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| giugno 2004: - 1 -
2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7-12 - 14
- 15 - 16_17 - 18
- 19 - 20 - 23 . - 25-27 - .30 carrellate di
foto:
giugno: immagini
di Lourdes - Hermitage,
la casa - Route
Champagnat
- immagini di Siguenza
- Ecuador Quito - Comune indigena Allipambamaggio: in giro per Avila - Taizé oasi di speranza aprile: 2 settimane con Basida - Terrasanta: Galilea - Terrasanta: Gerusalemme marzo: Salamanca - 11-M Atocha: l'attentato a Madrid - visita a Leon. - Santiago di Compostela febbraio: visita a Segovia - tour a Madrid - el famoso grupo 72 - Enneagramma - l'Escorial sotto la neve gennaio: Jaen-Castello di S.Catilina Participantes del Curso de El
Escorial 2004 - el famoso grupo 72 (foto y
e-mail)
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martedì 1 giugno: Lione & Fourviére Oggi
è il nostro ultimo giorno all'Hermitage
e considerando
l'usita del pomeriggio il tempo si sta proprio rarefando. Nella
mattinata ascoltiamo ancora fr. Alain Delorme che ci ricorda, con
l'apporto della sua esperienza di partecipazione a diversi capitoli
generali, quanto il carisma delle costituzioni e della vita marista
abbia ancora tanto da dire oggi, ai giovani e alla chiesa. Fa piacere
incontrare fratelli così entusiasti ed aperti nonostante le
primavere comincino ad essere particolarmente numerose, sulle loro
spalle...Arginando un po' il fiume di domande che si susseguono alla fine del suo intervento, ad uncerto punto ci parla del "tesoro" dell'Hermitage.Siccome ci vede piuttosto incuriositi amplia un po' il discorso e così veniamo a sapere che tra i tanti luoghi speciali della casa ce ne mancava ancora uno: la sacrestia. Praticamente l'unico luogo che nel corso dei quasi 200 anni di questa casa non ha subito modifiche e destinazioni, sempre sacrestia è rimasta, anche se ovviamente i ritocchi e gli aggiustamenti ci sono stati anche per lei. Ci porta così a vedere questo luogo e ci presenta anche l'armadio centrale, comprato proprio poche settimane prima della morte di Marcellino e che lui, quindi, ha ancora potuto vedere, anche se, con rammarico del fratello sacrestano, Stanislao, utilizzare molto poco. Al suo interno è raccolta una ricca serie di calici e altri oggeti religiosi che erano stati regalati al Fondatore o alla casa negli anni successivi. L'ultimo "tesoro" che ci mostra è poi la tunica in pelo di cammello del fr. Henri Vergés, di cui ricorre quest'anno il decimo anniversario dall'ucisiano, nella Kasba di Algeri, mentre si trovava come sempre, al suo posto di lavoro nella biblioteca che la diocesi offriva alla popolazoine come punto di incontro. ![]() Per completare la visita andiamo poi insieme al piccolo camposanto che dagli inizi della storia dell'Hhermitage ha accolto i fratelli defunti. Un cimitero piccolo e sereno, con tanti nomi noti e carichi di storia per tutti noi. Il pomeriggio inizia molto presto, perché abbiamo appuntamento alle 15 presso il santuario di Fourviére, quindi alle 14 siamo già in viaggio. Pomeriggio un po' grigio, ogni tanto una spruzzata di pioggia. Entriamo nel vecchio santuario, quello che vide Marcellino e i suoi 12 amici consacrarsi a Maria il giorno dopo della loro ordinazione sacerdotale. Celebriamo qui la messa, con lo sguardo un po' stupito dei vari francesi presenti che non sono certo abituati a sentire una celebrazione in spagnolo...Subito dopo il fr. Gabriel
Michel che ancora una volta ci sta accompagnando, ci illustra il
santuario nuovo, la splendida costruzione innalzata dai lionesi verso
la fine del 1800, visto che il vecchio santuario era ormai diventato
troppo piccolo. Costruzione imponente, in uno stile chiaramente
singolare e unico; splendidi mosaici alle pareti con la storia della
chiesa e la storia di Francia, ripresa nei punti più salienti e
vicini alla figura mariana: la battaglia di Lepanto, il dogma
dell'Immacolata, Giovanna d'Arco...Uno spettacolo anche solo da vedere,
soprattutto la cripta con i curiosi simboli dei vizi capitali (qualcuno
malignamente diceva che sembravano copiati direttamente dai fumetti
della Walt-Disney)![]() Finita la dettagliata visita abbiamo ripreso il pulman e sotto un cielo ancora più minaccioso siamo ridiscesi dalla collina che sovrasta la città e siamo entrati nel cuore della città lionese, piazza Bellecour. A questo punto abbiamo "democraticamente" stabilito il tempo per la visita, con qualche mugugno perché la maggioranza, forse un po' stanca, voleva tornare presto all'Hermitage, Ma così è la vita e quindi ci siamo ritrovati con solo 3 orette scarse per la visita. E questa volta avevamo una guida d'eccezione, il nostro fr. Antoine Jarjour, che da buon libanese giramondo ha passato circa 2 anni da queste parti, studiando teologia. E in effetti era uno spettacolo seguirlo nelle stradine della Lione vecchia e, all'improvviso, vederlo entrare in quella che sembrava la casa di un edificio privato e invitarci tutti ad entrare. Si tratta delle famose "traboule" lionesi, passaggi interni che rivelano il cortile delle costruzioni medievali, luoghi che abitualmente i turisti manco si sognano di esplorare e che rivelano invece uno spaccato degli edifici antichi davvero unico. Ne abbiamo esplorate diverse, sembrava prprio di entrare nelle stanze delle famiglie o nei retrobottega, ma si tratta proprio di una peculiarità locale. Questa volta la cattedrale era aperta, peccato solo che non fossero le 12 perché altrimenti avremmo visto lo spettacolare orologio astronomico eseguire la sua danza delle ore, con i suoi numerosi automi (ovviamente il gallo non poteva mancare!). Ci siamo concessi poi un paio di isole pedonali del centro, capitando nella piazza dell'Opera, nelle zone più classiche e centrali; poi solo il tempo per una velocissima crepe alla nutella (dovevo pur festeggiare qualcosa per il giorno dopo, 2 giugno, festa della repubblica, e visto che le bandiere non si mangiano almeno ... la nutella!). E quindi via, di nuovo all'Hermitage, per l'ultima notte. |
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mercoledì 2 giugno: lungo il Rodano Oggi
sembra il giorno dedicato alla visita delle alte case generalizie
e ai luoghi storici dei Fratelli Maristi. Passiamo prima a Saint Genis Laval, la seconda casa dopo l'Hermitage, un grande complesso che attualmente accoglie la comunità dei fratelli anziani e di quelli con particolari problemi di salute. La cappella della casa spiega da sola l'entità di questa costruzione, una chiesetta lunga 80 metri...Oggi il complesso ospita anche una scuola cattolica diocesana e nel giro di perlustrazione non hanno certo dimenticato di dirci che qui + nato l'Alpestre e si trovava la prima distilleria.di quello che un tempo era noto con il nome di Arquebuse e veniva comprato indosi massicce persino dalla Legione Straniera... Unasorpresa inaspettata l'abbiamo poi avuta a tavola, quando ci siamo ritrovati anche il fr. Xavi, il provinciale della Catalunya, anzi, della provincia dell'Hermitage. Forse per
sentirsi un po' a casa si è fermato a mangaire con noi, per
passare in seguito alla comunità grande dei fratelli, che sono
oltre 40! Ultimo particolare, nella proprietà ci sono delle piante spettacolari di ciliegie e dopo pranzo siamo stati ufficialmente autorizzati a "saccheggiare" quelle che volevamo. Non vi dico la scena, e non so nemmeno se quelle finite nel cesto sono state, alla fine, di più di quelle che invece hanno preso un'altra strada. Ma il richiamo della futta veramente "biologica" non conosce frontiere e tantomeno lingue: al massimo ''bocche'. Il
nostro viaggio è poi proseguito lla volta di Saint Paul Trois
Chateaux, altro luogo importante per i maristi francesi. Anche
qui il
fratello che ci ha rapidamente mostrato la casa ha riassunto le
dimensioni della casa in questa semplice noticina: quando d'estate si
riunivano qui i fratelli per il ritiro, la casa è giunta ad
accogliere... 900 fratelli. Il treno che proveniva da Marsiglia e
raccoglieva man mano i maristi delle diverse scuole si fermava apposta
fuori dalla stazione per favorire l'arrivo dei fratelli... Abbiamo poi approfittato per dare un'occhiata al paesino e ci siamo davverso sorpresi nel trovarlo così piacevole, curato e artisticamente valido. L'aria della Provenza si fa già sentire e il calore di questa pietra bianca, di questi odori particolari che aleggiano nelle strade mi fa sentire quasi a casa. In fin dei conti sono poche centinaia di chilometri! Ma la sorpresa migliore non era ancora arrivata. ![]() Per un disguido dell'ultimo momento abbiamo avuto un problema di camere e una decina di posti mancavano all'appello. Poco danno, il superiore della casa ha chiesto ad un gruppo di volonterosi disposti a sacrficarsi un po' per una sistemazion un tantino più spartana... in una casa di accoglienza per giovani. Chiaro che mi sono trovato subito nel numero. Pazienza se invece del collegio marista ci ritrovermo in qualche anonima costruzione dei dintorni. E invece... Se una notte d'estate un viaggiatore...
Invece partiamo con il pullman dopo cena e salutiamo allegramente gli
altri. Cominciamo a macinare chilometri, in mexxo a campi di grano,
colline arginate da filari di pin e querce dino a quando troviamo
l'indicazione per Garde-Ademar.
Leggo distrattamente il cartello "un
des plus beaux villages de France" . Sarà la solita mania
di grandeur francese, ci
diciamo tra noi. Niente affatto, quello che ci si
piazza davanti agli occhi è un paesino fortificato, quasi tutto
circondato da mura, che sembra ritagliato apposta da qualche libro di
fiabe del
medioevo. Una splendida chiesa romanica del XIII secolo, un centro
storico prezioso,
angoletti deliziosi e fioriti ma, quasi incredibilmente, deserto; non
incontriamo nessuno per strada, tranne un ritardatario francese che si
sta lavando la macchina. E sono solo le 8 e mezza della sera! Troviamo
la casa che ci accoglierà: praticamente il castello del paese, a
due passi dalla splendida chiesa, che sto comntemplando anche in questo
momento dalla mia stanza, mentre sullo sfondo riposa la valle del
Rodano, con
le sue luci, i suoi Tgv, le sue centrali nucleari che fumigano
placidamente; tutto si distende tranquilla mente sotto questa rocca. Un
luogo
incantevole e inaspettato. Altro che 'sacrificio'. Laurence, la
signora che ci accoglie e ci spiega dove sono le chiavi, come fare per,
dove trovare le cose, poi ci saluta e ci lascia liberi nell'edificio,
dopo aver sentito che dobbiamo svegliarci verso le 6 del mattino|.In quattro di noi approfittiamo della luce che ancora rimane per girare in lungo e in largo il paesino, cercare gli scorci più suggestivi, scoprire angoli suggestivi. Mi mangio quasile unghie per aver dimenticato lo zainetto nell'altra casa, con l'immancabile macchina fotografica, ma Angel si prenura di prestarmi la sua, dicendo che ognuno ha i suoi "difetti" e che a me le foto vengono
abbastanza
bene... Meno male! E così inizio a ricopiare briciole di
Garde.Ademar sulla sua Olympus. In 10 minuti il giro del paese è
esaurito. Tentiamo persino l'assalto
all'unico locale che troviamo aperto per vedere se il sapore delle
birre di queste parti è all'altezza del paesaggio, ma siamo
capitati in uno di quei tipici ristorantini dove per entrare devi aver
prenotato settimane prima e comunque non ti darebbero nemmeno un
bicchiere d'acqua...se non ordini un'intera cena....Poco male, tornati
a casa ci prepariamo una tisana alle erbe del bosco da sorbire con
calma
medievale nella sala del camino, un manufatto che avrà i suoi
3-400 anni, e dalle stanze intorno ci manca poco che non escano
cavalieri o almeno qualche fantasma. Persino i wc sono incastonati in
rocce secolari! Se non fosse che le nostre
levatacce mattutine diventano sempre più da incubo... qui
bisognerebbe passarci almeno un fine settimana completo. Purtroppo
domani mattina alle 6.30 dobbiamo già essere sugli spalti per
non giungere tardi al raduno delle truppe... |
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giovedì 3 giugno - a Lourdes E infatti
alle 6 il vecchio maniero comincia a pullulare di fantasmi, gente che
per timore di arrivare tardi si alza mezz'ora prima, suscitando le
benevole maledizioni di buona parte di noi! Comunque alle 7 siamo tutti
presenti nella splendida cappellina dei fratelli di St.Paul-3-Chateaux
e dopo la colazione eccoci di nuovo in viaggio. Questa volta la tappa
è consistente, visto che dobbiamo raggiungere in seraa Lorudes.Come sosta un po' improvvisata ci fermiamo una manciata di minuti a Carcassonne. Non avevamo previsto questa visita e quindi ci siamo trovati tutti abbastanza spiazzati nel visitare un'alttra cittadina medievale in tutto il fulgore delle sue mura, della sua fortificazione praticamente intatta e del brulicare delle sue viuzze. Abbiamo incontrato più scolaresche francesi ed europee nei pochi metri di questo piccolo gioiello medievale che ... ai giochi della gioventù di Milano... e una marea incredibile di turisti. Veramente c'era da sgomitare per guadagnare terreno e poter vedere con calma le cose. Peccato che non conoscendo bene questo posto avevamo stabilito un tempo ridicolo di visita: 40 minuti per vedere "tutto". Ovviamente inmpossibile, quindi ho cecato di giocare bene le mie carte e di giungere all'appuntamento finale con un ritardo 'sopportabile'. Il paesino si presenta veramente bene nel suo impianto originario, tutto circondato da mura, con il suo bravo fossato, le torri merlate, le guardiole coperte, i mille negozietti di ricordi, le essenze della provenza, i costumi locali, i finti cavalieri e la gogna per le foto ricordo! Il maniero del signorotto non abbiamo proprio fatto in tempo a guardarlo da vicino, vista la coda che c'era e la cattedrale era purtroppo chiusa. ![]() Da brave cavie terremo conto, per i prossmi gruppi, che qui ci vogliono almeno un paio di ore per vedere con calma il piccolo borgo. Riprendiamo il pullman e via per qualche altro centinaio di chilometri; sosta pranzo presso un delizioso laghetto, con tanto di canale navigabile al fianco, papere, alberi... e poi via di nuovo sul pullman. Considerando il tempo 'morto' del viaggio ne approfittiamo per vedere un film abbastana recente su Lourdes (non ricordo il titolo italiano, ma è quello con Gassman che recita entrambe le parti dei due protagonisti, il medico contemporaneo di Berandette e il fotografo dei tempi nostri inviato a Lourdes per un reportage). Proprio vero che le stesse cose, viste da ottiche differenti, prestano il fianco a interpretazioni ed apprezzamenti molto diversi. Avendo Lourdes come meta anche un film di questo tipo, per tanti aspetti un po di maniera, serve per entrare nel clima di questa particolare cittadina e di questa esprienza unica. Non ero mai stato a
Lourdes prima, conosco
tanta gente che invece vi ha dedicato tempo ed
energie, settimane intere come barelliere o come accompagnatore di
comitive di malati o fedeli. Diciamo che me l'aspettavo molto...
peggio. Invece, varcato il confine che separa la cittadina dalla zona
del santuario, effettivamente si respira un'altra aria, serena,
tranquilla, senza quasi il peso di una presenza "ingombrante". Niente
protagonismo, il protagonista effettivo di questo luogo è il
raccoglimento e la preghiera. Quasi mi ritrovo a casa, dato il numero
impressionante di italiani che circolano. Mi diverto un po' a fare lo
straniero con il nostro gruppo di fratelli e mescolarmi ai gruppi
lombardi, laziali, veneti... un po' di parlata di casa fa sempre
piacere!![]() Dopo una prima visita veloce per localizzare le diverse zone, i luoghi principali e la grotta, partecipiamo tutti quanti alla processione della sera, alle 21, la "velas de las antorchas" come dicono gli spagnoli. Difficile calcolare quanta gente ci sia, tra le 3000 e le 5000 persone; la zona vicina alla grotta si riempie in fretta e la gente continua ad arrivare. Quando inizia la recita del Rosario per buoni dieci minuti nessuno riesce a muoversi, poi si inizia a camminare, si percorre nei due sensi il lungo viale mentre le Ave Maria si alternano nelle diverse lingue. Il giorno, man mano, si affievolisce e le torce iniziano ad essere una presenza più che evocatrice, anche se alla benedizione finale il buio è ancora relativo. Ma sono già le dieci e questa incredibile folla tranquilla si sperde in quattro e quattr'otto, sciamando per le strade del centro, fermandosi a gruppetti in qualche bar, a comprare ricordini in uno degli innumerevoli negozietti che affollano la zona vicino al santuario. Ne visitiamo uno anche noi, perché ci incuriosisce la qualità degli oggetti che espone in vetrina e veramente il resto sembra quasi più un piccoo museo di sculture sacre in legno che un negozo. I prezzi però fanno subito cadere dalle nuvole, anzi, rimbalzare fino alle stelle! Lungo la strada di casa incappiamo anche noi in una "brasserie" per rinfrescarci un po' la gola... Alloggiamo nella casa delle Suore dell'Amore di Dio e il coprifuoco è stato imposto per le 23. Sforiamo di poco e alle 23.05 siamo tutti rientrati. Alla televisione si susseguono i film che ricordano l'avicinarsi della data fatidica del D-day, il 6 giugno dello sbarco in Normandia. Il campanile della parrocchia è proprio sopra le nostre finestre, con la sua assurda illuminazione azzurra. Più lontano il castello di Lourdes si staglia nella notte. Proprio vero che solo la fede riese a muovere tante persone pr giungere in questo luogo, per di più per non vedere praticamente nulla, solo per condividere una stessa speranza. Fosse anche solo per questo è già qualcosa. Eccovi una piccola e personale
rassegna di immagini su
Lourdes
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venerdì 4 giugnoQuesta volta si sono dimenticati di dirmi con precisione a che ora si doveva partire. Ci eravamo lasciati con un vago "dopo la colazione si parte" e ovviamente ho applicato una interpretazione ben poco svizzera alla cosa... Quasi tutti ci siamo recati al mattino presto nel recinto del santuario. Tra messe in italiano e in tedesco (ma l'alleluja si riesce ancora a distinguere e così uno si orienta...) la piazza davanti alla grotta era già tutto un formicolare di persone. E così tra una cosa e l'altra sono rientrato verso le 8.30 e mi sono accorto con sorpresa che... erano già tutti sul pullman. Una corsa per raccattare armi e
bagagli, il tempo di scrivere due cartoline (le uniche, da gennaio!) e
via di corsa. Addio Lourdes, per il momento; vedremo più un
là. Abbiamo completato il percorso dei Pirenei per entrare in
Spagna dal golfo di Biscaglia, quasi vicini all'Atlantico. Abbiamo
toccato San Sebastian e per il pranzo ci siamo finalmente ritrovati a
Pamplona. Il collegio marista ci ha accolti con la sua imponenza e dopo
il pranzo abbiamo visitato i luoghi prinicipali della città; la
curiosità di tutti era ovviamente concentrata sul percorso dell'
"encierro", la famosa corsa dei tori per la festa di s.Firmino, il 7
luglio. Nulla a che vedere ovviamente con il nostro san firmino e la
mania di appicciccare autografi su tutto e tutti. Qui le cose sono ben
più pericolose. Vedendo il percorso dove vengono scatenati
letteralmente i tori e pensando a tutto il contorno di persone,
turisti, gente del luogo, macellai (in principio solo loro erano
autorizzati ad entrare nel recinto...) non si può che restare di
stucco che anora oggi si ripeta questa incredibile kermesse. Ma anche
questo è la Spagna. E per fortuna noi siamo un mese in anticipo,
ben al riparo da tutto quanto. Girando vediamo anche molti pellegrini
del cammino di Santiago. E il nostro Josep, un altro patito di questa
esperienza che sta pianificando per questa estate di percorrerne un
altro bel pezzo, era quasi un obbligo salutare tutti quanti, chiedere
l'itinerario, da quanto tempo erano in viaggio... una cosa di famiglia,
quasi.In serata approdiamo alla casa marista di Logrono-Lardero. Il superiore non perde molto tempo a parlarci della casa, ci ricorda semplicemente che se qualcuno vuole fare un tuffo in piscina... Detto fatto eccocci in 3 o 4 coraggiosi a provare l'acqua: splendida, fresca al punto giusto e sotto un sole ancora bello caldo, anche se sono ormai le 7 del pomeriggio. Ma dopo quasi 2 settimane di Francia e di cene ai confini del pomeriggio, sempre alle 7, poter finalmente 'sentirsi a casa' è già una bella conquista. Così la cena delle 9 si prolunga ampiamente a tavola, tra canti brasiliani, italiani e spagnoli. In molti mi chiedono canzoni napoletane, sorridendo sotto i baffi... mi toccherà garantire a tutti un bell'invito per chi vorrà passare da quelle parti nei prossimi tempi! Ma per il momento concentriamoci sul presente.... |
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sabato 5 giugno
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domenica 6 giugno - san Marcellino ChampagnatOggi viviamo la grande festa di san Marcellino, è anche un giorno tranquillo di relax, in attesa del prossimo trasloco. Trovo così il tempo per sistemare anche le tante foto scattate durante il nostro soggiorno presso la casa dell'Hermitage.Viviamo una messa molto "calorosa", visto che ormai l'estate inizia a farsi sentire. Ma il nostro gruppo corale e strumentale (MiguelAngel e Mario alle chitarre, Josè Antonio alla tastiera e Ivonir alle percussioni) ci aiutano a sentire con maggior entusiasmo il peso di questa giornata. Per il pranzo siamo poi tutti mobilitati, visto che i cuochi stanno trascorrendo le loro ferie in questo momento, visto che siamo praticamente via da 2 settimane e domani si riscappa. Alla fine del pranzo, presi da una fantozziana idea masochista, ci diamo appuntamento verso le 6 sul campo di pallone. Chi ci sarà? Ciritroviamo in 6 disperati, sotto un caldo ancora afoso e pesante, ma pur di perdere un po' di trippa ci facciamo coraggio tutti quanti. Il resto del tempo lo passiamo in sala computer, dove tutti sono presi dalla frenesia della copia selvaggia, foto, canzoni, materiali del corso, la frase magica, da evitare accuratemente, è "hai mica un CD vuoto"... visto che per la classica legge di Murphy, quando una cosa serve non si trova, i negozi sono chiusi e ... il modello che hai appena comprato è di Cd riscrivibili, praticamente inutilizzabili. Così è la vita... ecco allora la carrellata
di
foto della
casa dell'Hermitage
e una sfilza di immagini racolte durante i vari giri della nostra Route Champagnat |
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lunedì 7 giugno - settimana a Siguenza IA quanto pare anche da queste parti si riesce, in un modo o nell'altro, a rintracciare il modo per riversare sulla rete qualche riga, qualche foto... insomma: datemi un pounto di appoggio e in un modo o nell'altro vi trovo il modo per collegarlo a Internet. Ma considerando che questa settimana è e resta abbastanza speciale, mi limito a poche righe "durante", se poi mi verrà voglia di completare dopo vedremo, credo che stavolta la "cronaca" non abbia molto senso. La casa di Siguenza: praticamente siamo finiti nel magazzino dell'arca di Noè, questa casa, come si vede dalla foto, è immersa proprio in un terreno bello ampio, recintato e tranquillo, oltre alla casa centrale, che un tempo era una delle tante case di formazione dei fratelli spagnoli e adesso ha cambiato un po' finalità e svolge la funzione di casa di accoglienza (come ... molte altre case dei fratelli spagnoli...). C'è anche una sorta di fattoria ben attrezzata, con tanto di piccolo museo del contadino, vecchie zappe, carri, attrezzi agricoli, museo di minerali della zona, persino una raccolta di oggetti autentici del paleolitico; poi ci sono gli animali. Cominciamo dai 3 cagnoloni, enormi, bianchi, pacifici, scodinzoloni e col catarro (da come abbaiano sembrano fumatori accaniti), di una strana razza asturiana, poi ci sono 2 cinghiali (!), un cervo, 2 daini, oche, pernici, papere, fagiani, galline africane, galline "indigene", una puzzolente famigliola di capre... insomma, quasi tutte le mattine, prima di iniziare le cose serie abbiamo preso un po' l'abitudine di passare in rassegna la truppa, si salutano i cagnoni (uno dei quali, a turno, rimane alla catena, così nessuno degli altri 2 si sogna di
...evadere, se lo avessi saputo all'epoca in cui Trilli si dava alle
grandi fughe!), si richiamano i cinghili (Charly e Charlyta, devono
avere una carne ormai così dura che dubito molto sul loro futuro
commestibile...), ci si tura il naso davanti alle caprette, si fanno
starnazzare un po' i volatili e si tenta di farsi fare la ruota dai due
pavoni reali. Mai una volta che ci si riesca...Ma dopo l'ispezione alla fattoria, ai due corsi d'ìacqua, alla piantagione di pioppi che proprio in questi giorni fanno la felicità di quanti hanno un po' di allergia, si passa alle cose serie. E in questo ritiro ne abbiamo sicuramente una molto valida. Fr. Benito. Il nostro "predicatore" (e questo nome non gli piace per niente, lo capisco!) è proprio fr. Benito Arbuès, che era semplicemente il superiore generale dei fratelli maristi prima dell'attuale, Sean.Sammon. E nella parola "semplicemente" forse c'è sintetizzato tutto il necessario. Per gente come noi che è comunque sensibile e attenta ai ruoli, ai riti tribali (per quanto sofisticati) della nostra gente, ai riconoscimenti e alle vicende passate, è abbastanza spiazzante mettersi al fianco di questa persona e non sentire assolutamente il "peso" del suo passato, così decisivo e cruciale per tanti aspetti dell'attuale presente dei fratelli maristi. Anzi, ci si sente invece stimolati ad accogliere meglio le sfide del futuro. I suoi interventi in questi giorni sono stati abbastanza contenuti, un incontro al mattino, di circa un'ora, pochi altri flash nel corso del giorno. Chiaramente non ci parla di politica o dell'imminente campionato di calcio europeo. Il suo piatto tipico è legato alla vita religiosa oggi, alle sfide che stiamo incontrando, alle difficoltà comuni, alle prospettive, alle vie di fuga, le diverse interpretazioni possibili e i campi di maggior interesse per tutto ciò che la riguarda. Tutto qui. Ma ce n'è decisamente abbastanza per non restare "tranquilli", perché riesce benissimo a scompaginare quello che uno si potrebbe aspettare da chi, per il ruolo che ha svolto, dovrebbe essere una persona di "equilibrio" più che di "sbilanciamento". Ok, mi fermo qui se no poi quando mi legge queste righe diventa rosso :-) ![]() Curiosità: oltre alla visita del simpatico museo Campesino, in quesa casa si conservano anche i quadi originali che Goyo aveva preparato, diversi anni fa ormai, per una vita illustrata di Marcellino. C'è di mezzo una storia curiosa, perc hé come potete vedere dalla foto del quadro qui sopra. il disegno sembra strappato a metà. Infatti è proprio così: strappato!. Cosa è successo? Il Responsabile della stampa aveva chiesto una serie di immagini a questo giovane fratello dalla mano squisitamente artistica. Solo che tra artisti... succede che non sempre ci si intenda e lo stile del pittore non era piaciuto per niente al fratello responsabile. Il buon Goyo allora cosa ha fatto vedendo la faccia poco convinta del committente? Semplicemente ha preso tutti i disegni, in blocco, e con un gesto deciso li ha stracciati e buttati nel cestino. Meno male che i suoi amici si sono premurati per raccogliere i cocci e risistemarli tutt, con un paziente lavoro di forbici e collai. E sono proprio questi originali che hanno poi dato il via alla stampa dei poster che sicuramente da qualche parte, in qualche scuola o casa marista, ancora si vedono oggi. I segni dello strappo sono stati giustamente elimninati in fase di stampa, ma nel corridoio qui sotto, dove si trovano in bella fila tutti i quadri, lo sfregio si vede eccome! L'Europa chiama... - Non è un rigurgito di civismo, solo che in questa occasione elettorale, vedere come al solito i bravi spagnoli votare tranquillamente per posta fa comunque effeto.mi consolo anch'io leggendo l'ironico sms del PresDelCons che mi invita al voto di sabato e domenica. Ma forse la cosa che unisce maggiormente noi cittadini, a cominciare da questo sabato, è semplicemente il calcio. Oggi gioca la Spagna, ma da bravi ragazzi aspettiamo la fine del ritiro, con la celebrazione della sera (guarda caso proprio quando inizia la partita), ma giusto in per non perdere i secondi 45 minuti. E la fiducia spagnola non viene delusa dall'equipe. 1 a zero meritato. Finora l'unico italiano interessante in campo è... l'arbitro Collina. Conclusione della settimana: la nostra pemanenza a Siguenza è andata dal pomeriggio di lunedì 7 fino alla domenica mattina del 13. Con il nostro puntuale "chofer", l'autista Carlos che ormai ci conosce per nome (e guarda caso si preoccupa sempre se il sottoscritto non si è perso d qualche parte...), riprendiamo il cammino per l'0Escorial. Ripartiamo con le immagini di Siguenza
negli occhi e la consapevolezza che il tempo del corso è ormai
agli sgoccioli.
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Lunedì 14 - giorno di valutazione
![]() La giornata conclusiva la dedichiamo tutta alla fase di valutazione del nostro corso, un primo momento individuale, poi una riunione a piccoli gruppi e nel pomeriggio la riunione generale, per condividere le impressioni, i suggerimenti, quello che ci porteremo via da questo luogo, i momenti più significativi... Qualcuno già è sul piede di guerra, i preparativi fervono, le valigie cominciano a far capolino e la sala computer è un porto di mare (e visto che mi tocca spesso fare il guardiano del faro, di cose da sistemare ce ne sono...): CD che vanno e vengono, consigli dell'ultima ora, scambi di e-mail, ricerca di cavi e pulitura accurata di hard-disk che abbiamo intasato e aggrovigliato nel più sublime disprezzo di qualsiasi concetto di ordine o di logica. Alle 18 iniziamo la nostra riunione comune, dove confluiscono le diverse valutazioni e dopo la preghiera convlusiva, finalmente, unica volta in tutto il corso, riusciamo persino ad organizzare la cena all'aperto, nel parco che abbiamo più volte, inutilmente, preparato proprio per questo. Domingo, da buon paragueno, e tutti i brasiliani assaporano il clima tipico del churrasco ma tutti quanti ci adeguiamo rapidamente a questo stile mangereccio molto facile da comprendere: carne e carne, con contorno di carne, il tutto alla brace. Abbiamo legna da scaldarci per due inverni, quindi il fuoco ci scalderà a lungo, questa notte. |
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martedì 15 - ma dove andremo a
finire?...
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mercoledì 16 e giovedì 17 - con gli amici di Basida Rimangono
gli ultimi ritocchi, chiudere le valigie, fare un rapido inventario,
dare una pulitina alla camera (perchè l'autista ce l'abbiamo, ma
per la donna delle pulizie... siamo unpo' sguarniti!). Si comincia a
partire alla spicciolata, qualcuno l'ha già fatto nella serata
di ieri, qualcuno all'alba di quest'oggi. Il mio primo stacco è
verso le 8.45 Con tipica precisione svizzero-lombarda alle 8.47 sono pronto, con armi e bagagli e stanza brillante (beh, basta non guardare troppo a fondo negli angoletti, sui ripiani, i vetri...). Teofilo ci accompagna alla stazione dei treni dell'Escorial, siamo io, MiguelAngel e Benavides, insomma, i pezzi da 90 (perché facendo la media io arriveri quasi a questo peso, considerando la mole degli altri due!). Putroppo non tutto fila liscio e alla stazione, dopo aver già fatto il biglietto per Madrid, il povero Benavides si distrae un attimo e appoggia il portafoglio sul bancone per veriicare l'orario. Sigh: se vi serve una nuova definizione di "attimo" è quella del tempo passato tra il posare l'oggetto, voltarsi e ... non trovarlo più. Così, per cercare di rintracciare almeno i documenti quando il treno parte ci saliamo solo in due, io e Miguel Angel. Andiamo così insieme fino a Madrid, guardando dai finestrini il panorama ormai familiare del monte Alabantos, del profilo del Moonastero di San Lorenzo, i boschi, i macigni che costellano questi boschi... quando si chiude una finestra la luce cambia, per forza di cose... Arrivati alla stazione di Chamartin saluto Miguel e inizio il mio viaggio on-the road. Prima fino alla stazione Sud degli autobus, alla ricerca del pullman per Navahondilla. Mi era rimasta nel
cuore e non solo la voglia di tornare a salutare gli amici di Basida,
dove avevo passato le due settimane dell'esperienza di
solidarietà prima di Pasqua. Se solo ne aessi auto il tempo.
Visto che il mio aereo parte il 18, invece di crogiuolarmi due giorni
ancora all'Escorial mi sembrava una buona cosa utiizzare queste ore per
qualcosa di particolare. E Basida è proprio qualcosa di
particolare.Tra uno sportello e l'altro (nella stazione ce ne sono oltre 60), alla fine trovo quello giusto. Salgo sul pullman ancora con il dubbio che la "Navahondilla" del biglietto possa essere da un'altra parte, ma poi mi fido dell'indubbio istinto del viaggiatore e... si parte. Meno male che avevo parcheggiato la valigia grande nel deposito bagagli, perché la fermata dista dalla casa di Basida circa 20 minuti di salitella... ma intrepido (e sudato) alle 14.20 varco il cancello e rientro così in questa casa. L'orto, il giardino, le piante, i fiori, tutto sembra piacevolmente al suo posto. Si sentono le voci del pranzo e infatti scopro con piacere che adesso si mangia nel porticato, con una splendida vista sul paese e sul panorama. Sapevo che c'erano alcune persone nuove (Basida è una delle poche realtà spagnole di volontariato che accoglie persone con Aids e mi diceva Paloma, la responsabilir di qui, che c'è una lista di attesa di oltre 300 persone!) ma il grosso del gruppo era proprio lo stesso di due mesi fa. Ed è bello poter salutare le persone senza confondere i nomi e senza saltarne nessuno... ![]() Niente di speciale, qui non ci sono protocolli o formalità particolari, si viene, ci si mette al fianco di tutti e ... si fa quello che serve, dal lavare i piatti alle pulizie, dall'aiutare "los cicos de la casa" nelle varie necessità (di tutti i tipi...), dare un amano nei laboratori, stare insieme.E il tempo infatti passa, senza grossi problemi. Il giovedì lo vivo al completo, dalla mattina alla notte. In questo periodo non ci sono molti volontari, trovo solo Maria, una ragazza polacca che è già stata qui lo scorso anno. Quando finiranno le scuole in Spagna, cioé dalla prossima settimana, aumenteranno considerevolmente, verranno anche i volontari stranieri, ci saranno le attività estive, le settimane al mare, le passeggiate. Ma adesso che siamo ormai in estate c'è anche la gradevole novità del tuffo in piscina prima del pranzo, con un sole splendido, un cielo più azzurro del fondo della piscina e diverse persone coraggiose che sguazzano. Ma anche quelle che vorrebbero limitarsi a prendere il sole, se è il caso, vengono impietosamente buttate in acqua. Un allegro schiamazzo che ricorderò per un pezzo, perchè i miei cari fratelli dell'Escorial si sono dati da fare per 'scoraggiarmi' in tutti i modi, riempiendo persino i fiumi dell'Ecuador di branchi di piranha se non proprio di ...squali! E così la giornata avanza, con un pranzo tranquillo (ci si siede alle 2 e alle 15 siamo ancora a chiacchierare), un po' di relax (guai toccare la siesta e visto che l'ascensore faceva i capricci tutti quelli bloccati a terra aspettavano ansiosi il tecnico, che per fortuna èarrivata rapidamente); poi i laboratori con le attività, pittura di lenzuoli, quadri con la pasta, cose strambe ma geniali che aiutano a passare il tempo in modo ragionevole. Poi verso le 20 c'è i lmomento libero di preghiera: ieri c'era stato anche don Paco, il cura di queste zone e abbiamo celebrato una messa, oggi solo un 'momentino' di preghiera con i vari amici della comunità di Basida, i volontari.e molti di queli che vivono in questa casa. Un po' sullo stile carismatico, tanti canti, ringraziamenti, interventi liberi, di tutti i tipi :-) in maniera molto sentita. Insomma, il momentino è finito verso le 21.10- Cena tranquilla, all'aperto come sempre, e poi mi dedico a quelli che immagino possano essere gli ultimi momenti "produttivi" per sistemare alcune cosette legate a Internet, come queste pagine, la posta finale, gli ultimi saluti, la sistemazione di alcune foto. Però prima di scappare mi rimane la gradita opportunità di ricordare unpo' le diverse tappe del mio viaggio spagnolo vissuto fin qui, sfogliandole foto insieme a Montse :-) che tanto deve 'fare' la notte. A rotazione i membri della comunità si ono |
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venerdì 18 - il giorno più
lungo...
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domenica 20 giugno - la prima odissea Bene comincio a scrivere queste
righe in un ambiente decisamente diverso dal solito luogo tranquillo,
pulito e un po' asettico (magari disordinato, ma... per la perfezione
c'è tempo); intanto l'umidità della casa e della mia
stanza è tragicamente evidente, ma non posso nemmeno dire che le
goccioline di vapore su trasformano in acqua sui vetri, perché i
vetri non ci sono in questa casa, al telaio della finestra sono
applicate però delle reti fitte fitte, molto più utili
del vetro; le
persiane non servono perché quando qui cala la notte il buio
è proprio buio! A parte il primo piano, poi, qui tutto è
in legno, l'odore si sente forte per i primi giorni, ma poi scompare,
come il rumore delle cicale che ogni tanto decidono di fare un comizio
assordante (ma non trovo il telecomando per "spegnerle"...). Sono nella
casa della comunità da un paio di giorni e sto inziando a
prendere le misure e ad abituarmi. Questa sera abbiamo salutato la
tarantola che ci aiuta a fare fuori un po' di insetti, non so cosa
direbbero le mie maestre di Binzago se durante un pranzo
invitassi
anche lei... ma le coordinate qui sono molto particolari e pernottono
di osare! Vediamo di
scoprirne qualcuna. Iniziamo dal viaggio di domenica 20.Hanno giocato un ruolo molto evidente le abitudini, le concezioni, i luoghi comuni che un buon europeo si porta dietro quando si parla di strade, viaggi, trasporti. I confronti si sprecono, ma capisco presto che servono a poco. Non velocizzano nemmeno il viaggio! Capitare in una realtà dove l'imprevisto è di casa, dove le strade sconfinano con le frane e dove il paesaggio gioca una infinità di toni e contenuti... ha contribuito a rendere queste 8-9 ore di viaggio(per 260 km) particolarmente interessante. Se la verità è nell'occhio di chi guarda, bisogna riconoscere che qui la natura gioca a carte scoperte. Partiamo dalla casa di Quito verso
le 7.30, dopo aver dato per un'ultima volta un'occhiata alla posta e
alle notizie di casa-Italia. Credo che per un po' sarà difficile
ripetere questa abitudine. Ma non si sa mai!Passiamo a prendere Gustavo, un giovane architetto, amico dei fratelli, che sta collaborando ad un importante progetto educativo che la Comunità diocesana di Sucumbios sta elaborando; grosse cifre in ballo, sponsor di grosso calibro (una compagnia petrolifera) e molti dettagli da curare e controllare. Gustavo sarà con noi per controllare le mappe e il terreno dove dovrebbe sorgere un centro scolastico di impianto pedagogico particolare. Così siamo in 3, io, Gustavo e Pau, il fratello di origine catalana che conoscevo da tempo e che rappresenta un po' il mio punto di riferimento per questi giorni. A bordo del 4x4 Chevrolet del provinciale iniziamo a scendere da Quito, poi, dopo aver percorso diversi chilometri ed aver attraversato il ricco quartiere di Cumbaya, zona bene di Quito, si risale per la cordigliera delle Ande fino a superare quota 4000; ripenso alla mia cima Rossa, al confine con la Francia, la punta più altra che finora ho toccato, un banale 3100. Qui, in un solo colpo, polverizzo i miei record, anche se senza nessuna fatica. Ci fermiamo un attimo presso la cappellina della Vergine del Paramo ma siamo avvolti dalle nubi e da un freddo glaciale. Via di nuovo in macchina, e si inizia a scendere. Di solito questo viaggio si effettua con il bus locale, un mezzo sgangherato e affollato, ma questa volta ce la prendiamo comoda; deviamo persino dalla retta via per visitare una stazione termale abbastanza rinomata. Entriamo nel recinto con le vasche di acqua calda, a diversa temperatura, mentre tutto intorno la conca delle montagne è ancora avvolta di nubi. Fa un certo effetto vedere le persone girare in costume in questo scenario. Riprendiamo la strada, che per un buon tratto è ancora asfaltata, poi inizia il tratto sterrato, con evidenti segni di intemperie, buche, disastri di tutti i tipi. Impressionante il numero di bus e di camion che circolano su questo tratto. Risaliamo un tratto e Pau mi prospetta la prima sorpresa, dirigendo verso la cascata di s. Rafael; la stradina è presto interrotta da una frana e parcheggiata la macchina. Ci dirigiamo a piedi. Intorno il
paesaggio è già tipico della selva; piante altissime,
esuberanti, felci arboree, molte specie che da noi sono classificate
come piante esotiche e da salotto, qui svettano imponenti e sfoggiano
foglie gigantesche. Presso un gruppetto di case ci aspetta una persona
in divisa, sembra surreale incontrare qualcuno in questo luogo
apparentemente deserto, ma c'è un biglietto da pagare anche qui.
Un dollaro per proseguire fino al punto panoramico. Pau conosce bene
come vanno le cose e quindi nessuna preoccupazione. Ci avviamo per una
stradina che si restringe man mano e sembra sul punto di essere
assorbita dalla vegetazione, sempre più invadente. Inizia anche
a piovere, prima delicatamente, poi in maniera intensa e quindi acqua a
catinelle. Meno male che la temperatura è gradevole, anche se
ormai l'acqua scorre dappertutto e siamo zuppi. Ma lo spettacolo che ci
aspetta ci riscalda quasi. Un fiume intero, poderoso, che si precipita
con un salto enorme e fragoroso... peccato che la pioggia non ci
consenta un momento di sosta più tranquillo.Risaliamo zuppi e molli e siamo costretti al primo cambio. Pau, tutto allegro ed entusiasta sembra un gabbiano tra queste nuvole d'acqua e mi conferma che prima o poi questo mio battesimo dell'acqua doveva arrivare, meglio prima! Riprendiamo la macchina, continua lo sterrato, ogni tanto un gruppo di operai sono alle prese con una frana, camion e ruspe sono al lavoro anche di domenica e le soste si moltiplicano. Passiamo ponti su fiumi impetuosi e viene voglia dichiudere gli occhi guardando le assi un po' sconnesse che separano dal fondo valle. Ma ci passano anche pullman e camion, ce la possiamo fare anche noi.. Poi cerchiamo un 'ristorante' per mangiare qualcosa, perchè sono già le due del pomeriggio. Il primo che visitiamo è deserto, finiamo nel primo paese, un gruppo di case che affiancono la strada. Qui le cose sembrano normali, un minestrone e un piatto di carne con patate, una birra, il tutto per quasi .... 3 dollari. Così ripartiamo e dopo poco, miracolosamente, la strada ritorna asfaltata. Una presenza costante, a destra o sinistra, a seconda dei rilievo, è la presenza dell'oleodotto che collega i pozzi di estrazione di Sucumbios, con le raffinerie della costa. Un serpentone di metallo lungo quasi 500 km, che serve per mille altri usi alternativi: scaldino per asciugare la biancheria (il greggio deve essere scaldato per fluire meglio), sentiero per i pedoni equilibristi, lavagna per scritte e cartelli vari.
E in effetti capisco cosa intendeva dire. En passant mi confida che su questo ponte fr. Benito... non aveva avuto il coraggio di passare (si chiama prudenza, gli dico io!); lo attraversiamo con un una baldanza che nasconde un po' di strizza. Sarà la sindrome da Iindiana Jones, ma la terra ferma sotto i piedi è tutta un'altra cosa. E riprendiamo la strada fino al km 20, dove finalmente termina, per il momento, il nostro viaggio. Sono le 5 e qualcosa. Siamo partiti verso le 8 del mattino. Non male come media :-) e già che siamo in ballo continuiamo, perché in casa non troviamo .... nessuno e ci sono alcune commissioni da sbrigare. Così ho l'occasione per conoscere subito la "città" di Lago Agrio, il capoluogo di questa zona. Ma come primo giorno penso che possa bastare... |
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mercoledì 23 - la grande città di Nueva Loja Sono
qui
già da un paio di giorni e ancora mi perdo con i nmi. Ho
scoperto che Sucumbios è il nome della provincia, ma anche di un
cantone (non quello dove ci troviamo) e io che credevo che fosse il
nome della città qui vicino. Niente da fare. Ho chiesto allora
il nome della città e qualcuno mi diceva Lago Agrio; ancora
sbagliato perché questo è il nome del distretto al quale
apparteniamo. Insomma, il nome ufficiale è un altro, si chiama
Nueva Loja (la Loja "vecchia" è un'altra città
ecuadoregna che si trova al sud... ). La mia fede di prof di geografia
vacilla vistosamente.Ma oggi è stato il primo giorno serio di visita alla città. Sono partito con Josè Luis, che proprio ieri ha festeggiato i suoi 51 anni. Con un piccolo carico di banane e di naranjilla (che sembrano aranci, ma non li ho ancora assaggiati), ci siamo diretti verso la strada, per prendere la ranchera. Di che si tratta? Del mezzo di trasporto locale: un bel camion con una serie di panche sul pianale di carico, un tetto, il tutto rigorosamente in legno e... via. Nessuna preoccupazione per le cinture di sicurezza, per i vetri, l'aria condizionata, le preferenze di posto. Stile vecchio west, più vecchio che west, però! I 20 km del percorso si bruciano in meno di mezz'ora, solo che quasi a metà c'è il controllo militare. Si scende tutti per la verifica dei documenti. La gente del posto semplicemente esibisce il suo documento mentre i poveri "turisti" come me devono rispondere ad un paio di domande: "da dove vengo, perché, per quanto tempo, che mestiere faccio" e prendono nota su un quadernone. Si risale sulla ranchera, vento in poppa (e in faccia) e via. Arriviamo così al grande centro cittadino. La città è uno splendido esempio di crescita "dal basso" e dal nulla; disordinata, caotica, improvvisata, lercia, improbabile, ma anche viva e pullulante di traffico, persone, tutto in movimento. ![]() Ci rechiamo al mercato della comunità (!) che è gestito dalla diocesi e qui lasciamo la frutta raccolta nella nostra finca (i 3 ettari del nostro terreno); lo stile di questa diocesi è decisamente singolare e forse unico, ne dovrò parlare più diffusamente. Non si basa tanto sulle parrocchie ma sulle comunità di base; i religiosi e i missionari sono invitati dal vescovo e lavorano tutti con un'ottica di chiesa, nessuno coltiva il suo orticello. Ogni gruppo è invitato anche ad autofinanziarsi e a sviluppare una rete economica che aumenti questo sviluppo. Così non mi meraviglia che la chiesa qui vicina abbia aperto un cyber-caffè per l'accesso a Internet aperto al pubblico. Il ricavato serve per attività di finanziamento delle opere diocesane. A questo punto prendiamo il bus (la differenza con la ranchera è nel fatto che adesso il mezzo è un vecchio pulman sgangherato e coperto) e andiamo fino al collegio diocesano, il più efficiente della città, con i suoi 1200 alunni. Fr Josè Luis ha un sacco di attività e di conoscenza, così il nostro itinerario è tutto un salutare e attaccare bottone con la gente. Diamo un'occhiata dall'esterno alla scuola, che è in piena funzione perché la chiusura dell'anno scolastico qui è a luglio. Poi noto un cartello curioso, che svela un possibile significato alternativo della nostra sigla FMS (federazione mujeres [delle donne] di Sucumbios), ma non so se tutti saranno d'accordo. Si tratta anche qui di un'opera della dioces. E visto che ormai ci siamo vicini, ci rechiamo proprio alla sede dell'episcopato; salutiamo la comunità religiosa che si trova nelle adiacenze, una comunità di padri Carmelitani e di suore Laurite che vivono una realtà di condivisione simile alla nostra. Mi
viene naturale
chiedermi quante esperienze simili ci sono dalle nostre parti... qui
saremo nella giungla ma ci sono segni di vitalità sicuramente
più avanzati del nostro "moderno" panorama. Dopo la visita e un
caffè... entriamo presso la sede dell'episcopato. Qui
incontriamo Walter, il nostro superiore, che insieme ad un segretario
della diocesi sta elaborando un progetto di formazione informatica per
i membri della diocesi. Ho capito che un po' di dritte, in questo
periodo, potrò darle, anzi, è proprio quello che mi
chiedono. A fianco c'è l'ufficio economico della diocesi, hanno
qualche bega con un computer...passiamo una mezzìoretta a vedere
come stanno le cose. Poi riesco persino ad aggiornare parzialmente
queste pagine, ma una connessione Internet qui non è proprio un
giochetto da ragazzi, l'unica possibilità è fare un
atelefonata fino a Quito, 280 km, con tutti i rischi di una linea
telefonica veramente traballante. Siamo nella sfera del miracolo, non
della tecnica.Tira e molla si è fatto tardi, con Walter ci rechiamo allora presso il centro, mangiamo un boccone (il nostro pranzo, composto da minestra con tozzo di pollo e un piatto con riso, carne, ravanelli e altra verdura che mi astengo dal nominare, ci costa la bellezza di 1 dollaro), poi, attraversando il centro commerciale, torniamo nuovamente presso l'episcopato per completare il progetto e il lavoro di sistemazione computer. Sulla via del ritorno sapendo che venerdì andremo "in missione", mi attrezzo con un paio di stivali; tra insetti, animaletti, serpenti (?) e soprattutto acqua è il modo migliore per muoversi da queste parti. Poi riprendiamo la nostra ranchera e via verso casa. Naturalmente a metà strada dobbiamo di nuovo smontare per il controllo militare. Fossero logici basterebbe una X nella casella "Ritorno" della mia linea precvedente. Macché, mi rifanno le stesse domande, mi chiedono da dove vengo, dove vado, fino a quando rimango in Ecuador, che mestiere faccio... Dovrò faci l'abitudine. Finalmente verso le 6 eccoci di nuovo a casa. Cristina e gli altri hanno già completato la marmellata di papaya e ananas che ieri abbiamo pulito, sul fuoco si sta cuocendo quella di cocco e cannella; tutte attività per l'autofinanziamento. La faccenda si fa golosa... Giovedì 24 - Domani all'alba si parte per la prima "missione". Accompagno Walter che va in visita ad una delle comunità che gli sono state affidate. Domenica ci sarà la cresima di un paio di ragazzi e ci saranno diverse cose da sistemare. José Luis mi dà il suo zaino perché con il mio ci posso portare ben poco. Mantellina anti-diluvio, sacco a pelo leggero, perché dormiremo fuori e non so assolutamente dove e come! Costume da bagno perché tutte le comunità sono vicine ad un fiume e temo che il bagno sia una esigenza pratica irrinunciabile... pila, ricambi, il tutto in sacchetti di plastica perchè se piove... siamo nei guai. La curiosità di vedere come sarà è grande, anche se il timore di non capire quasi nulla la bilancia un po', visto che nella comunità indigena non si parla molto lo spagnolo e le persone abitualmente si esprimono in quechua. Meno male che adesso so almeno come si scrivono i doni dello Spirito Santo in questa lingua, visto che abbiamo preparato un cartellone in grande stile. Si legge più o meno come lo spagnolo, ma... a parte un paio di parole, non c'è proprio nessun termine con qualche analogia a qualcosa di noto!. Domani vedremo |
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25-27 giugno - prima visita alla
comunità indigena di
Alli Pamba
Scrivo queste righe la domenica sera, mentre fr. José Luis sta
preparando nuova marmellata, Pau è già a riposare e gli
altri sono nella casa delle suore a vedere qualche briciola di tv
(l'unico canale che si vede trasmette una media di 5 minuti di notizie
internanzionali, una favola!). Ho scaricato le foto di questi tre
giorni, le ho già guardate un paio di volte ma conitnuo a
ripetermi che forse si tratta di un documentario della National
Geographic, che queste cose sono fuori del mondo... che le scimmie non
si cucinano, che quella brodaglia bianca non si dovrebbe bere, che i
bambini non dovrebbero andare in giro così conciati e scalzi con
tutto quello che c'è nella selva.... è invece è
proprio così. |
| non credo vi
servano altre informazioni su queste pagine, scritte per collaudare la
mia confusione, per far felice qualche amico ed amica... e per fissare
sul web (la carta non basta più) brevi spunti e riflessioni di
questa mia avventura vissuta nel 2004. Testi e foto sono sfuggiti
dalle mie
dita o dalla mia tastiera, quindi,
per commenti, suggerimenti, improperi e quant'altro... prendetevela
pure col sottoscritto |