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Autore: Giorgio Banaudi

leggere un bestseller come Dan Brown…

leggere un bestseller come Dan Brown…

Quanto tempo passa prima che un bestseller come “L’ultimo segreto” entri nel giro dei download illegali? Tra l’acquisto regolare e la copia piratata, non ci possono essere delle terzevie migliori? Ebbene sì, questo libro, uscito a settembre 2025 e attualmente ancora ai primi posti nelle classifiche di vendita (su Amazon risulta essere ancora oggi il #1 più venduto in Narrativa di azione thriller e suspense) si può leggere tranquillamente con soluzioni ufficiali e corrette. Basta disporre di un pizzico di pazienza.

Stavo per l’appunto verificando i tempi di prenotazione di un testo utilizzando il portale MLOL (la prima rete italiana di biblioteche pubbliche, accademiche e scolastiche per il prestito digitale, che funziona davvero bene, basta accreditarsi tramite una delle numerose biblioteche pubbliche affiliate) e visto che uno dei testi pù richiesti era proprio “L’ultimo segreto” di Dan Brown, lo avevo messo in lista per la prenotazione. Poi me ne ero quasi dimenticato; dopo diverse settimane mi arriva la mail di conferma: puoi scaricare il testo. Tra l’altro la finestra di prelievo è molto breve, hai solo 1 giorno a disposizione per effettuare il download, dopo di che perdi il turno… e mi era giá successo un paio di volte.
Questa volta avevo letto in tempo la mail, così… vai con la prova.

Per prima cosa è meglio scaricare l’APP (si puó leggere anche online tramite web, ma su tablet è sicuramente più comodo) e poi, giostrando tra download e prenotazione, visto che il testo è comunque protetto con DRM o cose simili, si passa finalmente alla lettura. Ho approfittato degli spazi e i tempi di un viaggio verso Madrid, volo e attese varie, per iniziare la lettura. Che poi ho completato in un paio di giorni,

E una volta iniziato a leggere questo ultimo segreto, lo stile e gli accorgimenti dell’autore fanno il resto, perchê la facilitá di aggancio e di tenuta del testo sono notevoli. Diciamo pure che su schermo non ci si accorge quasi di maneggiare un malloppo di oltre 600 pagine; quando poi passi in libreria e tocchi con mano il mattone cartaceo del libro, ti meravigli un po’…

La storia sembra il copione di un film ed è comprensibile, conoscendo l’autore e il destino delle sue opere precedenti. Ad ogni passo, quasi ogni riga, sembra di vedere i consigli o i diktat per il regista (dalla marca del vestito al colore della tapezzeria, tutti consigli precisi e vincolanti); ogni scena sembra pensata per avere un forte impatto sul plot della sceneggiatura.
La storia si svolge a Praga, luogo già di per sè deputato a racconti avvolti nel mistero, la nebbia e il gotico; il nostro protagonista, con la sua fiamma di turno, che questa volta è un misto tra Lara Croft, una neuroscienziata e una vamp brillante e superintelligente, ma sempre bisognosa di qualche salvataggio in extremis. Il racconto ruota attorno all’ultimo libro che la scienziata sta per pubblicare, ma siccome contiene parti che potrebbero svelare l’esistenza di un nuovo filone di ricerca scientifica che la CIA sta utilizzando, ovviamente per sviluppare armi micidiali di controllo mentale e spionaggio, insomma, si scatenano una serie di eventi per bloccare, impedire, cancellare…
E poi siamo a Praga, cittá magica, con forti legami con la cultura ebraica e quindi non poteva certo mancare un Golem, e siccome si parla di connessioni mentali ovvio che un rimando a Neuralink di Elon Musk ci può stare. Insomma si mescola sapientemente sacro e profano, instant-book e cultura antica.

Sicuramente l’autore si è lungamente informato su ogni dettaglio del libro, in modo professionale (e maniacale); quando ad esempio si dilunga sul fatto che l’autrice del testo può lavorare solo online sui server della casa editrice e che NON possiede nemmeno lei una copia personale del suo libro, i dubbi possono sorgere. Comunque la descrizione dell’ambiente software, dei problemi legati alla sicurezza dei server, i retroscena di un attacco hacker, la precisione nel definire i vari passaggi operativi sono per lo meno plausibili. Dan Brown non rimane sul generico e se deve parlare di un firewall sa di che si tratta. Non siamo di fronte a uno di quei filmetti di basso livello che quando vogliono mostrare come procede un hacker si accontentano di mostrare a schermo qualche finestra con un paio di comandi linux che visualizzano le directory…

Interrogando ChatGPT ho verificato quali elementi siano totalmente inventati (in inglese il libro si intitola The secreto of secrets) e quali, invece, desunti da cose concrete; ho provato a fare lo stesso con Gemini, ma probabilmente la sua base dati non contiene questo libro (non lo conosce nemmeno!). Il report è racchiuso tra i due paragrafi evidenziati in grigio…

Realtà e finzione in The Secret of Secrets di Dan Brown – Contesto generale del romanzo

  1. Il libro segna il ritorno del celebre professore di simbologia Robert Langdon, protagonista di molti thriller di Brown. La vicenda inizia a Prague, dove Langdon partecipa a una conferenza di una scienziata che studia la mente e la coscienza. Da qui si sviluppa una trama che intreccia neuroscienze, filosofia della coscienza e misteri esoterici.

Come in altri romanzi dell’autore, elementi scientifici e storici reali vengono combinati con una trama di suspense e con ipotesi speculative.

  1. Elementi basati su realtà – a) Luoghi e ambientazione

Praga è un luogo reale con una lunga tradizione di storia esoterica e culturale.
Alcune ambientazioni e istituzioni citate nel romanzo esistono realmente e sono utilizzate per dare credibilità alla narrazione.

b) Discipline scientifiche reali
Il libro fa riferimento a campi di studio effettivi:
neuroscienze
studio della coscienza
scienza noetica (campo interdisciplinare che studia mente, coscienza e fenomeni legati all’esperienza umana).
Queste discipline esistono davvero, anche se il romanzo ne utilizza alcune idee in forma narrativa.

c) Dibattito scientifico sulla coscienza
Il tema centrale riguarda la domanda: la coscienza dipende dal cervello o può esistere indipendentemente dal corpo?
Questa domanda è effettivamente discussa in filosofia della mente e neuroscienze, anche se senza conclusioni definitive.

  1. Elementi di finzione o speculazione narrativa – a) Personaggi e trama

Robert Langdon, gli antagonisti e molti scienziati del romanzo sono personaggi immaginari.
La caccia a segreti globali, organizzazioni misteriose e complotti è costruita per la suspense narrativa.

b) Ipotesi estreme sulla coscienza
Nel romanzo viene esplorata l’idea che: la coscienza possa sopravvivere alla morte del corpo o che possa esistere fuori dal cervello umano.
Queste ipotesi sono speculative: non sono dimostrate scientificamente e sono usate come motore della trama.

c) Esperienze straordinarie
L’inizio della storia include eventi come esperienze extracorporee e stati tra vita e morte, che nella narrazione assumono un significato quasi scientifico.
Nella realtà tali fenomeni sono oggetto di studio ma non confermano le interpretazioni spettacolari suggerite nel romanzo.

  1. La tecnica narrativa di Dan Brown

Come già accadeva nel Codice Da Vinci (The Da Vinci Code), Brown costruisce la storia mescolando:
dati reali (arte, scienza, storia)
ipotesi controverse o marginali
elementi completamente inventati
Questo metodo crea un effetto di verosimiglianza, che fa sembrare plausibili idee che in realtà appartengono alla fiction.

Non aggiungo la sintesi che ChatGPT potrebbe fare tranquillamente e in vari formati. Il gusto della lettura va oltre il mero contenuto, ma oggi si può leggere un libro anche con questi strumenti, visto che è abbastanza scontato che per scrivere questo genere di romanzi ci si faccia aiutare proprio da un ghostwriter artificiale.

Che dire, la lettura è abbastanza avvincente, alla fine uno continua per il gusto di sapere come va a finire, lo stesso aggancio che un film produce sugli spettatori. I colpi di scena sono frequenti, le invenzioni filmiche (perchè di questo si tratta) sono perfettamente dosate e nei punti giusti. Cosa resta della lettura, della riflessione, dello stimolo culturale? Sicuramente molto poco, ci si affretta a “consumare” il testo per saperlo adeguatamente collocare, per sapere come va a finire. Rimangono gli stimoli culturali per approfondire temi e filoni intriganti…

Tornando sul discorso iniziale, pirateria, rispetto del (c) e dintorni, ovvio che dopo qualche settimana dal lancio del libro, non è difficile trovarlo anche sugli scaffali… alternativi 🙂 come mostra l’immagine.

Quanto conta la botanica?

Quanto conta la botanica?

E’ venuto a trovarmi mio fratello Franco ed è rimasto con me qui a Melilla per alcune settimane, come lo scorso anno. Solo che quest’anno ha scelto il periodo “invernale” di gennaio/febbraio ed è incappato in questa strana “fase galiziana” dove quasi ogni giorno abbiamo avuto scrosci di pioggia e quando non pioveva tirava vento, o tutt’e due insieme. I giorni tranquilli sono stati davvero pochi e abbiamo fatto di necessitá virtù, scovando altre cose da fare. Siamo riusciti a fare una sola passeggiata nel barranco del Rio Nano (una delle poche zone “selvagge” della nostra Melilla) e poco altro. Ma stare insieme non significa necessariamente moltiplicare le cose da fare insieme…

Franco, da buon appassionato di botanica (da giovane ricorda i tanti km percorsi insieme a fr. Nito, al sud ma anche al nord dell’Italia alla ricerca di seneci e altre piante rare, come la aquilegia champanatii, una nuova specie identificata proprio dal nostro “frater botanicus” come era solito chiamarlo nientemeno che Gianni Rodari), insomma lui aveva già adocchiato, lo scorso anno, una pubblicazione semi abbandonata in un armadio espositore piazzato davanti all’ingresso della nostra comunità. Un fascicolo impolverato che però ricordava le gesta di due fratelli lasalliani, Sennen e Mauricio che, utilizzando Melilla come base e avamposto, avevano setacciato e analizzato tutta la flora del Rif, il territorio boscoso e montuoso a nord del Marocco, dove, guarda caso, ci troviamo noi.

Così, aprofittando del cattivo tempo e delle mattinate libere, abbiamo trovato la chiave della vetrata e scoperto, tra l’altro, che oltre al Catalogo, c’erano anche altri 2 libri, recentemente ristampati, sull’opera botanica del Rif, sempre a cura dei due fratelli. Una ciliegia tira l’altra e dallo sfogliare i testi, al rinfrescare alcuni elenchi, riscoprire un po’ i personaggi e l’avventura di questi “botanici”… a cui è dedicata anche una piccola via sul retro della scuola lasalliana, il passo è breve, così Franco ha rivestito i panni del detective in salsa verde per rispolverare un po’ tutta la storia.

E che storia ne è venuta fuori, un misto tra agiografia, Indiana Jones, l’analisi storico-sociale di un’epoca particolare della Spagna (la guerra civile, a cavallo degli anni 30), la passione per le piante, il tutto condito con un pizzico di AI (che come il prezzemolo sta bene un po’ dappertutto), perchê in questi giorni Franco ha provato con mano che formidabile aiuto può essere un agente AI come Gemini nel recuperare, confrontare, classificare, convalidare testo, controllare databases… c’è sempre una prima volta!

Ha cominciato con la digitalizazzione (anzi, la trascrizione perchê il testo non era molto chiaro) delle piante presenti nel catalogo, aggiornando la classificazione in base alle nomenclature piú attuali e sistemando tutto in un archivio digitale (che si puó consultare qui di seguito)

Nomenclatura Botanica Aggiornamento 2026 Flora del Rif (Sennen)

Poi ha cominciato ad indagare sul personaggio Sennen, che doveva essere davvero un luminare, per il suo tempo, appassionato ed esperto come pochi… nella ricerca ha rintracciato persino una biografia scritta da un fratello lasalliano del Brasile (quindi l’originale è in portoghese), ricco di curiositá e spunti interessanti. Alcuni al limite dell’incredibile, come la noticina che per un suo cambio di comunitá, da buon religioso lasalliano, aveva “traslocato” anche i suoi bagagli, e non era cosa da poco, visto che il peso totale dei suoi pacchi era di …. 1800 Kg, insomma, quasi 2 tonnellate!

E così, divertendosi tra computer e piante, abbiamo superato anche la pioggia, la cancellazione della sfilata di Carnevale, un vento tempestoso che ha divelto quasi la metá dei pannelli fotovoltaici del nostro terrazzo… e siamo persino andati a vedere il Rio de Oro nel pieno della sua magnificenza, colmo d’acque come mai avevo potuto osservare. Intanto Franco, osservava altro, ad esempio che le scarpate erano piene di … bietole, fresche e naturali. Così l’abbiamo risolta con un piatto di bietole saltate all’ajillo, come si direbbe qui.

Un grazie a Franco per questi giorni condivisi insieme, nella semplicità di sempre, tra una lavastoviglie da riempire, una mano per la spesa, una per la cucina, l’altra per i compiti dei ragazzi del progetto Alfa, mettendo a dura prova le sue abilitá linguistiche in spagnolo (che peró, pian piano, migliora)…

Se poi a qualcuno interessano gli altri documenti sulle piante di Sennen… basta chiedere; i botanici, si sa, sono di ampie vedute e condividono volentieri i loro “raccolti”.

2026, eccoci pronti…

2026, eccoci pronti…

Siamo ormai a metá gennaio, insomma, il 2026 non è più alle porte e siamo già belli pronti per la ripartenza. Corsi, lezioni, nuovi progetti all’orizzonte!…

Sono tornato qui a Melilla da poco, dopo aver partecipato al primo incontro delle opere sociali mariste di Spagna (in realtà escludendo la Catalunya) , svoltosi all’Escorial. Ne parlavo qui.

E sfogliando un po’ di foto ripensavo alle tante e belle opportunità che ho avuto in questo periodo natalizio, per visitare luoghi speciali e interessanti della Spagna.

E’ il primo anno che passiamo il giorno di Natale qui a Melilla, complice una botta di influenza mia e il soggiorno in ospedale dell’amico Ventura (voleva proprio inaugurare il nuovissimo ospedale della cittá, che iniziava ad accogliere le emergenze proprio il martedì 17 dicembre, quando lo abbiamo accompagnato per qualche approfondimento): lo hanno ricoverato per una settimana intera!

Nella notte di Natale, un po’ come i re Magi, siamo partiti con il traghetto da Melilla, sbarco a Malaga dopo 7 ore tranquille e rotta verso Granada. In mattinata abbiamo ancora trovato il tempo, io e Juan Antonio, per visitare la Cappella Reale (tomba dei famosi re Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, insomma, gli artefici della ripresa spagnola del XV secolo) e la Cattedrale di Siviglia. Poi ci siamo concessi alcuni giorni tranquilli, senza impegni, con qualche fresca passeggiata per la cittá: il giardino del Carmen de los Martires, il paseo de los tristes, il piccolo souk arabo che quasi prelude al quartiere dell’Albaicin, qualche passeggiata lungo le colline del Darro…

Il 31 dicembre ci siamo spostati a Cordoba, per celebrare il nuovo anno insieme alla comunità (erano presenti anche 2 fratelli africani, questa volta nel senso pieno del termine, non come noi di Melilla :-); preghiera e pranzo insieme ai laici vincolati (ottima occasione per stare un po’ con Juanan e ricordare il periodo di Siracusa), qualche scorribanda per la suggestiva cittá (scoprendo persino un aereo parcheggiato in un parco, poco lontano dalla nostra scuola).

Nella mattina del 5 prendo il treno da Cordoba per Madrid, dove passeró i giorni seguenti, tranne un rapido rientro proprio a Cordoba per partecipare, sabato 10, all’incontro degli animatori delle comunità e fraternitá mariste. Anche qui mi ritaglio giorni tranquilli, con qualche incursione culturale (il Reina Sofia e l’immancabile Guernica, fulcro assoluto del museo, il Prado, con la sua sterminata distesa di capolavori, il Man con i suoi reperti suggestivi). In particolare faccio una scorta di freddo per osservare i preparativi della cabalgata de los Reyes lungo il Paseo de la Castillana. Un freddo a dir poco glaciale, un paio di gradi sottozero, ma che spettacolo veder spuntare famiglia allegre, con le loro scalette in alluminio, per contemplare meglio la sfilata, insieme ai provvidenziali ombrelli rovesciati per raccattare più caramelle possibili (si parlava di circa una tonnellata!); ma dopo 2 ore di attesa, dalle 16, appena inizia la sfilata… mi sono ritirato a casa, anche perchè in televisione si vedeva molto meglio 😉
Nella scuola dove mi trovato, Chamberi, le pareti grondano della presenza di quadri di Goyo, l’artista che ha plasmato in modo concreto la nostra percezione iconica di san Marcellino Champagnat; dall’ingresso al refettorio degli alunni, fino agli spazi della comunità. La sorpresa è stata proprio quella di incontrarlo, come ospite, e condividere insieme momenti davvero di famiglia.

Infine i giorni di incontro all’Escorial, dopo un passaggio ad Alcalá de Henares, dove i maristi hanno un centro universitario, ben inserito in una città dove la cultura alberga da secoli (l’Univ. Complutense è uno dei baluardi culturali fondamentali) e la città antica non è davvero niente male.

Insomma, un bel tesoro da conservare negli occhi e nel cuore. Come queste immagini

Al riparo di un buon libro…

Al riparo di un buon libro…

Da quanto tempo non mi ero messo di buzzo buono a leggere un libro, tutto intero, tutto di seguito. Ad essere sinceri non uno di quei mattoni che possono rimpiazzare comodamente il piede di un letto martoriato o una fessura imponente in qualche muro, col freddo che vi sgattaiola insistente…

Ma un bel libro, corto abbastanza da conquistare mente e memoria per un mezzo pomeriggio, dopo aver dipanato altri impegni, diradato altre necessità. Dovevo arrivare proprio in questo pomeriggio a Granada, dopo una mattinata tersa passata anche a rinfrescarmi dei suoi parchi e giardini deliziosi, tra porte che risalgono all’epoca nazzari e pavoni tranquilli a cui cedere pigramente il passo.

Il libro è poco più che un lungo racconto, che si dipana tranquillamente in terra calabrese, sulle salite di un piccolo paesino nel quale si nasconde il giardino di familgia dell’autore. A leggere le recensioni sui vari pulpiti digitali (alcune duplicate pari pari), si va dall’elogio incondizionato allo smascheramento di un trito meccanismo editoriale, dalla lode sperticata al consiglio di non perdere tempo… quanto basta perchè ciascuno si faccia il suo, di giudizio, senza restare a rimorchio di opinioni altrui.

La storia è lineare: l’incontro garbato e sottile tra due anziani, la nonna dell’autore, ornai vedova e anziana con i suoi 80 e passa anni, mitica figura che incarna e condensa la famiglia, crocevia di ricordi ieratici e deposito di memorie condivise e un altrettanto anziano signore che capita nello stesso paese, segnato da un lignaggio nobiliare che occupa, con i suoi cognomi altisonanti, l’intero spazio di un biglietto da visita, e con la passione da erudito dei Borboni, che vorrebbe riabilitare. Una storia quasi d’amore, o almeno di pacifica e cordiale consuetudine, che si riassume in quotidiani momenti di incontro, a suon di regali floreali, pastarelle condivise, lunghe chiacchiere e piccole innocue pratiche quotidiane (compresa la visione di numerose puntate di Beatiful).

Nel testo emergono, come piccoli iceberg tanti elementi della riflessione tipica dell’autore, la sua storia letteraria, le sue caute passioni giovanili, le sue riflessioni. Il tutto condito con un linguaggio semplice, a mezza via tra il colto, il raffinato e il quotidiano, con piccoli inserti di neologismi o volgarità varie che rendono meno rarefatto il racconto… Ogni tanto qualche piccola perla come “qual era la calce che teneva insieme i mattoni delle ore?” per chiedersi come poteva questa relazione procedere senza particolari scossoni o eventi mediatici. Lo stile si fa apprezzare.

Forse un esercizio di stile dell’autore per “tenere la penna in allenamento”, per esercitarsi nella conduzione delle parole, qualcosa di cui sempre si ha bisogno quando il testo e i testi sono un po’ il territorio in cui si vive. Ed è anche un modo di ricordare con una pacata nostalgia i tempi della propria formazione, dei luoghi speciali della nostra infanzia.

Se dovessi tentare operazioni analoghe dovrei tornare anch’io al cuore delle mie lontane estati. Il paese è ben chiaro, lo conosciamo in tanti della nostra famiglia ed era, almeno in estate, una tappa costante e fissa; in estate tutti i cuginetti si ritrovavano a casa della nonna, nella mitica Carpasio. Senza scomodare Jungh o derive edipiche particolari.

Ma proprio qualche settimana fa sentivo una zia che mi ricordava come proprio la nonna, che non aveva potuto frequentare oltre la 3a elementare, era una vera appassionata di libri; mi raccontava che probabilmente aveva letto tutti quelli che il paese poteva offrire. Non ne dubito e qualche fantasia s’accende, visto che in quello stesso paese, in quell’epoca, viveva un altro appassionato che diventerà nientemeno che uno dei massimi esegeti dei Manoscritti di Qumran e di Nag Hammadi… ma questa è sicuramente un’altra storia.

Come non ricordare allora qualche immaginen di Carpasio?

Dai, che siamo quasi a Natale…

Dai, che siamo quasi a Natale…

Quest’anno, complice il calendario, le vacanze di Natale sono belle corpose, qui da noi si termina la scuola il 19 dicembre e ci si rivede l’8 gennaio! Stranamente, per Melilla, stiamo attraversando giorni piovosi, quasi ogni giorno ci regalano una bella spruzzata d’acqua, mentre di solito restiamo all’asciutto. E questo modifica un po’ il nostro panorama… di solito smagliante e assolato. Invece piove… e ce ne siamo accorti domenica, a spasso per la città vecchia, cercando di mostrare ad un amico le luminarie, il presepe artistico, il fascino di questa cittá. Ci siamo dovuti rifugiare sotto un ombrello (e giá trovarne uno per me è stata un’impresa!) e rinunciare al nostro giro notturno, perchê tutto era praticamente chiuso e impraticabile.

Logicamente ci siamo rifatti qualche giorno dopo, anche se l’ombrello ci accompagnava ancora, almeno per precauzione. E così, dopo la visita ai musei, siamo finiti nella chiesa della Purissima, che domina la parte vecchia di Melilla. Ora penso di aver ormai capito che a Melilla vive una piccola setta di fanatici dei PlayMobil, visto che nel museo il “pezzo forte” dello scorso anno era la ricostruzione dello sbarco di Dunquerque con i PlayMobil, nel porto fa bella mostra di sé una ricostruzione della città e anche nell’aeroporto, in una saletta seminascosta, si puó ammirare uno scorcio cittadino realizzato con gli onnipresenti pupazzi.

Ma il presepe no, non lo avevo ancora visto. Ed eccolo invece spuntare nella sala laterale della chiesa, ancora in fase di recupero e di restauro. E così, tra un arco gotico (e va sottolineato che siamo in Africa, di archi gotici ce ne sono solo 2, e sono tutti qui a Melilla!) e un’abside suggestiva ma pericolosissima (a voler fare i santi si rischia di spiccare il volo e …volare di sotto), abbiamo anche la nostra simpatica ricostruzione del presepe in questa originale forma.
Ovviamente qua e là sbucano piccole licenze poetiche… un Babbo Natale imprigionato, un Obelix che sfracella un manipolo di soldati romani, i bambini che si tuffano nel mare (ed in effetti è quello che si vede spesso nella spiaggia più suggestiva di Melilla e ancora… (curiosate un po’ tra le foto per scoprire il resto).

Ma anche nel nostro collegio, il Carmen La Salle i bambini e i docenti non vedevano l ‘ora che giungesse la fatidica data del giovedì 18, giornata del Presepe Vivente. Ciascuno con le sue legittime aspettative, i docenti stracolmi di impegni e surplus, mentre i bambini in spasmodica attesa di rivestire i panni dei vari personaggi. A ciascuno la sua attesa. Siamo in avvento, no?

A causa del maltempo quest’anno la rappresentazione si è svolta nel grande salone della scuola e si è articolata in 3 turni, per consentire a tutti i genitori di partecipare al presepe. Ed è stata davvero una festa, uno sciorinare di costumi e sorrisi, botteghe e figuranti, per ricostruire il presepe. Sul palco, in bella posizione, la capanna e a fianco, uno spoiler, ovviamente, i 3 re magi pronti per la loro cavalcata…

Senza aggiungere altri commenti, diventa quasi semplice invitare ad “immergersi nel Natale”, cercando di non fermarsi alla buccia…

E naturalmente qui ci sono tutte le foto del Natale 2025 a Melilla
Questa invece era l’edizione 2023, giusto per un confronto