Giorni pesanti, questi, per la casa di Carmagnola, nemmeno una settimana dal saluto di fr. Zeno ed ecco che dobbiamo salutare anche fr. Luigi Masio, il suo maestro delle elementari. Strano il destino, Zeno aveva incontrato i maristi in quel di Piove di Sacco (PD) e il suo primo maestro era stato proprio il buon Gigi, come da sempre lo abbiamo chiamato tutti. Chissà se adesso potranno completare qualche lezione in sospeso; a entrambi stiamo già affidando, come compiti per le vacanze, l’impegno di seguirci dall’alto.
Dopo due giorni di coma, conseguenza di una brutta caduta, la tempra di fr. Luigi, già provata da numerosi acciacchi e da una larga collezione di anni, ben 95, non ha più retto.
Era un personaggio e sapeva di esserlo, e questo valeva non solo per i tanti giovani che ha educato a Roma, poi a Genova, come docente, preside, formatore, accompagnatore… I suoi interventi erano spesso mitici, le battute fulminanti. Nativo di Stella (SV), era figlio di Giuseppe, compagno di classe di Sandro Pertini; la storia a volte ricama merletti in contrade remote.
Riportiamo in sintesi le brevi informazioni del suo itinerario marista.
Fr. Luigi Masio è morto a Carmagnola, il giorno 26 luglio 2026 all’età di 95 anni e 76 di vita religiosa. Era nato a Stella San Giovanni (Savona) il 31 gennaio 1931. Ha iniziato il probandato a Mondovì il 9 settembre del 1948. A Ventimiglia ha iniziato il noviziato nel 26 luglio 1949, e celebrato la prima professione il 26 luglio 1950 sempre a Ventimiglia. La professione perpetua a Viterbo il 3 luglio 1955. Comunità in cui ha svolto la sua missione: Mondovì (1948-1949; 1956-1957), Ventimiglia (1949-1952), Piove di Sacco (1952-56), Mondovì (1956-1957), Manziana (1957-1961), Roma – San Leone Magno (1961-1995), Génova (1995-2013), Carmagnola (2013-2026).
Mercoledì 29, alle 20:30 si è svolto il rosario nella cappella della casa marista di Carmagnola (in v. Gruassa, 6) giovedì 30 luglio, alle ore 10:30, sempre nella cappella marista, sono sono celebrati i funerali, dopo ci siamo recati al Cimitero di Carmagnola per la tumulazione nella tomba dei Fratelli Maristi.
Raccogliamo in questa pagina ancora due interventi. gli ultimi 2 numeri del notiziario Carmanews, redatto da fr. Onorino e interamente dedicati al fr. Luigi Masio; abbiamo poi ricevuto una toccante testimonianza del nipote di Gigi, Stefano Masio, che condividiamo volentieri come ricordo e memoria della vita di fr. Luigi.
Non pensavamo proprio di dover scrivere queste righe così presto, anche quando gli anni portano numeri solenni, 80 in questo caso. Ma quando si è abituati a vedere le persone come presenze costanti e sicure nella propria vita, non ci si rassegna a doverle salutare così.
Fr. Zeno ci ha lasciati nel pomeriggio di ieri, 13 luglio 2026, dopo un mese di ricovero in ospedale a Carmagnola. Lo avevano ricoverato perchè quella brutta broncopolmonite proprio non se ne voleva andare via e poi si è scoperto che c’era qualcosa di piú infido da curare, un tumore che in pochi giorni ha sgretolato quella roccia che era Zeno per tanti di noi.
Probabilmente stava giá pensando che a breve la casa di Entracque avrebbe avuto bisogno di qualche suo intervento provvidenziale, la caldaia, gli impianti elettrici, l’amministrazione; forse addirittura la ripresa delle attività estive, impegno che ha gestito con passione per tanto tempo. Voleva sbrigarsi…
Sicuramente cominciava a preoccuparsi per chi doveva sostituirlo nelle tante incombenze che la vita della comunitá di Carmagnola comporta, anche per il fatto che lui era, a tutti gli effetti, nello staff di chi si deve preoccupare degli altri, non della propria salute.
Sperava di tornare presto a casa.
La macchina, gli acquisti, il carretto da agganciare alla macchina, le stampanti che facevano i capricci, le compere settimanali, i conti da sistemare, la liquidazione della società Alpina con la storia dell’Alpestre alle spalle, la casa di Cesano, dove aveva appena compiuto l’ultimo blitz per recuperare il tabernacolo, che giá a suo tempo aveva staccato da Mondovì, per sistemarlo definitivamente (ormai per lui il “definitivo” sará una cosa ben diversa dai nostri progetti traballanti). Ma noi siamo ospiti del tempo, non proprietari.
Per molti di noi Zeno ha rappresentato il custode ideale di ogni casa marista; una volta entrato, che fosse Mondovì, Entracque, Cesano o Carmagnola, vi appendeva il cuore al muro e iniziava ad accarezzarla con le sue mani sapienti, ingombranti ma precise e delicate e da costruzione fatta di pietre, tubi e fili, la trasformava in “casa” per tutti i fratelli che vi sarebbero passati, piena di ricordi, volti, gesti e affetto.
Lo abbiamo salutato per l’ultima volta mercoledùi 15 luglio, alle 16; era tanta la gente e il caldo che la chiesetta non era sufficiente, ci siamo così sistemati nella veranda.
E ci piace riportare qui un suo ultimo testo, Zeno non era tipo da riflessioni scritte così ha affidato a Whatsapp una sorta di saluto, che suono quasi come testamento personale. Era il 28 giugno; ce lo ricorda fr. Onorino…
Vi proponiamo quello che, a nostro avviso, è il suo testamento spirituale. Lo ha scritto il 28 giugno scorso dopo 25 giorni di degenza all’ospedale di Carmagnola, consapevole della sua malattia, dopo aver celebrato il sacramento della riconciliazione e ricevuto l’unzione dei malati e aver partecipato in diretta alla novena che la comunità ha organizzato per ottenere la sua guarigione per intercessione del Fratello Alfano.
“Carissimi fratelli Sento che quella storia iniziata in quel lontano 8 marzo 1946 sta giungendo al termine. Voglio ringraziare il Signore per tutti i doni che mi ha fatto, in particolare di avermi chiamato al suo servizio nella vita Marista. Quello che sono lo devo a Marcellino. Chiedo perdono per tutte le infedeltà, per tutte le volte che ho cercato me stesso anziché il compimento della volontà di Dio. Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto in tutte le attività, ai fratelli che hanno cercato di formarmi, a coloro che mi sono stati vicino come formatore. Ai tecnici che nei vari lavori mi hanno accompagnato: ing. Borghese (Mondovì), ing. Barone e ditte realizzatrici (Roma), ing. Muzio, anche se la storia si è conclusa con qualche incomprensione… gli devo molto. Grazie agli amici Berrone Gino e Irene, che nel silenzio hanno lavorato per Mondovì, per Entracque, per Carmagnola, per la canonizzazione di San Marellino a Roma. La famiglia Aimar da sempre, ma in particolare dalla costruzione della nuova casa in poi e la famiglia di Daniela e Romolo. Quasi 30 anni di lavoro, di dedizione senza calcolo, portato avanti con grande amore. GRAZIE! Grazie Omar! Grazie per la presenza di tutti i sacerdoti indiani che durante le estati si sono avvicendati ad Entracque per tenere vivo il rapporto con Dio. Grazie alla mia comunità di Carmagnola, a fr Onorino in particolare. Pensava di avere un aiutante… Grazie a tutto il personale! Prima che si chiuda il rubinetto dell’aria spero di ricordarmi di premere il tasto per inviarvi questo messaggio. Un abbraccio a tutti e uno speciale a mio fratello e ai miei parenti. Che la nostra BUONA MADRE ci stringa tutti tra le sue braccia”. Fratello Zeno
Fr. Onorino, superiore della Comunità e grande amico di Zeno, sta continuando a proporci i momenti intensi di questo commiato. Ecco la speciale preghiera dei fedeli celebrata durante il funerale:
Nel 2028 le 3 attuali province mariste della Mediterranea (la nostra), Iberica (grosso modo la zona centrale della Spagna) e Compostela (la zona a nord-ovest), saranno una sola realtá organizzativa. Giá stiamo vivendo questa fase di confluenza in modo semplice e concreto; allora è bello cominciare a condividere le buone notizie fin da subito. E cogliendo l’occasione della festa di san Marcellino, sabato 6 giugno, la bella notizia è quella della prima professione di fr. Lois, che per un po’ di tempo sará sicuramente il piú giovane fratello marista di questa realtá. Ha concluso il suo percorso di formazione, il noviziato, e sabato 30 maggio ha celebrato la sua prima professione come fratello marista. Con il mese di giugno è giá pienamente inserito nelle attivitá “classiche” dell’estate, campi estivi e incontri con i ragazzi, ovviamente senza dimenticare che nessuna formazione si puó considerare terminata e quindi la fase successiva contempla ancora il suo carico di studio, accompagnamento e impegni formativi vari. Il tutto peró vissuto ormai “da dentro”, come membro effettivo della congregazione marista.
Qualcuno magari a inizio pagina si aspettava una foto diversa: in questi stessi giorni i maristi stanno celebrando altre professioni, in Messico, in Asia, SudAmerica, India, Vietnam… basterebbero le foto di questa carrellata per mostrare la varietá di “stili”, abiti colori e ornamenti vari… un tempo l’uniformità regnava sovrana, dagli Appennini alle Ande; oggi nella diversità ci ritroviamo, ugualmente, tutti fratelli. Che bello accogliere tutte queste ricchezze e saperle adattare alle culture, ai luoghi, ai tempi.
Abbiamo provato a scoprire cosa c’è dietro questa scelta così controcorrente.
Intervista a Lois Perez, da pochi giorni “fr. Lois”
1. Il mito dell’alieno: Prima di tutto, prova a presentarti come fai di solito, per capire che non sei un alieno e che la tua scelta di pochi giorni fa, la professione religiosa come fratello marista, non è un rito segreto di qualche setta ormai ancorata al passato, anche se benemerita come i Maristi.
Molto bene! Sono Fratello Lois, un ragazzo di 23 anni nato a Tui, una piccola città della Galizia al confine con il Portogallo. Sono stato studente del Collegio Marista di Tui, mi sono laureato in Storia e attualmente studio Teologia. Sono un appassionato di sport acquatici, mi piacciono le montagne e le feste con gli amici. Cinque anni fa ho iniziato il mio processo di formazione per diventare Fratello Marista.
2. La scintilla della scelta: Sono sicuro che te lo hanno già chiesto molte volte, ma visto che è bello condividere l’entusiasmo che hai dentro, puoi dirci cosa ti ha spinto a fare questo passo e scegliere questo stile di vita?
La testimonianza concreta e semplice che ho visto nei fratelli. Nei primi anni della mia carriera universitaria, l’idea che avevo per il mio futuro ha iniziato a vacillare. Ho provato l’esperienza di svolgere il lavoro dell’archeologo durante uno scavo per un’intera estate, mi sono reso conto che quella non era la vita che desideravo. Non perché non fosse bella, ma perché sentivo che il mio cuore puntava verso qualcos’altro. Ho continuato con i gruppi MarCha (il movimento pastorale marista) come giovane partecipante e poi come animatore dei piccoli. E’ stato proprio quello, a contatto con i fratelli e i bambini, che qualcosa di profondo ha iniziato a manifestarsi dentro di me. Non solo provavo ammirazione per lo stile di vita dei fratelli… Volevo essere proprio come loro. Mi sono preso un po’ di tempo per rifletterci da solo, ma dato che questa preoccupazione non voleva proprio scomparire, ho deciso di condividerla con i fratelli. Era qualcosa che, solo a pensarlo, mi rendeva pienamente felice… Sapevo che non potevo restare deluso.
3. La Famiglia Globale: Sei appena entrato in una grande famiglia sparsa per il mondo e che tocca molti ambiti: scuole, progetti sociali, missioni… Cosa ti colpisce di più della missione Marista?
La capacità che ha di fornire una risposta radicale (cioè, a partire dal tuo inizio, dalla radice) alle situazioni di maggiore vulnerabilità tra bambini e giovani. Personalmente, sento che sono proprio la cura pastorale e le opere sociali mariste, nella mia provincia ma anche al di fuori, ad avermi rubato il cuore. Mi sento disponibile a dare la mia vita ovunque Dio mi porti, vicino o lontano da casa; e mi auguro persino di poter provare qualche esperienza… davvero lontano! 😉
4. Lavorare con i giovani: Stare con i giovani è chiaramente al centro della tua vita quotidiana. Quali sono le tue aspettative? C’è un progetto specifico che ti entusiasma particolarmente o come pensi di essere disponibile “per qualsiasi cosa si presenti” a tempo pieno?
Sono molto entusiasta di tutte le opportunità che la missione marista offre a un fratello giovane. La professione che ho vissuto qualche settimana fa, il 30 maggio, significa, per me, mettere il mio cuore al servizio del nostro Istituto e, a partire da questo, essere fratello per i bambini e i giovani. E poi, è proprio vero che le esperienze interculturali e interreligiose mi colpiscono particolarmente.
5. Il dibattito sul “per sempre”: Sentiamo spesso dire che i giovani di oggi non osano prendere impegni seri e duraturi, sia per formare una famiglia stabile sia per una vocazione religiosa con quell’ipegnativa “clausola” del “per sempre”. Tu che adesso ci sei dentro, come la vedi?
La vita si vive ogni giorno. Dopo un processo formativo durato cinque anni, sento che questo è il mio posto nel mondo. Tuttavia, la decisione di essere fratello si rinnova ogni giorno e l’entusiasmo con cui la vivo mi fa pensare che durerà a lungo. Ho trovato qualcosa che mi riempie e mi fa sentire realizzato ora, non mi sento preoccupato pensando al futuro.
6. Divario generazionale nella comunità: Non possiamo dimenticare che molti dei fratelli con cui condividi la comunità non sono esattamente dei “giovanotti”; La maggior parte ha più di 60 anni. Insomma, ti ritrovi ad essere il “fratello” di persone che potrebbero essere non solo i tuoi genitori, ma persino i tuoi nonni. Come gestisci la tua vita quotidiana in una comunità con un divario così marcato per quanto riguarda l’età?
La comunità, qualunque essa sia, è una scuola d’amore. Vivere con fratelli diversi è semplicemente un modo per arricchire questa esperienza. L’età è certamente un fattore da considerare, ma non è il più determinante; perché non avverto di essere “lontano” da questi miei fratelli maggiori. La loro esperienza di vita e la traiettoria della loro fede sono luce per i miei passi. Con l’amore, la fraternita germoglia.
7. Il “tesoro” nascosto: Come capita per ogni decisione fondamentale, hai scelto alcune cose e ne hai escluse altre. In pratica l’attenzinoe è tutta per le cose importanti, non tanto per quello a cui si rinuncia… Nel tuo caso, qual è quel “tesoro” per cui è valsa la pena lasciare tutto e lanciarti in questa avventura?
Trovare “il mio posto” e la felicità che tutto questo mi dà. Essere un Fratello Marista mi permette di svilupparmi e vivere al massimo. Per un po’ di tempo quasi rifiutavo di usare la parola vocazione, perché mi sembrava che venisse usata un po’ come un jolly ma non riuscivo mai a comprenderne il significato vero. Adesso mi fido di quel mistero che la parola “vocazione” racchiude e mi fido anche del cammino che ho intrapreso in questi ultimi anni e che mi ha portato a scoprire questo tesoro.
8. Un desiderio per l’estate: Per concludere: cosa desideri e quale messaggio vorresti trasmettere ai giovani che incontrerai nei gruppi, nei campi e in tutte le attività di quest’estate che sono giá iniziate?
A casa mia ho sempre sentito dai miei genitori l’invito a “sfruttare al massimo”, sia l’estate che gli inverni. E davvero l’estate è un periodo fantastico per trascorrere del tempo con la famiglia, gli amici e anche da soli. Spero davvero che sia un momento ricco e di poter continuare a imparare, sempre divertendomi!