“Guardare oltre: quando un fumetto ti mette nei panni dell’altro”

Il 23 ottobre, al Centro CIAO di Siracusa, si è vissuto un pomeriggio di quelli che lasciano tracce. In un’aula gremita di educatori e volontari, la Dottoressa Cristina Molfetta, antropologa della Fondazione Migrantes, ha guidato un incontro che ha unito racconto, riflessione e partecipazione attiva.

Al centro dell’esperienza: il fumetto “Quattro vite che sono la mia – Percorsi per minori stranieri non accompagnati in Italia”, una graphic novel che parla di migrazione, scelte e casualità, e che invita chi legge a mettersi nei panni dell’altro.

Il protagonista è Abdel, un giovane che fugge dal Gambia. Il suo viaggio è fatto di speranza e paura, di sogni e di rischio. Una volta arrivato in Italia, Abdel si trova davanti a momenti cruciali: essere o non essere riconosciuto come minorenne, ottenere o meno un permesso di soggiorno, trovare un’accoglienza adeguata o vivere in contesti difficili, incontrare adulti disposti a camminare con lui o restare solo. Ogni decisione, ogni incontro, ogni attimo può cambiare la sua vita. E questa imprevedibilità è resa nel fumetto da un gesto semplice e potentissimo: il lancio di una moneta.

Il destino di Abdel si gioca così su quattro possibilità, quattro vite possibili, tutte veritiere, nate da esperienze realmente vissute. Un dettaglio grafico che diventa metafora: nella migrazione, spesso, il confine tra accoglienza e esclusione, tra protezione e abbandono, tra futuro e incertezza, è sottile come una moneta che gira in aria.

“Il fumetto non chiede pietà – ha spiegato la Dottoressa Molfetta – ma attenzione.
Ci invita a guardare, ad ascoltare, a capire che dietro ogni storia c’è una persona con la sua forza e la sua fragilità.”

Durante l’incontro, le domande nate dalla lettura hanno acceso un confronto profondo:
Cosa abbiamo imparato che non sapevamo?
Cosa ci sembra ingiusto?
Cosa possiamo fare perché certe ingiustizie non si ripetano?

Non si è trattato solo di un laboratorio educativo, ma di un momento di presa di coscienza collettiva. Perché ogni storia migratoria non è un “problema” da analizzare, ma un frammento di umanità che ci riguarda tutti. Guardare oltre, allora, significa imparare a non fermarsi all’apparenza, ad aprire gli occhi e il cuore, a leggere la realtà con empatia.

Il progetto “Guardare oltre”, promosso da Fondazione Siamo Mediterraneo, Fondazione Migrantes, Accoglierete, Ad Gentes e dal Movimento dei Focolari, nasce proprio per promuovere questo cambio di prospettiva. Attraverso percorsi formativi e strumenti didattici come il fumetto di Abdel, si propone di educare giovani e adulti a riconoscere la pluralità della società contemporanea e a costruire comunità più giuste e inclusive.

Viviamo in un tempo in cui la parola “diversità” è spesso fonte di paura, e la parola “accoglienza” viene usata con sospetto. Ma la realtà, se guardata da vicino, racconta tutt’altro: racconta incontri che cambiano la vita, relazioni che ricuciono ferite, volti che si scoprono simili anche se nati lontano. E tutto questo ha bisogno di essere raccontato, mostrato, condiviso.

La scuola e i centri educativi hanno un ruolo decisivo in questo processo. Formare coscienze critiche, capaci di leggere la complessità del mondo e di tradurre i valori della solidarietà e del rispetto in comportamenti concreti, è oggi un’urgenza educativa e sociale.
Non basta “sapere”, bisogna “sentire”. E il sentire nasce proprio dal mettersi nei panni dell’altro, dal provare a vedere il mondo attraverso i suoi occhi.

L’educazione interculturale, come quella che il progetto Guardare oltre promuove, è un invito a coltivare empatia e responsabilità. Entrare nella vita di Abdel – e in quella di tanti ragazzi come lui – significa scoprire che la nostra libertà e la nostra dignità sono intrecciate alle loro. Che non possiamo parlare di “noi” e “loro”, ma solo di “umanità condivisa”.

Questi percorsi rispondono anche agli obiettivi dell’Agenda 2030:

  • un’educazione di qualità, equa e inclusiva (SDG 4);
  • la riduzione delle disuguaglianze (SDG 10);
  • la promozione di società pacifiche e giuste (SDG 16);
  • e la costruzione di partenariati globali (SDG 17).

Ma soprattutto, rispondono al bisogno profondo di ricostruire legami di fiducia in un mondo che troppo spesso si abitua all’indifferenza.

Al Centro CIAO, crediamo che cambiare sguardo sia il primo passo per cambiare la realtà.
Lo facciamo ogni giorno accogliendo, ascoltando, accompagnando. Lo facciamo anche attraverso iniziative come questa, dove un fumetto diventa un’occasione per riflettere e per educare al rispetto e alla dignità di tutti.

Forse è proprio da queste pagine illustrate che può nascere una nuova consapevolezza: che la vita di Abdel potrebbe essere anche la nostra, che la sua moneta – quella che decide se sarà accolto o respinto – racconta molto anche delle nostre scelte, dei nostri valori, del tipo di società che vogliamo costruire.

Perché la fraternità non è un’idea astratta: è una decisione quotidiana. E ogni volta che scegliamo di guardare oltre, il mondo diventa un po’ più umano.

Perché ogni storia è un cammino condiviso. Ogni sguardo che si apre è già accoglienza.

Pubblicato in CIAO.

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