Nel 2028 le 3 attuali province mariste della Mediterranea (la nostra), Iberica (grosso modo la zona centrale della Spagna) e Compostela (la zona a nord-ovest), saranno una sola realtá organizzativa. Giá stiamo vivendo questa fase di confluenza in modo semplice e concreto; allora è bello cominciare a condividere le buone notizie fin da subito. E cogliendo l’occasione della festa di san Marcellino, sabato 6 giugno, la bella notizia è quella della prima professione di fr. Lois, che per un po’ di tempo sará sicuramente il piú giovane fratello marista di questa realtá. Ha concluso il suo percorso di formazione, il noviziato, e sabato 30 maggio ha celebrato la sua prima professione come fratello marista. Con il mese di giugno è giá pienamente inserito nelle attivitá “classiche” dell’estate, campi estivi e incontri con i ragazzi, ovviamente senza dimenticare che nessuna formazione si puó considerare terminata e quindi la fase successiva contempla ancora il suo carico di studio, accompagnamento e impegni formativi vari. Il tutto peró vissuto ormai “da dentro”, come membro effettivo della congregazione marista.
Qualcuno magari a inizio pagina si aspettava una foto diversa: in questi stessi giorni i maristi stanno celebrando altre professioni, in Messico, in Asia, SudAmerica, India, Vietnam… basterebbero le foto di questa carrellata per mostrare la varietá di “stili”, abiti colori e ornamenti vari… un tempo l’uniformità regnava sovrana, dagli Appennini alle Ande; oggi nella diversità ci ritroviamo, ugualmente, tutti fratelli. Che bello accogliere tutte queste ricchezze e saperle adattare alle culture, ai luoghi, ai tempi.
Abbiamo provato a scoprire cosa c’è dietro questa scelta così controcorrente.
Intervista a Lois Perez, da pochi giorni “fr. Lois”
1. Il mito dell’alieno: Prima di tutto, prova a presentarti come fai di solito, per capire che non sei un alieno e che la tua scelta di pochi giorni fa, la professione religiosa come fratello marista, non è un rito segreto di qualche setta ormai ancorata al passato, anche se benemerita come i Maristi.
Molto bene! Sono Fratello Lois, un ragazzo di 23 anni nato a Tui, una piccola città della Galizia al confine con il Portogallo. Sono stato studente del Collegio Marista di Tui, mi sono laureato in Storia e attualmente studio Teologia. Sono un appassionato di sport acquatici, mi piacciono le montagne e le feste con gli amici. Cinque anni fa ho iniziato il mio processo di formazione per diventare Fratello Marista.
2. La scintilla della scelta: Sono sicuro che te lo hanno già chiesto molte volte, ma visto che è bello condividere l’entusiasmo che hai dentro, puoi dirci cosa ti ha spinto a fare questo passo e scegliere questo stile di vita?
La testimonianza concreta e semplice che ho visto nei fratelli. Nei primi anni della mia carriera universitaria, l’idea che avevo per il mio futuro ha iniziato a vacillare. Ho provato l’esperienza di svolgere il lavoro dell’archeologo durante uno scavo per un’intera estate, mi sono reso conto che quella non era la vita che desideravo. Non perché non fosse bella, ma perché sentivo che il mio cuore puntava verso qualcos’altro. Ho continuato con i gruppi MarCha (il movimento pastorale marista) come giovane partecipante e poi come animatore dei piccoli. E’ stato proprio quello, a contatto con i fratelli e i bambini, che qualcosa di profondo ha iniziato a manifestarsi dentro di me. Non solo provavo ammirazione per lo stile di vita dei fratelli… Volevo essere proprio come loro. Mi sono preso un po’ di tempo per rifletterci da solo, ma dato che questa preoccupazione non voleva proprio scomparire, ho deciso di condividerla con i fratelli. Era qualcosa che, solo a pensarlo, mi rendeva pienamente felice… Sapevo che non potevo restare deluso.
3. La Famiglia Globale: Sei appena entrato in una grande famiglia sparsa per il mondo e che tocca molti ambiti: scuole, progetti sociali, missioni… Cosa ti colpisce di più della missione Marista?
La capacità che ha di fornire una risposta radicale (cioè, a partire dal tuo inizio, dalla radice) alle situazioni di maggiore vulnerabilità tra bambini e giovani. Personalmente, sento che sono proprio la cura pastorale e le opere sociali mariste, nella mia provincia ma anche al di fuori, ad avermi rubato il cuore. Mi sento disponibile a dare la mia vita ovunque Dio mi porti, vicino o lontano da casa; e mi auguro persino di poter provare qualche esperienza… davvero lontano! 😉
4. Lavorare con i giovani: Stare con i giovani è chiaramente al centro della tua vita quotidiana. Quali sono le tue aspettative? C’è un progetto specifico che ti entusiasma particolarmente o come pensi di essere disponibile “per qualsiasi cosa si presenti” a tempo pieno?
Sono molto entusiasta di tutte le opportunità che la missione marista offre a un fratello giovane. La professione che ho vissuto qualche settimana fa, il 30 maggio, significa, per me, mettere il mio cuore al servizio del nostro Istituto e, a partire da questo, essere fratello per i bambini e i giovani. E poi, è proprio vero che le esperienze interculturali e interreligiose mi colpiscono particolarmente.
5. Il dibattito sul “per sempre”: Sentiamo spesso dire che i giovani di oggi non osano prendere impegni seri e duraturi, sia per formare una famiglia stabile sia per una vocazione religiosa con quell’ipegnativa “clausola” del “per sempre”. Tu che adesso ci sei dentro, come la vedi?
La vita si vive ogni giorno. Dopo un processo formativo durato cinque anni, sento che questo è il mio posto nel mondo. Tuttavia, la decisione di essere fratello si rinnova ogni giorno e l’entusiasmo con cui la vivo mi fa pensare che durerà a lungo. Ho trovato qualcosa che mi riempie e mi fa sentire realizzato ora, non mi sento preoccupato pensando al futuro.
6. Divario generazionale nella comunità: Non possiamo dimenticare che molti dei fratelli con cui condividi la comunità non sono esattamente dei “giovanotti”; La maggior parte ha più di 60 anni. Insomma, ti ritrovi ad essere il “fratello” di persone che potrebbero essere non solo i tuoi genitori, ma persino i tuoi nonni. Come gestisci la tua vita quotidiana in una comunità con un divario così marcato per quanto riguarda l’età?
La comunità, qualunque essa sia, è una scuola d’amore. Vivere con fratelli diversi è semplicemente un modo per arricchire questa esperienza. L’età è certamente un fattore da considerare, ma non è il più determinante; perché non avverto di essere “lontano” da questi miei fratelli maggiori. La loro esperienza di vita e la traiettoria della loro fede sono luce per i miei passi. Con l’amore, la fraternita germoglia.
7. Il “tesoro” nascosto: Come capita per ogni decisione fondamentale, hai scelto alcune cose e ne hai escluse altre. In pratica l’attenzinoe è tutta per le cose importanti, non tanto per quello a cui si rinuncia… Nel tuo caso, qual è quel “tesoro” per cui è valsa la pena lasciare tutto e lanciarti in questa avventura?
Trovare “il mio posto” e la felicità che tutto questo mi dà. Essere un Fratello Marista mi permette di svilupparmi e vivere al massimo. Per un po’ di tempo quasi rifiutavo di usare la parola vocazione, perché mi sembrava che venisse usata un po’ come un jolly ma non riuscivo mai a comprenderne il significato vero. Adesso mi fido di quel mistero che la parola “vocazione” racchiude e mi fido anche del cammino che ho intrapreso in questi ultimi anni e che mi ha portato a scoprire questo tesoro.
8. Un desiderio per l’estate: Per concludere: cosa desideri e quale messaggio vorresti trasmettere ai giovani che incontrerai nei gruppi, nei campi e in tutte le attività di quest’estate che sono giá iniziate?
A casa mia ho sempre sentito dai miei genitori l’invito a “sfruttare al massimo”, sia l’estate che gli inverni. E davvero l’estate è un periodo fantastico per trascorrere del tempo con la famiglia, gli amici e anche da soli. Spero davvero che sia un momento ricco e di poter continuare a imparare, sempre divertendomi!
Dove ci eravamo lasciati con fr. Marco? Dopo l’articolo dello scorso novembre, per lui era iniziato un nuovo periodo. Inizialmente come giramondo, con una prima tappa in Gran Bretagna, per poi raggiungere una destinazione inconsueta: Cuba. Nell’isola la presenza marista è per lo meno complicata. I fratelli erano già presenti prima della rivolta di Fidel Castro (che tra l’altro si è formato anche nelle scuole cattoliche…), poi con il nuovo regime una chiusura pressoché totale e quindi, dopo il riallacciarsi delle relazioni con il Vaticano (come non ricordare il famoso viaggio di Giovanni Paolo II a Cuba nel 1998) un rientro graduale, ma solo per svolgere attività solidali, non più legate all’insegnamento formale e diretto. Marco si è recato da febbraio a giugno in quest’isola, vivendo presso la piccola comunità di Cienfuegos. Ne abbiamo approfittato così per una nuova intervista, sulla base di questa fresca esperienza.
Le tue prime impressioni appena arrivato a Cuba Sono passati più di 60 anni dalla famosa rivoluzione di Fidel Castro; quegli eventi gloriosi della Rivoluzione sono diventati miti anche della nostra cultura, purtroppo il popolo cubano si mostra sempre più dipendente dagli aiuti russi, cinesi e turchi che speso sono elargiti a singhiozzo e non sempre sono sufficienti per le necessità reali della gente. Il Comandante supremo, il Generalissimo Fidel Castro, ormai defunto da tempo, negli anni novanta, aveva “profetizzato” al suo popolo che ci sarebbe stato “un periodo speciale” da superare con lo sforzo di tutti. Peccato che quel momento speciale, sia diventato oggi la norma che condiziona costantemente, ormai da tre decenni, le scelte quotidiane dei cubani.
Quindi al di là degli stereotipi e del mito (“hasta la victoria siempre” diceva il Che) cosa hai compreso della realtà cubana? Qualche esempio: il salario mensile medio si aggira sui 3.500 pesos cubani – al cambio ufficiale ci vogliono circa 160 ps per 1 dollaro, mentre al mercato nerosi arriva di solito ai 360 ps per 1 dollaro, significa che il peso ha un potere di acquisto davvero limitato. In concreto: 1 bottiglia di olio può arrivare a costare 1.600 ps; 1 uovo 92 ps; un cespo di insalata 150 ps; un ananas di dimensioni normali arriva a 300 ps. (e a Cuba gli ananas crescono facilmente…) e così via dicendo. Girando per il mercato colpiscono anche le dimensioni degli ortaggi, trovi cipolle e aglio in formato mini per mancanza di concime e per la fretta di vendere da parte dei “commercianti particolari” (difficile trovare veri negozi!). Per vivere dignitosamente a Cuba, una famiglia media ha bisogno di almeno 30.000 pesos mensili: quasi la metà proviene direttamente da un familiare che vive all’estero (Stati Uniti, Messico, Spagna) gli altri 15.000 pesos provengono dai molteplici lavori che consentono loro di sopravvivere. Non esistono negozi, non trovi nessuna insegna esterna, bisogna sapere che una determinata casa, che si affaccia sulla strada, vende frutta e verdura, carne e formaggio e magari qualche articolo per la pulizia della casa… Si tratta dei “commercianti particolari” che, probabilmente, rivendono prodotti rubati alla misera produzione nazionale guadagnando così qualche centinaio di pesos. Eppure, in barba al tanto deprecato “embargo americano”, vi sono alcuni negozi, con spazi ampi, che vengono sistematicamente approvvigionati con prodotti provenienti direttamente dagli Stati Uniti, ad esempio il pollo, ma venduti rigorosamente e solamente in dollari, a cifre proibitive, riservati a coloro che se lo possono permettere, non certo alla maggioranza dei cubani!
Dove hai vissuta la tua esperienza cubana? La mia esperienza di solidarietà si è svolta nella città di Cienfuegos, un centro di circa 140.000 anime che si affaccia sulla baia omonima, nella zona centro-occidentale dell’isola. La piccola comunità marista è situata nel quartiere “Buenavista”, una zona periferica e abitata soprattutto da famiglie povere, con pochi mezzi e con infrastrutture particolarmente ridotte. Durante la mia permanenza eravamo 3 Fratelli: con me c’erano Luis Elosegui, che vive qui già da 2 anni, Hipòlito Pérez (che è stato provinciale del Centro America) La comunità appartiene alla Provincia marista dell’America Centrale formata da: Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Honduras, Costa Rica, Puerto Rico e Cuba. Interessante ricordare che i maristi sono arrivati a Cuba nel 1903, e qui sono cresciuti molto, fino a contare più di 200 Fratelli, gestendo una quindicina di scuole, alcune davvero imponenti, in almeno 6 città dell’isola.
Con la rivoluzione che cosa è successo ai fratelli maristi? Dopo la Rivoluzione del 1959, ed in seguito al decreto sull’Educazione del 1961, i Fratelli sono costretti ad abbandonare Cuba: questa piccola diaspora ha favorito la presenza marista in numerose realtà del centro America. Vengono espropriate tutte le scuole per metterle al servizio dello Stato: unico garante dell’educazione. A tutt’oggi si possono vedere dall’esterno gli edifici che una volta appartenevano ai Fratelli e che tuttora ospitano scuole statali; a Cienfuegos ce ne sono ben tre e purtroppo si nota la assoluta mancanza di manutenzione, con i relativi rischi per gli alunni… I Fratelli sono ritornati sull’isola nel 2003, ma senza rientrare nel sistema educativo, sono impegnati nel campo sociale e in quello catechetico in collaborazione con la diocesi. La conferenza episcopale è l’unico ente religioso riconosciuto sul territorio, l’unico che possa determinare il numero di presenze di religiosi/e tollerate a Cuba.
In che attività ti sei inserito? Cosa fa una comunità marista a Cuba, oggi? Essenzialmente operiamo in due aree, una prettamente marista e l’altra legata alla pastorale diocesana. La prima è rappresentata dal mantenere e rilanciare il “Centro culturale marista” dove si sviluppano una serie di attività pomeridiane per i bambini e ragazzi del quartiere: sport come il calcio e il baseball (un must, a Cuba), corsi di chitarra, di teatro e danza, ed un gruppo che si dedica alla produzione di semplici manufatti artigianali. Purtroppo, la situazione economica attuale di Cuba non aiuta affatto, generalmente abbiamo l’elettricità per una media di 5/6 ore al giorno, e per la legge di Murphy soprattutto … di notte, e questo limita molto le nostre disponibilità. Per questo i mezzi tecnologici non possono essere di particolare aiuto, qualsiasi materiale interessante per migliorare l’esperienza dei ragazzi è difficile da reperire. Inoltre, la scuola statale non ha un orario di chiusura preciso, per cui a volte i ragazzi arrivano con molto ritardo perché hanno avuto ore extra di insegnamento! Questa estrema fluidità di presenze rende difficile il rapporto continuato con i ragazzi, ma nonostante le difficoltà il nostro Centro resta comunque un punto di riferimento nel quartiere.
E sul versante pastorale, della missione marista? Tutta la comunità è impegnata nelle parrocchie dei tre quartieri vicini alla nostra residenza. Rientra nel nostro progetto comunitario. La presenza del Fratello si svolge la mattina e prevede, settimanalmente, una messa feriale oltre a quella domenicale, un’ora di adorazione del Santissimo, la celebrazione della Parola e, nel periodo quaresimale, la Via Crucis. Cerchiamo di essere presenti e di animare questi momenti ai quali partecipano soprattutto piccoli gruppi di donne, ormai di età avanzata, ma che hanno il grande merito di avere resistito in questi 60 alla Rivoluzione comunista, mantenendo la propria fede, anche a scapito del lavoro. Purtroppo, manca totalmente, o quasi, la presenza dei giovani e delle persone di media età, sempre dovuto al sistema comunista che non prevede alcun tipo di formazione religiosa nell’iter educativo del popolo.
E per finire, come valuti l’esperienza marista che hai vissuto? Il nostro, qui a Cuba, è un apostolato marista basato soprattutto sulla presenza e sull’ascolto di piccoli e grandi che incontriamo nei diversi ambiti; una missione che non spicca per le sue grandi e molteplici attività, che non prevede grandi numeri di partecipanti, bensì simile a tantissime altre realtà religiose che fanno parte di una Chiesa piuttosto tradizionale, umile e dedita ad un “piccolo gregge”, ma profondamente fedele. A Cuba si può fare oggi un’esperienza di solidarietà nel segno della semplicità e dell’umiltà, con uno stile e parametri molto diversi da quelli europei, ma sostenuta da una vigorosa e austera vita comunitaria, alimentata dalla preghiera, dall’aiuto vicendevole e dalla speranza che il piccolo seme gettato in terra certamente un giorno potrà fiorire e portare frutto.
IN RICORDO DI PAPA FRANCESCO Una bella sorpresa quella che ci ha fatto fr. Onorino qualche settimana fa.
Ha voluto ringraziare il Signore per il dono di Papa Francesco alla Chiesa e al mondo presentandoci e regalandoci il suo libro “Preghiamo con Papa Francesco”.
Riprendendo alcuni scritti del Papa li ha trasformati in preghiera, in “salmi per il nostro tempo”, sulla scia del classico libro di M. Quoist. I temi sono vari ed hanno tutti origine da significativi passaggi che papa Francesco ha regalato alla Chiesa, contenuti nei suoi documenti.
Le cento pagine di cui si compone il libro offrono pertanto abbondanti spunti di preghiera.
Sì perché, ci ha spiegato Onorino, “questo non è un libro da leggere, serve per pregare e meditare”.