Siamo a Fuentheridos, nella Villa Onuba, una residenza marista che si utilizza soprattutto d’estate, per i campi con i ragazzi delle scuole, ma anche per accogliere iniziative di altro genere e per ospitalità rurale (come si dice qui in Spagna), nella splendida cornice degli altipiani di Huelva. Quest’anno le previsioni sono tra l’altro splendide e se solo ripenso alla settimana santa di 2 anni fa, sempre qui, bagnata dall’inizio alla fine… non posso che ritenermi fortunato.
E approfitto di questi spazi verdi, di questa natura fresca e deliziosa, per fare “il pieno” di verde, visto che a Melilla ne abbiamo davvero poco.
Così questa mattina, approfittando del fresco (un bel venticello), del sole (neanche una nuvola) mi sono avventurato sul sentiero del bosco incantato… nome un po’ altisonante per un bel percorso, facile, nei boschi di pini e querce.
Niente paura, non si tratta di un reportage “dietro le quinte” o qualcosa di losco; semplicemente ieri, con un bel gruppo di coraggiose alunne del Progetto Alfa abbiamo fatto una bella passeggiata per completare l’itinerario che avevamo iniziato a suo tempo, nel mese di novembre (con la passeggiata fino… ai confini nord di Melilla!); anche questo `serve per integrare le persone, conoscersi meglio, condividere ed apprezzare il luogo in cui si vive.
Ancora una volta Juan Antonio è stato la nostra guida esperta di Melilla (visto che siamo in una “gabbia per conigli” è giocoforza conoscere bene tutti gli angoli del nostro territorio, soprattutto quelli più caratteristici e lui li conosce davvero tutti); per le alunne, che solitamente lo vedono nei panni del prof di matematica, è sempre una gradita sorpresa!
L’itinerario era semplice, una volta usciti dal Collegio La Salle e presa la direzione a sud siamo andati verso la rotonda del Ldl (anche qui i toponimi sono presto modificati!) e poi a destra, verso l’antico passo di frontiera di Farhana (chiuso ormai da quasi 3 anni), un tempo molto frequentato.
Qui si costeggia la zona del Ceti, il grande centro di accoglienza temporaneo (per la cronaca, attualmente ospita 800 persone, il 60% dei quali di provenienza sudamericana, misteri dei flussi migranti… ma questo è un altro discorso!), e da qui si inizia il cammino vero e proprio, lasciando il cemento e asfalto per iniziare a scarpinare sulla pista militare (si chiama proprio “pista de carros”), utilizzata spesso per esercitazioni e manovre militari (che qui a Melilla sono ovviamente molto frequenti); superato il Ceti abbiamo anche intravisto il centro per minori del Baluarte (conosciamo alcuni dei suoi ospiti per i corsi che realizziamo come CentroFratelli), mentre sulla nostra destra si poteva immaginare lo splendido campo di golf (incredibile, vero, ma a Melilla esiste per davvero un campo di Golf a 9 buche!); sparsi qua e là gruppi di ospiti del Ceti, ben suddivisi per provenienza, che bivaccano e si cuociono qualcosa su di un fuoco a legna…
Continuiamo il nostro itinerario, superiamo un barranco (il letto di un ruscello), un’alta colonna, forse un’antica ciminiera, e giungiamo a costeggiare l’aeroporto. E poco dopo riusciamo persino a contemplare, nasino all’insù, un decollo e un atterraggio, quasi dal vivo e a poca distanza; finalmente ci avviamo verso la zona della frontiera di Beni Enzar, dove possiamo notare i cambi che da poco si sono introdotti per i flussi dei frontalieri (la Spagna dovrebbe aver introdotto nuove modalità digitali, con strumenti di riconoscimento facciale…). La fatica inizia a farsi sentire, perchè siamo partiti verso le 16:30 e sono ormai le 18; decidiamo così di prendere la passeggiata marittima per ritornare verso casa. Tutto bello piano e tranquillo, sotto un cielo sereno e tiepido. Qui l’inverno è praticamente un eufemismo e i 16 gradi che si leggono sulle segnaletiche la dicono lunga sulla mitezza del clima.
Finalmente giungiamo alla piazza multifunzionale (come nome non è davvero un granchè), poco dopo superiamo la Plaza de Toros (l’unica operativa in tutta Africa…) e rapidamente raggiungiamo la nostra “casa”. Sono ormai le 19 e qualcosa, il sole ci regala ancora un po’ di luce, le ragazze appena scorgono una panchina la occupano d’ufficio, ma tutto sommato è comprensibile. Abbiamo percorso allegramente 10 km e le gambe ringraziano (Juan Antonio, ovviamente, ha monitorato tutto il percorso, come si vede dalla mappa!). Salutiamo Farida, l’infaticabile animatrice e leader del gruppo e tutte le altre intrepide camminatrici e ci diamo appuntamento per una prossima volta. Chissà se riusciremo a trovare un nuovo itinerario, o almeno in parte originale… 🙂