Dal 27 al 30 agosto, nella splendida cornice di Castellabate, i Maristi di Champagnat d’Italia si sono ritrovati per il consueto appuntamento annuale che accompagna la fine dell’estate e apre le porte al nuovo anno.
🙏 Sono stati giorni di preghiera, riflessione e condivisione di vita, vissuti insieme per ritrovare il senso del nostro cammino e rafforzare i legami che ci uniscono.
Non sono mancati momenti di scoperta e convivialità: dalla visita al borgo di Castellabate alla giornata presso la Tenuta Vannulo, dove abbiamo incontrato da vicino una realtà fatta di cura, passione e attenzione, scoprendo anche il mondo delle bufale e la produzione della loro buonissima mozzarella. 🐃🥛
🏡 Come Costruttori di un nuovo Hermitage, continuiamo a camminare insieme, pronti ad accogliere un nuovo anno ricco di incontri, sfide e… Vita Marista! 💙
Un grazie speciale a tutti i partecipanti, in particolare al numeroso gruppo di Siracusa che per la seconda volta ha partecipato a questo incontro (mancava fr. Inigo, rimasto a Casa Amal per l’inizio della nuova avventura di accoglienza dei migranti), segno evidente che “dove c’è vita nasce vita!”
Non pensavamo proprio di dover scrivere queste righe così presto, anche quando gli anni portano numeri solenni, 80 in questo caso. Ma quando si è abituati a vedere le persone come presenze costanti e sicure nella propria vita, non ci si rassegna a doverle salutare così.
Fr. Zeno ci ha lasciati nel pomeriggio di ieri, 13 luglio 2026, dopo un mese di ricovero in ospedale a Carmagnola. Lo avevano ricoverato perchè quella brutta broncopolmonite proprio non se ne voleva andare via e poi si è scoperto che c’era qualcosa di piú infido da curare, un tumore che in pochi giorni ha sgretolato quella roccia che era Zeno per tanti di noi.
Probabilmente stava giá pensando che a breve la casa di Entracque avrebbe avuto bisogno di qualche suo intervento provvidenziale, la caldaia, gli impianti elettrici, l’amministrazione; forse addirittura la ripresa delle attività estive, impegno che ha gestito con passione per tanto tempo. Voleva sbrigarsi…
Sicuramente cominciava a preoccuparsi per chi doveva sostituirlo nelle tante incombenze che la vita della comunitá di Carmagnola comporta, anche per il fatto che lui era, a tutti gli effetti, nello staff di chi si deve preoccupare degli altri, non della propria salute.
Sperava di tornare presto a casa.
La macchina, gli acquisti, il carretto da agganciare alla macchina, le stampanti che facevano i capricci, le compere settimanali, i conti da sistemare, la liquidazione della società Alpina con la storia dell’Alpestre alle spalle, la casa di Cesano, dove aveva appena compiuto l’ultimo blitz per recuperare il tabernacolo, che giá a suo tempo aveva staccato da Mondovì, per sistemarlo definitivamente (ormai per lui il “definitivo” sará una cosa ben diversa dai nostri progetti traballanti). Ma noi siamo ospiti del tempo, non proprietari.
Per molti di noi Zeno ha rappresentato il custode ideale di ogni casa marista; una volta entrato, che fosse Mondovì, Entracque, Cesano o Carmagnola, vi appendeva il cuore al muro e iniziava ad accarezzarla con le sue mani sapienti, ingombranti ma precise e delicate e da costruzione fatta di pietre, tubi e fili, la trasformava in “casa” per tutti i fratelli che vi sarebbero passati, piena di ricordi, volti, gesti e affetto.
Lo abbiamo salutato per l’ultima volta mercoledùi 15 luglio, alle 16; era tanta la gente e il caldo che la chiesetta non era sufficiente, ci siamo così sistemati nella veranda.
E ci piace riportare qui un suo ultimo testo, Zeno non era tipo da riflessioni scritte così ha affidato a Whatsapp una sorta di saluto, che suono quasi come testamento personale. Era il 28 giugno; ce lo ricorda fr. Onorino…
Vi proponiamo quello che, a nostro avviso, è il suo testamento spirituale. Lo ha scritto il 28 giugno scorso dopo 25 giorni di degenza all’ospedale di Carmagnola, consapevole della sua malattia, dopo aver celebrato il sacramento della riconciliazione e ricevuto l’unzione dei malati e aver partecipato in diretta alla novena che la comunità ha organizzato per ottenere la sua guarigione per intercessione del Fratello Alfano.
“Carissimi fratelli Sento che quella storia iniziata in quel lontano 8 marzo 1946 sta giungendo al termine. Voglio ringraziare il Signore per tutti i doni che mi ha fatto, in particolare di avermi chiamato al suo servizio nella vita Marista. Quello che sono lo devo a Marcellino. Chiedo perdono per tutte le infedeltà, per tutte le volte che ho cercato me stesso anziché il compimento della volontà di Dio. Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto in tutte le attività, ai fratelli che hanno cercato di formarmi, a coloro che mi sono stati vicino come formatore. Ai tecnici che nei vari lavori mi hanno accompagnato: ing. Borghese (Mondovì), ing. Barone e ditte realizzatrici (Roma), ing. Muzio, anche se la storia si è conclusa con qualche incomprensione… gli devo molto. Grazie agli amici Berrone Gino e Irene, che nel silenzio hanno lavorato per Mondovì, per Entracque, per Carmagnola, per la canonizzazione di San Marellino a Roma. La famiglia Aimar da sempre, ma in particolare dalla costruzione della nuova casa in poi e la famiglia di Daniela e Romolo. Quasi 30 anni di lavoro, di dedizione senza calcolo, portato avanti con grande amore. GRAZIE! Grazie Omar! Grazie per la presenza di tutti i sacerdoti indiani che durante le estati si sono avvicendati ad Entracque per tenere vivo il rapporto con Dio. Grazie alla mia comunità di Carmagnola, a fr Onorino in particolare. Pensava di avere un aiutante… Grazie a tutto il personale! Prima che si chiuda il rubinetto dell’aria spero di ricordarmi di premere il tasto per inviarvi questo messaggio. Un abbraccio a tutti e uno speciale a mio fratello e ai miei parenti. Che la nostra BUONA MADRE ci stringa tutti tra le sue braccia”. Fratello Zeno
Fr. Onorino, superiore della Comunità e grande amico di Zeno, sta continuando a proporci i momenti intensi di questo commiato. Ecco la speciale preghiera dei fedeli celebrata durante il funerale:
Non capita spesso trovare riuniti più di 15 fratelli maristi italiani (18 per la precisione!); si sa, le comunità si sono ridotte e un po’ ristrette negli ultimi anni, adesso sono attive solo le comunità di Giugliano (4 fratelli), Roma (6), Genova (4) e Carmagnola (con circa 10 fratelli). Dimenticavo; ci sono dei fratelli italiani anche a Siracusa, e poi un paio sparsi qua e là, in giro per il mondo, uno nel sud della Spagna, uno in Libano, uno persino in Africa (anche se Melilla è, a tutti gli effetti, territorio spagnolo ;-). I conti sono presto fatti.
Ma che succede? Tra un paio di anni la provincia marista mediterranea (che attualmente riguarda il sud della Spagna, l’Italia, il Libano e la Siria) si fonderà insieme alle altre 2 province spagnole dell’Iberica (la zona centrale della Spagna) e quella di Compostela (il nord della Spagna e il Portogallo); anzi, questo processo di confluenza verso la futura provincia Rosey è già in cammino, con corsi di formazione in comune e iniziative pratiche che già coinvolgono queste tre realtà.
Semplicemente succede che la sinodalità che papa Francesco ha indicato con energia come nuova rotta per il cammino della chiesa, riguarda anche noi; si sa, le congregazioni religiose non sono mai state crogiuolo di fermenti democratici e spesso l’interpretazione dei voti, in particolare quello di obbedienza, sono stati sinonimo di centralismo e definizioni un po’ calate dall’alto; ma i tempi cambiano, con loro le persone e le esigenze a cui rispondere. Detto questo, a inizio marzo abbiamo vissuto un fine settimana di incontro con i fratelli maristi italiani, per capire e sentire come continuare il nostro percorso di missione rispondendo alle esigenze che oggi la vita, continuamente, ci mette davanti. Non una riunione per decidere, ma per incontrarsi, condividere, conoscere meglio le diverse situazioni, gli stati d’animo, i sogni di futuro che possiamo coltivare.
Per vivere l’inccontro abbiamo avuto un “meditatore culturale” d’eccezione, fr. Emili Turu*, che con la sua esperienza passata (è stato superiore generale dell’istituto dei Fratelli Maristi fino al 2017) e il suo impegno attuale (ha concluso da poco il suo ruolo come Segretario Generale dell’USG e svolge numerosi incarichi come facilitatore in contesti simili) è proprio centrato sulla funzione di facilitare questo genere di cambiamenti; a dire la verità il suo era un compito difficile, visto che fare il profeta in patria è sempre un ruolo rischioso, ma ci siamo trovati con lui davvero “in famiglia” e senza nessuna difficioltà. La sua capacità di guida, la creatività nel suggerire varie dinamiche per illuminare in modo profondo i diversi temi, sono state davvero apprezzate da tutti.
Ovviamente le tematiche affrontate riguardavano la missione, le relazioni comunitarie, i rapporti con i laici e come riscoprire il nostro ruolo di consacrati in una società in cui spesso sentiamo di portare esperienze e risposte a domande che nessuno sembra voler affrontare. Intensi gli scambi e le condivisioni, concrete, personali e molto oneste. Cordiali e molto sentiti anche i momenti informali, il ritrovarci insieme per condividere i pasti, oppure una piccola escursione per andare a prendere un gelato, fare una passeggiata con quel fratello che non vedevi da tempo…
Eravamo alloggiati presso la casa delle Suore di Gesù e Maria, a pochi passi dal San Leone (che non poteva accogliere tutti i presenti…), ma abbiamo concluso la nostra riunione con la messa delle 11 del San Leone Magno, un appuntamento che per molti era la concreta risposta a tanti desideri: continuare la nostra presenza nel mondo della scuola, dell’educazione, senza dimenticare che il futuro non è semplicemente una replica di un passato, per quanto importante e significativo. Basti pensare che al giorno di oggi la missione marista contempla un numero di opere sociali che quasi supera quello delle scuole.
Alla conclusione di questo incontro ci si lascia sempre con il desiderio di… una prossima occasione. Ci piace raccogliere e mettere a disposizione un testo di P. Halick sul quale fr. Emili ci ha invitato a riflettere, aprendo il nostro incontro, un invito a vivere la sinodalità e a prepararci anche a nuove formule per essere “ospedali da campo” e segno ecclesiale vivo per i nostri tempi.
Fr. Emili Turu è l’attuale direttore di FAITH & PRAXIS: un’organizzazione nata per facilitare i processi di transizione soprattutto in ambito religioso: interessante curiosare nella loro pagina web: https://www.faithandpraxis.org
Ecco il documento di Tomas Halick, Il futuro della vita religiosa, intervento tenuto nel 2022 durante l’assemblea dei superiori generali delle congregazioni religiose presenti in Europa.