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Tag: riflessione

Quanto conta la botanica?

Quanto conta la botanica?

E’ venuto a trovarmi mio fratello Franco ed è rimasto con me qui a Melilla per alcune settimane, come lo scorso anno. Solo che quest’anno ha scelto il periodo “invernale” di gennaio/febbraio ed è incappato in questa strana “fase galiziana” dove quasi ogni giorno abbiamo avuto scrosci di pioggia e quando non pioveva tirava vento, o tutt’e due insieme. I giorni tranquilli sono stati davvero pochi e abbiamo fatto di necessitá virtù, scovando altre cose da fare. Siamo riusciti a fare una sola passeggiata nel barranco del Rio Nano (una delle poche zone “selvagge” della nostra Melilla) e poco altro. Ma stare insieme non significa necessariamente moltiplicare le cose da fare insieme…

Franco, da buon appassionato di botanica (da giovane ricorda i tanti km percorsi insieme a fr. Nito, al sud ma anche al nord dell’Italia alla ricerca di seneci e altre piante rare, come la aquilegia champanatii, una nuova specie identificata proprio dal nostro “frater botanicus” come era solito chiamarlo nientemeno che Gianni Rodari), insomma lui aveva già adocchiato, lo scorso anno, una pubblicazione semi abbandonata in un armadio espositore piazzato davanti all’ingresso della nostra comunità. Un fascicolo impolverato che però ricordava le gesta di due fratelli lasalliani, Sennen e Mauricio che, utilizzando Melilla come base e avamposto, avevano setacciato e analizzato tutta la flora del Rif, il territorio boscoso e montuoso a nord del Marocco, dove, guarda caso, ci troviamo noi.

Così, aprofittando del cattivo tempo e delle mattinate libere, abbiamo trovato la chiave della vetrata e scoperto, tra l’altro, che oltre al Catalogo, c’erano anche altri 2 libri, recentemente ristampati, sull’opera botanica del Rif, sempre a cura dei due fratelli. Una ciliegia tira l’altra e dallo sfogliare i testi, al rinfrescare alcuni elenchi, riscoprire un po’ i personaggi e l’avventura di questi “botanici”… a cui è dedicata anche una piccola via sul retro della scuola lasalliana, il passo è breve, così Franco ha rivestito i panni del detective in salsa verde per rispolverare un po’ tutta la storia.

E che storia ne è venuta fuori, un misto tra agiografia, Indiana Jones, l’analisi storico-sociale di un’epoca particolare della Spagna (la guerra civile, a cavallo degli anni 30), la passione per le piante, il tutto condito con un pizzico di AI (che come il prezzemolo sta bene un po’ dappertutto), perchê in questi giorni Franco ha provato con mano che formidabile aiuto può essere un agente AI come Gemini nel recuperare, confrontare, classificare, convalidare testo, controllare databases… c’è sempre una prima volta!

Ha cominciato con la digitalizazzione (anzi, la trascrizione perchê il testo non era molto chiaro) delle piante presenti nel catalogo, aggiornando la classificazione in base alle nomenclature piú attuali e sistemando tutto in un archivio digitale (che si puó consultare qui di seguito)

Nomenclatura Botanica Aggiornamento 2026 Flora del Rif (Sennen)

Poi ha cominciato ad indagare sul personaggio Sennen, che doveva essere davvero un luminare, per il suo tempo, appassionato ed esperto come pochi… nella ricerca ha rintracciato persino una biografia scritta da un fratello lasalliano del Brasile (quindi l’originale è in portoghese), ricco di curiositá e spunti interessanti. Alcuni al limite dell’incredibile, come la noticina che per un suo cambio di comunitá, da buon religioso lasalliano, aveva “traslocato” anche i suoi bagagli, e non era cosa da poco, visto che il peso totale dei suoi pacchi era di …. 1800 Kg, insomma, quasi 2 tonnellate!

E così, divertendosi tra computer e piante, abbiamo superato anche la pioggia, la cancellazione della sfilata di Carnevale, un vento tempestoso che ha divelto quasi la metá dei pannelli fotovoltaici del nostro terrazzo… e siamo persino andati a vedere il Rio de Oro nel pieno della sua magnificenza, colmo d’acque come mai avevo potuto osservare. Intanto Franco, osservava altro, ad esempio che le scarpate erano piene di … bietole, fresche e naturali. Così l’abbiamo risolta con un piatto di bietole saltate all’ajillo, come si direbbe qui.

Un grazie a Franco per questi giorni condivisi insieme, nella semplicità di sempre, tra una lavastoviglie da riempire, una mano per la spesa, una per la cucina, l’altra per i compiti dei ragazzi del progetto Alfa, mettendo a dura prova le sue abilitá linguistiche in spagnolo (che peró, pian piano, migliora)…

Se poi a qualcuno interessano gli altri documenti sulle piante di Sennen… basta chiedere; i botanici, si sa, sono di ampie vedute e condividono volentieri i loro “raccolti”.

O ci vai tu o arriva lei

O ci vai tu o arriva lei

Tanto prima o poi ci dobbiamo fare i conti. Meglio saperli fare, questi conti, che dover sottostare frettolosamente alle mode del momento. Mi riferisco all’IA, questa intelligenza artificiale ormai onnipresente in tante situazioni della nostra giornata.

Ricordo le prime “meraviglie” dei bot di OpenAI; stavo facendo alcune lezioni con alunni insoliti (migranti alle prese con l’esame di maturità) e ci serviva un riassunto dei Promessi Sposi. Il tempo era poco e l’esame imminente. “Realizza un riassunto in meno di una pagina (2000 caratteri circa) del famoso romanzo…“. Pochi secondi di attesa ed eccoci in viaggio “su quel ramo del lago di Como…”. I miei 2 alunni erano sbalorditi (io invece altrettanto contento di non dover cercare in giro per la rete qualcosa di analogo). Eravamo nel 2023 e i bot erano ormai uno strumento diffuso, che iniziava a creare soluzioni e problemi in tanti contesti. Dalla felicità per tanti alunni alla disperazione per alcuni prof…

Per la cronaca, alla fine l’esame è stato superato e Happiness era così entusiasta da farsi preparare una t-shirt tanto sgrammaticata quanto divertente. L’ultima notizia che mi ha mandato riguarda il corso di infermiera che sta svolgendo… Auguri!

Invece io ripenso quasi con tenerezza alla scelta di inserire nel mio piano di studi universitario anche un corso di Intelligenza Artificiale. Ma eravamo a Genova, nel 1986 (probabilmente perchè era tenuto dal prof. Olimpo, che da poco avevo scoperto come direttore dell’Istituto di Tecnologie Didattiche). Le prime frequentazioni erano molto teoriche, a base di libri, dispense, tentativi rudimentali con i primi bot che simulavano un approccio molto semplicistico, ispirati ai lavori di Joseph Weizenbaum e del suo prototipo Eliza. A puro scopo documentale sono ancora presenti in rete link a simulazioni di questo tipo, come quella della Università Fullerton della California. Il tutto si ispirava alla scuola di psichiatria di Rogers e veniva declamata come una tipica seduta con uno “strizzacervelli” di questa scuola. Di intelligente c’era ben poco, il sistema non si poneva nemmeno il problema di capire le domande che venivano poste, semplicemente pescava alcune frasi quasi a caso, o ricalcava le domande.

Insomma , come la famosa barzelletta sulla strategia tipicamente ebraica di rispondere a una domanda con un’altra domanda (“Un uomo va dal rabbino e gli chiede: “Rabbino, perché voi ebrei rispondete sempre a una domanda con un’altra domanda?” Il rabbino lo guarda e gli risponde: “E perché non dovremmo?”).

Se pensiamo a quanto è disponibile oggi, si rimane decisamente colpiti dall’abbondanza e pervasività di questi strumenti, che ormai sbucano nella posta (Copilot e Gemini fanno a gara nel leggere gli affari tuoi e tentare di riassumerli), negli strumenti di traduzione (utilissimi, diciamolo), di creazione di immagini e scenari, di video, di rielaborazioni di documenti…

Anche in questo caso ci ritroviamo nella “fase del guado” (non ho ancora trovato o coniato una definizione migliore), perchè comprendiamo bene da dove siamo venuti ma non conosciamo ancora perfettamente il terreno sul quale ci troveremo a breve. Abbiamo esperienza della vita “prima dell’IA” e stiamo assaporando la portata di questi nuovi strumenti. A breve saremo attorniati da persone che questa esperienza del passato non hanno avuto modo di viverla. Scenari interessanti.

Intanto viviamo tutte le idiosincrasie del momento, con strumenti che si “rifiutano” ad es. di realizzare determinate scene, per motivi di policy, mentre altri sorvolano liberamente sui possibili effetti di quanto prodotto.

Avevo appena letto la suggestiva notizia del clochard protagonista di un restauro di una pala cinquecentesca e l’idea di questa commistione, un 1500 rivisitato in chiave moderna, così ho provato a chiedere a ChatGPT di riprodurre questo:

riproduci una pala d’altare del 500 con una madonna dal volto tatuato che tiene in braccio un bambino di colore, un san Pietro con un berretto simile a quello dei giocatori di basket del NY e un angelo con i capelli biondi che suona una chitarra elettrica

Abituati come siamo al tutto e subito, non mi aspettavo un diniego, tra l’altro ampiamente motivato:

Il modello non può generare immagini che ritraggano figure sacre (come la Madonna, San Pietro, angeli) in modi che potrebbero essere considerati irrispettosi, offensivi o denigranti per gruppi religiosi. Nella tua descrizione c’erano elementi che, combinati, potevano risultare problematici secondo le linee guida: (Madonna con il volto tatuato, San Pietro con un berretto in stile basket, Angelo con una chitarra elettrica

Ovviamente uno cerca un ripiego e si accorge che la “concorrenza” (in questo caso Gemini), non fa una piega, anzi, sembra ben contenta di esaudire questa richiesta: Ecco la tua pala d’altare del ‘500 con un tocco moderno e inclusivo. Ed è l’immagine che compare su questa pagina.

Eppure, se uno ingrandisce l’immagine di Happiness puó scorgere la ormai famosa “Madonna di Loreto nel manto dei rifugiati” di Margherita Gallucci, e in questo caso il colore della pelle non fa altro che intensificare il messaggio… senza problemi di policy.