Siria: 10 anni senza primavera…

Siria: 10 anni senza primavera…

Spesso ritorniamo sulla situazione della Siria, dove i maristi continuano con grandi difficoltà la loro presenza. Purtroppo il Covid ci ha portato via, a gennaio, il carissimo fratello Georges Hakim e le notizie che ci giungono periodicamente sono ancora molto tragiche.

E spesso per noi occidentali diventa difficile comprendere le complesse dinamiche che hanno portato al conflitto e alla sua incredibile durata; ascoltare la voce dei testimoni è un modo per affrontare meglio la realtà, cercare di capire, allargare gli orizzonti e fare luce su questo conflitto.

Da poco è uscita l’ultima lettera di Aleppo, in collaborazione con il blog Oraprosiria la riportiamo anche sulle nostre pagine, proprio per ricordare la situazione drammatica in cui vivono i nostri fratelli e amici.

Lettera da Aleppo n. 41 (15 marzo 2021)

Cronaca dei 10 anni di guerra contro la Siria
Le sanzioni impinguano le mafie nazionali e sovranazionali, riunendole intorno al banchetto abominevole dell’olocausto siriano.

Dieci anni fa, il 15 marzo 2011, ebbero inizio gli eventi in Siria. Molte proteste sfociarono rapidamente in un conflitto armato.
I ribelli raccontarono di voler stabilire uno Stato di diritto, uno Stato democratico che avrebbe rispettato i diritti umani e combattuto la corruzione, ma ben presto tutti si resero conto che questi ribelli non erano per niente moderati. Si trattava di islamisti estremisti (Daesh, al-Nusra e altri) che intendevano abbattere l’unico Stato laico della regione per realizzare ‘’uno Stato islamista con più democrazia e diritti umani’’ (sic!). Erano armati e finanziati dai Paesi più arretrati del mondo, dove non esistono democrazia o diritti umani, e supportati dai Paesi occidentali intenzionati ad abbattere l’unico governo della regione che osava dire no alla loro egemonia. Dopo essersi sbarazzati dei governanti iracheni e libici, pensavano che sarebbe stato facile: “Questione di poche settimane e voilà”.
A partire dalla ‘’primavera araba’’, tanto lodata dai media occidentali, i Siriani hanno vissuto in un lungo e tremendo inverno (10 anni) che ha distrutto il Paese, le sue infrastrutture, un patrimonio archeologico straordinario, scuole, fabbriche, ospedali; che ha ucciso più di 400.000 persone, causato 5 milioni di rifugiati nei Paesi limitrofi, 8 milioni di persone sradicate – gli sfollati interni che hanno dovuto abbandonare le loro case – e ha spinto un milione di esseri umani sulle rotte migratorie verso l’Europa e altri Paesi occidentali.

Da 10 anni viviamo in guerra. Sì, 10 lunghi anni. Un tempo superiore alla durata complessiva dei due conflitti mondiali del secolo scorso. Sofferenze, lutti, povertà, miseria sono diventati il nostro destino. Una vita quotidiana che è un incubo.
L’infanzia dei nostri figli è stata rubata, i loro sogni adolescenziali sono svaniti ed è distrutto il futuro dei nostri giovani. Vivevamo molto bene, prima dell’inizio degli eventi. Il nostro Paese era sicuro, stabile, secolare e prospero. Certo, eravamo ben lontani dalla perfezione, ma nessuna ingiustizia, nessuna violazione dei diritti umani, nessuna riforma mancata può giustificare la distruzione della nostra patria e il sacrificio di generazioni di nostri connazionali.
Sebbene da un anno non ci siano stati quasi combattimenti in Siria, nella nostra vita non esistono altro che prove e patimenti. Attraversiamo una tremenda crisi economica generata da 10 anni di guerra, dalla crisi finanziaria in Libano e dalle sanzioni che Stati Uniti e Paesi europei ci hanno inflitto. Il dollaro si cambia attualmente a 4.000 LireSiriane, mentre valeva 50 LS 10 anni fa e 1000 LS l’anno scorso. L’inflazione è dilagante, l’aumento del costo della vita sbalorditivo, Il 70% delle famiglie vive al di sotto della soglia di povertà. Senza cibo, prodotti per l’igiene e assistenza sanitaria. Per sopravvivere non restano che le ONG.
Confrontando i prezzi dei 10 prodotti più indispensabili, dallo scorso ottobre al 1 ° marzo, ci rendiamo conto che sono aumentati del 70% in 5 mesi, mentre il reddito non è aumentato. Tutti diventano più poveri e sono sempre a corto di soldi.

Anche se i miei connazionali meritano il titolo di campioni del mondo di resistenza, hanno raggiunto il limite di sopportazione e aspirano soltanto a vivere normalmente e con dignità, come tutti i popoli della Terra.
La pandemia Covid19 ha peggiorato una situazione già gravissima. Tra dicembre e gennaio, abbiamo subito una seconda ondata della malattia. Anche noi Maristi Blu abbiamo pagato un prezzo altissimo con moltissimi i casi tra i nostri volontari o i loro genitori e anche decessi. Abbiamo sofferto molto per la morte del fratello marista Georges Hakim, uno dei nostri pilastri, dopo 15 giorni di ventilazione assistita in terapia intensiva; Margo, la nostra decana, ha trascorso dieci giorni in ospedale con l’ossigenoterapia. Anche mia moglie Leyla a dicembre e io il mese scorso abbiamo contratto la malattia. Grazie a Dio ora siamo completamente guariti.
In questo contesto di crisi e miseria noi Maristi Blu continuiamo a vivere la compassione e ad agire in solidarietà con i più svantaggiati e gli sfollati.

Dal 2012 al 2018, sei lunghi e bui anni di guerra, abbiamo mensilmente distribuito cesti alimentari a oltre 1000 famiglie per aiutarle a sopravvivere. Decidemmo di interrompere questo progetto all’inizio del 2019 perché eravamo convinti che fosse giunto il momento per le famiglie di non dipendere più dagli aiuti delle ONG e cominciare a vivere con il frutto del loro lavoro. Purtroppo, la situazione economica attuale è talmente catastrofica che non sono più in grado di sbarcare il lunario e ci hanno implorato di aiutarle nuovamente con i pacchi di cibo.
Secondo gli ultimi dati del Programma alimentare mondiale, “circa il 60% della popolazione siriana non ha accesso a cibo sano e nutriente in quantità sufficiente. Quattro milioni e mezzo di persone sono entrate in questa categoria nel 2020”. Lo scorso novembre, abbiamo quindi ripreso la distribuzione mensile dei pacchi alimentari a circa 1000 famiglie. Ogni cesto del valore di $ 15 può sfamare 4 persone per dieci giorni ed è equivalente all’80% della retribuzione mensile media di un lavoratore.
Quando decidemmo di interrompere la distribuzione dei cesti alimentari alla fine del 2018, convinti che fosse giunto il tempo per i nostri assistiti di guadagnarsi da vivere con il sudore della fronte, già da diversi anni avevamo avviato un programma di “micro-progetti ”, il MIT, per insegnare ai giovani del nostro centro di formazione come creare la propria impresa e per finanziare i migliori. È così che, negli ultimi 5 anni, abbiamo finanziato 188 microprogetti e creato un progetto di apprendistato per giovani che, con l’aiuto di professionisti, imparano un mestiere: falegname, meccanico, elettricista, idraulico, parrucchiere, ecc. L’obiettivo di questi due programmi, micro-progetti e formazione professionale, è la creazione di posti di lavoro per aiutare i giovani a guadagnarsi da vivere del proprio lavoro, a rinunciare all’emigrazione e a non “mendicare” dalle ONG.

Volontari e maristi blu di Aleppo

Il nostro progetto “Pane condiviso” continua a offrire a 190 persone molto anziane che vivono da sole un pasto caldo giornaliero, cucinato nella nostra sede da 10 signore e distribuito ogni giorno tra le 13:00 e le 14:00 da una ventina di nostri volontari. Visitandole ci siamo resi conto che alcune avevano anche bisogno di aiuto per la pulizia, il bagno, il cambio del pannolone o l’assunzione dei farmaci.
“Pane Condiviso” ora ha un figlio: il progetto “Assistenza agli anziani”.

fr. Georges Sabe e volontari scout

I volontari del progetto Colibrì continuano a prendersi cura degli sfollati nel campo Al Shahba, che si trova a 40 km da Aleppo. Le nostre due visite settimanali al campo permettono di organizzare attività educative per bambini e adolescenti, curare i malati e distribuire cibo, prodotti igienici e tutto ciò che è necessario per rendere la vita di queste famiglie sfollate un po’ meno penosa. La gioia dei bambini quando arriviamo al campo è pari solo alla gratitudine dei loro genitori nei nostri confronti.
I progetti educativi per bambini dai 3 ai 6 anni “Voglio imparare” e “Imparare a crescere” hanno ripreso le proprie attività a pieno ritmo dopo parecchie interruzioni dovute alla pandemia; interruzioni utilizzate dagli istruttori per rivedere i programmi e aggiornarsi.

Continuano l’attività anche:

  • SEEDS, con 25 volontari, che offre un supporto psicologico a bambini, adolescenti e adulti con tre programmi differenti.
  • Heartmade, che riciclando vecchi vestiti o scarti di tessuto crea meravigliosi abiti femminili che sono modelli unici.
  • Taglio e cucito, per ragazze e madri.
  • Hope, per l’insegnamento dell’inglese.
  • Sviluppo della donna, offre uno spazio di convivialità e formazione per le donne.
  • Goccia di latte, fornisce una razione mensile di latte a bambini e neonati. Continuiamo anche ad accogliere gli sfollati e a curare a nostre spese i malati indigenti.
    Dall’inizio del conflitto, noi Maristi Blu abbiamo cercato di fare del nostro meglio per alleviare le sofferenze, permettere alle famiglie di vivere dignitosamente, trovargli lavoro, per lo sviluppo umano, per seminare speranza, lavorare per la riconciliazione e preparare la Pace.
    I Siriani sono stanchi di aspettare la fine del tunnel e poter vivere normalmente. Dieci anni. Quando è troppo è troppo! Chiediamo, a breve termine, la revoca delle sanzioni imposte dagli USA e dall’Unione Europea e, a medio termine, l’instaurazione della pace che dovrebbe essere raggiunta attraverso il dialogo tra Siriani.
    Strangolata da sanzioni europee e americane ingiuste e illegali, l’economia non si riavvia. Affermano che le sanzioni non colpiscono l’assistenza umanitaria. Però, esse impediscono il commercio e l’importazione di prodotti, bloccano tutte le transazioni finanziarie da parte di tutti i cittadini siriani e tutti i progetti di ricostruzione. I funzionari europei raccontano cinicamente che le sanzioni sono mirate per colpire soltanto chi è al potere e i profittatori di guerra, e non riguardano farmaci, attrezzature sanitarie o prodotti alimentari. Pura ipocrisia. Se i conti bancari di tutti i Siriani sono congelati e nessun cittadino siriano può eseguire transazioni finanziarie quali trasferimenti di denaro, come possiamo acquistare i prodotti esenti? Se conoscete aziende occidentali che accettano di fornirci prodotti gratuitamente, noi saremo acquirenti!
    Invece, molti prodotti sono contrabbandati dalla Turchia o dal Libano e venduti sul mercato nero a prezzi esorbitanti, impoverendo la popolazione e arricchendo i profittatori di guerra; cioè avviene esattamente il contrario di quello che sostiene pretestuosamente chi ha decretato le sanzioni.
    Come se non bastasse, gli USA hanno peggiorato le cose con il ‘’Caesar Act” che mette sotto sanzione qualsiasi azienda al mondo osi fare affari con la Siria. In realtà, si tratta di una punizione collettiva contro la popolazione civile, che la Convenzione di Ginevra definisce crimine contro l’umanità. Le sanzioni servono soltanto per martirizzare la popolazione e sono assolutamente irrilevanti per la fine della guerra o la soluzione politica del conflitto.

  • Da anni, collaboriamo con vari sostenitori per sollecitare la revoca delle sanzioni. Di recente, con i nostri amici svizzeri, francesi e inglesi abbiamo scritto e firmato una lettera aperta al presidente Biden, in occasione della sua investitura il 20 gennaio, chiedendogli di revocare la sanzioni contro la popolazione siriana. Lettere simili sono state inviate al presidente Macron, alla cancelliera Merkel, al primo ministro Johnson e al Presidente della Svizzera. Queste lettere sono state firmate da 95 personalità eminenti: tre patriarchi, due ex arcivescovi di Canterbury, senatori, membri della Camera dei Lord, deputati, vescovi, sindaci, ex ambasciatori e direttori di ONG, poi fatte circolare nei media. Crediamo che potrebbero aiutare a ridefinire la strategia dei vari attori presenti nel conflitto siriano e ad abbandonare lo strumento di sanzioni inumane e illegali.
    A sostegno delle lettere, abbiamo anche lanciato una petizione online e chiediamo a tutti i nostri amici di firmarla per chiedere la revoca delle sanzioni che infliggono sofferenze alla popolazione civile della Siria. Per firmare occorrono 30 secondi, andando sul sito: http://chng.it/2mbTFzm2Dp
    Papa Francesco ha appena concluso una storica visita in Iraq che, come la Siria sua vicina, ha pagato un caro prezzo per l’invasione, l’occupazione e la partizione organizzate con falso pretesto da chi impone sanzioni e pretende di dare ad altri lezioni sui diritti umani.
    Papa Francesco continua a ripetere che siamo “Tutti Fratelli”. Dovrebbe essere ascoltato da coloro che trattano la Siria e i Siriani come nemici.

Dr Nabil Antaki a nome dei Maristi Blu di Aleppo
(Trad. Maria Antonietta Carta)

Per gli uomini di buona volontà

Per gli uomini di buona volontà

Come tutti siamo rimasti anche noi profondamente colpiti, il 22 febbraio, dalla notizia della morte di Attanasio Luca, ambasciatore italiano presso il Congo deceduto in un’imboscata, insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista congolese, Mustapha Milambo.

Come maristi ci sentiamo partecipi di questo dolore e vicini alla famiglia, perché Luca, nato nel 1977 a Limbiate (MB), ha frequentato la nostra scuola media di Cesano Maderno, concludendo il suo pur breve percorso scolastico nel 1991, come ci ricorda il preside di allora, fr. Franco Faggin. Anche fr. Claudio Santambrogio, il suo docente di arte, ha un ricordo solare della sua presenza a scuola. E’ vero, i tre anni della scuola media volano in fretta, poi le superiori, la Bocconi, la carriera diplomatica in vari paesi dell’Africa. Ma per chi lo conosceva bene era chiaro che più di una carriera si trattava di una missione.

Luca si è dimostrato nella sua vita una persona gioiosa e ricca di vita, determinato nel portare avanti i valori cristiani e umani che professava in maniera intensa ed esemplare. Lo testimonia il suo impegno in Africa per la realizzazione di progetti umanitari, per i quali era stato insignito del Premio Internazionale Nassiriya per la Pace 2020 insieme alla moglie, Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell’associazione “Mama Sofia” che ogni anno salva la vita a centinaia di bambini. Lascia la moglie e tre figlie, ci uniamo al dolore della famiglia pensando a Luca come ad un esempio vivido per le generazioni future.

Un piccolo granello di senape non si nota, all’inizio, ma poi diventa albero e offre rifugio alle creature dell’aria. Anche i piccoli semi dell’educazione possono svilupparsi lentamente e portare frutti pieni di vita. Come spesso accade scopriamo la bellezza e la profondità delle persone nel momento tragico della loro scomparsa, ma sappiamo che sono proprio queste le persone determinanti che guidano e orientano il futuro del mondo.

La conclusione della campagna di Natale2020

La conclusione della campagna di Natale2020

Ci sembra doveroso e necessario ringraziare tutti coloro che hanno risposto in maniera positiva alla Campagna di Natale 2020 lanciata dalla Fondazione Marista.

Nonostante il periodo così critico, le tante difficoltà che vediamo in molti settori della vita civile e le ristrettezze che sembrano ormai in costante aumento, molte persone hanno dato un contributo significativo.

Sulla pagina della Fondazione è stata pubblicata la lettera di ringraziamento con il sintetico bilancio di questa iniziativa:

  • oltre 12.000 € raccolti, che, al netto delle spese sostenute, hanno permesso di aiutare queste realtà concrete strettamente legate al mondo marista:
    • il progetto “Alloggi per l’Autonomia” di Siracusa
    • la comunità alloggio per giovani in carico al sistema giudiziario gestita dalla Cooperativa Sociale Marcellino Champagnat di Giugliano
    • numerose famiglie in difficoltà seguite dagli ex-alunni del San Leone Magno di Roma

A tutti il nostro grazie, nella speranza di riuscire a coinvolgere anche le altre scuole (Genova e Cesano) nel corso delle prossime iniziative.

Auguri da tutti noi…

Auguri da tutti noi…

Natale 2020,
ancora nell’attesa….

Sono giorni di tranquillità, forzatamente composta, ma sono anche occasioni uniche per la riscoperta di quello che veramente conta.

In questi giorni di Natale non aggiungiamo troppe parole, condividiamo semplicemente gli auguri che le comunità mariste d’Italia hanno preparato per gli amici, i parenti, i genitori, gli alunni…

Siamo famiglia!

Gli auguri dall’Equipe di Animazione della zona marista italiana

gli auguri della Comunità di Carmagnola

gli auguri della Comunità del San Leone Magno
(con un Rodari che non ti aspetti…)

gli auguri dalla Romania, Comunità di Moinesti

quelli della Comunità di Genova

gli auguri della Comunità di Cesano Maderno

gli auguri della Comunità di Giugliano
(in trasferta per un giorno di riflessione a Manziana, come si vede dallo sfondo)

e gli auguri dalla comunità della Casa Generalizia

anche dalla innevata casa di Entracque, tanti Auguri

e gli auguri dalla comunità di Siracusa e dal C.I.A.O.

Il riconoscimento all’opera marista in Siria

Il riconoscimento all’opera marista in Siria

A poche settimane dalla pubblicazione della versione italiana delle “Lettere di Aleppo”, è giunto un nuovo prezioso riconoscimento all’opera dei Maristi blu in terra siriana. Il Dottore Nabil Antaki, cofondatore insieme a fr. George Sabe di questa realtà solidale che da numerosi anni è in prima linea sul fronte dell’aiuto e del sostegno alla popolazione, è stato scelto come testimone speciale per la giornata del Volontariato promossa da Focsiv per il 2020.

Ecco i vincitori del premio 2020 e la motivazione

La Focsiv è l’associazione che raccoglie gran parte delle realtà cristiane del mondo del volontariato e questo premio, ormai giunto alla sua 27 edizione, ha messo in evidenza nel suo lungo percorso alcune tra le più luminose pratiche di volontariato e di servizio a favore degli ultimi.

L’esperienza di Nabil Antaki, sostenuta anche dall’opera della FMSI – Federazione Maristi Solidarietà Internazionale, ha ricevuto il Premio Volontario dal Sud FOCSIV 2020 ex-aequo; medico di Aleppo di fama internazionale ha deciso con la moglie di rimanere, nonostante la doppia nazionalità, a fianco delle persone ospiti nei campi dei rifugiati a causa della guerra presente da quasi 10 anni in Siria.

La motivazione del premio riporta queste testuali parole:

A Nabil, per non aver tradito per primo l’uomo
e il proprio giuramento di Ippocrate,
per amore della terra e del popolo siriano,
per essere sempre fedele alla propria missione
nel salvare vite e portare speranza con la viva testimonianza
della propria vita e generosità:

Nabil il coraggio della speranza

Ecco il link al video realizzato in occasione della premiazione (visibile sulla pagina FB di Nabil Antaki)

https://www.facebook.com/100004265492086/videos/1857895324362633/

Tempo di attese… e di scelte

Tempo di attese… e di scelte

Eccoci di nuovo a ripetere gesti e parole ricorrenti. Ogni anno il calendario ci offre le stesse sequenze, ma la Vita ci chiede di far maturare l’inedito con scelte diverse, ogni volta nuove.

Pochi giorni fa sul sito ufficiale dei Fratelli Maristi è uscita un’intervista davvero interessante, il personaggio in questione è fr. Pietro Bettin (si vede che certi nomi sono un po’ difficili per la redazione internazionale del sito, sarà che l’italiano c’ha un verbo in ogni frase e tante vocali sparse…), e ci racconta la sua partecipazione al progetto Lavalla200>. Ci sono persone che dopo il giro di boa dei 60 anni non vedono l’ora di un meritato riposo e di toccare con mano una quieta “pensione”; ma ce ne sono alcuni che coltivano inquietudini e desideri di altra taglia. E’ proprio il caso di fr. Pietro, che dopo una vita a servizio dei ragazzi nelle scuole e nelle comunità mariste d’Italia, ha deciso di prendersi una “vacanza” davvero speciale.

Ecco la sua testimonianza.

1.     Che cosa ti ha motivato a lasciare tutto per far parte di una comunità internazionale e interculturale?

Fui motivato dalla nuova sfida che Fr. Emili, superiore generale, lanciò In occasione del bicentenario marista: fondare in ogni regione dell’Istituto delle comunità internazionali che fossero presenza significativa tra i bambini e i giovani in situazione di vulnerabilità alle periferie del mondo. Era anche una risposta all’invito di Papa Francesco di essere una Chiesa in uscita che si lascia interpellare dalle frontiere geografiche ed esistenziali.
Considerando la mia età (andavo verso i 70 anni) pensai che questa poteva essere per me l’ultima occasione per fare un’esperienza di comunità e di missione diversa da quella vissuta nei miei 50 anni di vita religiosa.
Naturalmente i dubbi erano molti. Di fronte alle mie paure nel prendere tale decisione, mi tornava in mente la domanda posta dal Fr. Emili in una delle sue lettere: Che cosa faresti se non avessi paura? Che cosa faremmo come maristi se non avessimo paura?
La vita comincia là dove termina la paura.

2.     Descrivi brevemente alcuni momenti importanti nella tua vita di comunità…

Per me l’aspetto più evidente è tato lo stile di vita comunitaria, lo spirito di famiglia che si manifestava nella profondità delle nostre riunioni comunitarie, nella cura della casa, del giardino, della cucina, ecc. L’altro elemento importante era l’impegno nella missione. Particolarmente significativa era la conclusione della giornata quando, nella pace della sera, avevamo il nostro momento di contemplazione e di preghiera per mettere in comune quanto Dio aveva operato attraverso noi durante la giornata.

3.     … e nella pastorale della comunità?

L’inserimento nel territorio di Atlantis è stato graduale. Dopo tre anni, possiamo dire di essere ben inseriti e conosciuti sia nell’ambiente parrocchiale che nell’ambiente scolastico.
Siamo andati ad Atlantis senza un progetto prefabbricato, se non quello di essere “una significativa presenza evangelizzatrice tra i bambini e i giovani in situazione di vulnerabilità”. Il primo anno abbiamo preso contatto con tutte le associazioni che svolgevano attività con i giovani di Atlantis e abbiamo offerto, dove possibile, la nostra collaborazione, soprattutto in attività extrascolastiche. Questo ci ha permesso di conoscere e farci conoscere e capire il contesto sociale e culturale della popolazione.
Il secondo anno siamo entrati ufficialmente nello staff di una scuola primaria per le attività pomeridiane. Abbiamo organizzato una settimana intera di attività ludico-educative nel periodo estivo, per la cui animazione abbiamo coinvolto alunni della scuola superiore marista di Rondebosch e alunni di Atlantis. Per continuare il processo di conoscenza del contesto sociale, abbiamo programmato una serie di interviste con persone di consolidata esperienza educativa.
Il terzo anno abbiamo creato un corso di formazione alla leadership da svolersi in 12 incontri, offerto a 20 alunni scelti tra le scuole superiori di Atlantis. Siamo riusciti a fare 3 incontri, poi tutto si è interrotto a causa del coronavirus 19.
Tutto questo graduale processo di inserimento in una nuova cultura, partendo da zero, è stata un’esperienza molto interessante di collaborazione con i responsabili dell’educazione dei giovani sul territorio.

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