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Categoria: provincia

Maristi italiani: incontrarsi a Roma

Maristi italiani: incontrarsi a Roma

Non capita spesso trovare riuniti più di 15 fratelli maristi italiani (18 per la precisione!); si sa, le comunità si sono ridotte e un po’ ristrette negli ultimi anni, adesso sono attive solo le comunità di Giugliano (4 fratelli), Roma (6), Genova (4) e Carmagnola (con circa 10 fratelli).
Dimenticavo; ci sono dei fratelli italiani anche a Siracusa, e poi un paio sparsi qua e là, in giro per il mondo, uno nel sud della Spagna, uno in Libano, uno persino in Africa (anche se Melilla è, a tutti gli effetti, territorio spagnolo ;-). I conti sono presto fatti.

Ma che succede? Tra un paio di anni la provincia marista mediterranea (che attualmente riguarda il sud della Spagna, l’Italia, il Libano e la Siria) si fonderà insieme alle altre 2 province spagnole dell’Iberica (la zona centrale della Spagna) e quella di Compostela (il nord della Spagna e il Portogallo); anzi, questo processo di confluenza verso la futura provincia Rosey è già in cammino, con corsi di formazione in comune e iniziative pratiche che già coinvolgono queste tre realtà.

Semplicemente succede che la sinodalità che papa Francesco ha indicato con energia come nuova rotta per il cammino della chiesa, riguarda anche noi; si sa, le congregazioni religiose non sono mai state crogiuolo di fermenti democratici e spesso l’interpretazione dei voti, in particolare quello di obbedienza, sono stati sinonimo di centralismo e definizioni un po’ calate dall’alto; ma i tempi cambiano, con loro le persone e le esigenze a cui rispondere. Detto questo, a inizio marzo abbiamo vissuto un fine settimana di incontro con i fratelli maristi italiani, per capire e sentire come continuare il nostro percorso di missione rispondendo alle esigenze che oggi la vita, continuamente, ci mette davanti.
Non una riunione per decidere, ma per incontrarsi, condividere, conoscere meglio le diverse situazioni, gli stati d’animo, i sogni di futuro che possiamo coltivare.

Per vivere l’inccontro abbiamo avuto un “meditatore culturale” d’eccezione, fr. Emili Turu*, che con la sua esperienza passata (è stato superiore generale dell’istituto dei Fratelli Maristi fino al 2017) e il suo impegno attuale (ha concluso da poco il suo ruolo come Segretario Generale dell’USG
e svolge numerosi incarichi come facilitatore in contesti simili) è proprio centrato sulla funzione di facilitare questo genere di cambiamenti; a dire la verità il suo era un compito difficile, visto che fare il profeta in patria è sempre un ruolo rischioso, ma ci siamo trovati con lui davvero “in famiglia” e senza nessuna difficioltà. La sua capacità di guida, la creatività nel suggerire varie dinamiche per illuminare in modo profondo i diversi temi, sono state davvero apprezzate da tutti.

Ovviamente le tematiche affrontate riguardavano la missione, le relazioni comunitarie, i rapporti con i laici e come riscoprire il nostro ruolo di consacrati in una società in cui spesso sentiamo di portare esperienze e risposte a domande che nessuno sembra voler affrontare. Intensi gli scambi e le condivisioni, concrete, personali e molto oneste. Cordiali e molto sentiti anche i momenti informali, il ritrovarci insieme per condividere i pasti, oppure una piccola escursione per andare a prendere un gelato, fare una passeggiata con quel fratello che non vedevi da tempo…

Eravamo alloggiati presso la casa delle Suore di Gesù e Maria, a pochi passi dal San Leone (che non poteva accogliere tutti i presenti…), ma abbiamo concluso la nostra riunione con la messa delle 11 del San Leone Magno, un appuntamento che per molti era la concreta risposta a tanti desideri: continuare la nostra presenza nel mondo della scuola, dell’educazione, senza dimenticare che il futuro non è semplicemente una replica di un passato, per quanto importante e significativo. Basti pensare che al giorno di oggi la missione marista contempla un numero di opere sociali che quasi supera quello delle scuole.

Alla conclusione di questo incontro ci si lascia sempre con il desiderio di… una prossima occasione.
Ci piace raccogliere e mettere a disposizione un testo di P. Halick sul quale fr. Emili ci ha invitato a riflettere, aprendo il nostro incontro, un invito a vivere la sinodalità e a prepararci anche a nuove formule per essere “ospedali da campo” e segno ecclesiale vivo per i nostri tempi.

  • Fr. Emili Turu è l’attuale direttore di FAITH & PRAXIS: un’organizzazione nata per facilitare i processi di transizione soprattutto in ambito religioso: interessante curiosare nella loro pagina web: https://www.faithandpraxis.org

Naturalmente non poteva mancare anche un album con le foto di questo incontro:

Ecco il documento di Tomas Halick, Il futuro della vita religiosa, intervento tenuto nel 2022 durante l’assemblea dei superiori generali delle congregazioni religiose presenti in Europa.

Confluenza… verso la provincia Rosey

Confluenza… verso la provincia Rosey

Dal mese di gennaio 2025 le attuali 3 provincie mariste con una presenza spagnola hanno iniziato un cammino di “confluenza” verso quella che nel 2028 sarà una nuova provincia unita.

La newsletter ConfluenzaMarista

Sempre nel mese di gennaio ha preso il via una newsletter che illustrerà questo percorso. Ecco l’annuncio del primo numero

Gennaio 2025 – Compostela, Ibérica e Mediterránea saranno un’unica Provincia marista nel 2028. Per poter conoscere i passi che si stanno compiendo verso questa nuova realtà, le équipe di comunicazione delle tre Province hanno creato una nuova newsletter (con il tag #MaristConfluence). Si tratta di una sintesi delle notizie del cammino di confluenza che tutta la famiglia marista di Compostela, Ibérica e Mediterranea stanno per compiere.

E per accompagnare questo cammino con itinerari e mappe sempre più precise, è stato da poco comunicato anche il nuovo nome della futura provincia. Ecco la lettera che i 3 provinciali hanno diffuso nel giorno del compleanno di san Marcellino.

Lettera dei Fratelli Provinciali ai fratelli e ai laici delle Province mariste di Compostela, Ibérica e Mediterránea

Cari fratelli e amici

quasi un anno fa abbiamo iniziato insieme un processo di convergenza delle tre Province mariste di Compostela, Ibérica e Mediterránea. Un percorso di convergenza con l’obiettivo di formare un’unica Provincia a partire dal 2028. Un destino che ha già un nome…

PROVINCIA MARISTA ROSEY

Rosey è più di un nome. È un viaggio nel cuore della nostra identità marista. È un ritorno al luogo in cui tutto è cominciato. Per questo siamo felici di annunciare oggi, giorno del compleanno di Marcellino Champagnat, che il nome della nostra futura Provincia sarà ROSEY, il luogo di nascita del nostro fondatore. In questo modo, dalle nostre origini mariste ci dirigiamo verso un nuovo inizio che ci unisce a Compostela, all’Ibérica e alla Mediterránea.

La storia delle tre province mette insieme in una grande diversità geografica e culturale unita dallo spirito marista che è nato presso il Rosey, un nome che ci dà un’identità unica e condivisa da tutti.

Naturalmente, non è stato un nome scelto a caso. Vorremmo ringraziare tutte le persone che hanno partecipato al processo di scelta, al sondaggio iniziale, allo sviluppo del focus group… Un lavoro di riflessione che ci ha portato infine a trovare nell’origine, Rosey, il punto di svolta verso il futuro.

È un nome semplice, chiaro, con un’identità marista, a cui daremo vita insieme a tutta la grande famiglia marista. Abbiamo ancora davanti a noi un periodo di convergenza tra le diverse équipe e aree provinciali che si sta già concretizzando in progetti comuni. Grazie a tutti voi che state già tracciando, in un modo o nell’altro, questa strada che ci porterà a Rosey nel 2028.

Vi invitiamo a godervi questo viaggio storico, con le sue difficoltà, le sue sfide e le sue opportunità. Vogliamo camminare insieme con fraternità, entusiasmo e speranza per costruire insieme la nuova Provincia marista.

Che la nostra Buona Madre ci accompagni
in questo nostro cammino verso Rosey.

Fr. Máximo Blanco Morán,     Fr. Abel Muñoz Gutiérrez,      Fr. Aureliano García Manzanal
Provinciale di Compostela  –   Provinciale dell’Ibérica       –     Provinciale della Mediterránea

Con i ragazzi, per il Giubileo

Con i ragazzi, per il Giubileo

Il Giubileo degli Adolescenti era stato preparato con cura e passione per accogliere a Roma il variegato panorama dei ragazzi di tutte le diocesi. Il clou dell’evento doveva celebrarsi il 27 aprile, con la canonizzazione di Caro Acutis, giovane anche lui e testimone del come si possa essere fedeli al vangelo e vivere in pienezza e freschezza gli anni della propria adolescenza. Poi gli eventi del dopo Pasqua, la morte di papa Francesco, il cambio di programma, il funerale aperto al mondo, giorni memorabili che hanno cambiato la storia. Dalla scuola marista di Genova raccogliamo la testimonianza di questo piccolo gruppo di partecipanti all’evento, accompagnati da fr. Antonio; anzi, cediamo a lui la tastiera.

dal nostro inviato, fr. Antonio Sancamillo

Il GIUBILEO DEGLI ADOLESCENTI
esperienza dello Champagnat di Genova

Tutto è nato da un input: A Roma c’è il Giubileo degli adolescenti, i nostri ragazzi fra 25 anni avranno dai 37 e i 40 anni. Perché non invitarli ad una esperienza di Chiesa e di giovinezza incipiente che la storia ci sta mettendo di fronte?
Ecco allora la richiesta: chi vuole partecipare al Giubileo? Meta Roma, tra il 25 ed il 27 aprile. Siamo agli ultimi giorni possibili per inserirci nel circuito ecclesiale.
Partono le circolari… Subito si avverte un clima di entusiasmo normale, nemmeno troppo vivace… le prenotazioni possibili sembrano una dozzina, iscrizioni effettive: quattro.

Partiamo lo stesso.
Partenza alle 7.20 da Genova, arrivo alle 13.10 al San Leone Magno di Roma. La Comunità ci sta aspettando. Pranzo, sistemazione … ed inizia il trotterellare per Roma.
Prima meta prevista, San Pietro e Paolo all’EUR, Via Lucis. Noi facciamo una breve deviazione: Casa Generalizia dei Fratelli Maristi.

E qui viviamo il primo momento del nostro pellegrinaggio, la cappella della Buona Madre. Una visita veloce, un saluto alla Buona Madre e via, verso la scalinata di San Pietro e Paolo.
Qui il primo grande incontro con le migliaia di coetanei alla ricerca di un gradino per sedersi e con il tentativo faticoso di raggiungere il piazzale. Dopo un’ora di riflessioni a mala pena percepite per l’impianto audio inadeguato si riprende la strada per il rientro, cercando un luogo dove cenare.
Si avverte subito che Roma è invasa da ragazzi. Inizia il grande fiume dei giovani, fiume in piena ma tranquillo, pieno di entusiasmo che si snoda, si divide, si ritrova.
Prevalgono le magliette verdi, ma sono anche migliaia e migliaia cappelli scouts alla Baden Powell. E sarà così, tutto, per tre giorni sempre più intensi.

Dall’EUR al Colosseo, spettacolo che tiene inchiodati occhi di adolescenti che ne avevano sentito parlare solo studiando storia. Ma non è facile sfamare migliaia di bocche affamate in fila davanti ad una trattoria presa d’assalto… a noi non resta che rimetterci nelle mani di fr. Claudio: cena luculliana al SLM.
La giornata finisce con la consegna di dove ripartire il giorno dopo alle 5.30, e all’invito di alzarsi alle 5.00. Pur essendo una prerogativa genovese, nessuno ha mugugnato.

È notte ancora e si esce di casa… La metro è già stracolma, non cadrebbe in terra neanche un centesimo. Due ore di calca per entrare in via della Conciliazione ed infine ecco la grande piazza che si sta affollando per vivere la liturgia funebre di Papa Francesco.
Non è una liturgia per adolescenti, la piazza è riempita ed affollata dal mondo intero. Il caldo fa la sua parte, ma gli occhi non possono non registrare l’immensa presenza di affetto e le orecchie non registrare la solennità dei canti liturgici.
La mattina si chiude e di nuovo file e file di gente e di ragazzi che riprendono il cammino.

Al pomeriggio ci attende la grande basilica di S. Paolo fuori le mura. È il momento del nostro Giubileo. Varchiamo la porta ognuno con il suo bagaglio di interiorità che ci porta oltre noi stessi. Momento di riflessione, contemplazione, interiorità personale e di nuovo dentro il fluente e lento fiume di ragazzi concatenati gli uni dietro gli altri. Trenini di cui non si vede né l’inizio, tantomeno la fine. E’ difficile ma nello stesso tempo rispettosi di non interrompere la catena… si aspetta un varco.

Ultimo giorno, è il nostro giorno, siamo “quasi” solo adolescenti… si parla di 150.000. Stesso percorso e stessa fatica per arrivare in Piazza S. Pietro, questa volta con il piacere di poter passare quattro ore con una sedia a disposizione. Arriviamo che la piazza è semivuota, ma nel giro di un’ora non c’è più spazio per far posto ad un’altra testa all’interno delle migliaia che formano il puzzle di vite adolescenziali arrivati dai cinque continenti.
Il resto è tutto da immaginare, messa in latino cantata in gregoriano, forse non il massimo per poter partecipare, ma il bello è nell’ascoltarla.
Tempo di pranzare, andare a raccogliere zaini e valigette e di nuovo via verso la stazione Termini dove un treno super affollato di ragazzi e di scouts ci riporta a Genova.

Esperienza bella, forte, emozionante, fatta di camminare, camminare, camminare dietro frotte di ragazzi, e file interminabili di scouts che trotterellano per le vie di Roma.
Cosa portiamo a casa? poco di Roma… qualche fotografia: facciata di San Pietro, Colosseo, Fori Imperiali, Campidoglio, San Paolo fuori le mura… ma tanta emozione nutrita di entusiasmo, di canti, di stanchezza, sprigionata dai volti e dai piedi di decine e decine di migliaia di ragazzi, pieni di vita e di futuro.
Papa Francesco sarebbe stato entusiasta di tanta giovinezza straripante di futuro.
Ragazzi alla ricerca istintiva di chi li aiuti a varcare porte.
Forse non molto consapevoli della portata dell’evento, ma adesso possono dire nella stanchezza:
“Sono contento di esserci stato”. “Io c’ero”.

Ecco l’album fotografico di questo Giubileo degli Adolescenti dei nostri amici di Genova