La pittura di Gino Righetto
Chi avuto occasione di conoscere le case mariste e il loro ambienti più significativi, avrà avuto modo di notare come in diversi luoghi vi siano delle opere pittoriche, affreschi e quadri, che rivelano la medesima mano. Si tratta delle opere di fr. Gino Righetto, un marista che ci ha lasciato nel 1990, ma che è ancora vivo e presente tra di noi grazie alla sua arte, fantasia ed abilità.
Gino Righetto: 1926 – 1990, breve biografia.
Nasce a Padova il 22 giugno 1926. Già nel 1947 mette in luce la sua capacità artistica “copiando”, come egli stesso dice, cartoline, biglietti postali vari. Entra nel noviziato marista di Ventimiglia nel 1959 ed emette i primi voti nel 1960 e si impegna definitivamente nella famiglia marista, con la professione perpetua, nel 1965.
Insegna disegno nella scuola media di Manziana (1963), Viterbo (1964-72) e Roma (1973-87).
Nella sua permanenza romana oltre alle ore di insegnamento scolastico, inaugura una “Scuola di Pittura” pomeridiana, frequentata sia da giovani che da persone della terza età: tutti rimangono entusiasti del suo insegnamento.
Il tempo della sua presenza in Roma è anche il momento in cui realizza le opere migliori, partecipando a mostre ed esposizioni e collaborando con enti religiosi (come il quadro per la beatificazione del cappuccino P. Leopoldo Mandic, esposto in piazza s.Pietro nel 1976). Nel corso della sua carriera ha raccolto numerosi riconoscimenti e pubblicazioni in cataloghi prestigiosi (come il Bolaffi). Eccone alcuni:
- benemerito per le Arti figurative, membro delle Accademie:
- G.Marconi (Roma)
- Centro Europeo per l’Arte e Cultura (Bruxelles)
- Lutréc (Paris)
- Primo Premio Medaglia d’Oro “Foyer des Artistes” (Roma)
- Primo Premio Medaglia d’Oro “Artisti Alto Lazio”
- Terzo Assoluto alla Biennale Internazionale (Roma).
- Ha esposto in Diverse e numerose Gallerie, come all’ Ocarina (Roma); Nuove Dimensioni (Roma);
- E’ presente in diverse Pinacoteche: Abbazia di Casamari, …
La maggior parte delle sue opere si trovano nelle case mariste di Roma, Lavarone (ora appartenente al Comune omonimo), Viterbo, Entracque, e presso parenti ed amici.
Critica artstica – La pittura di Fr. Gino Righetto
La critica ha detto di Gino Righetto:
“Ho conosciuto la pittura di Gino Righetto nel contrasto dei toni soffusi e linee marcate. Un linguaggio essenziale, immediato di pochi tratti decisi in tenui chiarori, quasi lunari. Una poesia di coloriche intende l’angoscia dell’Uomo di fronte all’Universo e l’anelito di pace nell’espressione infinita. …(Irene Dini (Corrispondente de “Il Tempo”)
“In Gino Righetto si trova il lirismo poetico della natura:vibranti composizioni cromatiche in paesaggi e distese sognanti, custodi preziosi di malinconici attimi fuggiti. La “pittura sacra” è l’incontro più vero dell’Artista con i più alti livelli di vita. Pittura decisa e delicata allo stesso tempo che raccoglie il frutto dell’antico con il prorompente moto espressivo del moderno…” . (Pietro Profili (Corrispondente de “Il Messaggero)
“Facilità d’incontro col pubblico e possibilità di dialogo costituiscono il pregio effettivo dell’arte di Gino Righetto. Ne sono prova la simpatia e l’attenzione, che essa suscita, riscuotendo plauso ovunque. Quando apre il sipario del suo dossier artistico, agli occhi del visitatore, in luogo d ‘immagini surreali senza tempo e senza spazio, si presentano scenografie, nelle quali la serenità pervade l’elemento decorativo anche nei momenti più drammatici, per cui è da riconoscere che se è vero che la forma è il segno delle dimensioni intuitive e attive del processo conoscitivo ed espressivo, in Righetto essa risponde ad una bontà connaturale, che meritatamente fanno di lui un produttore di arte limpida e cosciente.” (Dante Zinanni)
Scrive, Almeida Esteves, dopo aver ammirato il quadro “L’Adolescente” per il quale era stato conferito a G.Righetto il Premio “Oscar 1974”
“… è la sintesi felicissima di una difficile realtà psicofisica travagliata tra crisi e positive promesse.”
La pittura di Fr. Gino Righetto rivela caratteristiche peculiari e un talento artistico non comune, anche se (bisogna dirlo subito) non sufficientemente orientato da studi teorici regolari, per cui, nelle sue esecuzioni, certi valori, come la prospettiva, appaiono approssimativi ed anche con qualche errore.
Il linguaggio espressivo di Fr. Gino è ricco di fantasiose interpretazioni della realtà e ricorda talvolta l’impressionismo, talvolta l’espressionismo, talvolta il postcubismo. Di sicuro Gino fu un antiromantico e un indipendente, libero dall’influsso di chicchessia e di qualsiasi corrente antica o moderna.
Da tutte le sue composizioni trabocca un’indiscutibile suggestione, accentuata dal tocco di pennello rapido e lungo, veramente padrone, e che produce una pittura sintetica, fatta solo di quei tratti essenziali che danno il tutto, cosa tutt’altro che facile.
I suoi colori, molto intensi come luminosità e contrasto nei paesaggi, sono quasi acromatici nelle figure umane.
Come tecnica il nostro pittore ha sempre prediletto l’acrilico, cioè tempera lavabile a base di colle sintetiche.
Il Fr. Gino ha infine palesato una particolare attitudine di ritrattista, che gli ha consentito di cogliere, sempre con pochi tratti indovinati, la fisionomia acutamente caratterizzata della personalità. Pensiamo, come esempio fra tutti, al ritratto di don Filippi, che stava nell’atrio della casa marista di Mondovì.
Gino Righetto è stato, dunque, il tipico artista nato, che non ha accettato regole e accademismi.
Quando egli era fra noi, forse non è stato sufficientemente capito e valorizzato.
Molti suoi quadri sono stati regalati da lui stesso o venduti, ma sarà cosa bella e utile non disperdere e non dimenticare tutto ciò che nell’arte di Righetto rimane in mano nostra, e quindi appartiene al nostro patrimonio culturale di famiglia.
(a cura di Fr. Claudio Santambrogio, 9 Luglio 2001)
Un piccolo catalogo delle pitture di Gino Righetto
Opere di Gino Righetto presenti nella struttura di Lavarone Cappella


