Insomma, l’inverno è finito…

Insomma, l’inverno è finito…

Appena terminato “L’inverno della levatrice”, di Ariel Lawhon.

Tra l’altro, senza rincorrere download di nicchia o torrent poco regolari, ho verificato che la funzione di “prendere in prestito” che viene offerta da MLOL (che ha appena rinnovato il suo sito) è decisamente facile e pratica. Da utente registrato (e per farlo è sufficicente rivolgersi alla propria biblioteca di residenza) si consulta il catalogo e si verifica il prestito. Per i titoli “caldi” e piú gettonati è normale che ci si ritrovi in coda (e il fatto che ti avvisino via mail di quando è disponibile non sempre è l’ideale, visto che si dispone di solo 24 ore di tempo per scaricare il testo); ma in questo caso il testo era immediatamente disponibile. Devi solo scaricare l’APP di lettura sul tuo device e il gioco è fatto.

Son quasi convinto che questo libro piacerebbe a Lida e a Rosa, amiche da tempo e lettrici esigenti. Riscatta la storia di una donna, Martha, dalla rapida curva della memoria perduta, in un contesto storico e geografico abbastanza lontano dalla nostra europa, ma per molti aspetti vicino e contiguo: la nascente nazione degli Usa, appena nata dalle rivolte contro la “madrepatria”. Ci troviamo nel Maine, in una panorama pittoresco e quasi selvaggio, davvero rude, qui l’inverno dura da novembre a marzo, il fiume gelato condiziona la vita dei piccoli paesi che sono sorti lungo i suoi bordi per sfruttarlo come strada facile per i trasporti del legname.

Sarebbe una ambientazione western, ma in tutto il romanzo nessuno sfodera pistole e non si vedono duelli o rodei. La semplice vita dei boscaioli, dei primi commercianti, degli abitanti di un villaggio che lentamente si trasforma in paese e inizia a porre le basi per una futura cittadina; il salone degli incontri, una locanda in grande stile che serve sidro, wiskey e pasti caldi ma che in base alle necessità può anche conservare nel magazzino le salme di persone morte da tempo e impossibili da seppellire nel terreno ancora ghiacciato. E poi non c`e nemmeno un cimitero, nel villaggio di Hallowell, nemmeno una chiesa; solo un pastore con la sua giovane moglie, Rebecca. E la storia si dipana proprio intorno alla violenza subita da questa giovane donna.

Ma nessun detective o pistolero entra in scena per risolvere il caso. La vera protagonista del romanzo è Martha, una donna storicamente esistita che l’autrice ha scoperto un giorno, quasi per caso, mentre attendeva il suo turno per una visita dal suo ginecologo. Alla rinfusa, su uno di quei tavolini anonimi che proliferano nelle sale d’attesa, un piccolo rimane colpita da un fascicolo che riportava le vicende storiche di Martha Ballard, una levatrice esperta che nel corso della sua vita era riuscita a far nascere oltre mille bambini e bambine in quel contesto difficile e igienicamente sfavorevole. E non ne ha perso nemmeno uno! Qui la statistica si fa notare per l’inconsueto record.

La vita di questa donna sarebbe di per sè già eccezionale, ma il romanzo cerca di immaginarla in modo concreto e storicamente plausibile nella cornice di un’epoca ormai lontana, che non brillava certo per essere paladina dei diritti umani (la schiavitú, anche se non presente nel testo, è appena accennata e molti stati USA la tollerano ampiamente). Figuriamoci la considerazione delle donne. Ed è proprio su questo tema che il libro si concentra e si esprime. L’autrice è ben consapevole dei rischi che si corrono a mettere in mente ad un personaggio di 3 secoli fa certi  modi di pensare e certe esigenze che oggi sembrano condivise da molti, per questo ricorre spesso alle citazioni dirette del diario di Martha, un raro e prezioso documento, che espone solo fatti e situazioni, nessun commento, su quanto la protagonista faceva, vedeva, riscontrava. Il desiderio di giustizia, che deve riguardare tutti, senza differenze se a chiederla è una donna, muove incessantemente questa donna.

E poi tanti i sottotemi, la famiglia, gli amori giovanili, la natura con i suoi duri calendari e vincoli, il freddo e il ghiaccio, i collegamenti a dorso di cavallo, rari momenti poetici, come quando si scorge una volpe argentata lungo il proprio sentiero e sembra quasi obbligatorio sentirsi in sintonia con questa natura semplice e vitale.

Insomma, il libro è stato un caso letterario negli USA, lo stile quasi asciutto ma ben ritagliato sul personaggio aiuta a cogliere uno spaccato di un’epoca da noi poco nota e con un approccio alle persone e agli eventi ben documentato e chiaro. 

Gradevole.

Alcune info sul sito dell’editore, Neri pozza,

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