericolose. Vedendo il percorso dove vengono scatenati letteralmente i tori e pensando a tutto il contorno di persone, turisti, gente del luogo, macellai (in principio solo loro erano autorizzati ad entrare nel recinto...) non si può che restare di stucco che anora oggi si ripeta questa incredibile kermesse. Ma anche questo è la Spagna. E per fortuna noi siamo un mese in anticipo, ben al riparo da tutto quanto. Girando vediamo anche molti pellegrini del cammino di Santiago. E il nostro Josep, un altro patito di questa esperienza che sta pianificando per questa estate di percorrerne un altro bel pezzo, era quasi un obbligo salutare tutti quanti, chiedere l'itinerario, da quanto tempo erano in viaggio... una cosa di famiglia, quasi.
In serata approdiamo alla casa marista di Logrono-Lardero. Il superiore non perde molto tempo a parlarci della casa, ci ricorda semplicemente che se qualcuno vuole fare un tuffo in piscina... Detto fatto eccocci in 3 o 4 coraggiosi a provare l'acqua: splendida, fresca al punto giusto e sotto un sole ancora bello caldo, anche se sono ormai le 7 del pomeriggio. Ma dopo quasi 2 settimane di Francia e di cene ai confini del pomeriggio, sempre alle 7, poter finalmente 'sentirsi a casa' è già una bella conquista. Così la cena delle 9 si prolunga ampiamente a tavola, tra canti brasiliani, italiani e spagnoli. In molti mi chiedono canzoni napoletane, sorridendo sotto i baffi... mi toccherà garantire a tutti un bell'invito per chi vorrà passare da quelle parti nei prossimi tempi! Ma per il momento concentriamoci sul presente....
 

sabato 5 giugno

modellinoOggi è proprio l'ultimo giorno del nostro luingo viaggio. Dopo l'euforia della piscina di ieri sera qualcuno aveva proposto una ennesima levataccia collettiva per un bagno tonificante.Il buon senso ha risolto il problema forse con meno grinta ma.... in maniera più morbida.
La giornata si preannuncia splendida e concludiamo la nostra rapida permanenza a Lardero-Logrono con una visita all'atelier hobbystico di un fratello della casa che si dedica da anni alla realizzazione di modellini di monumenti, chiese, presepi realizzati in polistirolo. Avevo già visto anni fa uno dei suoi splendidi presepi, questa volta abbiamo osservato un allestimento delle principali località toccate durante il cammino di Santiago. Siamo rimasti a bocca aperta nel verificare con quanta cura e precisione viene svolto il lavoro. Qualcuno ha anche pensato ad una prossima attività non appena aumenterà il tempo libero a disposizione!un pellegrino!
Partiamo alla volta di Burgos, una delle zone centrali della Spagna dove il freddo abitualmente si fa sentire (un po' per l'altitudine, sui mille metri e un po' perché siamo nel cuore della Spagna). Vi arriviamo verso le 11.30 e ci portiamo subito nel centro della città. La "cosa" principale da visitare è ovviamente la cattedrale, un notevole gioiello del gotico spagnolo. La città di Burgos è famosa, tra l'altro, per il grande numero di vocazioni religiose che ha dato a tutta la chiesa. Sono tantissimi i fratelli originari di questo luogo. Un motivo certamente ci sarà...
Approfittiamo della splendida giornata di sole ed entriamo nel centro attraversando una delle splendide porte cittadine, subito ci troviamo nella piazza della cattedrale, con le sue inevitabili attrazioni, il trenino per la visita del centro, l'ufficio turismo, una panchina con la statua simbolo del pellegrino che si reca a Santiago; come resistere alla tentazione di una foto-ricordo e di un minuto di relax?
la cattedrale di BurgosEntriamo poi nella splendida chiesa (è la priima che incontriamo con ...obbligo di biglietto per l'ingresso, ma effettivamente li vale tutti i 2 euro!). Grande costruzione, con i suoi 106 metri di lunghezza e le sue innumerevoli cappelle decorate con fantasie sfrenate, slanci mistici, splendide statue, monumenti funebri, scale dorate, codici miniati a prova di miopi (si vedono da 20 metri!), automi che spalancano la bocca al tocco delle campane (il famoso Papamoscas...), sacrestie che sembrano musei e musei che sembrano scantinati... una visita decisamente suggestiva.
All'uscita, perché dobbiamo sempre fare i conti col tempo, rimane lo spazio per un rapido giro delle zone vicine alla cattedrale; un'altra chiesa con un eccezionale retabllo (parete interamente decorata con sence in rilievo); poi le vie del centro, e il paseo cittadino, con le sue bancarelle e le sue figure tipiche, i pittori, i rivenditori, i turisti...
Pranziamo nella casa dei frateli, addossata praticamente alla certosa di Miraflores. Speravo poi di poterla anche ammirare dall'interno, ma il tempo tiranno (e la voglia, per qualcuno, di tornare rapidamente a casa), ci obbligano a ripartire.
Ormai siamo veramente agli sgoccioli, Maciniamo gli ultimi chilometri ed eccoci di nuovo nella nostra casa dell'El Escorial. Tranquilla, verde, assolata... sembriamo un po' americani al ritorno dalle vacanze.Giusto in tempo per la festa di san Marcellino.



domenica 6 giugno - san Marcellino Champagnat

Oggi viviamo la grande festa di san Marcellino, è anche un giorno tranquillo di relax, in attesa del prossimo trasloco. Trovo così il tempo per sistemare anche le tante foto scattate durante il nostro soggiorno presso la casa dell'Hermitage.
Viviamo una messa molto "calorosa", visto che ormai l'estate inizia a farsi sentire. Ma il nostro gruppo corale e strumentale (MiguelAngel e Mario alle chitarre, Josè Antonio alla tastiera e Ivonir alle percussioni) ci aiutano a sentire con maggior entusiasmo il peso di questa giornata.
Per il pranzo siamo poi tutti mobilitati, visto che i cuochi stanno trascorrendo le loro ferie in questo momento, visto che siamo praticamente via da 2 settimane e domani si riscappa.
Alla fine del pranzo, presi da una fantozziana idea masochista, ci diamo appuntamento verso le 6 sul campo di pallone. Chi ci sarà? Ciritroviamo in 6 disperati, sotto un caldo ancora afoso e pesante, ma pur di perdere un po' di trippa ci facciamo coraggio tutti quanti.
Il resto del tempo lo passiamo in sala computer, dove tutti sono presi dalla frenesia della copia selvaggia, foto, canzoni, materiali del corso, la frase magica, da evitare accuratemente, è "hai mica un CD vuoto"... visto che per la classica legge di Murphy, quando una cosa serve non si trova, i negozi sono chiusi e ... il modello che hai appena comprato è di Cd riscrivibili, praticamente inutilizzabili. Così è la vita...

ecco allora la carrellata di foto della casa dell'Hermitage
e una sfilza di immagini racolte durante i vari giri della nostra Route Champagnat



lunedì 7 giugno - settimana a Siguenza

la casa di SiguenzaI
A quanto pare anche da queste parti si riesce, in un modo o nell'altro, a rintracciare il modo per riversare sulla rete qualche riga, qualche foto... insomma: datemi un pounto di appoggio e in un modo o nell'altro vi trovo il modo per collegarlo a Internet.
Ma considerando che questa settimana è e resta abbastanza speciale, mi limito a poche righe "durante", se poi mi verrà voglia di completare dopo vedremo, credo che stavolta la "cronaca" non abbia molto senso.
La casa di Siguenza: praticamente siamo finiti nel magazzino dell'arca di Noè, questa casa, come si vede dalla foto, è immersa proprio in un terreno bello ampio, recintato e tranquillo, oltre alla casa centrale, che un tempo era una delle tante case di formazione dei fratelli spagnoli e adesso ha cambiato un po' finalità e svolge la funzione di casa di accoglienza (come ... molte altre case dei fratelli spagnoli...). C'è anche una sorta di fattoria ben attrezzata, con tanto di piccolo museo del contadino, vecchie zappe, carri, attrezzi agricoli, museo di minerali della zona, persino una raccolta di oggetti autentici del paleolitico; poi ci sono gli animali. Cominciamo dai  3 cagnoloni, enormi, bianchi, pacifici, scodinzoloni e col catarro (da come abbaiano sembrano fumatori accaniti), di una strana razza asturiana, poi ci sono 2  cinghiali (!), un cervo, 2 daini, oche, pernici, papere, fagiani, galline africane, galline "indigene", una puzzolente famigliola di capre... insomma, quasi tutte le mattine, prima di iniziare le cose serie abbiamo preso un po' l'abitudine di passare in rassegna la truppa, si salutano i cagnoni (uno dei quali, a turno, rimane alla catena, così nessuno fr. Benitodegli altri 2 si sogna di ...evadere, se lo avessi saputo all'epoca in cui Trilli si dava alle grandi fughe!), si richiamano i cinghili (Charly e Charlyta, devono avere una carne ormai così dura che dubito molto sul loro futuro commestibile...), ci si tura il naso davanti alle caprette, si fanno starnazzare un po' i volatili e si tenta di farsi fare la ruota dai due pavoni reali. Mai una volta che ci si riesca...
Ma dopo l'ispezione alla fattoria, ai due corsi d'ìacqua, alla piantagione di pioppi che proprio in questi giorni fanno la felicità di quanti hanno un po' di allergia, si passa alle cose serie. E in questo ritiro ne abbiamo sicuramente una molto valida. Fr. Benito.
Il nostro "predicatore" (e questo nome non gli piace per niente, lo capisco!) è proprio fr. Benito Arbuès, che era semplicemente il superiore generale dei fratelli maristi prima dell'attuale, Sean.Sammon. E nella parola "semplicemente" forse c'è sintetizzato tutto il necessario. Per gente come noi che è comunque sensibile e attenta ai ruoli, ai riti tribali (per quanto sofisticati) della nostra gente, ai riconoscimenti e alle vicende passate, è abbastanza spiazzante mettersi al fianco di questa persona e non sentire assolutamente il "peso" del suo passato, così decisivo e cruciale per tanti aspetti dell'attuale presente dei fratelli maristi. Anzi, ci si sente invece stimolati ad accogliere meglio le sfide del futuro. I suoi interventi in questi giorni sono stati abbastanza contenuti, un incontro al mattino, di circa un'ora, pochi altri flash nel corso del giorno. Chiaramente non ci parla di politica o dell'imminente campionato di calcio europeo. Il suo piatto tipico è legato alla vita religiosa oggi, alle sfide che stiamo incontrando, alle difficoltà comuni, alle prospettive, alle vie di fuga, le diverse interpretazioni possibili e i campi di maggior interesse per tutto ciò che la riguarda. Tutto qui. Ma ce n'è decisamente abbastanza per non restare "tranquilli", perché riesce benissimo a scompaginare quello che uno si potrebbe aspettare da chi, per il ruolo che ha svolto, dovrebbe essere una persona di "equilibrio" più che di "sbilanciamento". Ok, mi fermo qui se no poi quando mi legge queste righe diventa rosso :-)goyo
Curiosità: oltre alla visita del simpatico museo Campesino, in quesa casa si conservano anche i quadi originali che Goyo aveva preparato, diversi anni fa ormai, per una vita illustrata di Marcellino. C'è di mezzo una storia curiosa, perc hé come potete vedere dalla foto del quadro qui sopra. il disegno sembra strappato a metà. Infatti è proprio così: strappato!. Cosa è successo? Il Responsabile della stampa aveva chiesto una serie di immagini a questo giovane fratello dalla mano squisitamente artistica. Solo che tra artisti... succede che non sempre ci si intenda e lo stile del pittore non era piaciuto per niente al fratello responsabile. Il buon Goyo allora cosa ha fatto vedendo la faccia poco convinta del committente? Semplicemente ha preso tutti i disegni, in blocco, e con un gesto deciso li ha stracciati e buttati nel cestino. Meno male che i suoi amici si sono premurati per raccogliere i cocci e risistemarli tutt, con un paziente lavoro di forbici e collai. E sono proprio questi originali che hanno poi dato il via alla stampa dei poster che sicuramente da qualche parte, in qualche scuola o casa marista, ancora si vedono oggi. I segni dello strappo sono stati giustamente elimninati in fase di stampa, ma nel corridoio qui sotto, dove si trovano in bella fila tutti i quadri, lo sfregio si vede eccome!
L'Europa chiama... - Non è un rigurgito di civismo, solo che in questa occasione elettorale, vedere come al solito i bravi spagnoli votare tranquillamente per posta fa comunque effeto.mi consolo anch'io leggendo l'ironico sms del PresDelCons che mi invita al voto di sabato e domenica. Ma forse la cosa che unisce maggiormente noi cittadini, a cominciare da questo sabato, è semplicemente il calcio. Oggi gioca la Spagna, ma da bravi ragazzi aspettiamo la fine del ritiro, con la celebrazione della sera (guarda caso proprio quando inizia la partita), ma giusto in per non perdere i secondi 45 minuti. E la fiducia spagnola non viene delusa dall'equipe. 1 a zero meritato. Finora l'unico italiano interessante in campo è... l'arbitro Collina.
Conclusione della settimana: la nostra pemanenza a Siguenza è andata dal pomeriggio di lunedì 7 fino alla domenica mattina del 13. Con il nostro puntuale "chofer", l'autista  Carlos che ormai ci conosce per nome (e guarda caso si preoccupa sempre se il sottoscritto non si è perso d qualche parte...), riprendiamo il cammino per l'0Escorial.
Ripartiamo con le immagini di Siguenza negli occhi e la consapevolezza che il tempo del corso è ormai agli sgoccioli.


Lunedì 14 - giorno di valutazione


gennaio febbraio marzo
aprile
maggio
Cominciamo con una nota diversa dal solito, questa mattina, chissà come mai, invece della sveglia normale, ad un orario umano e accettabile, a forza di girare nel letto (comincia il caldo), ho pensato bene di andare a salutare il bosco. Un po' se lo merita, questo nostro splendido parco. Avevo iniziato a gennaio, appena arrivato qui, a fotografare dalla mia camera il grande pioppo che si trova all'entrata, unapianta maestosa, fredda e spoglia al mio arrivo e ora grondante di lanuggine e folta di foglie. Non c'è che dire, questo calendario sa essere più efficace di molti fogli di carta, se si hanno occhi attenti. E tra una lettura e l'altra, una contemplazione del sole nascente, il calpestio del tappeto di lanuggine del nostro grande fratello pioppo (incredibile quanta ne produca lui da solo!), mi rimane ancora la segreta speranza di un incontro ravvicinato con fratello Cip o sorella Ciop, le nostre famose 'ardillas', insomma, gli scoiattoli che ci rubano i pinoli a tutto spiano, ma che nutriamo lo stesso benevolmente con tutte le nostre briciole di pane secco! E questa volta riesco proprio a non restare deluso, perché il Cip di turno deve essere così indaffarato a sgranocchiare la sua pigna che mi lascia avvicinare fino a pochi metri. Implacabile, ovviamente, parte lo scatto a raffica, qualcuna verrà sicuramente bene. Poi lo scoiattolo saluta, si arrampica sul pino e... arrivederci al prossimo turno. cip
La giornata conclusiva la dedichiamo tutta alla fase di valutazione del nostro corso, un primo momento individuale, poi una riunione a piccoli gruppi e nel pomeriggio la riunione generale, per condividere le impressioni, i suggerimenti, quello che ci porteremo via da questo luogo, i momenti più significativi... Qualcuno già è sul piede di guerra, i preparativi fervono, le valigie cominciano a far capolino e la sala computer è un porto di mare (e visto che mi tocca spesso fare il guardiano del faro, di cose da sistemare ce ne sono...): CD che vanno e vengono, consigli dell'ultima ora, scambi di e-mail, ricerca di cavi e pulitura accurata di hard-disk che abbiamo intasato e aggrovigliato nel più sublime disprezzo di qualsiasi concetto di ordine o di logica.
Alle 18 iniziamo la nostra riunione comune, dove confluiscono le diverse valutazioni e dopo la preghiera convlusiva, finalmente, unica volta in tutto il corso, riusciamo persino ad organizzare la cena all'aperto, nel parco che abbiamo più volte, inutilmente, preparato proprio per questo. Domingo, da buon paragueno, e tutti i brasiliani assaporano il clima tipico del churrasco ma tutti quanti ci adeguiamo rapidamente a questo stile mangereccio molto facile da comprendere: carne e carne, con contorno di carne, il tutto alla brace. Abbiamo legna da scaldarci per due inverni, quindi il fuoco ci scalderà a lungo, questa notte.



martedì 15 - ma dove andremo a finire?...

mapaOrmai le ore rimaste da passare qui in Spagna sono proprio poche. Ma cosa succederà adesso? Finalmente, dopo aver raccolto tutto il materiale, le informazioni, gli orari e, soprattutto il biglietto aereo... posso svelare le prossime tappe del mio viaggi (anche perché ormai ho rassicurato anche mamma Vittoria...).
Per chi ha già sbirciato la cartina qui a fianco non dovrebbero esserci dubbi che... il luogo non assomiglia proprio all'Italia. Ma come? Hai finito il corso, tornatene a casa di corsa... che ti sei messo in testa? L'America?
Quasi: l'Ecuador.
La cosa nasce da molto lontano, diciamo 2 anni fa, quando al corso di spiritualità aveva partecipato fr. Paolo, che adesso si "diverte" nel compito non certo facile del delegato della zona Italia. A quel corso dovevamo partecipare insieme, ma a Cesano era appena iniziata l'avventura della scuola elementare e sbolognare una patata bollente di questo tipo proprio all'inizio della transizione, dopo aver brigato abbastanza per realizzare questa nuova realtà, non mi sembrava un regalo di quelli che poi si accolgono a braccia aperte. Così avevo dovuto rinviare un po' questa tappa, che all'epoca si svolgeva proprio in Sud America, per la precisione a Cochabamba, in Bolivia. Ma il desiderio di dare uno sguardo al di fuori della nostra realtà europea era rimasto e... mi sembrava interessante. Così abbiamo cercato un po' dove realizzare questa esperienza, parlando soprattutto con Javier, il direttore del corso, che conoscendo molto bene la realtà sudamericana sapevabene dove mettere le mani,... e poi ascoltando alcuni dei fratelli che avevano fatto la stessa esperienza. Non mi metto adesso a spiegare tutto (se no poi che racconto?),  mi limito a dare alcuni ragguagli, perché non credo proprio che dove sarò le connessioni internet siano all'ordine del giorno.
Comunque, per farla breve , dovrei arrivare fino a Quito, la capitale (quadratino verde) poi insieme a qualcuno (spero!) arrivare fino alla comunità marista che si trova nei pressi di Sucumbios, proprio sull'Equatore (lo so che ci sono gli Europei di calcio, ma non chiedetemi che squadra possa essere...) e qui mi fermerò circa un mesetto, quindi per cambiare un po' ambiente andrò dalle parti di Quevedo (circoletto rosso), dove la comunità marista gestisce alcune case . La partenza è prevista per venerdì 18, alle ore 12.10.misa final
Per la cronaca, questa mattina ho perfino provato l'ebrezza di riprender la macchina per andare a fare due commissioni nel vicino centro commerciale (durante tutto il corso siamo stati talmente coccolati che avevamo sempre a disposizione un autista personale :-) . Per la legge di Murphy sono incappato in un atasco mostruoso e nella festa del centro medesimo: morale, si parcheggia a mezzo chilometro e si va all'avventura, ma quattro passi fanno anche bene! Faccio il pieno di CD per tutta la truppa, visto che vogliamo dare a ciascuno una copia degli annali preparati da Carlos.
Alle 13 celebriamo la nostra ultima messa insieme: Il  p.Guillermo ha parole molto fraterne e cordiali per il nostro gruppo, da buon veterano, visto che lui conosce e aiuta i fratelli dell'Escorial da ben 17 anni in questa attività. Poi, dopo il pranzo, è tutto un brulicare di attività in sala computer, copiando Cd, raccogliendo foto, selezionando materiale da portarsi via, sistemando i poveri computer che proprio in questi ulitimi mesi hanno sofferto uno stress notevole. E da domani la sala dovrà sembrare un luogo pulito, ordinato, perfettamente in funzione. Insomma, un vero e proprio miracolo.
In compenso, a forza di sistemare cose, ho perso quasi di vista la preparazione della mia valigia. Per fortuna sono riuscito a sbolognare un po' di cose inutili ad alcuni piccioni viaggiatori che passeranno da Roma... quindi non dovrebbe essere un problema serio rimandare il tutto alle ultime ore... Tanto in questi casi si dimenticano un sacco di cose, farlo prima o farlo dopo non dovrebbe peggiorare le cose.E infatti, vero l'una, il grosso delle cianfrusaglie che stavano nell'armadio e nella libreria sono felicemente traslocate nella valigia.


mercoledì 16 e giovedì 17 - con gli amici di Basida

vista della casaRimangono gli ultimi ritocchi, chiudere le valigie, fare un rapido inventario, dare una pulitina alla camera (perchè l'autista ce l'abbiamo, ma per la donna delle pulizie... siamo unpo' sguarniti!). Si comincia a partire alla spicciolata, qualcuno l'ha già fatto nella serata di ieri, qualcuno all'alba di quest'oggi. Il mio primo stacco è verso le 8.45
Con tipica precisione svizzero-lombarda  alle 8.47 sono pronto, con armi e bagagli e stanza brillante (beh, basta non guardare troppo a fondo negli angoletti, sui ripiani, i vetri...).
Teofilo ci accompagna alla stazione dei treni dell'Escorial, siamo io, MiguelAngel e Benavides, insomma, i pezzi da 90 (perché facendo la media io arriveri quasi a questo peso, considerando la mole degli altri due!).
Putroppo non tutto fila liscio e alla stazione, dopo aver già fatto il biglietto per Madrid, il povero Benavides si  distrae un attimo e appoggia il portafoglio sul bancone per veriicare l'orario. Sigh: se vi serve una nuova definizione di "attimo" è quella del tempo passato tra il posare l'oggetto, voltarsi e ... non trovarlo più. Così, per cercare di rintracciare almeno i documenti quando il treno parte ci saliamo solo in due, io e Miguel Angel. Andiamo così insieme fino a Madrid, guardando dai finestrini il panorama ormai familiare del monte Alabantos, del profilo del Moonastero di San Lorenzo, i boschi, i macigni che costellano questi boschi... quando si chiude una finestra la luce cambia, per forza di cose...
Arrivati alla stazione di Chamartin saluto Miguel e inizio il mio viaggio on-the road. Prima fino alla stazione Sud degli autobus, alla ricerca del pullman per Navahondilla.
pranzoMi era rimasta nel cuore e non solo la voglia di tornare a salutare gli amici di Basida, dove avevo passato le due settimane dell'esperienza di solidarietà prima di Pasqua. Se solo ne aessi auto il tempo. Visto che il mio aereo parte il 18, invece di crogiuolarmi due giorni ancora all'Escorial mi sembrava una buona cosa utiizzare queste ore per qualcosa di particolare. E Basida è proprio qualcosa di particolare.
Tra uno sportello e l'altro (nella stazione ce ne sono oltre 60), alla fine trovo quello giusto. Salgo sul pullman ancora con il dubbio che la "Navahondilla" del biglietto possa essere da un'altra parte, ma poi mi fido dell'indubbio istinto del viaggiatore e... si parte.
Meno male che avevo parcheggiato la valigia grande nel deposito bagagli, perché la fermata dista dalla casa di Basida circa 20 minuti di salitella... ma intrepido (e sudato) alle 14.20 varco il cancello e rientro così in questa casa. L'orto, il giardino, le piante, i fiori, tutto sembra piacevolmente al suo posto. Si sentono le voci del pranzo e infatti scopro con piacere che adesso si mangia nel porticato, con una splendida vista sul paese e sul panorama. Sapevo che c'erano alcune persone nuove (Basida è una delle poche realtà spagnole di volontariato che accoglie persone con  Aids e mi diceva Paloma, la responsabilir di qui, che c'è una lista di attesa di oltre 300 persone!) ma il grosso del gruppo era proprio lo stesso di due mesi fa. Ed è bello poter salutare le persone senza confondere i nomi e senza saltarne nessuno...in pisicna
Niente di speciale, qui non ci sono protocolli o formalità particolari, si viene, ci si mette al fianco di tutti e ... si fa quello che serve, dal lavare i piatti alle pulizie, dall'aiutare "los cicos de la casa" nelle varie necessità (di tutti i tipi...), dare un amano nei laboratori, stare insieme.E il tempo infatti passa, senza grossi problemi. Il giovedì lo vivo al completo, dalla mattina alla notte. In questo periodo non ci sono molti volontari, trovo solo Maria, una ragazza polacca che è già stata qui lo scorso anno. Quando finiranno le scuole in Spagna, cioé dalla prossima settimana, aumenteranno considerevolmente, verranno anche i volontari stranieri, ci saranno le attività estive, le settimane al mare, le passeggiate.
Ma adesso che siamo ormai in estate c'è anche la gradevole novità del tuffo in piscina prima del pranzo, con un sole splendido, un cielo più azzurro del fondo della piscina e diverse persone coraggiose che sguazzano. Ma anche quelle che vorrebbero limitarsi a prendere il sole,  se è il caso, vengono impietosamente buttate in acqua. Un allegro schiamazzo che ricorderò per un pezzo, perchè i miei cari fratelli dell'Escorial si sono dati da fare per 'scoraggiarmi' in tutti i modi, riempiendo persino  i fiumi dell'Ecuador di branchi di piranha se non proprio di ...squali!
E così la giornata avanza, con un pranzo tranquillo (ci si siede alle 2 e alle 15 siamo ancora a chiacchierare), un po' di relax (guai toccare la siesta e visto che l'ascensore faceva i capricci tutti quelli bloccati a terra aspettavano ansiosi il tecnico, che per fortuna èarrivata rapidamente); poi i laboratori con le attività, pittura di lenzuoli, quadri con la pasta, cose strambe ma geniali che aiutano a passare il tempo in modo ragionevole.
Poi verso le 20 c'è i lmomento libero di preghiera: ieri c'era stato anche don Paco, il cura di queste zone e abbiamo celebrato una messa, oggi solo un 'momentino' di preghiera con i vari amici della comunità di Basida, i volontari.e molti di queli che vivono in questa casa. Un po' sullo stile carismatico, tanti canti, ringraziamenti, interventi liberi, di tutti i tipi :-) in maniera molto sentita. Insomma, il momentino è finito verso le 21.10-
Cena tranquilla, all'aperto come sempre, e poi mi dedico a quelli che immagino possano essere gli ultimi momenti "produttivi" per sistemare alcune cosette legate a Internet, come queste pagine, la posta finale, gli ultimi saluti, la sistemazione di alcune foto.
Però prima di scappare mi rimane la gradita opportunità di ricordare unpo' le diverse tappe del mio viaggio spagnolo vissuto fin qui, sfogliandole foto insieme a Montse :-) che tanto deve 'fare' la notte. A rotazione i membri della comunità si ono
 

venerdì 18 - il giorno più lungo...

ultimo saluto a Basida per la partenzaLa sveglia all'albra comincia ad essere unappuntamento costante. Calcolando che oggi sarà una giornata piuttosto lunga, meglio iniziare bene. E il primo problema saràquello di uscire dalla casa di Basida, visto che tutte le porte (e le finestre) sono doverosamente sprangate; ma alle 6.30 c'è già qualcuno che muove i primi passi. Rimedio persino un passaggio veloce fino alla fermata dell'autobus, anche se qualcuno, la sera prima, mi aveva teneramente raccontato che qualche volta il bus si dimenticava di passare... Comunque alle 6.50 sono già on the road, per aspettare il passaggio del primo pullman, previsto per le 7.10. Aspetta e aspetta, nulla di nuovo all'orizzonte. Inganno il tempo salutando l'aurora, le ultime immagini di Navahondilla... finalmente alle 7.30 fa capolino un bus verde. Ma non è quello giusto, bisogna ancora aspettare il successivo. Ma ormai il viaggio è iniziato. Per arrivare a Madrid ci vogliono quasi 2 ore... e il traffico aumenta, aumenta. Sembra proprio di essere a casa, sulla superstrada Milano-;Meda! Così verso le 9 abbondanti sono alla stazione Sud; prelevo il valigione e via con il Metro, in direzione dell'aeroporto. Bisogna proprio dire che girare Madrid è facile e rapido, meno male che onn devo arrivare fino a Malpensa!
Giunto all'aeroporto le solite formalità, un po' di code, la ricerca della porta di imbarco che, per la nota leggedi Murphy, non corrisponde nemmeno alla carta di imbarco appena stampata. Un'occasione per visitare l'enorme aeroporto di Barajas. Finalmente trovo la coda giusta e con un buon anticipo (se mi vedessero gli altri del nostro gruppo quasi non mi riconoscerebbero, tanto sono puntuale oggi!) mi meto in fila.
Il volo per Quito è bello pienotto, ma ci sarebbe da riempire un asilo con tutti i bambini che ci sono! Una volta saliti sull'Airbus 340, sistemati armi e bagagli  finalmente si decolla. In perfetto orario, alle 12.15.
panorama di Quito dal PanecilloMi aspettano circa 10 ore di viaggio. Mi sembrano un'eternità; ma con il sonno arretrato che ho accumulato in questi ultimi giorni può essere anche l'occasione buona per recuperare un po'. Dopo una mezz'oretta di volo servono il primo pasto; poi via con i film. E io con la pennichella... l'aereo è un brulicare di bambini che si divertono a girare in lungo e in largo. Ce n'è uno che come minimo dovrebbero premiarlo per il numero di km che si è sciroppato: ogni 2 minuti lo vedevo passare dal mio posto, bello convinto. Così il tempo si ammortizza un po'; quandopoi manca solo un'ora e mezzo ecco il secondo pasto. Ormai ci siamo. L'ultima mezz'ora è la più divertente. Non avevo una grande visuale, visto che non stavo vicino al finestrino, ma abbiamo cominciato a ballare niente male. Meglio, pensavo, cosìoltre al viaggio proviamo anche l'ebbrezza delle montagne russe. Sembrava di essere a Gardaland, solo che i commenti sonori dei viaggiatori erano tutt'altro che allegri e rassicuranti. Salti, vuoti d'aria, sussulti, e poi quando sembrava quasi arrivato l'aeroporto, una bella virata e via di nuovo, per girargli attorno. A detta della mia vicina questa manovra l'abbiamo fatta per ben due volte (ma sarà stata la strizza?); finalmente l'atterraggio: ultimo zompo, applauso classico e... l'aereo si ferma. Sono le 16.15 dell'Ecuadore, 7 ore meno che in Italia! Oggi le lancette giocano a mio favore.
traffico di QuitoL'aeroporto di Quito è proprio in mezzo alla città, che è una lunghissima striscia di case e palazzi (diciamo 50 km di città!), piccolino e quindi dall'aero entriamo tranquillamente a piedi nell'edificio centrale. Ultime formalità, recupero valigie e finalmente si esce dalla stazione.
Vedo subito una persona che sbandiera una foto ben conosciuta. Ma poi vedo anche Pau... e alla fine scopro che ad aspettarmi ci sono ben 4 fratelli... non so se iniziare a preoccuparmi :-)
E' bello sentirsi subito tranquillamente a casa. Ci rechiamo presso la comunità centrale di Quito; un poco di relax prima della cena. Tra le 18 e le 18.20 il cielo fa in fretta a spegnersi. Basta con i crepuscoli graduali di Italia e Spagna. Quando all'equatore fa notte,  il buio non ti chiede permesso. E la prima notte servirà anche a placare un po' il jet-lag di questo squilibrio cronologico. Il mio griono oggi è durato 31 ore. Meglio mettersi a riposare con saggezza.


19 sabatomadonna del panecillo

Faccio fatica a capire che ore sono; mi sveglio verso le 6 locali, che dovrebbero essere le 13 di "prima". Insomma, un po' di recupero c'è stato.
In questa prima giornata sono stato veramente coccolato dai fratelli della comunità.
Nella mattinata il superiore della casa, fr. Saturnino mi scorazza per la città di Quito, iniziando dal santuario di Guapole (che si richiama alla vergine di Guadalupe), portandomi poi a visitare alcuni luoghi particolarmente suggestivi e panoramici della città; il recente palazzo di cristallo che diventerà presto un centro commerciale ed espositivo con annesso parco, la statua della Madonna del Panecillo (la prima  Madonna con ... le ali!), costruita negli anni 60 sulla cima di una collina da dove si scorge una buona porzione della città, soprattutto il centro storico. E girando per le strade incasinate e tortuose di questa grande città (a Quito vivono circa 2 milioni di persone) si coglie molto bene la realtà cittadina e dell'Ecuador. Smog incredibile che spruzza a fiumi dai tubi di scappamento dei tantissimi autobus che intasano le strade, taxi a dismisura e una folla di macchine 4x4, comprensibilissime visto il saliscendi di queste strade. Anche le macchine dei fratelli sono tutti pickup 4x4 (qui si dice "todoterreno"), comodissime anche per trasportare cose.
felici alla meta.... sull'equatoreDopo il giro del mattino e un po' di sosta per il pranzo, un altro fratello, José Garcia, si premura di portarmi fino al punto zero, il luogo dove passa esattamente il parallelo dell'equaotre, a una ventina di chilometri da qui. Il viaggio è tutta un'occasione per ascoltare, chiedere, conoscere, sbirciare... Imbocchiamo un'autostrada incredibile, con uscite sterrate, macchine parcheggiate ai bordi... gente che attraversa tranquillamente. Giungiamo al centro turistico che ha un nome decisamente pomposo: Ciudad Mitad del Mundo. Vi si trova la ricostruzione di un pueblo coloniale in perfetto stile spagnolo, con negozi, chiese, uffici in linea con l'ambientazione. Poi il monumento-museo costruito esattamente sull'equatore, una torre panoramica (accidenti, l'ascensore non funzionava...) che contiene anche un museo etnografico sulle diverse realtà umane della nazione.i lama del parco del Collegio Marista
Sulla strada del ritorno abbiamo visto anche il collegio superiore che i fratelli hanno a Quito. Nel parco ci ha accolto la coppia di lama che pascolano liberamente nel parco, un adulto bello grande e un alpaca piccolino, dall'aspetto morbidissimo. Poi ci siamo di nuovo immersi nel traffico caotico della città, nei quartieri popolari, con tutta la gente assiepata sui marciapiedi, i tanti chioschetti ambulanti dove le donne della montagna vendono i loro prodotti, le loro frittelle di patate o di mais; gente dappertuttto. Superando un grande mercato all'aperto un paio di ragazzini si sono pericolasamente "autoinvitati" sui bordi dell'auto, abitudine abbastanza diffusa qui, e abbiamo dovuto insistere per farli scendere!... insomma, per conoscere un po' da vicino la città e la realtà dell'Ecuador oggi ho avuto abbastanza occasioni.
Domani mattina si procede invece verso Sucumbios, insieme a Pau che avrà così l'occasione per mostrarmi qualcosa di particolare lungo questo itinerario: ci vorrano circa 7 ore. L'abitudine ai viaggi lunghi inizia a diventare normale. Mi consolo perché mi ha già detto che sono capitato nel periodo migliore, visto che stanno festeggiando diverse occorenze e festività e anche se sono capitato nella stagione delle piogge... lo spirito non si sente  per niente "a mollo".
Ecco una rapida rassegna di immagini di Quito


domenica 20 giugno - la prima odissea

la mano di Chayito e la tarantolaBene comincio a scrivere queste righe in un ambiente decisamente diverso dal solito luogo tranquillo, pulito e un po' asettico (magari disordinato, ma... per la perfezione c'è tempo); intanto l'umidità della casa e della mia stanza è tragicamente evidente, ma non posso nemmeno dire che le goccioline di vapore su trasformano in acqua sui vetri, perché i vetri non ci sono in questa casa, al telaio della finestra sono applicate però delle reti fitte fitte, molto più utili del vetro; le persiane non servono perché quando qui cala la notte il buio è proprio buio! A parte il primo piano, poi, qui tutto è in legno, l'odore si sente forte per i primi giorni, ma poi scompare, come il rumore delle cicale che ogni tanto decidono di fare un comizio assordante (ma non trovo il telecomando per "spegnerle"...). Sono nella casa della comunità da un paio di giorni e sto inziando a prendere le misure e ad abituarmi. Questa sera abbiamo salutato la tarantola che ci aiuta a fare fuori un po' di insetti, non so cosa direbbero le mie maestre di Binzago se durante un pranzo invitassi  anche lei... ma le coordinate qui sono molto particolari e pernottono di osare! Vediamo di scoprirne qualcuna. Iniziamo dal viaggio di domenica 20.
Domenica 20 giugno - Ci sono viaggi che sono semplici trasferimenti e altri che nascondono avventure, esperienze significative, momenti unici, tappe importanti. Quello di oggi doveva essere un semplice trasferimento fino alla comunità marista di Sucumbios, ma date le occasioni, l'itinerario, il percorso, gli intopppi e le persone... credo rientri a pieno titolo nella seconda categoria.
Hanno giocato un ruolo molto evidente le abitudini, le concezioni, i luoghi comuni che un buon europeo si porta dietro quando si parla di strade, viaggi, trasporti. I confronti si sprecono, ma capisco presto che servono a poco. Non velocizzano nemmeno il viaggio!
Capitare in una realtà dove l'imprevisto è di casa, dove le strade sconfinano con le frane e dove il paesaggio gioca una infinità di toni e contenuti... ha contribuito a rendere queste 8-9 ore di viaggio(per 260 km) particolarmente interessante. Se la verità è nell'occhio di chi guarda, bisogna riconoscere che qui la natura gioca a carte scoperte.
termePartiamo dalla casa di Quito verso le 7.30, dopo aver dato per un'ultima volta un'occhiata alla posta e alle notizie di casa-Italia. Credo che per un po' sarà difficile ripetere questa abitudine. Ma non si sa mai!
Passiamo a prendere Gustavo, un giovane architetto, amico dei fratelli, che sta collaborando ad un importante progetto educativo che la Comunità diocesana di Sucumbios sta elaborando; grosse cifre in ballo, sponsor di grosso calibro (una compagnia petrolifera) e molti dettagli da curare e controllare. Gustavo sarà con noi per controllare le mappe e il terreno dove dovrebbe sorgere un centro scolastico di impianto pedagogico particolare. Così siamo in 3, io, Gustavo e Pau, il fratello di origine catalana che conoscevo da tempo e che rappresenta un po' il mio punto di riferimento per questi giorni.
A bordo del 4x4 Chevrolet del provinciale iniziamo a scendere da Quito, poi, dopo aver percorso diversi chilometri ed aver attraversato il ricco quartiere di Cumbaya, zona bene di Quito, si risale per la cordigliera delle Ande fino a superare quota 4000; ripenso alla mia cima Rossa, al confine con la Francia, la punta più altra che finora ho toccato, un banale 3100. Qui, in un solo colpo, polverizzo i miei record, anche se senza nessuna fatica. Ci fermiamo un attimo presso la cappellina della Vergine del Paramo ma siamo avvolti dalle nubi e da un freddo glaciale. Via di nuovo in macchina, e si inizia a scendere. Di solito questo viaggio si effettua con il bus locale, un mezzo sgangherato e affollato, ma questa volta ce la prendiamo comoda; deviamo persino dalla retta via per visitare una stazione termale abbastanza rinomata. Entriamo nel recinto con le vasche di acqua calda, a diversa temperatura, mentre tutto intorno la conca delle montagne è ancora avvolta di nubi. Fa un certo effetto vedere le persone girare in costume in questo scenario. Riprendiamo la strada, che per un buon tratto è ancora asfaltata, poi inizia il tratto sterrato, con evidenti segni di intemperie, buche, disastri di tutti i tipi. Impressionante il numero di bus e di camion che circolano su questo tratto. Risaliamo un tratto e Pau mi prospetta la prima sorpresa, dirigendo verso la cascata di s. Rafael; la stradina è presto interrotta da una frana e parcheggiata la macchina. cascata san rafaelCi dirigiamo a piedi. Intorno il paesaggio è già tipico della selva; piante altissime, esuberanti, felci arboree, molte specie che da noi sono classificate come piante esotiche e da salotto, qui svettano imponenti e sfoggiano foglie gigantesche. Presso un gruppetto di case ci aspetta una persona in divisa, sembra surreale incontrare qualcuno in questo luogo apparentemente deserto, ma c'è un biglietto da pagare anche qui. Un dollaro per proseguire fino al punto panoramico. Pau conosce bene come vanno le cose e quindi nessuna preoccupazione. Ci avviamo per una stradina che si restringe man mano e sembra sul punto di essere assorbita dalla vegetazione, sempre più invadente. Inizia anche a piovere, prima delicatamente, poi in maniera intensa e quindi acqua a catinelle. Meno male che la temperatura è gradevole, anche se ormai l'acqua scorre dappertutto e siamo zuppi. Ma lo spettacolo che ci aspetta ci riscalda quasi. Un fiume intero, poderoso, che si precipita con un salto enorme e fragoroso... peccato che la pioggia non ci consenta un momento di sosta più tranquillo.
Risaliamo zuppi e molli e siamo costretti al primo cambio. Pau, tutto allegro ed entusiasta sembra un gabbiano tra queste nuvole d'acqua e mi conferma che prima o poi questo mio battesimo dell'acqua doveva arrivare, meglio prima!
Riprendiamo la macchina, continua lo sterrato, ogni tanto un gruppo di operai sono alle prese con una frana, camion e ruspe sono al lavoro anche di domenica e le soste si moltiplicano. Passiamo ponti su fiumi impetuosi e viene voglia dichiudere gli occhi guardando le assi un po' sconnesse che separano dal fondo valle. Ma ci passano anche pullman e camion, ce la possiamo fare anche noi.. Poi cerchiamo un 'ristorante' per mangiare qualcosa, perchè sono già le due del pomeriggio. Il primo che visitiamo è deserto, finiamo nel primo paese, un gruppo di case che affiancono la strada. Qui le cose sembrano normali, un minestrone e un piatto di carne con patate, una birra, il tutto per quasi .... 3 dollari. Così ripartiamo e dopo poco, miracolosamente, la strada ritorna asfaltata. Una presenza costante, a destra o sinistra, a seconda dei rilievo, è la presenza dell'oleodotto che collega i pozzi di estrazione di Sucumbios, con le raffinerie della costa. Un serpentone di metallo lungo quasi 500 km, che serve per mille altri usi alternativi: scaldino per asciugare la biancheria (il greggio deve essere scaldato per fluire meglio), sentiero per i pedoni equilibristi, lavagna per scritte e cartelli vari.
fiume
il ponte 4 passi?
Gustavo e Pau
La nostra discesa ormai arrivata alla quota normale e si prosegue in maniera regolare, ma senza abbassare la guardia perché ogni tanto l'asfalto cessa di colpo e un paio di volte scompare anche la strada... Ci avviciniamo alla zona di Sucumbios e Pau mi va spiegando un po' qualcosa della zona, dell'attività che si svolge insieme alle altre componenti  della diocesi,. Ad un certo punto si infila in una stradina laterale per "vedere se hanno riparato il ponte". Ormai siamo nella zona che lui conosce bene, ogni missionario qui ha un certo numero di comunità da visitare e lui sta verificando la situazione logistica della sua zona. Il ponte era crollato qualche mese fa per la violenza delle piogge e i lavori per il ripristino non sono per niente facili in questa zona,anche perchè il fiume in questione è più largo del Po a Torino! Ne hanno costruito uno con cavi di acciaio e legno, sembra il set di un film. Ma mi dice che questo non è ancora niente, anzi... dopo aver salutato alcune famiglie ci dirigiamo all'altro ponte.
E in effetti capisco cosa intendeva dire. En passant mi confida che su questo ponte fr. Benito... non aveva avuto il coraggio di passare (si chiama prudenza, gli dico io!); lo attraversiamo con un una baldanza che nasconde un po' di strizza. Sarà la sindrome da Iindiana Jones, ma la terra ferma sotto i piedi è tutta un'altra cosa.
E riprendiamo la strada fino al km 20, dove finalmente termina, per il momento, il nostro viaggio. Sono le 5 e qualcosa. Siamo partiti verso le 8 del mattino. Non male come media :-) e già che siamo in ballo continuiamo, perché in casa non troviamo .... nessuno e ci sono alcune commissioni da sbrigare. Così ho l'occasione per conoscere subito la "città" di Lago Agrio, il capoluogo di questa zona.
Ma come primo giorno penso che possa bastare...


mercoledì 23 - la grande città di Nueva Loja

viaggio sulla rancheraSono qui già da un paio di giorni e ancora mi perdo con i nmi. Ho scoperto che Sucumbios è il nome della provincia, ma anche di un cantone (non quello dove ci troviamo) e io che credevo che fosse il nome della città qui vicino. Niente da fare. Ho chiesto allora il nome della città e qualcuno mi diceva Lago Agrio; ancora sbagliato perché questo è il nome del distretto al quale apparteniamo. Insomma, il nome ufficiale è un altro, si chiama Nueva Loja (la Loja "vecchia" è un'altra città ecuadoregna che si trova al sud... ). La mia fede di prof di geografia vacilla vistosamente.
Ma oggi è stato il primo giorno serio di visita alla città.
Sono partito con Josè Luis, che proprio ieri ha festeggiato i suoi 51 anni. Con un piccolo carico di banane e di naranjilla (che sembrano aranci, ma non li ho ancora assaggiati), ci siamo diretti verso la strada, per prendere la  ranchera. Di che si tratta? Del mezzo di trasporto locale: un bel camion con una serie di panche sul pianale di carico, un tetto, il tutto rigorosamente in legno e... via. Nessuna preoccupazione per le cinture di sicurezza, per i vetri, l'aria condizionata, le preferenze di posto. Stile vecchio west, più vecchio che west, però! I 20 km del percorso si bruciano in meno di mezz'ora, solo che quasi a metà c'è il controllo militare. Si scende tutti per la verifica dei documenti. La gente del posto semplicemente esibisce il suo documento mentre i poveri "turisti" come me devono rispondere ad un paio di domande: "da dove vengo, perché, per quanto tempo, che mestiere faccio" e prendono nota su un quadernone. Si risale sulla ranchera, vento in poppa (e in faccia) e via. Arriviamo così al grande centro cittadino. La città è uno splendido esempio di crescita "dal basso" e dal nulla; disordinata, caotica, improvvisata, lercia, improbabile, ma anche viva e pullulante di traffico, persone, tutto in movimento.il vero significato della sigla fms
Ci rechiamo al mercato della comunità (!) che è gestito dalla diocesi e qui lasciamo la frutta raccolta nella nostra finca (i 3 ettari del nostro terreno); lo stile di questa diocesi è decisamente singolare e forse unico, ne dovrò parlare più diffusamente. Non si basa tanto sulle parrocchie ma sulle comunità di base; i religiosi e i missionari sono invitati dal vescovo e lavorano tutti con un'ottica di chiesa, nessuno coltiva il suo orticello. Ogni gruppo è invitato anche ad autofinanziarsi e a sviluppare una rete economica che aumenti questo sviluppo. Così non mi meraviglia che la chiesa qui vicina abbia aperto un cyber-caffè per l'accesso a Internet aperto al pubblico. Il ricavato serve per attività di finanziamento delle opere diocesane.
A questo punto prendiamo il bus (la differenza con la ranchera è nel fatto che adesso il mezzo è un vecchio pulman sgangherato e coperto) e andiamo fino al collegio diocesano, il più efficiente della città, con i suoi 1200 alunni. Fr Josè Luis ha un sacco di attività e di conoscenza, così il nostro itinerario è tutto un salutare e attaccare bottone con la gente. Diamo un'occhiata dall'esterno alla scuola, che è in piena funzione perché la chiusura dell'anno scolastico qui è a luglio. Poi noto un cartello curioso, che svela un possibile significato alternativo della nostra sigla FMS (federazione mujeres [delle donne] di Sucumbios), ma non so se tutti saranno d'accordo. Si tratta anche qui di un'opera della dioces. E visto che ormai ci siamo vicini, ci rechiamo proprio alla sede dell'episcopato; salutiamo la comunità religiosa che si trova nelle adiacenze, una comunità di padri Carmelitani e di suore Laurite che vivono una realtà di condivisione simile alla nostra.
il mercato di Lago AgrioMi viene naturale chiedermi quante esperienze simili ci sono dalle nostre parti... qui saremo nella giungla ma ci sono segni di vitalità sicuramente più avanzati del nostro "moderno" panorama. Dopo la visita e un caffè... entriamo presso la sede dell'episcopato. Qui incontriamo Walter, il nostro superiore, che insieme ad un segretario della diocesi sta elaborando un progetto di formazione informatica per i membri della diocesi. Ho capito che un po' di dritte, in questo periodo, potrò darle, anzi, è proprio quello che mi chiedono. A fianco c'è l'ufficio economico della diocesi, hanno qualche bega con un computer...passiamo una mezzìoretta a vedere come stanno le cose. Poi riesco persino ad aggiornare parzialmente queste pagine, ma una connessione Internet qui non è proprio un giochetto da ragazzi, l'unica possibilità è fare un atelefonata fino a Quito, 280 km, con tutti i rischi di una linea telefonica veramente traballante. Siamo nella sfera del miracolo, non della tecnica.
Tira e molla si è fatto tardi, con Walter ci rechiamo allora presso il centro, mangiamo un boccone (il nostro pranzo, composto da minestra con tozzo di pollo e un piatto con riso, carne, ravanelli e altra verdura che mi astengo dal nominare, ci costa la bellezza di 1 dollaro), poi, attraversando il centro commerciale, torniamo nuovamente presso l'episcopato per completare il progetto e il lavoro di sistemazione computer.
Sulla via del ritorno sapendo che venerdì andremo "in missione", mi attrezzo con un paio di stivali; tra insetti, animaletti, serpenti (?) e soprattutto acqua è il modo migliore per muoversi da queste parti. Poi riprendiamo la nostra ranchera e via verso casa. Naturalmente a metà strada dobbiamo di nuovo smontare per il controllo militare. Fossero logici basterebbe una X nella casella "Ritorno" della mia linea precvedente. Macché, mi rifanno le stesse domande, mi chiedono da dove vengo, dove vado, fino a quando rimango in Ecuador, che mestiere faccio... Dovrò faci l'abitudine.
Finalmente verso le 6 eccoci di nuovo a casa. Cristina e gli altri hanno già completato la marmellata di papaya e ananas che ieri abbiamo pulito, sul fuoco si sta cuocendo quella di cocco e cannella; tutte attività per l'autofinanziamento. La faccenda si fa golosa...

Giovedì 24 - Domani all'alba si parte per la prima "missione". Accompagno Walter che va in visita ad una delle comunità che gli sono state affidate. Domenica ci sarà la cresima di un paio di ragazzi e ci saranno diverse cose da sistemare. José Luis mi dà il suo zaino perché con il mio ci posso portare ben poco. Mantellina anti-diluvio, sacco a pelo leggero, perché dormiremo fuori e non so assolutamente dove e come! Costume da bagno perché tutte le comunità sono vicine ad un fiume e temo che il bagno sia una esigenza pratica  irrinunciabile... pila, ricambi, il tutto in sacchetti di plastica perchè se piove... siamo nei guai. La curiosità di vedere come sarà è grande, anche se il timore di non capire quasi nulla la bilancia un po', visto che nella comunità indigena non si parla molto lo spagnolo e le persone abitualmente si esprimono in quechua. Meno male che adesso so almeno come si scrivono i doni dello Spirito  Santo in questa lingua, visto che abbiamo preparato un cartellone in grande stile. Si legge più o meno come lo spagnolo, ma... a parte un paio di parole, non c'è proprio nessun termine con qualche analogia a qualcosa di noto!.
Domani vedremo


25-27 giugno - prima visita alla comunità indigena di Alli Pambalo splendido fiore del platanillo

Scrivo queste righe la domenica sera, mentre fr. José Luis sta preparando nuova marmellata, Pau è già a riposare e gli altri sono nella casa delle suore a vedere qualche briciola di tv (l'unico canale che si vede trasmette una media di 5 minuti di notizie internanzionali, una favola!). Ho scaricato le foto di questi tre giorni, le ho già guardate un paio di volte ma conitnuo a ripetermi che forse si tratta di un documentario della National Geographic, che queste cose sono fuori del mondo... che le scimmie non si cucinano, che quella brodaglia bianca non si dovrebbe bere, che i bambini non dovrebbero andare in giro così conciati e scalzi con tutto quello che c'è nella selva.... è invece è proprio così.
I fratelli sono tutti incaricati dalla diocesi di esser il trait-d'union delal chiesa con diverse comunità indigene. Si tratta proprio dei discendenti delle vari tribù locali che un tempo popolavano tutta la zona. Poi dopo la Conquista, l'arrivo dei coloni affamati di terre, dei gruppi petroliferi affamati di nuovi pozzi, gli indigeni sono andati sempre più all'interno, a volte estinguendosi o perdendosi. Oggi la maggior parte si riconosce nel gruppo che parla la lingua Kechwa (o Quichua) e stanno faticosamente cercando un recupero di tradizioni, abitudini, terre... sono quasi tutti cattolici e ogni gruppo ha il suo catechista indigeno, la sua autonomia, il suo presidente di associazione (riconosciuta come tale dallo stato).
Con fr. Walter abbiamo pensato bene di rompere gli indugi e terminiare lo svezzamento della selva con una visita diretta alla sua comunità, anche perché quasi sempre lui deve andare da solo e ora posso assicurare che non è sempre tutto rose e fiori, sapendo che ci si trova quasi sempre a svariate ore dal più vicino centro attrezzato di qualcosa che assomigli ad un telefono o una radio
la camera ardente del giovane defuntovenerdì 25 - Partiamo venerdì mattina con la ranchera, ci aspettano circa 5 ore di viaggio, se tutto va bene. Gli orari sono molto elastici, se piove si rallenta tutto, quando non si ferma. Ma siamo fortunati, il tempo è bello e non troviamo intoppi. Una volta ci voleva oltre 1 ora di marcia a piedi, perché la ranchera non giungeva ancora fino al luogo della comunità. Ora siamo quasi fortunati.
Ma quando arriviamo, ormai verso l'una, ci dicono che è appena morto un ragazzo, malato da tempo e che tutti si stanno recando presso la casa del defunto. Così ci fermiamo anche noi presso di loro, per vivere questo momento doloroso. Le condoglianze qui si fanno in modo abbastanza particolare. Gli indigeni sono piuttosto riservati e i saluti sono ridotti al minimo, una stretta di mano e poco più. La casa è quello che è: una capanna, il piano terra serve per accumulare la legna, ospitare gli animali, magazzino; hanno meso il corpo del ragazzo proprio nel magazzino, spostato un po' le cose e fatto largo per la gente che arriva. La madre è prostrata in un pianto forte e in lamenti molto particolari, anche il padre le è vicino allo stesso modo. Quando arrivano le vicine si mettono anch'esse a compiangere il morto; il tutto nella loro lingua, il Kechwa, incomprensibile (fr. Walter lo pratica da alcuni anni ma è difficile padroneggiarlo, il suo frasario è piuttosto essenziale). Insieme agli uomini del gruppo si organizza il da fare: si pensa subito alla bara e i viogani iniziano tranquillamente a costruirla, si tira fuori una sega a motore, uno di quei bolidi da boschi scandinavi e iniziano a tagliare le assi per formare la bara. Non voglio quasi credere che tutte le assi di cui sono formate le capanne di questa zona sono state realizzate nella medesima maniera, solamente con la motosega e tanta pazienza e precisione. Ma è così, mi assicura Walter. Ci vogliono perà quasi 2 ore per completare la bara; vi si adagia il defunto, il giovane Armando, e Walter dirige una preghiera di suffragio, con la partecipazione di tutti i presenti, un 20-30 persone, tra mamme, ragazze, bambini, adulti. Per allargare la casa si butta giù letteralmente la parete, si sistema una tenda. Ma tra i pianti e le lacrime vedo che molti si lanciano in chiacchiere normali, in scherzi, risate, ogni tanto anche la madre del defunto vi partecipa; mi senbra surreale, ma qui le cose vanno in questo modo, si mescolano molto questi sentimenti forti. Dopo un po' i ragazzi iniziano a giocare a pallone a pochi passi dalla camera ardente... E ad ogni nuovo invitato passa la ronda della chicha, la tanto temuta bevanda che mi avevano già ampiamente descritto i fratelli dell'Escorial. Perché? Semplice, un tempo era la bevanda che le anziane della tribù preparavano con i tuberi della yucca, si pela la buccia, si raschia, si lascia macerare la polpa nell'acqua, si pesta e poi... si mastica... e si rimette a macerare; a secoda della fermentazione può diventare più o meno alcolica... si serve in una grande pentola, con una tazza che viene passata di persona in persona.il panorama visto dalla nostra "suite" Ora, per fortuna, la fase della masticazione sembra che n on la faccia più nessuno. Meno male! Come potevo rifiutarla? Ha un gusto strano, bisogna farci un po' l'abitudine e non ne ho avuto molto tempo. Temevo effetti collaterali, ma tutto è andato bene e così ho potuto fare il bis, il tris, continuare, visto che questa volta non era fermentata. Siamo rimasti presso la casa fino alle 5.30. Poi dovevamo recarci presso la casa comunale, una struttura in cemento a disposzione dell'intero gruppo quando un signore ci ha ospitati gentilmente nella sua casa. Era il papà di una delle ragazze che dovevano cresimarsi e il suo gesto è stato molto apprezzato. Io quasi preferivo andare sul cemento, tranquilli, ma Walter che conosce bene questa realtà,. da ormai 5 anni, è stato ovviamente più saggio. Siamo entrtati così nella casa della famiglia, ma ci hanno gentilmente offerto la suite, la casa nuova, appena costruita, comunicante con la loro. In pratica la casa è una sola stanza, al centro si trova il focolare, di legno (con terra e mattoni per evitare disastri), un tavolo per la cucina, i letti ai bordi; sovente c'è un terrazzino per svolgervi i diversi lavori della cucina.
Noi ci siamo accomodati nella nostra "suite", abbiamo steso sul pavimento la nantellina isolante, il sacco a pelo; pensvo che fosse quasi ora di mettersi a nanna, anche se erano solo le 7, quando la signora ha cominciato a portarci delle tazze con la cena. Una minestra di banane verdi (non ridete, noi qui nella comunità la prepariamo anche, ma per i cani), con un pezzo di carne (di guanta, un animale prelibato che assomiglia al coniglio) il tutto condito da altre banane verdi bollite. Ringraziate solo che Internet ancora non permette l'invio in allegato degli odori; qui la carne si conserva in un solo modo: affumicandola, e non mi sembra che la manovra riesca sempre perfettamente, considerando l'odore! Ce la metto tutta e cerco almeno di mangiare un po' di tutto, bisogna provarle certe cose! Meno male che ci  porta anche dell'acqua con limone... per fortuna che Walter mi legge nel pensiero e mi evita brutte figure. Finalmente ci mettiamo a terra per inziare a dormire; sono già le 8 e scatta una cosa incredibile: l'ora della telenovela. In casa hanno una batteria di auto e un piccolo televisore e si piazzano tutti lì davanti. Mi sembra quasi impensabile e assurdo che qui, in mezzo alla selva, a pochi passi dalla preistoria ci sia questa presenza.
Com'è duro il pavimento di legno, ragazzi! Dopo due notti uno inizia a proiettare materassi su ogni cosa rettangolare che vede; o sarà la vecchiaia?  Comunque un po' si riesce anche a dormire, se non fosse che alle 2 inizia a piovere, e la capanna ha il tetto in lamiera zincata: un baccano assordante; tra un va e vieni, un girarsi (con molta cautela :-) e un chiudere occhio, si fa mattino. Primo giorno. Alle 6 .30 siamo già tutti in piedi. Il bimbetto di casa gira intorno alla nostra postazione, incuriosito. Dopo un po' giunge la signora e ci porta nuovamente da mangiare: sembra la stessa roba della cena, solo che invece della chicha come bevanda c'è una miestra di avena, quasi dolce, più che decente e commestibile.

il gruppo del catechismo con WalterSabato 26 - Poi partiamo alla volta del centro comunale: un grande campo da calcio, alcune costruzioni all'intorno, una delle quali molto grande ma incompleta che serve per le varie riunioni della Comune. E' qui che aspettiamo i ragazzi. Ma arriveranno solo verso le 9.30, per il tempaccio. Dopo poco ecco i nostri 8 cresimandi; Walter inizia a ripassare un po' il testo del catechismo che usano i ragazzi. La preparazione vera e proprio la dovrebbe aver compiuta il catechista, che dice di aver fatto circa 40 riunioni coi ragazzi. Ma sul testo risulta che dal capitolo 7 sono passati al 18 di colpo, e il libro ha solo 20 capitoli. Lo sfoglio e trovo molto interessante il legame tra vita di fede cristiana, vangelo, bibbia e cultura locale, spiriti degli antenati, credenze e usanze locali. La mattinata è proprio intensiva e si ripercorrono i temi tipici della Confermazione, Walter mi invita in diverse occasioni a parlare, una voce nuova fa sempre effetto, anche se qui vedo che le ragazze non si perdono una parola e ascoltano, mentre i maschietti sono un po'  più  sbarazzini. Ma nessuna domanda o riflessione, su questo non si può contare. Le ragazze sono tutte sui 15 anni, mentre un ragazzo ha circa 20 anni, uno 18 e gli altri 2 sui 15-16. Walter mi dice che in pratica 4 dei cresimandi già convivono da tempo con la futura moglie-marito, come è usanza di questa gente... infatti dopo un po' arriva un bimbetto tutto piagnucolante, una delle ragazze se lo mette in braccio, scosta un po' la maglietta e inizia a dare il seno al suo piccolo. Per il matrimonio qui si segue ancora, in parte, la tradizione: i genitori del futuro marito (ma oggi, per lo meno, sentono anche le richieste dei figli) si intendono con i genitori della ragazza, si invitano, si mettono d'accordo e se le cose vanno i due giovani iniziano a vivere insieme, il matrimonio è una festa grande ma viene celebrato in seguito. Da quanto vedo qui la Chiesa è particolarmente attenta al rispetto della tradizione indigena.
Passiamo il pomeriggio a continuare il ripasso e a fare le prove per la celebrazione; il maestro della scuola locale, che è anche lui un indigeno e membro della comunità, ha riunito i bambini  per preparare una danza di festa; assistiamo alle prove e si decidono i dettaghli, le sedie, le posizioni... Torniamo verso le 6 alla casa che ci ospita. Walter prova l'ebbrezza di una doccia nella selva, nel bagno della casa, una pozza dove affiora acqua limpida, o quasi; io sono già rassegnato a rinviare a domani questo appuntamento liberatorio! Come cena c'è un pesce che nuota in una una minestra salatissima  (vi risparmio i dettagli), banane,  la passata di avena (meno male!) e anche questa volta Walter mi aiuta a finire le porzioni che sono sempre enormi. Poi stendiamo la schiena per la seconda tortura...

salone della comunitàDomenica 27
- Domenica è il giorno della grande celebrazione; vengono due preti francescani, giunti da Lago Agrio (sede dell'episcopato, quasi la nostra città), in macchina.; Walter non aveva anc ora detto che il vescovo, impegnato a Quito,  non poteva venire per la cerimonia, per evitare un po' di delusione. Ma qui il vescovo sarà venuto due volte in 30 anni e il francescano ha la barba bianca, unaspetto imponente, l'effetto è assicurato! La grande sala si va riempiendo, in maniera un po' disordinata e siccome il fondo è aperto e spalancato, la confusione è abbastanza di casa, difficile farsi capire e farsi ascoltare. Quasi tutti parlano un po' di spagnolo, anche se tra di loro si esprimono in kechwa, sia pur con diverse sfumature. Finalmente iniziamo la messa con una lunga serie di spiegazioni, saluti, parole di ringraziamento, altre spiegazioni dei riti, introduzioni. Vanno via i minuti con tranquillità e qui nessuno sembra aver fretta. I cresimandi sono belle sistemati in prima fila, con i loro abiti migliori e i ragazzi con una bella fascia sulla fronte. A prima vista potrebbe sembrare una cerimonia normale, come ne capitano in tane periferie d'Italia. Ma il rito presenta diverse aggiunte particolari, alcune decisamente interessanti. La processione d'ingresso la fanno i cresimandi, preceduti da due ragazzi con tamburo e violino, a leggeri passi di danza (ma sono più convinti i ragazzi delle ragazze). Poi c'è la richiesta di perdono, salgono sull'altare, a turno, i genitori dei cresimandi, che si inginocchiano davanti a loro per chiedere perdono degli ultimi guai combinati; e i genitori non si risparmiano mica, li sgridano, gli fanno una bella ramanzina, una mamma si accalora... qui i ragazzi vengono su molto liberamente, il tempo dell'educazione formale non è per niente paragonabile ai nostri criteri e quindi... la selva fa la sua parte. Poi come rito di danza finale dei bambinipurificazione due persone della comunità passano ad aspergere i fedeli con rami di foglie spruzzati d'acqua. E' l'antico gesto dello shamano per scacciare gli spiriti dal gruppo che viene integrato nella celebrazione. Le lettura sono in spagnolo e in kechwa, la predica molto sintetica, perché parla anche il catechista del gruppo; il rito della confermazione è sostanzialmente lo stesso nostro. Alla processione delle offerte si porta l'acqua, i frutti della terra (yucca, banane) in una gerla tipica, il machete, simbolo del lavoro quotidiano, le candele (qui la luce veramente significa qualcosa, dopo le  6,30 di ogni giorno!). Al Padre Nostro il celebrante ci fa fare un po' di sana ginnastica, con diversi gesti molto concreti. Lo scambio della pace si fa un po' con tutti, ma non si va al di là della stretta di mano. Comunione sotto le due specie (almeno così posso ricordare che sapore ha il vino...). Dopo la festa si libera la sala dalle sedie centrali e il maestro presenta la coreografia preparata coi bambini. Vestiti da piccoli guerrieri, con lance e copricapo di scimmia, le bambine con la divisa della scuola, svolgono una danza di liberazione e protezione dalle forze del male, con un bambino che si sbraccia vigorosamente per scacciare dal gruppo, simboleggiato dalle bambine riunite in cerchio, le forze cattive rappresentate dai guerrieri che cercano di colpire la comunità. La gente sta più zitta e silenziosa adesso che durante la celebrazione! Queste comunità indigene sono tuttora alla ricerca del loro patrimonio culturale, per tanti anni schiacciato dai coloni, dagi occidentali, dagli "invasori" e molte cose si sono già perdute, dai racconti ai costumi, dalle danze alle decorazioni. Queste sono occasioni significative per tramandare la propria storia, e non sono spettacoli per i turisti.
Dopo la celebrazione dobbiamo scappare di fretta, solo il tempo per mangiare un boccone nella sala degli ospiti, i missionari sono trattati con tutti gli onori e ci offrono il piatto migliore. Una minestra di banane con un pezzo di carne di guanta, con pezzetti di pollo. Ho visto come stanno lavorando le donne in cucina, nella stanza accanto, accucciate per terra, tra pignatte e mucchi di yucca e banane. A dire il vero temevo che ci avrebbero offerto il pezzo forte: la scimmia! Già ieri ero un po' inorridito a vedere la carne pronta, c'erano 5 scimmie affumicate stese sul fuoco per continuare la preparazione. Una impressione difficile da descrivere, vedere quegli animali così simili a... per il momento non mi sento ancora con lo stomaco pronto per questa specialità gastronomica. E se mio papà vedesse la cucina, i preparativi, come si danno da fare le donne con il machete... probabilmente, da bravo cuoco, cambierebbe mestiere!sulla via del ritorno - fr. Walter
Ma così è, mangiamo in fretta perché la macchina deve tornare subito a Lago Agrio. Piccola sorpresa: non ci sono posti dentro la macchina. Ci tocca salire sul retro, visto che è un ampio 4x4 con vano bagagli. Ma non mi ricordao che c'erano almeno 30 km di strada sterrata da fare. Ancora adesso cerco di appoggiarmi con cautela, visto che ho "studiato" tutta la geografia delle buche con estrema attenzione. APpena partiti, per aggiungere un po' di panna sulle fragole, ha cominciato a piovere, quindi subito a mettersi la mantellina, cercando di non farsi scuotere troppo allegramente. Quando per fortuna inizia la strada asfaltate inizio, con la compagnia del mio fondoschiena, una novena di ringraziamento al dio locale delle strade :-) La pioggia ci accompagna fino alla città. Attraversiamo il fiume con i ltraghetto, visto che il ponte è da vari anni presente solo sulla carta. Trasbordiamo sull'ultima ranchera, assaporando già l'aria (e il materasso) di casa. E finalmente, verso le 5.30 rieccoci nuovamente nella civiltà. Prima esigenza: sciacquare la bocca con qualcosa di "normale", dopo le libagioni di chicha, la carne affumicata, la yucca...  una doccia, riappropriarsi di una dimensione, per me, normale. Questa full-immersion nella selva è stata decisamente forte e completa. Non mi dispiace, ma...
Dopo un po' tornano anche Hector e le due sorelle carmelitane, Cristina e Chaito, anche loro reduci dalla visita in un'altra comune (ogni persona della comunità qui ha circa 4-5 comunità sotto la sua responsabilità). Scarichiamo le foto, iniziamo a dare un o sguardo, a vedere le cose con un pizzico di rilassatezza maggiore. Alla cena, tutti riuniti, si scambiano le informazioni, le notizie dei vari gruppi, come sono andate le cose, le difficoltà, gli scherzi e le battute su come sono sopravvissuto alla mia prima esperienza. Aria di casa. Questa notte il letto farà il resto.

Sapendo che sarà difficile collegarmi in maniera decente a Internet cerco di mettere qui solo un paio di foto, spero di riuscire a preparare quanto prima una rassegna fotografica di questo fine settimana così inconsueto, nella comune indigena di Alli Pamba

A quanto pare ce l'abbiamo fatta, godetevi pure, come abbiamo fatto noi, le immagini della Comune indigena di Allipamba




non credo vi servano altre informazioni su queste pagine, scritte per collaudare la mia confusione, per far felice qualche amico ed amica... e per fissare sul web (la carta non basta più) brevi spunti e riflessioni di questa mia avventura vissuta nel 2004. Testi e foto sono sfuggiti dalle mie dita o dalla mia tastiera, quindi, per commenti, suggerimenti, improperi e quant'altro... prendetevela pure col sottoscritto