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O ci vai tu o arriva lei

O ci vai tu o arriva lei

Tanto prima o poi ci dobbiamo fare i conti. Meglio saperli fare, questi conti, che dover sottostare frettolosamente alle mode del momento. Mi riferisco all’IA, questa intelligenza artificiale ormai onnipresente in tante situazioni della nostra giornata.

Ricordo le prime “meraviglie” dei bot di OpenAI; stavo facendo alcune lezioni con alunni insoliti (migranti alle prese con l’esame di maturità) e ci serviva un riassunto dei Promessi Sposi. Il tempo era poco e l’esame imminente. “Realizza un riassunto in meno di una pagina (2000 caratteri circa) del famoso romanzo…“. Pochi secondi di attesa ed eccoci in viaggio “su quel ramo del lago di Como…”. I miei 2 alunni erano sbalorditi (io invece altrettanto contento di non dover cercare in giro per la rete qualcosa di analogo). Eravamo nel 2023 e i bot erano ormai uno strumento diffuso, che iniziava a creare soluzioni e problemi in tanti contesti. Dalla felicità per tanti alunni alla disperazione per alcuni prof…

Per la cronaca, alla fine l’esame è stato superato e Happiness era così entusiasta da farsi preparare una t-shirt tanto sgrammaticata quanto divertente. L’ultima notizia che mi ha mandato riguarda il corso di infermiera che sta svolgendo… Auguri!

Invece io ripenso quasi con tenerezza alla scelta di inserire nel mio piano di studi universitario anche un corso di Intelligenza Artificiale. Ma eravamo a Genova, nel 1986 (probabilmente perchè era tenuto dal prof. Olimpo, che da poco avevo scoperto come direttore dell’Istituto di Tecnologie Didattiche). Le prime frequentazioni erano molto teoriche, a base di libri, dispense, tentativi rudimentali con i primi bot che simulavano un approccio molto semplicistico, ispirati ai lavori di Joseph Weizenbaum e del suo prototipo Eliza. A puro scopo documentale sono ancora presenti in rete link a simulazioni di questo tipo, come quella della Università Fullerton della California. Il tutto si ispirava alla scuola di psichiatria di Rogers e veniva declamata come una tipica seduta con uno “strizzacervelli” di questa scuola. Di intelligente c’era ben poco, il sistema non si poneva nemmeno il problema di capire le domande che venivano poste, semplicemente pescava alcune frasi quasi a caso, o ricalcava le domande.

Insomma , come la famosa barzelletta sulla strategia tipicamente ebraica di rispondere a una domanda con un’altra domanda (“Un uomo va dal rabbino e gli chiede: “Rabbino, perché voi ebrei rispondete sempre a una domanda con un’altra domanda?” Il rabbino lo guarda e gli risponde: “E perché non dovremmo?”).

Se pensiamo a quanto è disponibile oggi, si rimane decisamente colpiti dall’abbondanza e pervasività di questi strumenti, che ormai sbucano nella posta (Copilot e Gemini fanno a gara nel leggere gli affari tuoi e tentare di riassumerli), negli strumenti di traduzione (utilissimi, diciamolo), di creazione di immagini e scenari, di video, di rielaborazioni di documenti…

Anche in questo caso ci ritroviamo nella “fase del guado” (non ho ancora trovato o coniato una definizione migliore), perchè comprendiamo bene da dove siamo venuti ma non conosciamo ancora perfettamente il terreno sul quale ci troveremo a breve. Abbiamo esperienza della vita “prima dell’IA” e stiamo assaporando la portata di questi nuovi strumenti. A breve saremo attorniati da persone che questa esperienza del passato non hanno avuto modo di viverla. Scenari interessanti.

Intanto viviamo tutte le idiosincrasie del momento, con strumenti che si “rifiutano” ad es. di realizzare determinate scene, per motivi di policy, mentre altri sorvolano liberamente sui possibili effetti di quanto prodotto.

Avevo appena letto la suggestiva notizia del clochard protagonista di un restauro di una pala cinquecentesca e l’idea di questa commistione, un 1500 rivisitato in chiave moderna, così ho provato a chiedere a ChatGPT di riprodurre questo:

riproduci una pala d’altare del 500 con una madonna dal volto tatuato che tiene in braccio un bambino di colore, un san Pietro con un berretto simile a quello dei giocatori di basket del NY e un angelo con i capelli biondi che suona una chitarra elettrica

Abituati come siamo al tutto e subito, non mi aspettavo un diniego, tra l’altro ampiamente motivato:

Il modello non può generare immagini che ritraggano figure sacre (come la Madonna, San Pietro, angeli) in modi che potrebbero essere considerati irrispettosi, offensivi o denigranti per gruppi religiosi. Nella tua descrizione c’erano elementi che, combinati, potevano risultare problematici secondo le linee guida: (Madonna con il volto tatuato, San Pietro con un berretto in stile basket, Angelo con una chitarra elettrica

Ovviamente uno cerca un ripiego e si accorge che la “concorrenza” (in questo caso Gemini), non fa una piega, anzi, sembra ben contenta di esaudire questa richiesta: Ecco la tua pala d’altare del ‘500 con un tocco moderno e inclusivo. Ed è l’immagine che compare su questa pagina.

Eppure, se uno ingrandisce l’immagine di Happiness puó scorgere la ormai famosa “Madonna di Loreto nel manto dei rifugiati” di Margherita Gallucci, e in questo caso il colore della pelle non fa altro che intensificare il messaggio… senza problemi di policy.