Eravamo un po’ indecisi sul titolo da utilizzare per queste righe; ci piaceva qualcosa di familiare, tipo: “Il Pane dell’Incontro: Lettere e Orizzonti dal Cuore Marista”, insomma, l’idea era quella di preparare uno spazio dove pubblicare le lettere che con il nuovo anno il Superiore Generale e il Vicario stanno scrivendo e inviando periodicamente ai Fratelli Maristi e a tutti i Maristi di Champagnat.
Invece di attendere corpose circolari o documenti frutto del lavoro di equipe, una comunicazione snella e veloce, per questi tempi altrettanto rapidi.
Ha iniziato il superiore generale, fr. Peter Carrol, a gennaio, con la sua lettera intitolata “Orizzonti maristi”; dovrebbe diventare un appuntamento ricorrente, ogni quarto mercoledì del mese. Poi, dopo qualche settimana, ecco arrivare la lettera del vicario generale, fr. Hipolito, che riecheggia uno degli ultimi slogan, dedicati alla casa dell’Hermitage e al suo fresco ruscello “Fiumi di vita”. Le sue lettere dovrebbero arrivare il secondo mercoledì del mese.
Le stiamo raccogliendo in un’unica sezione del sito, accessibile anche mediante il logo che si trova sulla destra di queste pagine e… grazie a fr. Onorino che si mette di buzzo buono nel tradurle e renderle così di piú facile accesso per tutti noi.
La giornata di oggi, 27 gennaio, dedicata alla memoria, capita in tempi difficili, imprevisti, dove la confusione sembra prevalere sulla saggezza, la spavalderia sulla gentilezza, la prevaricazione sulla pace. Proprio per questo è importante esercitare la memoria, ripartire dalle radici e non sminuire il valore del passato.
Come famiglia marista abbiamo tanti motivi per consegnare alle nuove generazioni una trama di ricordi belli e impegnativi, difficili ed esigenti.
Potremmo iniziare dal San Leone Magno, dove sono tangibili i segni di quanto avvenuto nel lontano 1943-44; quando nelle aule della scuola (si era nel “vecchio” SLM di Via Palestro) vennero accolti numerosi ragazzi e famiglie ebree che altrimenti sarebbero stati deportati. Bello notare come la memoria assume nomi ben precisi e il tempo non ha sbiadito la riconoscenza; che si è manifestata ad es. nel riconoscimento di fr. Alessandro di Pietro, l’allora direttore della scuola, come “giusto tra le nazioni”. Sulla bilancia della vita non aveva certo ponderato i rischi che la comunitá poteva correre, si concentrava esclusivamente sulla possibilità di garantire la vita a quelle persone perseguitate. E` da questa storia che parte la nostra costante apertura, l’attenzione agli ultimi, senza distinzioni. Per ricordare questi eventi basta percorrere il perimetro del cortile centrale della scuola per leggere le numerose targhe a ricordo di quegli eventi.
Si potrebbe poi passare da Giugliano, sempre durante quel tragico periodo, settembre del 1943, per ricordare il gesto coraggioso di fr. Pietro Cannone, che sfidando il clima di paura e soggezione che attanagliava la cittadina dopo la rappresaglia nazista che aveva trucidato 13 innocenti e li aveva abbandonati sulla piazza, come monito per la popolazione, non esitó a intervenire a rischio della propria vita per poter degnamente seppellire le vittime e liberare 3 ostaggi che le forze tedesche avrebbero sicuramente tolto di mezzo.
E come maristi intendiamo dipanare questo filo di coraggio e di umanitá nei nostri tempi, nelle diverse attività che trovano sorgente in questo atteggiamento: dal Progetto Fratelli in Libano, che vede riuniti profughi della Siria per dare loro un futuro diverso, all’impegno dei Maristi Blu di Aleppo, molti dei quali sanno conciliare l’essere musulmani con il carisma marista, alle tante opere sociali che si occupano dei più fragili di oggi, in particolare i migranti.
Invece di maledire il buio, cerchiamo di accendere luci
8/1/26 – Abbiamo appena ricevuto questa accorata lettera da fr. George Sabe, che vive ad Aleppo insieme ai Maristi Blu, cercando di fare il possibile per le tante necessità della popolazione ormai stremata da un conflitto che sembra non finire mai. Tra le tante emergenze che il mondo attuale sta affrontando, facciamo in modo che questa non venga dimenticata.
Sto scrivendo questa lettera dall’inferno della guerra che infuria ad Aleppo in questi ultimi 4 giorni.
Nella nostra città ci sono due quartieri sotto il controllo delle forze curde. Questi due quartieri sono ACHRAFIEH e CHEIKH MAKSOUD. In questi due quartieri vivono centinaia di migliaia di persone di tutte le etnie e religioni. I cristiani di Aleppo danno al quartiere di SHEIKH MAKSOUD il nome di JABAL EL SAYDEH (la collina di Nostra Signora). È in questo distretto che vive una comunità cristiana molto povera. Ed è proprio da questo quartiere che sono nati i MARISTI BLU.
Questi due distretti hanno subito perdite enormi durante la guerra. Il Venerdì Santo del 2013, l’intera comunità cristiana di JABAL EL SAYDEH dovette fuggire. In questa occasione, avevamo creato un’unità di crisi e avevamo accolto nella nostra comunità dei Maristi circa trenta famiglie che trascorsero 6 mesi nei nostri locali. Successivamente, abbiamo aiutato tutte queste famiglie ad affittare appartamenti lontano dal loro quartiere d’origine. Gradualmente, con l’instaurazione di una pace precaria, le famiglie sono tornate nelle loro case, anche se il quartiere è rimasto sotto il controllo curdo. Sapevamo benissimo che questa non era la soluzione migliore.
Da dicembre 2024, la situazione tra le forze curde e l’esercito governativo è peggiorata. Momenti di calma seguiti da momenti di tensione.
Il 10 marzo 2025 è stato firmato a Damasco un accordo tra il governo siriano e i leader dell’autorità curda. Oltre alla situazione nei due distretti di Aleppo, questo accordo ha istituito un processo per normalizzare le relazioni tra le due parti nella regione nord-orientale della Siria, anch’essa controllata dalle forze curde. Questo accordo prevedeva un piano da eseguire entro il 31 dicembre 2025. Purtroppo, questo accordo non è stato rispettato.
Per diverse settimane, in Aleppo scoppiarono combattimenti, poi una tregua li ha fermati. Ma da lunedì 5 gennaio 2026 e fino al momento in cui scrivo questa lettera, i combattimenti sono ripresi e si sono intensificati, causando soprattutto uno sfollamento massiccio della popolazione dei due quartieri. Scene orribili di persone che vagano senza sapere dove andare: bambini, giovani, donne e uomini, continuano a uscire dai due quartieri. Il bombardamento non si è fermato né di giorno né di notte. Anche i quartieri della città che confinano con i luoghi di combattimento sono stati gravemente colpiti.
Scuole e università, nel pieno della stagione degli esami semestrali, sono chiuse a tempo indeterminato. La vita è paralizzata. Un vero coprifuoco avvolge la città nel silenzio e nella paura… Una notte oscura invade i cuori degli abitanti. È un orrore, come se 14 anni di guerra, sanzioni e terremoti non fossero stati sufficienti. Come se questa città fosse maledetta. Come se le strade di Aleppo fossero assetate di sangue… Come se l’orrore si moltiplicasse all’infinito.
Perché Aleppo e i suoi abitanti dovrebbero subire un tale destino? Fino a quando? Quando diventerà realtà l’orizzonte della pace? Non abbiamo più la forza della resistenza o della resilienza. Abbiamo paura e ci chiediamo: quanto durerà?
Condivido con voi queste poche parole di un giovane medico marista che, proveniente dall’ospedale universitario dove è tirocinante, condivide con me i suoi sentimenti: “Nel cuore dell’Ospedale Universitario di Aleppo… facce spaventate… Uno staff preoccupato, che si chiede se la strada per tornare a casa sia percorribile… Pazienti esausti, senza medicine o soldi… Un esodo e uno sradicamento che punteggiano il percorso verso il traguardo, un freddo gelido che stringe ciò che resta del battito di un cuore stanco… E continuiamo a dire: c’è speranza…»
Scrivo queste parole per denunciare le guerre, i loro autori, i loro sponsor, Ma ho bisogno che anche tu denunci: Basta, Ça suffit, Kafa… I nostri nervi non ce la fanno più a sopportare tutto questo. Siamo traumatizzati e ansiosi. Preghiamo, invochiamo Dio, Allah… Dacci la TUA PACE.
17:26 da giovedì 8 gennaio 2026 Fratello Georges SABE Marista