maggio 2004 - un Diario spagnolo? perché no? - a cura di g&b

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Maggio 2004: - 1 - 2 - 3_6 - 8_9 - 10-14 - 15 - 22 -23 -viaggio all'Hermitage  24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31
carrellate di foto:
gennaio:   Jaen-Castello di S.Catilina
febbraio: visita a Segovia - tour a Madrid - il nostro gruppo - Enneagramma - l'Escorial sotto la neve
marzo:    Salamanca 11-M  Atocha: l'attentato a Madrid visita a Leon. - Santiago di Compostela -
aprile:    2 settimane con Basida - Terrasanta: Galilea - Terrasanta: Gerusalemme (visto che sono arrivate?)
maggio:  in giro per Avila - Taizé oasi di speranza

1 maggio: festa del lavoro... si fa per dire!

in preghiera...Cominciamo bene: da ieri la nostra connessione internet ha cominciato a fare le bizze. Non è la prima volta che succede, ma questa volta si direbbe che il segnale proprio non arrivi. Ed è buffo vedere la maggior parte di noi prendersela con le povere tastiere, imprecando in varie lingue e diverse direzioni... Che siamo un gruppo di net-dipendenti è abbastanza evidente,e inevitabile. Vuoi per la lontananza dal proprio paese e vuoi anche per tanti fattori socioculturali che ci portano a vedere la rete come una normale ferraglia quotidiana, alla quale siamo ormai abituati. Il fatto di non poter ricevere posta, di non poter consultare le pagine del nostro giornale preferito... ci lasciano un po' a bocca asciutta. Potrei esagerare un po' e parlare di frustrazione da Interne, mi tornerebbe utile raccogliere materiale in questo senso...
Ho chiamato il tecnico e quasi ero rassegnato a vederlo comparire solo il lunedì, visto che la festa del primo maggio è sacra anche qui. Invece, nel primo pomeriggio, miracolo: ecco spuntare la macchina di Telefonica.net; con il suo bravo omino. Tutto speranzoso pensavo "ormai è fatta". Non potevo immaginare che era solo l'inizio di un calvario comunitario... dopo aver vagato per il parco alla ricerca del passaggio del cavo, aver visto le inutili manovre per cercare eventuali rotture, infiltrazioni, collegamenti fragili... il tecnico, un po' scoraggiato, se ne va, garantendoci però che lunedì mattina sarà di nuovo qui con un collega per sistemare la cosa...
Bene, vistoche la Rete è bloccata e che il tempo è impietosamente brutto, piovoso e freddo, ne approfittiamo per un po' di relax, riposo e letture varie; e anche per ricordarci che la festa dellavoro, con il suo richiamo a san Giuseppe e al suo ruolo, è una buona occasione per ricordarsi che "non di solo Rete vivono le persone"...
E come ogini sabato un gruppetto dei nostri è andato a Madrid, ma considerando la festività, l'eventualità di trovare tutto chiuso, il tempaccio, ecc. ecc, oggi il grosso della truppa si è limitato a fare vita casalinga. E per finire dobbiamo ancora preprare gli ultimi ritocchi per la giornata di domani, quando dovremo preparare i giochi del mattino e soprattutto la presentazione delle nostre provincie.
Per farci già assaporare aria di festa oggi abbiamo anche degli ospiti particolari, fr. Pedro e alcuni ragazzi del Piso Hermano di Valencia; si tratta di una piccola comunità di accoglienza per giovani che stanno uscendo dalla droga. si tratta proprio dello stesso luogo in cui Ivonir havissuto la sua esperienza di solidarietà ad aprile. Insieme a Pedro ci sno quindi 3 dei ragazzi del centro e una famiglia di amici (Marisol, Victor e il figlio Angel, di 14 anni) che da anni collaborano proprio con questa iniziativa. La nostra sala da pranzo è grande abbastanza e stringersi un po', in occasioni come questa, fa veramente piacere.

domenica 2 maggio: a tutto mediterraneo


giochiOggi è il giorno della presentazione delle provincie Iberica (gran parte del centro della Spagna) e sopratutto della nostra variegata Mediterranea, la provincia che vede nel nostro gruppo ben 4 rappresentanti, con ampia varietà di lingue e abitudini.
Come previsto inziamo con la celebrazoine della messa, tutta giocata sui "temi" del mediterraneo e sulle diverse lingue. Vi assicuro che ascoltare ad esempio il Padre Nostro in Arabo, dalla voce di Antoine, fa sempre un certo effetto. Spero che l'ufficio traduzioni del buon Dio sia sempre operativo...
Dopo la festa del mattino (e la colazione qui inizia con un bicchiere di vermouth, strane usanze!) iniziamo con i nostri ormai collaudatissimi giochi all'aperto. A  dire il vero il tempo è tutt'altro che invitante, sbirciando fuori abbiamo addirittura visto che il nostro monte tutelare si è persino imbiancato di neve. Che strana primavera. Non piove ma la temperatura non invita certo a parpagliarci per il parco. Ci adattiamo agli spazi semicoperti del porticato e della pista intorno alla casa. preparazioneMa a dispettodi questo inconveniente la mattinata fila via liscia benissimo. Il gruppo questa volta può contare anche sull'apporto dei 3 ragazzi del "Piso Hermano" e della famiglia di Victor al completo. Povera Marisol, è l'unica donna del gruppo, ma oggi ci sentiamo tutti cavalieri... e poi lei deve esserci proprio abituata (tra l'altro scopriamo che è anche la segretaria della scuola di Valencia). Tra i giochi sperimentiamo quello della rana (una sorta di tiro al bersaglio), che deve piacere un mondo a Jesus, visto che ne ha comprato uno tutto nuovo; poi si confermano i giochi degli anelli (non quelli di Tolkien e nemmeno di Juri Checi, altro tiro al bersaglio), il centro al canestro e le bocce. Finiamo con una gara con le bici, la prima di velocità e la seconda di lentezza... meno male che abbiamo anche il pronto soccorso a un tiro di sasso. Ma tutto procede alla grande...
Verso le 12 Victor si ritira in garage... deve iniziare a preparare la paella valenciana, e si è portato dietro tutto l'occorrente, dal vino al gas, dalla pentola a fuoco da campo. Quando si dice l'organizzazione. E in questa paella, vero piatto unico, ci finisce dentro mezzo pollaio e mezzo orto, visto che ribolle di pezzi di pollo e di tanta verdura. Insomma, la paella è proprio come la nostra pizza, di fisso e stabilito c'è ben poco: in pratica solo il riso :-) a giudicare poi dall'accoglienza che le riserviamo in sala da pranzo e poi nei piatti, l'effetto è stato sicuramente positivo.paella
Adesso sì che dovremo cercare altri sistemi per smaltire... non basterà certo la ricerca di un posto dove fare la foto finale di gruppo da lasciare poi come ricordo ai ragazzi del "Piso Hermano" che in queste poche ore hanno vissuto proprio insieme a noi senza nessun problema.
Concludiamo in serata con la presentazione delle due provincie, quella Iberica (viene un fratello da Madrid per l'immancabile proiezione di video preparato con powerpoint) e poi quella mediterranea, dove abbiamo solo l'imbarazzo della scelta per quanto riguarda gli oratori, visto che ognuno di noi 4 può illustrare una piccola fetta di questa composita realtà. Betica e Levante in Spagna, l'Italia e poi la zona del Libano Siria (per non parlare del distretto marista dell'Africa Ovest)..
Al termine della serata piazziamo come al solito il nostro cacharro (parola che equivale al brianzolo ambaradan) multimediale per poter vedere, finalmente, la pellicola di Gibson, il tanto chiacchierato "the Passion". Mi viene da sorridere a pensare che su tutto questo ho persino scritto un pezzo per Jesus... senza nemmeno aver visto il film! L'effetto comunitario è comunque intenso e positivo. Non mi dilungo in commenti perché spesso tradurre le immagini in parole è come trasformare un pranzo in un discorso: sicuramente non ti riempie lo stomaco.
Dimenticavo: il nostro problema di connessione internet: chiaro che oggi è stato un altro 'tragico' giorno di totale astinenza... :-)

everaldo al pclunedì 3 maggio, altro giorno di astinenza da internet. Everaldo non sta più nella pelle e inizia a macchinare strani riti brasiliani per ottenere la connessione, insieme a lui mezza America del Sud brontola, tutti mi chiedono: "hai chiamato il tecnico?". Ci hanno assicurato che lunedì sarebbero venuto, abbiate fiducia, suvvia, brava gente... Eì un problema legato alla centralina ADSL, ci vorrà un po' di tempo... Bene, qualcuno passa  tutto il giorno il fiduciosa attesa senza nessun risultato. Chiamo la società 5 volte, inutilmente. Però il jingle dell'annuncio telefonico è carino...:-)

martedì 4 maggio - "allora? Internet?  Si può fare qualcosa?" - "Forse una novena!" rispondo io. Richiamiamo Telefonica, la società che ci tiene per il filo... nuova richiesta, attribuzione di un nuovo numero di "incidencia" da citare le prossime volte... che consolazione! E anche per quest'oggi siamo tutti a becco asciutto... Tutti o quasi, perché subdolamente mi sono già collegato un paio di volte con il caro vecchio modem, ma... non posso mica svelare tutti i retroscena, vero?

mercoledì 5 maggio: chissà se Manzoni sarebbe stato così toccato dal problema tanto da scrivere un'ode o almeno una invettiva contro i tecnici di Telefonica... Io quasi quasi ci proveri, visto che mi tocca richiamare la società, ascoltare altra sfilza di assicurazioni... verso le 13 ci telefonano che il tecnico è uscito per venire a risolvere il nostro problema. E così mi passo tutto il pomeriggio nell'attesa di qusto fantomatico tecnico. Il guaio è che oggi avevamo programmato la nostra famosa visita guidata al grnde Monastero dell'Escorial. Sto calcolando l'entità di questo danno morale ed estetico.... per sfizio inserisco queste ultime annotazioni sul sito sfruttando una connessione (che mi pare lentissima ...)  via modem. Tanto per calcolare il tempo impiegato. E comunque, mi sa che anche per quest'oggi è andata...
simboli
giovedì 6 maggio: fine dell'incubo: dopo 2 chiamate e mezzo nel corso della giornata, ecco finalmente spuntare i due prodi tecnici di Telefonica dal folto del parco, convinti di aver finalmente trovato l'inghippo e tra esplorazioni di pozzetti sotterranei, test di fili e connessioni varie si giunge ad incriminare il povero modem-Adsl che dopo due anni di onorato servizio deve aver probabilmente perso qualche colpo. E quindi, dopo aver armeggiato, sistemato i fili, conrollato i vari collegamenti, eccoci di nuovo in giro per il mondo, a pasticciare con Internet, per la gioia dei nostri fans. In pratica, da quando è stata riattivata la linea la sala non ha ancora avuto un posto libero... :-) Internet-addiction? Mah..., chissà...

Venerdì 7 maggio - Ma non di solo Internet vivono le persone. Questa settimana è stata soprattutto la settimana delle Costituzioni. Per il lavoro ci ha aiutato Teofilo, il solerte 'vice' del corso, visto che proprio in questi giorni Javier si è recato a Roma, presso la Casa Generalizia, per una valutazione del Collegio Internazionale, del quale era stato direttore per alcuni anni.
Il lavoro è stato svolto praticamente  a "costo zero", visto che abbiamo suddiviso le Costituzioni mariste in 5 parti, grosso modo analizzando i capitoli principali, e con un lavoro di gruppo ci siamo dati da fare per approfondire, condividere esperienze e scambiarci idee al proposito. Forse non sono venute fuori grandi cose, ma scambi liberi di come si vive la realtà marista nei diversi angoli del pianeta sicuramente sì. Oltre all'approfondimento pratico, scritturale e teorico, abbiamo dedicato anche molto tempo ad un approccio più vitale, condito soprattutto di riflessione e di momenti di preghiera. Ogni gruppo si è sbizzarrito a trovare simboli, escogitare celebrazioni, sottolineare gesti speciali e la nostra cappella ogni giorno sembrava la vetrina di un negozio di alta moda del foro Bonaparte: sempre diverso e variegato (come potete vedere nella foto). E con dei prezzi sicuramente meno da capogiro!



Sabto 8 e domenica 9 maggio - ... a Guardamar!

le dune di GuardamarInsieme ad un piccolo drappello di fratelli coraggiosi si recava a visitare Toledo, il sottoscritto, alle prime luci dell'alba, anzi, prima ancora, verso le 6 del mattino, si dirigeva alla volta dell'aeroporto di Madrid per una "quasi rimpatriata". In questo fine settimana era previsto il consiglio provinciale della Mediterranea ed era l'occasione buona per un incontro con i vari delegati di zona e per incontrare un po' di "italiani" speciali: Paol, Mario e Roby. Occasione ghiotta da prendere proprio al volo, infatti...
Alle 9.30 ero già ad Alicante, dove l'immancabile sigaro del fr. Millan era ad aspettarmi: con tutto il resto del fratello attacato, ovviamente. La casa di Guardamar, vuoi perché ormai è la casa provinciale, vuoi per la sua invidiabile posizione, a pochi minuti da una splendida spiaggia, vuoi per l'epoca... insomma, non sto ad elencare tutti i motivi, ma l'attrazione è davvero fatale!
Dopo i saluti di rito e un giro tranquillo nella proprietà, a gustare gli aranci che ancora si dondolano al sole del Levante, ho avuto modo di rubare un po' di tempo agli indaffaratissimi fratelli italiani per qualche chiacchierata. A buon rendere... caro Paolo!consiglio provinciale
Nella serata ho tentato un assaggio del mare, ma il vento era decisamente poco piacevole. Solo dietro le dune si poteva stare un po' tranquilli e la giornata era appannaggio dei tanti aquiloni e deltaplani. Logico che una passeggiata con i piedi nell'acqua era più che scontata, ma il fresco ... si faceva sentire. Serata tutta italiana, con perlustrazione dei dintorni di Guardamar e chiacchierate senza doversi preoccupare di coniugare i verbi, cercare parole e frasi spagnole! Ogni tanto ci vuole anche un'ooasi linguistica.
Domenica mattina, lasciando il nosro baldo consiglio al lavoro (vi assicuro che quando si mettono d'impegno riescono a dare un'idea meno informale di quella che traspare dalla foto!), sono stato con la comunità i Guardamar alla messa parrocchiale. Mi faceva un certo effetto considerare quella comunità di fratelli 'spagnoli' come una delle comnità 'di casa', ma bisognerà pur farci l'abitudine. Dopo la messa abbiamo fatto un rapido giro dietro le colline, dove sta proliferando una piccola cittadina di ... 20.000 chalet vacanzieri. Pochi anni fa qui c'era solo collina e aride pietre, adesso si vede praticamente una città; il 75% comprato e abitato da stranieri di mezza europa del nord. Cosa non si fa per il sole. Quest'anno che ha piovuto tanto... addirittura da permettere all'erba di farsi vedere ancora verde agli inizi di maggio, di giorni di pioggia ne avranno avuti una decina. Passeggiando tra le bancarelle del mercatino abbiamo incontrato persino degli... spagnoli. Tutti gli altri erano inglesi, tedeschi, olandesi, belgi, francesi, norvegesi, marrocchin (gran parte dei venditori, ovviamente). Un'ottima occasione per esercitarsi nelle lingue!
Nel pomeriggio con Roby ci siamo lanciati coraggiosamente (saltando persino il pranzo!) alla volta della spiaggia. E in questa occasione ci siamo fatti coraggio e ... acqua fredda o non fredda... il bagno nel mediterraneo l'abbiamo fatto. A pensare che il mio ultimo bagno sapeva ancora di Mar Morto, apprezzavo ancor di più la differenza. E dopo i primi istanti di brivido, sguazzare nell'acqua libera e pulita della nostra provincia, fa anche piacere. Bisogna pur rendere onore ai titoli e alle denominazioni, giusto?
In serata il rientro a Madrid, con il gentilissimo Teofilo pronto ad aspettarmi lungo gli intermimabili corridoi dell'aeroporto Barajas.
Da domani inizia l'ultimo periodo intenso qui all'Escorial, tutto dedicato alla persone e alle lettere di Marcellino.

Non mi dite che sono un pigrone... il tempo ha bisogno dei suoi tempi, comunque ho sistemato anche le foto di Gerusalemme



lunedì 10-venerdì 14 prima settimana sul patrimonio marista

H. HinojalIl conduttore di queste due settimane è stato il fr. Fernando Hinojal, che svolge la sua attività nei pressi di Siviglia. Il suo arrivo già è stato problematico, visto che arrivato alla stazione dell'Escorial ha tentato di chiamare qualcuno qui i casa, ma per i nostri soliti problemi telefonici nessuno è riuscito a prendere la sua telefonata: e così lui ha dovuto passare la prima notte in una pensione vicino alla stazione visto che non sapeva praticamente come giungere fin qui. E a pieidi, con la valigia, farsi i 5-6 km non è proprio una passeggiatina felice, specialmente di notte! Ma torniamo alle nostre attività. Il lavoro della settimana non è stato particolarmente teorico o di semplice ascolto, ma ci ha obbligato a sfogliare pagine e pagine, rintracciare e verificare ricordi, mettere a confronto episodi, idee e notizie per lo più disseminate in molti luoghi. Il buon Fernando infatti si è limitato ad una breve introduzione generale sul lavoro dello storico, sulla necessità di accostarsi ai documenti con una buona apertura ma anche con spirito criticio, e poi ci ha sbolognato uno schema di lettura/approfondimento dandoci come compito la presentazione di 3 lettere di san Marcellino.
Una di queste tre lettere andava sviluppata in modo particolare e presentata all'intero gruppo. C'è chi si è prodigato in ricerche, chi ha moltiplicato le fotocopie, chi ha elaborato rapidi schemi da presentare con PowerPoint o Word (pur di salvare un albero...), nell'insieme è stato un lavoromolto apprezzato, che ci ha veramente messo a contattocon la vita concreta di Marcellino.
Purtroppo paghiamo un po' lo scotto di avere come riferimento biografico solo il racconto che ne ha fatto di lui il fr.Gianbattista, con lo stile dell'epoca, tutto teso a idealizzare e mitizzare la persona, tralasciando da parte l'uomo vero. E così ci manca poco che Marcellino abbia succhiato la santità con il latte materno (se la Nestlé scopre la forrmula...), che ogni sua frase o gesto siano stati ispirati, eccelsi, sublimi o cose del genere.  Nelle lettere, invece, dove nessun altro ha messo il naso e soprattutto la penna, visto che si conservano un buon numero di originali, si coglie la persona nella sua quotidianità. La frase semplice, l'entusiasmo di un padre che conosce le difficoltà dei suoi ragazzi (perché erano ragazzi, in fin dei conti), la preoccupazione per il lavoro, la fatica, le difficoltà. E quando invece si entra nelle sue difficoltà, e ne ha avute diverse veramente pesanti, anche in questo caso abbiamo la possibilità i di cogliere il suo senso dell'equilibrio, la fiducia nella Provvidenza, la capacità a volte d i rinviare decisioni ancora poco chiare. A me è toccata una lettera scritta da Marcellino ad un giovane prete che aveva passato qualche tempo nella casa dell'Hermitage e poi era andato ...in America per accompagnare delle suore. Illustrava a Marcellino la situazione della sua nuova diocesi, dove l'educazione lasciava ampiamente a desiderare e prospettava l'idea di una fondazione da quelle parti. Dela cosa poi non si fece nulla, perché la Santa Sede aveva appena dato "l'esclusiva" delle missioni in Oceania proprio alla società marista, ma Marcellino si preoccupa di non chiudere nessuna porta... il futuro si disegna anche così.


le mura di Avila

sabato 15 maggio - Avila

Bene; nel nostro gruppo c'è qualcuno che sta approfittando nel modo più saggio di questa nostra permanenza in Spagna, visitando le cose migliori che riusciamo a raggiungere! Conoscere il luogo dove si vive è sermpre un modo per vivere meglio in questo luogo :-) (non chiedetemi di chi è la citazione) e infatti il sabato scorso il piccolo drappello di "curiosi" si era recato a Toledo, una splendida città che meritava veramente una visita. Io,purtroppo, ero a sguazzare nel mediterraneo!  Per questo sabato, prendendomi quasi una rivincita, avevamo programmato di visitare un'altra splendida cittadina spagnola: Avila. Per di più si trova a poco meno di un'ora dall'Escorial, ci si arriva tranquillamente con il treno e quindi non è nemmeno difficile organizzare il viaggio.
Siamo partiti in 4, oltre al sottoscritto Antoine (Libano), Carlos (Mexico) e Ivonir /Brasile), così ogni volta che ci presentiamo e diciamo che siamo fratelli e scioriniamo le nostre nazionalità ci guardano un po' preoccupati... peccato che non capiti molto spesso. Ci eravamo già dotati di cartina e di qualche rapida informazione su questa città di origine antica e che ha avuto il suo massimo splendore nel 1600, il centro storico è interamente racchiuso dalle mura, che sono perfettamente conservate e in gran parte percorribili (si sviluppano per un perimetro di oltre 2 km e mezzo). sulle mura di AvilaElementi di spicco sono la cattedrale, la cui abside praticamente è incastonata nelle mura e poi, logicamente, tutti i luoghi che hanno visto nascere, vivere ed operare la grande santa Teresa. La città è abbastanza piccolina e girando per il centro non ci vuole molto a cogliere i luoghi più interessanti e pittoreschi; tra l'altro non è nemmeno così suggestiva nel suo insieme da farti respirare un'aria "medioevale" come quella a cui ci siamo un po' abituati noi italiani gironzolando per le varie Siena, Lucca, S. Gimignano..., ma il bello di un paese è che non deve per forza essere uguale ad un altro! Ultimo elemento importante, nella cattedrale era stata allestita da poco una notevole mostra intitolata "le età dell'uomo", una ricchissima collezione di opere d'arte sacre che si sviluppavano lungo un perocrso tematico dai sacramenti alle feste liturgiche, con una allestimento e una cura veramente impressionanti. La mostra, tanto per dire, occupava l'intera area della Cattedrale, che per l'intero periodo della mostra, fino a novembre, resterà in pratica dedicata esclusivamente a questa funzione. Questa idea di una Cattedrale trasformata quasi in un semplice "contenitore" di opere d'arte, sia pure splendide, ci ha fatto arricciare un po' il naso. Siamo abituati a considerare questo genere di luoghi come un centro vivo e attivo, non semplicemente scrigno della memoria. Ma rispettiamo le scelte degli altri.Abbiamo girato la cittadina in lungo e in largo, percorso le mura come armigeri scrupolosi (inutile, Avila non è mai stata nemmeno assediata, ma considerando l'epoda dei mori, un bel po' di pietre sono un ottimo deterrente); era sabato e siamo incappati in numerosi matrimoni, dato poi l'alto tasso di giapponesi sparpagliati sul territorio era quasi normale incontranre anche variazioni alla classica foto degli sposi,  con l0aggiunta di un paio di giapponesi al fianco. Dopo aver visitato l'ultima chiesa, e dribblato l'ultimo matrimonio, abbiamo ripreso il treno verso le 8 e attraversando pianure cosparse di sassi, alberi e mucche (in ordine sparso), siamo tornati alla base.

Anche questa volta le foto abbondano, date pure un'occhiata...


dal lunedì 17 al venerdì 21

Sseconda settimana sul patrimonio marista; continuiamo tranquillamente il lavoro avviato nei giorni scorsi; ogni giorno uno o due di noi presentano al gruppo il proporio lavoro, inpratica una lettera di Marcellino corredata di spiegazioni, ambientazione storica, analisi dei personaggi elencati, illustrqazione dei fatti relativi... e ogni tanto ci si vede in piccoli gruppetti di 3 per completare l'esposizione.
E' anche la prima settimana di sole vero che riusciamo a vedere. Finalmente la primavera si affaccia... era ora! E' persino pronta la rucola che ho piantato e seguito concura quasi maniacale... adesso qui tutti sanno di che si tratta e... mi sembra che l'apprezzino.

Mi scappa solo un breve intermezzo madrileno, il 20 maggio, con visita alla casa marista di Xaudarò (un pied a terre molto prezioso quando ci si trova a Madrid) per incontrare il fratello responsable di Edelvives, la cas editrice di testi per la scuola che i fratelli maristi gestiscono in Spagna da quasi un secolo. Ma l'occasione seria era quella di collezionare 4  pinchos che ... spiegherò poi a giugno)

sabato 22  festa della presentazione delle provincie del Brasile, Croce del Sud e S. Maria delle Ande

E' vero, per mezzo mondo oggi il tema generale di quest'oggi è stato quello delle nozze regali tra don Felipe e Letizia, una fiaba dei nostri tempi, las bodas reales; e in effetti anche molti di noi si sono un po' incollati sulle sedie davanti al televisore per seguire questo spettacolo, a metà tra evento politico, favola a lieto fine e passerella di volti e personaggi noti. Madrid è semiparalizzata, il mal tempo incombe, l'acqua ha giocato il suo ruolo previsto e temuto, anche se fino a 2 giorni fa sembrava che la primavera l'avesse finalmente spuntata sul cattivo tempo. Invece... oggi fa quasi freddino, umido e il nostro desiderio di festeggiare mangiando per la prima volta all'aperto, è sfumato impietosamente. Ci aspettavamo il churrasco, visto che le provincie protagoniste di quest'oggi sono il Perù, la Bolivia, il Cile e soprattutto il Brasile. Avevamo persno delle gradite ospiti peruviane incaricate dell'aperitivo (deve essere così complicato prepararlo che... no, niente di tutto questo, ma anche l'occhio vuole la sua parte :-).

domenica 23, in giro per Madrid

bosco degli assentiApprofittando del fatto che potrebbe essere una delle ultime volte che abbiamo un po' di tempo libero per visitare Madrir, ho pensato bene di dedicare la giornata ad uno scorcio "culturale". Mi mancava una capatina al museo di arte contemporanea del Reina Sofia, fosse anche solo per dare un'occhiata al Guernica di Picasso. E' un museo che si trova molto vicino al Prado e quasi di fronte alla stazione Atocha, tristemente famosa. Considerando poi che il giorno primo Madrid era praticamente in stato di assedio per le famose e ultramediatiche nozze reali tra Letizia e Felipe (ormai sembrano due persone di famiglia...manco fossero i pizziccagnoli dell'angolo), vedere che cosa restava di questa festa così sentita dai madrileni, era un boccone ghiotto. Detto fatto alle 10.30 ero proprio dalle parti della stazione Atocha. Il primo colpo d'occhio evidenziava già qualcosa di insolito; davanti alla stazione hanno infatti preparato in pochi giorni una sorta di isolotto verde, una aiuola gigantesca, con 192 piante, tra cipressi e olivi, una per ognuna delle vittime dell'11-M. Difficile quasi raggiungerla, annegata com'era in mezzo al traffico, ma se ci sono riusciti i principi reali (sempre loro, quelli della boda di sopra!), bisognava pur provarci. Il cartello che campegiava sul verde era un po' inquietante: "Bosque de los Ausentes" (bosco degli assenti) giardino costruito su una struttura temporanea, con rischio di cedimento...!" , ma come tutte le cose provvisorie, credo che per molto tempo questo ricordo particolare segnerà la topografia della città. Meno male che oltre al cartello c'era qualcosa di più sensato: una corona di fiori dei due novelli sposi.reina sofia
Sono quindi andato a visitare la chiesa della Madonna di Atocha, dove si trova una statuta mariana simbolo della città, tant'è che i due sposini, dopo le nozze, si erano recati proprio in questa chiesa per portarle una corona di fiori. Ma sono incappato nella messa del vescovo, con tanto di riprese televisie e gente che sgomitava da tutte le parti per entrare. Meglio cambiare zona! E sempre Felipe e Letizia di mezzo...
E così ho iniziato il giro nel museo di Sofia Reina (per la cronaca, questa regina Sofia è proprio la madre di Felipe... sempre loro!), un palazzo antico ma con innesti ultramoderni, a cominciare dai due mega ascensori di acciaio e cristallo che campeggiano sullla sua facciata: l'unica cosa che tra l'altro si poteva fotografare perché dentro il divieto è tassativo, semplicemente ti obbligano a consegnare la macchina fotografica nel deposito zaini :-) quindi il giro culturale è stato proprio totale, senza altri supporti.
 Dopo un primo piano che ospitava una esposizione temporanea di Solana (neanch'io conoscevo 'sti nomi, chissà se fr. Claudio riuscirà a passare sopra alle mie lacune artistiche), un pittore che nel magazzino probabilmente aveva solo tinte scure e pesantucce, visto che per trovare un suo quadro un po' allegro e luminoso bisognava proprio darsi da fare... ma almeno mi è servito a riconsocere gli altri suoi quadri sparsi nella zona di esposizione permamente. In compenso il piano secondo raccogliere il meglio della produzione artistica e pittorica della spagna del XX secolo; Mirò,. Dalì, Gris e soprattutto Picasso. Mi sarebbero bastate le sue opere a giustificare il giro.Ricordo che una volta, quando ero ancora nella comunità di Genova, era venuto un prof. dell'Università, facoltà di Arte, a darci una rapida panoramica per "leggere" le opere d'arte, da quelle classiche a quelle contemporanee. Ci aveva affascinato con la sua presentazione, interno dell'Almudenacon la sua competenza nel portarci a cogliere oltre la superficie delle opere, ad entrare nella storia e nella pratica dell'autore, confrontandolo con il suo tempo, il suo prima e, spesso, con il dopo. Nel caso di Picasso, poi, c'era poco da discutere, anche se molte delle sue oipere presenti nel museo, ehm, diciamo che nel retrobottega di un magazzino, se fosse per noi, rischierebbero di finirci. Ma avevo appena letto  il giorno prima di quella americana che aveva trovato un violoncello sul bordo di una strada e stava cercando di aprirlo per farsene un ... porta-CD. Per fortuna che leggendo il giornale notò in tempo l'annuncio di un musicista della locale filarmonica che aveva perso il suo preziosissimo Stradivari! Anche qui, è tutta questione di ottica!
Bene, dopo aver assaporato tele, sculture, cornici (anche quelle!) e alcuni spezzoni di un film di Bunuel (pazzo e visionario come pochi), sono finalmente tornato alla luce. La nuova meta era adesso la Cattedrale di Madrid, ma non tanto per vedere cosa era rimasto del dopo-boda. MI interessava di più vedere con calma i recenti affreschi della volta, da poco realizzati da un certo.. Kiko Arguello, proprio lui, il fondatore del movimento dei Neocatecumenali. Passando per le affollatissime vie del centro ho avuto l'accortezza di chiedere ad uno dei tanti stand informativi se si poteva almeno entrare nella chiesa..."Guardi, è tutto chiuso fino al 27, devono risistemare". Bel colpo, e adesso che si fa, visto che andare fino alla Cattedrale sarebbe inutile? Pazienza, vediamo lo stesso qualcosa dei dintorni, il palazzo Reale, i giardini., già che siamo qui... e lemme lemme, privilegiando le vie laterali, sono comunque arrivato alla zona dell'Almudena, la cattedrale. E meno male che ho tentato ugualmente, percjhé invece la chiesa era regolarmente aperta, anzi, c'era una fila in perfetto ordine, quasi 300 metri di coda, per visitare l'interno. Così mi sono messo anch'io in fila, ascoltando i mille e mille commenti della gente. E l'interno era ancora bello e ordinato, con le etichette sulle sedie per indicare i posti, le belle poltroncine regali, i festoni di fiori (chissà perché, però, la parte bassa, a portata di mano, di fiori ormai ne conteneva veramente pochi...). Unico rammarico... le guadie e i cusodi, gentili ma implacabili, spingevano la gente a uscire con una certa fretta, pochi istanti di tempo e senza nemmeno la possibilità di sedersi con calma o di deviare dal tracciato centrale, poi subito dirotattati verso l'uscita. Forse è proprio meglio alzarsi da tavola con ancora un po' di appetito, da tenere in serbo per la prossima volta.
Adesso era giusto il tempo di tornare all'Escorial, sistemare un po' di cose per la valigia e pensare già al nuovo itinerario.

Itinerario per il viaggio in Francia - L'Hermitage e dintorni...

lunedì 24

Questa volta gli orari sono stati rispettati alla perfezione, sveglia all'alba, anzi, un po' prima, una rapida colazione e tutti pronti sul pullman. Il nostro autista è una vecchia conoscenza e le prime ore del mattino scivolano tra le tante gocce di pioggia e di grigio che ci accompagnano nella nostra uscita dalla zona di Madrid. La prima tappa era per la città di Zaragoza, per una rapida visita alla Basilica e possibilmente alla Cattedrale. Ma avevamo fatto i conti senza il calendario e il lunedì qui risulta giorno di chiusura per molte cose... giunti a Zaragoza, dopo una scarrozzata di circa 300 km abbiamo trovato aperto solo la Basilica del Pilar. Poco male, merita da sola una visita.
basilica del PilarCon il nostro fiuto da ex-pellegrini dei luoghi santi di Israele l'ipotesi della colonna (il Pilar) che sarebbe stata trasportata fin qui nientemeno che dalla Madonna, ci lascia un po' perplessi. Capisco che Giuseppe faceva il carpentiere ed era del mestiere, ma far rimboccare le maniche anche a Maria per spedire in Spagna questo tronco di granito... Si tratta comunque di una basilica veneratissima soprattutto dai tanti popoli dell'America Latina; tutte le bandiere vi sono infatti presenti (USA compresi!). Un'altra noticina degna di nosta, sempre in questa chiesa, è il ricordo del famoso miracolo di Calanda. Di che si tratta? Bisognerebbe proprio chiederlo a Messori, che ha dedicato a questo episodio un intero libro. E' forse uno dei miracoli più impressionanti e documentati della storia. In poche parole, il fortunatissimo M.J. Blasco andò a dormire come tutte le sere il 29 marzo del 1640, ponendo sotto il letto la sua scarpa sinistra. Già, perché la destra non gli serviva a molto, visto che non aveva la gamba destra, poiché gli era stata amputata oltre due anni prima da due chirurghila... beh, il giorno dopo si sveglio con entrambe le gambe! In città molti lo conscevano, i dottori sapevano il fatto loro, il processo che si celebrò per indagare i fatti è ricchissimo di elementi, prove, testimonianze... venne invitato a corte, andò dal papa....insomma, come anticipo per la risurrezione finale siamo in una botte di ferro :-).
Dopo la visita alla basilica ci siamo recati presso il collegio marista di Zaragoza, una scuoletta con circa un migliaio di alunni (qui i numeri sono proprio così, quasi sempre a 4 cifre)  Ci siamo ritrovati quasi a bruciapelo nel cortile, con in bimbetti che uscivano da scuola, i grandi che giocavano a basket, gli altri che iniziavano la ricreazione e per noi, da tempo ormai separati dalla dura realtà quotidiana, è stato un attimo di sorpresa. Ma sappiamo che durerà poco...
In serata, ripreso il pulman per gli ultimi 200 km, ci siamo diretti presso il centro di Las Avellanas. Una casa marista carica di storia, fina dai suoi inizi come monastero presmonstratense... (siamo nel 1160), passando attraverso le dolorose pagine della guerra civile. Qui sono stati uccisi anche 4 fratelli maristi e riposano oltre un centinaio di martiri maristi legati ai tragici fatti del 1936. Oggi è una splendida realtà che funziona come centro di accoglienza, casa per incontri, ritiri, conventions, ma anche albergo e luogo di riposo. Tutto intorno ci sono circa 300 ettari di spazio verde, tra coltivati e boschi... Dell'antico monastero purtroppo si è salvato poco, la chiesa, parte del chiostro, il refettorio dei monaci, ma l'insieme è stato risistemato e recuperato in modo mirabile...E' qui che i maristi della Catalunya vivono le pasque giovanili, momenti che vedono raccolti circa 500 giovani delle diverse scuole che i fratelli hanno nella zona di Barcellona e dintorni.. Dopo cena abbiamo la fortuna di sentire dal superiore della comunità una presentazione esauriente delle cose principali di questa casa. Qualche gustoso aneddoto sulle opere d'arte presenti e assenti (alcune "comprate" dai soliti americani) e trasbordate oltreoceano) e sui tanti passaggi che la casa ha avuto. Ogni camera della casa oltre al classico numero, porta anche il nome di uno degli abati. Che sono stati oltre 70, nel corso della storia. Più che le parole meglio lasciare un po' di spazio alle immagini.
las avellanas
chiostro
sala capitolare

chiesa




martedì 25 - Montserrat e Barcellona

montserratSvegliarsi nella splendida cornice de Las Avellanas fa un certo effetto... la preghiera nella cappella gotica dell'antico monastero, gli ultimi sguardi e le foto alla casa, ai dettagli, al panorama che la circonda faceva venire voglia di rinviare la partenza. Ma ci aspettevano altre cose interessanti. La prossima tappa era il santuario di Montserrat, abbazia benedettina secolare e soprattutto luogo simbolo per la cultura catalana e per tutta la Spagna. Ci siamo arrivati poco prima delle 11, abbiamo partecipato alla messa (partecipato è una parola grossa, tutto si svolge in catalano e chi dice che questa lingua grosso modo assomiglia allo spagnolo è come dire che un fico d'india, tutto sommato, assomiglia ad una fragola! insomma, a parte i nostri 3 catalani nessuno dei noi ha capito un bel niente, ritornelli a parte!). Dopo la funzione un monaco ci ha mostrato rapidamente alcuni luoghi tipici del convento, abitualmente chiusi al pubblico. Tutto il complesso ha subito nel corso dei secoli molti rimaneggiamenti, incendi e distruzioni, lo stile che oggi predomina è però un particolare modernismo del primo novecennto (tra gli architetti anche qualche maestro di Gaudì), molto gradevole e suggestivo. La cornice naturale è poi incredibilmente suggestiva, qualcuno definisce questo luogo il Monte Athos dei cattolici e certamente le rocce che sovrastano la chiesa e il convento danno un tocco quasi lunare e surreale a tutto l'insieme.sagrada familia
Il pranzo lo abbiamo avuto in uno dei collegi maristi di  Barcellona (la sua chiesa, che funziona come parrocchia, è anche monumento nazionale) e subito dopo ci siamo immersi nella cittadina e nel suo particolare stile, a cominciare proprio dalla Sagrada Familia, che si trova a poche decine di metri dal nostro collegio. Vedere questa chiesa, che dopo un secolo ancora deve essere terminata, fa sempre un effetto particolare. Il suo architetto, Gaudì, probabilmente sarà beatificato nel corso di questo o del prossimo anno e sicuramente la sua concezione artistica, come anche la sua vita, è fuori del comune. Coimprensibile che per terminare un'opera così ardita di tempo ne serva parecchio. L'avevo già visittata in lungo e in largo alcuni anni fa e mi sono sorpreso nel dover ammettere che non si capisce assolutamente, dal di fuori, se i lavori sono andati avanti o meno, tganto è complessa le fuori dagli schemi questa opera. Ma suggestiva e ammirevole quanto basta da girarle intorno per un paio di volte... incantato.
barcellona plaza realNon avevamo una meta precisa per il resto del pomeriggio, così ci siamo dispersi un po' tranquillamente, chi alla ricerca di luoghi suggestivi, sulla rambla, la lunga passeggiata che conduca alla zona del porto, o il centro storico, con il suo barrio gotico (che non è certo molto elegante, anzi, come altri centri storici delle città di mare ha veramente di tutto, dall'odore tutt'altro che piacevole alla fauna locale molto... variopinta!). Una folla incredibile di gente per ogni dove, strade stracolme e vita brulicante da tutte le parti. Dopo mesi di calma serena nel nostro parco dell'Escorial era come fare un salto nel tempo, dal neolitico ai giorni nostri!
Così ho girato tranquillamente per questi luoghi, quasi fosse Genova o Napoli. Con il vantaggio che quasi ad ogni via trovato il mio bravo San Giorgio raffigurato, in una vetrina, un bassorilievo, una statuta. Vuoi che è il patrono della Catalunya, vuoi che è un santo speciale, vuoi che... sapevano della mia visita, fa sempre piacere trovare 'volti noti'. Verso le 8.30 ci siamo ritrovati tutti sotto la statua di Colombo, al termine della Rambla e ci siamo così diretti verso la casa di Llinars del Vallès, nostra meta finale per questo giorno. Rapidamente abbiamo anche attraversato la zona del Forum, da poco inaugurato e in meno di mezz'ora ci siamo ritrovati a Llinars per la notte.

mercoledì 26 - in viaggio per la Francia e arrivo all'Hermitage

N.D: de l'HermitageDopo una tragica notte trascorsa nel vano tentativo di chiudere un occhio, cullati com'eravano dal traffico dell'autostrada che colllega la Spagna col sud della Francia, un flusso incessante di camion e macchine per tutta la notte (purtroppo la casa di Llinares del Vallés era nata prima dell'autostrada, che hanno costruito a poco più di 50 metri, vi lascio immaginare il concerto...), abbiamo levato le tende abbastanza presto. Alle 8.30 eravamo già in viaggio per la Francia; diciamo che l'attività proncipale del giorno è stata semplicemente quella di ... arrivare fino all'Hermitage, che si trova a circa 70 Km da Lione. Tra un'occhiata al paesaggio, verde e ancora verde, un film e una sosta per sgranchirsi le gambe, non abbiamo fatto altro che macinare strada. Alle 6 del pomerigio il pulman ha finalmente varcato lo stretto tunnel che introduce nella casa di N.D. de l'Hermitage (Notre Dame...). Pert molti dei fratelli era la prima volta che mettevano piede in Francia e soprattutto in questo luogo,. così carico di ricordi, senso e significato per ogni marista. Sistemate alla meno peggio le valigie quasi tutti si sono dedicati ad un'opera di prima esplorazione. Visto che io la casa un po' la conosco già ho fatto da rapido anfitrione per qualcuno. La "prima volta" ha sempre un sapore particolare ma è bello tornare e vedere che quel gusto non ha perso niente... Una pioggerellina insistente ci ha impedito di continuare il giro e soprattutto ci siamo imbattuti nel tragico orario francese, che per saggia decisione abbiamo deciso di rispettare. Ma mettersia tavola alle 19 quando la nostra abitudine è quella di cenare alle 21... lascia un po' interdetti. Meno male che le ore di luce supplementare che si guadagnano sono molto utili per continuare ad assaporare con calma l'aria di questa valle, il rumore del Gier, i grilli, gil uccelli... Certo che Marcellino, oltre che intuito, aveva anche gusto!


giovedì 27 - a spasso per la casa e visita a La Valla

modellino hermitageBene, ormai ci siamo. Dormire nella casa dove ha vissuto S.Marcellino e i primi fratelli, gente seria e onoratissima, ma anche quei simpaticoni di Silvestro e amici, fanno sì che il nostro gruppo sia proprio una banda dove si può trovare di tutto; sfioriamo le vette della mistica ma ci ritroviamo poi tutti nel campo di calcio a giocare a bocce... grosso modo come i primi fratelli :-)
Ci sveglia una giornata che promette bene, un sole discreto, poche nuvole per la valle, ma tanta guazza mattutina, giustamente. La nostra prima attività è' proprio quella di familiarizzare con la casa. Doveva guidarci il fr. Balko, un fratello di origine ungherese che su Marcellino ha svolto da tanto tempo lunghi e approfonditi studi. Ma non sta bene e allora viene con noi il fr. Gabriel Michel. E' un amico carissmo dalla esperienza vasta e larga,urna di san marcellino segretario generale della congregazione all'epoca di fr. Basilio, ha vissuto in Italia, ha conosciuto la realtà marista come pochi e si è dedicato ultimamente (diciamo negli ultimi 28 anni...) ad approfondire la vita di Marcellino. Diversi libri, ricorstruzioni storiche, il gusto del conoscere i dettagli per capire meglio l'uomo, il suo tempo, il nostro tempo. Felicissimi per questo cambio, abbiamo iniziato il giro della casa, senza forse ricordarci bene che fr. Gabiriel di primavere ne ha già passate 84 e quindi sarebbe più che giusto seguire un ritmo pacato. Nient'affatto, è sempre il primo e il suo entusiasmo è sicuramente il primo elemento della visita. Visitamo i luoghi principali della casa: la cappella, il salone degli affreschi, l'abitazione di san Marcellino, l'esterno, le rive del Gier, a grande richiesta chiediamo informazioni sull'orto e su tutto quanto si trova al di fuori della casa, compreso ovviamente il piccolo cimitero che, posato tranquillamente tra il bosco e il ruscello, sembra più una aiuola gradevole che un luogo  di tristezza.
la valla - chiesaDopo la pausa del pranzo, che qui scocca implacabile alle 12.15, un momento di relax, ma ci pensa un acquazzone incredibile a farci temere per il resto del pomeriggio. Acqua a scrosci, in pochiminuti il torrente assume una misura e un rumore insospettabili. Altro che se può preoccupare! Comunque dopo un'oretta si placa tutto e si può partire traquillamente. La meta è La Valla, che in pochi minuti raggiungiamo in pullman. Visitiamo la casa che fu la prima comunità, armeggiando un po' con la chiave che fa i capricci e quindi chiedendo alle maestre di farci passare da dentro (e così i piccoli bambini della scuola elementare ne approfittano per farci le linguacce o piccoli scherzi... sperando che nessuno di noi capisca!). La scuola è dei fratelli, ma attualmente le insegnanti sono tutte laiche e la comunità che vive nella casa si occupa di catechesi nel paese.tavolo
Dopo aver visto la stanza, ricordato i "primi tempi", visitiamo anche la attuale chiesa (anche se Marcellino ha visto solo la precedente), poi la cappella che si trova quasi fuori paese, vicino al cimitero, detta degli appestati e che Marcellino aveva trovato in uno stato pietoso e si era messo subito a risistemare... come sorpresa anche noi l'abbiamo trovata bella risistemata. La inaugureranno nuovamente proprio il 5 giugno, ricordando san Marcellino, che qui veniva con i primi fratelli in preghiera. Quindi celebriamo una messa seduti tutti attorno al tavolo costruito da Marcellino e i primi fratelli. Vicino c'è il sasso per realizzare i chiodi, l'atmosfera è decisamente raccolta e speciale. Ci sentiamo un po' tutti sotto le ali della chioccia. Ma ne vale la pena.
Tornati a casa concludiamo la serata guardando ed apprezzando il montaggio audiovisivo preparato nel 98, prima ancora della canonizzazione. Ma anche se il tempo è un po' impietoso e qualche dettaglio tecnico scricchiola un po', tutti andiamo oltre al dito che indica la luna.
E siccome avanza ancora del tempo, ecco che buona parte del gruppo si mette con pazienza a fare la coda per poter controllare la posta, scambiare due righe via Internet, approfittando delle postazioni (un po' traballanti, alcune) che ci sono in casa. Chiaro che non mi metto a dire a tutti quanti che ci si può collegare anche da qualche altra postazione :-) se si trova un fratello della casa compiacente.
Per chi vuole è possibile anche dare un'occhiata al semplice diorama su san Marcellino che si trova a La Valla


venerdì 28 - Route Champagnat

statuaQui la mattina inizia proprio all'alba! alle 7.30 abbiamo salutao la giornata sul tema della "marcia". Tutto quest'oggi lo dedicheremo infatti a ripercorrere i luoghi principali dell'esperienza umana di san Marcellino. Su queste colline, che non superano i 1200 m. le strade vanno un po' come possono e quindi ci prendiamo per tempo. Il primo luogo che visitiamo è Marlhes, con la sua chiesa.
Una costante di questa giornata sarà quella di imbattersi in chiese che NON sono le stesse viste da Marcellino, vuoi per ristrutturazione o vuoi proprio per crollo, spostamento e altro. La prima è quella del suo paese natale, che è stata ricostruita in modo solenne (e ci siamo immaginati i lfreddo che ci deve fare dentro d'inverno!) e celebrativo. A Marcellino è dedicatoa una bella statua appena entrati a sinistra; un blocco di granito che riproduce simbolicamente le fattezze di Marcellino ma che rende molto bene il suo stile e la sua decisione. Certo non era un tipinola scuola e la chiesa tenero o arrendevole (meno male...) e la tenacia della roccia mette bene in evidenza questo suo aspetto, mitigato però, subito di fronte, da una statua di Maria. C'è anche un crocifisso di pietra, tipico delle 'missioni' di un tempo, che ricorda lo spirito missionario della società di Maria; proprio sul tavolo c'era una busta con francobolli commemorativi delle isole Solomon, evangelizzate proprio dai Padri Maristi.
Appena usciti non perdiamo l'occasione di visitare anche la scuola di Marlhes, ovviamente dedicata a Marcellino. Ricordo che ancora qualche anno fa c'erano dei fratelli a fare scuola in questo luogo-simbolo.
rozetRiprendiamo il pulman ed eccoci arrivati al Rozet (ormai tutti lo scrivono così, tralsciando la vecchia dicitura Rosey). Visitiamo la casa natale, ma per vivere meglio questo momento e questo luogo lo facciamo attraverso una celebrazione. Iniziamo praticamente la nostra messa nella "culla" di Marcellino e proseguiamo in processione fino nella chiesa adiacente, il dono e il segno di tutti gli alunni ed ex-alunni del mondo, realizzata nel 1958 poco dopo la beatificazione. Il nostro 'don', Aurelio, un simpaticissimo domenicano, sa essere preciso, evocatore ed efficace. Anche se basterebbero le vetrate a parlarci. E subito dopo ci pensa il buon Gabriel Michel a completare le spiegazioni, con dettagli preziosi e chiarezza invidiabile.finestra
Oggi al Rozet è presente anche una piccola comunità di fratelli, che si dedicano all'accoglienza dei vari gruppi; la casa di Marcellino, in realtà solo una parte, nelle stanze adiacenti è ancora abitata dai discendenti della famiglia Champagnat...Il luogo sarebbe ideale per impiantarci oggi una fattoria, un ristorante 'bio' o un centro di relax naturale. Credo comunque che l'influenza di un luogo sulle persone sia notevole e il carattere, il modo di fare,di essere... nasce anche da questo. E questo, ad esempio, era il panorama che Marcellino poteva vedere dalla sua finestra...
Strano a dirsi, ma a Marlhes non c'è nemmeno un risotorante e siccome già domani dobbiamo andare avaanti a panini, per festeggiare oggi si celebrava "alla francese", così siamo andati fino a St. Regis de Coin, un pugnetto di case, dove però il ristorantino locale ha svolto egregiamente il suo compito. Gabriel MichelC'erano anche degli altri commensali, indigeni ovviamente... ma molto cordiali, tanto che alla fine abbiamo convinto Everaldo ad intonare qualcosina in brasliiano, poi qualcosa in spagnolo, un accenno al classico "O sole mio"... e, una volta scaldato l'ambiente e avendo risolto il terribile problema di dare un nome a tutti i formaggi che ci avevano messo sul piatto, anche il gruppo francese si è sciolto e ci siamo avvicendati per mezz'ora tra canti dei rispettivi paesi.
Ma la strada era ancora tanta, ripreso il pulman ci siamo recati a St. Saveur. Paese di poco conto, solo che qui Marcellino, verso i 14 anni, una volta deciso di entrare in seminario ed essendosi accorto di essere veramente mal messo per quanto riguarda ileggere e lo scrivere, pensò bene di recarsi in questo luogo, da un suo cognato, che era insegnante. Tanto per dire, nella chiesa non ci sono cose particolari su Marcellino, ma sulla facciata c'è un rilievo al nostro personaggio, realizzato addirittura prima della sua beatificazione. Il parroco era talmente convinto e sicuro della qualità di Marcellino che aveva già fatto scolpire la dicitura "Beatus" prima del tempo. Quando si dice le fede...ricordatevi
Sfioriamo Bourg Argental, dove Marcellino fondò una delle prime scuole e vi mandò come resposabile uno dei migliori fratelli, fr. GianBattista, che scriverà poi la sua vita. Abbiamo ripercorso i passi del famo episodio della visita di Marcellino a questo fratello, una volta saputo della sua malattia, ma soprattutto della sua "cocciuta" decisione di tornare subito a casa, all'Hermitage. Una bazzecola di oltre 25 km. Era inverno, il tempo minacciava. Ma chi riusciva a convincerlo? E così, insieme al fr. Stanislao che non era certo un fuscellino, si avviano, ma la neve e il buio li stremano. Sono messi male, Marcellino se ne accorge. Invocano Maria, anzi, lo deve fare da solo perché Stanislao ormai è mezzo assiderato. Improvvisamente vede a poche decine di metri una luce. Strano, prima non c'era nulla. Si avvicina. E' una casa. Sono salvi. Quella notte, davanti al fuoco, il contadino Donnet ricorderà che era stata proprio una coincidenza. Aveva la scala interna per andare a vedere le mucche, ma gli era venuta voglia di verificare dall'esterno se la porta era chiusa bene. Marcellino sapeva bene che non era una semplice coincidenza...
esperienza MontagneLa casa è ridotta male, la stlalla... invece esalava tutto il suo tipico profumo francese e le 3 capre facevano a gara per seminare sul terreno segni tangibili della loro presenza (!). Ci siamo raccolti davanti a questo mucchio di pietre per chiedere a Maria, oggi come ieri, di "ricordarsi" di noi.
Ultima tappa del giorno: alla ricerca della casa del giovane Montagne. Ricerca vana perché non si sa con precisione dove sia e si conosce solo il luogo approssimativo. La lapide infatti è stata messa su un grande masso; ci siamo appollaiati tutti quanti su questo luogo simbolico, da dove è iniziato praticamente tutto, per la nostro foto ricordo, scattata da un francese cordiale e allegro.... che abitava proprio lì di fronte, quindi abituato a queste serene invasioni..
Rientriamo a casa per le 6.30, pieni di immagini e di ricordi. Dopo rimane un po' di tempo per una accanita partita a bocce nel campo di pallone e, visto che la mia mira proverbiale mi consiglia altri itinerari... me ne sono andato a curiosare un po' tra i tanti locali di questa grande casa. La prima incursione? La soffitta sopra la cappella...
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sabato 29 - giorno di deserto sui passi di Marcellino

sentieroMi hanno detto che dopo il 16 di giugno, alla fine del corso, dovrò essere abbastanza in forma per camminare. E quindi oggi l'occasione era decisamente buona per mettersi sui passi di Marcellino. Non si tratta tanto di allenarsi per la maratona di Atene, quanto di  provare in prima persona quello che per Marcellino e i primi fratelli era una condizione normale di vita e di lavoro apostolico: camminare!
Vivendo in quete mura la dimensinoe quasi bucolica del luogo forse lascia in secondo piano la necessità, per ogni spostamento, di fare i conti con le proprie gambe, la fatica e il fastidio di non poter contare su altri sistemi. Marcellino, per fortuna, ogni tanto andava a cavalllo, perché altrimenti il giro delle sue scuole sarebbe ancora da finire.
Così dopo la prehiera del mattino, vissuta proprio nella stanza dove Marcellino ha vissuto e che conserva alcuni dei suoi oggetti personali, ci siamo armati di buona volontà e ognuno ha iniziato la sua giornata di "deserto"  come meglio gli sembrava. Ma erano numerosi quelli che voelvano provare almeno ad andare fino a La Valla a piedi. Sulla carta sono solo 6 km e mezzo: una bazzecola, anche se tutti in salita!
inizioPrima ho scartabellato uno dei lavori svolti da fr. Gabriel Michel, relativo a tutto il lungo iter burocratico che Marcellino ha dovuto mettere in piedi per ottenere l'autorizzazione statale della sua famiglia religiosa ed evitare così che i giovani fratelli maristi dovessero fare il servizio militare, che a quei tempi era di circa.. 8 anni. Tra i vari documenti utilizzati per rintracciare tutti i passi, c'erano anche le brevi note, una sorta di diario "telegrafico" che Marcellino aveva scritto e raccolto in un paio di fogli. Marcellino ha vissuto diversi mesi a Parigi per sbrigare tutte queste faccende, tra numerose frustrazioni, entusiasmi, giri vari tra uffici, contatti con politici, preti, monsignori. E tutto per un pugno di mosche. Ma la sua rivincita ci sarà con fr. Francesco, nel 1851. Mi aspettavo di trovare qualche cosa di più nelle scarne righe del suo diario, ma è proprio un inno alla concisione.; solo qualche cenno alle persone e ai luoghi. C'è persino un rapido accenno a "oggi ho visitato il Campo di Marte". Fa piacere che tra le tante cose ci sia stato anche per lui un briciolo di sosta. Ma il più del tempo lo passava dietro alle sue faccende e quando era libero... seguiva insieme ad un fratello che aveva portato a Parigi appositamente, lelezioni per poter aprire una scuola per ciechi. Aveva già ottenuto di poter mandare 2 fratelli a seguire , spesati di tutto, per il corso dell'anno sucessivo. Non perdeva proprio tempo nè occasioni. E si lamentava del prezzo delle carrozze di Parigi.
la croce di La VallaDopo questo momento di contatto diretto ho preso anch'io la strada per La Valla. Il progetto era di fare alcune tappe, superare il paese e, se possibile, giungere fino al Bessat,  il primo campo di "battaglia" del fr. Lorenzo. Ma tra una foto e l'altra, una pausa e una riflessione, mi sono accontentato di giungere "quasi" alla meta prevista. Giornata splendida, sole e caldo come ancora non avevamo visto qui in Francia. Il sentiero Champagnat, che fa parte della nutrita serie di sentieri del Parco nazionale, si snoda lungo il torrente Gier, tocca La Valla, il Bessat e termina a Marlhes, nella frazione del Rozet; in tutto si tratta di circa 33 km. So di molti fratelli che l'hanno percorso interamente, gruppi scout (vero Antonio?) che lo hanno vissuto come momento speciale di 'route', laici... cammina
Il primo pezzo, partendo dal campo di calcio della casa, segue il corso del torrente, fino al primo sbarramento (che ovviamente non c'era ai tempi di Marcellino, come tante altre cose che oggi hanno cambiato e di molto il paesaggio!); tutto verde, acqua fresca... poi si segue il profilo deil lago creato dalla prima diga; c'è solo un tratto un po' arduo, con una zona di roccia a filo dell'acqua, ma con comode corde di sostegno. Poi si giunge ai piedi della seconda diga e si prende la mulattiera, abbstanza comoda, che conduce fino a La Valla. Poco prima di giungere al paese si trova la croce di legno rossa (rimpiazzata negli anni 60) davanti alla quale il giovane Marcellino, da poco ordinato sacerdote, si inginocchia per chiedere aiuto nel suo nuovo ministero. Una sosta nella chiesa parrocchiale, una sbirciatina nella sacristia (che sicuramente Marcellino avrebbe rimesso un po' in ordine, considerando come si trova adesso, con rametti di bosso benedetto sparpagliati sui tavoli e sulle scale, il tavolo ingombro di roba, scatole da tutte le parti..). Si prosegue passando davanti alla prima casa dei fratelli, si mangia un boccone comodamente seduti sul piedistallo della statua di Marcellino e si tira dritto e si giunge, sempre seguendo il simbolo del sentiero, fino alla piccola frazione di Luzernod, curatissima e fiorita. Poi inizia un trato, abbastanza in salita, che passa dai prati e pascoli al bosco vero e proprio, prima di querce poi fitto fitto di abeti e pini, qualche betulla (e forse è meglio che mi fermi a sparare altri nomi di piante a caso !)
avantiLungo la strada ogni tanto si incontra qualche altro viandante, una coppia tranquilla, una famigliola con pargoli al rimorchio. Lontano i rumori della strada, poche le macchine. Sicurametnte in questi boschi, su questi sentieri, Marcellino avrà distribuito non solo il suo sudore, ma tutto il suo impegno e il suo entusiasmo. E siccome non viaggiava come un baule, si sarà incantato anche lui della bellezza di questi luoghi, di questi boschi, il profumo di questo maggio che sa già di more e mirtilli, anche se le piante sono ancora un po' indietro.
Verso le 15 prendo la saggia decisione di un momento di relax e poi inizio il ritorno. Le gambe fanno il loro dovere e solo alla fine si comincia un po' a sentire il peso dei km, un 20-25, senza affanni per la precisione. Ora sono le sponde dei due laghi artificiali che risuonano di grida e di persone, che in barba ai vari divieti, sguazzano nell'acqua invitante di quest'oggi.
Verso le 6.30 celebriamo la messa, davanti alla statua della Signora delle Vittorie, proprio sotto le finestre di Marcellino...
Dopo cena, finita la partita di bocce che ormai è diventata una fissa del nostro gruppo, si apprezza veramente il riposo. Viene da ricordare quando Marcellino, tornato da una visita a una scuola o anche solo dalla sua parrocchia di La Valla, aveva ancora tutte le altre cose da fare, la casa, l'amministrazione, le persone. Le gambe e la stanchezza... prendevano l'ultimo posto.


domenica 30 maggio - a Taizétaize

Peccato che la domenica debba cominciare così presto... abbiamo saputo solo la sera prima che la messa era alle 10 e quindi, per arrivare in tempo si decide di partire presto, verso le 7.30. Quindi, a ritroso... la levataccia ci perseguita! Ma se Parigi val bene una messa, figuriamoci Taizé. Se non perdo troppi colpi questa dovrebbe essere la mia terza visita alla comunità fondata da fr.Roger, ma certamente dopo tutto quello che abbiamo combinato insieme a don Pier, a Cesano, in quel lontano 1998 per l'incontro internazionale di Taizé.. il contatore delle visite seve a poco!
incontroLa nostra sarà una toccata e fuga abbastanza rapida, molti di noi sono già stati qui ma tutti sono contenti della scelta di passare una giornata in questo ambiente particolare. Arriviamo con un buon anticipo sulla messa, ma conoscendo i tempi locali, prendiamo subito posto nella grande chiesa; ci immergiamo nella sua ombra tranquilla mentre i posti, poco alla volta, si vanno esaurendo.Come sempre viene da chiedersi? Ma che  ci fanno qui tutti questi giovani? queste splendide ragazze? difficile e inutile darsi delle risposte. Al termine della celebrazione un fratello della comunità vivrà con noi un semplice scambio, ci parlerà della comunità, risponderà alle nostre domande, ci ricorderà che Taizé vuole essere una parabola per l'unità dei cristiani e una vita possibile anche se differente. Ma non vuole essere la risposta a tutte le domande... Come diceva Giovanni Paolo II, si viene qui per bere alla fonte e per continuare il cammino. Merita veramente una sosta ai box... E oggi è anche Pentecoste, qui è proprio possibile toccare con mano come la confusione delle lingue possa tradursi in una comunione di persone.chiesa romanica
Dopoil pranzo rimane un po' di tempo per visitare questa realtà. Ne approfitto per vedere finalmente la chiesetta romanica del paesino, che prima degli anni 60 era il luogo in cui pregava la comunità.
campaneOggi non c'entrerebbero nemmeno i soli monaci (che sono circa 80), e capisco anche perché d'estate ci sono sempre i giovani del servizio d'ordine che invitano a non "invadere" il paesino, un mucchietto di case tranquille che non potrebbero certo reggere la curiosità delle migliaia di persone che capitano qui ogni settimana.
C'è ancora tempo per un momento di ascolto delle prove dei canti e uno si accorge anche della complessità di questi semplici ritornelli, generalmente a 3 o più voci, tutt'altro che banali! Ma quello che colpisce è certamente la bellezza e l'armonia che si crea, alla quale si contribuisce e alla quale ci si affida tranquillamente.
Avevo poi voglia di prendere qualcosa al negozio del centro, l'unica forma di sostentamento della comunità ma... avevo fatto male i conti e siccome c'era una sola cassa aperta,dopo ben 15 minuti di attesa in coda mi sono rassegnato a posare le mie ennesime lucerne e riprednere la via del pulman. Sarà per un'altra volta.

Intanto si torna a casa con le immagini di questa splendida oasi di speranza.




lunedì 31 maggio

fr. BalkoE così finisce anche maggio. Oggi, festa della visitazione, la giornata è dedicata tutta al successore di Marcellino, fr. Francesco. Una persona notevolmente diversa dal fondatore, per carattere, stile e personalità, ma che ha saputo interpretare in modo così fedele il progetto di Marcellino che sotto la sua direzione l'istituto dei Fratelli Maristi ha avuto un impulso incredibile, ha ricevuto la tanto attesa autorizzazione statale ed ha iniziato a diffondersi nelle diverse zone di Francia.
La nostra guida è stata il fr. Balko, una vecchia conoscenza, che si era finalmente ripreso da una piccola indisposizione di questi ultimi giorni. Con lui siamo andati alla piccola frazione delle Maisonette, un altro luogo incantevole immerso nel verde e nella pace di queste colline. La casa natale di Gabriele Rivat, questo il nome originario di fr. Francesco, è stata acquistata dai discendenti una cinquantina di anni fa ed è stata recentemente risistemata e adattata per piccoli gruppi, momenti di riflessione, convivenza. Basta tenere tranquili i 10-15 cani che il vicino tiene nel suo giardinetto...  .-)casa rivat
L'interno ha subito pochi cambiamenti e si può così vedere e sentire l'atmosfera tipica di una casa francese del primo 800. Non stavano male, economicamente, avevano diversi animali e tanta campagna, ma vivevano sempilcemente e senza tanti fronzoli. ERa quasi facile per Marcellino trovare un terreno fertile e persone disposte ad impegnarsi con entusiasmo per un compito così attraente come poteva esserlo, a quel tempo, quello di insegnare ai bambini, nelle scuole della zona... ma questo era solo l'aggancio iniziale.
Dentro la casa fr. Balko ci ha parlato ampiamente di questo fratello, del suo carettere, del suo lavoro e della fiducia che Marcellino aveva riposta in lui; basti pensare che lo manda come prima "missione" a fare il cuoco e l'aiuto insegnante quando aveva appena 15 anni. A 30 anni Francesco sarà il primo superiore generale della congregazione, che già contava più di 200 fratelli. Era anche un appassionato di erbe, di botanica e di medicina naturale, si consevano ancora i suoi appunti, le sue boccette, il suo giardinetto, proprio sopra le rocce che sovrastano la casa dell'Hermitage, dove coltivava le piante per prepareare le medicine per i diversi fratelli ammalati di quell'epoca.
ritornoFinita la presentazione del fr. Balkosiamo tornati all'Hermitage a piedi, seguendo lo splendido sentiero "Gabriel Rivat", che attraversa proprio tutte queste splendide colline, si immerge in boschi, pscoli e incontra piccoli gruppi di case, oggi come allora semi abbandonate. Uno spettacolo; riflettendo con qualcuno dicevo che abitare qui ti obbliga quasi a diventare un santo come s.Francesco o almeno un botanico. Fr. Francesco ha fatto tutte e due le cose (per la chiesa è venerabile, ci vorrebbero un paio di miracoli per traslocarlo anche sui calendari, ma a queste cose lui certamente non teneva troppo!). Quando finalmente arriviamo a casa, verso le 12.20, l'appetito è assicurato senza troppi discorsi.
Nel pomeriggio abbiamo invece ascoltato il fr. Alain Delorme che ci ha illustrato, con alcune pennellate veloci, alcuni dei primi fratelli maristi. Ci hai poi condotti nella sacrestia della casa, che a dispetto di alcuni ritocchi e adeguamenti esteriori ha sempre conservato la sua ubicazione e la sua funzione. Ci ha mostrato soprattutto l'armadio che custodisce il cosiddetto "tesoro" della casa, calici, reliquari e altri oggetti preziosi donati nel corso dei prii tempi a Marcellino o alla casa. L'armadio stesso era stato acquistato pochi giorni prima che Marcellino morisse e riuscì anche a vederlo, anche se i fratelli speravano che lo usasse per un po'  più di tempo.
Abbiamo poi celebrato la messa nella stanza stessa di san Marcellino e per concludere la gioranta, cena con i fratelli della comunità. L0unico problema era, come al solito, la lingua francesce che pochi padroneggiano. Ma davanti ad un buon vino della provenza si può fare anche a meno di tante parole. Ci siamo poi rifatti con qualche canto d'occasione e di reciproco festeggiamento.




non credo vi servano altre informazioni su queste pagine, scritte per collaudare la mia confusione, per far felice qualche amico ed amica... e per fissare sul web (la carta non basta più) brevi spunti e riflessioni di questa mia avventura vissuta nel 2004. Testi e foto sono sfuggiti dalle mie dita o dalla mia tastiera, quindi, per commenti, suggerimenti, improperi e quant'altro... prendetevela pure col sottoscritto