Sfogliato da
Mese: Giugno 2026

Benvenuto, fratel Lois…

Benvenuto, fratel Lois…

Nel 2028 le 3 attuali province mariste della Mediterranea (la nostra), Iberica (grosso modo la zona centrale della Spagna) e Compostela (la zona a nord-ovest), saranno una sola realtá organizzativa. Giá stiamo vivendo questa fase di confluenza in modo semplice e concreto; allora è bello cominciare a condividere le buone notizie fin da subito. E cogliendo l’occasione della festa di san Marcellino, sabato 6 giugno, la bella notizia è quella della prima professione di fr. Lois, che per un po’ di tempo sará sicuramente il piú giovane fratello marista di questa realtá. Ha concluso il suo percorso di formazione, il noviziato, e sabato 30 maggio ha celebrato la sua prima professione come fratello marista. Con il mese di giugno è giá pienamente inserito nelle attivitá “classiche” dell’estate, campi estivi e incontri con i ragazzi, ovviamente senza dimenticare che nessuna formazione si puó considerare terminata e quindi la fase successiva contempla ancora il suo carico di studio, accompagnamento e impegni formativi vari. Il tutto peró vissuto ormai “da dentro”, come membro effettivo della congregazione marista.

Qualcuno magari a inizio pagina si aspettava una foto diversa: in questi stessi giorni i maristi stanno celebrando altre professioni, in Messico, in Asia, SudAmerica, India, Vietnam… basterebbero le foto di questa carrellata per mostrare la varietá di “stili”, abiti colori e ornamenti vari… un tempo l’uniformità regnava sovrana, dagli Appennini alle Ande; oggi nella diversità ci ritroviamo, ugualmente, tutti fratelli. Che bello accogliere tutte queste ricchezze e saperle adattare alle culture, ai luoghi, ai tempi.

Abbiamo provato a scoprire cosa c’è dietro questa scelta così controcorrente.

Intervista a Lois Perez, da pochi giorni “fr. Lois”

1. Il mito dell’alieno: Prima di tutto, prova a presentarti come fai di solito, per capire che non sei un alieno e che la tua scelta di pochi giorni fa, la professione religiosa come fratello marista, non è un rito segreto di qualche setta ormai ancorata al passato, anche se benemerita come i Maristi.

  • Molto bene! Sono Fratello Lois, un ragazzo di 23 anni nato a Tui, una piccola città della Galizia al confine con il Portogallo. Sono stato studente del Collegio Marista di Tui, mi sono laureato in Storia e attualmente studio Teologia. Sono un appassionato di sport acquatici, mi piacciono le montagne e le feste con gli amici. Cinque anni fa ho iniziato il mio processo di formazione per diventare Fratello Marista.

2. La scintilla della scelta: Sono sicuro che te lo hanno già chiesto molte volte, ma visto che è bello condividere l’entusiasmo che hai dentro, puoi dirci cosa ti ha spinto a fare questo passo e scegliere questo stile di vita?

  • La testimonianza concreta e semplice che ho visto nei fratelli. Nei primi anni della mia carriera universitaria, l’idea che avevo per il mio futuro ha iniziato a vacillare. Ho provato l’esperienza di svolgere il lavoro dell’archeologo durante uno scavo per un’intera estate, mi sono reso conto che quella non era la vita che desideravo. Non perché non fosse bella, ma perché sentivo che il mio cuore puntava verso qualcos’altro. Ho continuato con i gruppi MarCha (il movimento pastorale marista) come giovane partecipante e poi come animatore dei piccoli. E’ stato proprio quello, a contatto con i fratelli e i bambini, che qualcosa di profondo ha iniziato a manifestarsi dentro di me. Non solo provavo ammirazione per lo stile di vita dei fratelli… Volevo essere proprio come loro. Mi sono preso un po’ di tempo per rifletterci da solo, ma dato che questa preoccupazione non voleva proprio scomparire, ho deciso di condividerla con i fratelli. Era qualcosa che, solo a pensarlo, mi rendeva pienamente felice… Sapevo che non potevo restare deluso.

3. La Famiglia Globale: Sei appena entrato in una grande famiglia sparsa per il mondo e che tocca molti ambiti: scuole, progetti sociali, missioni… Cosa ti colpisce di più della missione Marista?

  • La capacità che ha di fornire una risposta radicale (cioè, a partire dal tuo inizio, dalla radice) alle situazioni di maggiore vulnerabilità tra bambini e giovani. Personalmente, sento che sono proprio la cura pastorale e le opere sociali mariste, nella mia provincia ma anche al di fuori, ad avermi rubato il cuore. Mi sento disponibile a dare la mia vita ovunque Dio mi porti, vicino o lontano da casa; e mi auguro persino di poter provare qualche esperienza… davvero lontano! 😉

4. Lavorare con i giovani: Stare con i giovani è chiaramente al centro della tua vita quotidiana. Quali sono le tue aspettative? C’è un progetto specifico che ti entusiasma particolarmente o come pensi di essere disponibile “per qualsiasi cosa si presenti” a tempo pieno?

  • Sono molto entusiasta di tutte le opportunità che la missione marista offre a un fratello giovane. La professione che ho vissuto qualche settimana fa, il 30 maggio, significa, per me, mettere il mio cuore al servizio del nostro Istituto e, a partire da questo, essere fratello per i bambini e i giovani. E poi, è proprio vero che le esperienze interculturali e interreligiose mi colpiscono particolarmente.

5. Il dibattito sul “per sempre”: Sentiamo spesso dire che i giovani di oggi non osano prendere impegni seri e duraturi, sia per formare una famiglia stabile sia per una vocazione religiosa con quell’ipegnativa “clausola” del “per sempre”. Tu che adesso ci sei dentro, come la vedi?

  • La vita si vive ogni giorno. Dopo un processo formativo durato cinque anni, sento che questo è il mio posto nel mondo. Tuttavia, la decisione di essere fratello si rinnova ogni giorno e l’entusiasmo con cui la vivo mi fa pensare che durerà a lungo. Ho trovato qualcosa che mi riempie e mi fa sentire realizzato ora, non mi sento preoccupato pensando al futuro.

6. Divario generazionale nella comunità: Non possiamo dimenticare che molti dei fratelli con cui condividi la comunità non sono esattamente dei “giovanotti”; La maggior parte ha più di 60 anni. Insomma, ti ritrovi ad essere il “fratello” di persone che potrebbero essere non solo i tuoi genitori, ma persino i tuoi nonni. Come gestisci la tua vita quotidiana in una comunità con un divario così marcato per quanto riguarda l’età?

  • La comunità, qualunque essa sia, è una scuola d’amore. Vivere con fratelli diversi è semplicemente un modo per arricchire questa esperienza. L’età è certamente un fattore da considerare, ma non è il più determinante; perché non avverto di essere “lontano” da questi miei fratelli maggiori. La loro esperienza di vita e la traiettoria della loro fede sono luce per i miei passi. Con l’amore, la fraternita germoglia.

7. Il “tesoro” nascosto: Come capita per ogni decisione fondamentale, hai scelto alcune cose e ne hai escluse altre. In pratica l’attenzinoe è tutta per le cose importanti, non tanto per quello a cui si rinuncia… Nel tuo caso, qual è quel “tesoro” per cui è valsa la pena lasciare tutto e lanciarti in questa avventura?

  • Trovare “il mio posto” e la felicità che tutto questo mi dà. Essere un Fratello Marista mi permette di svilupparmi e vivere al massimo. Per un po’ di tempo quasi rifiutavo di usare la parola vocazione, perché mi sembrava che venisse usata un po’ come un jolly ma non riuscivo mai a comprenderne il significato vero. Adesso mi fido di quel mistero che la parola “vocazione” racchiude e mi fido anche del cammino che ho intrapreso in questi ultimi anni e che mi ha portato a scoprire questo tesoro.

8. Un desiderio per l’estate: Per concludere: cosa desideri e quale messaggio vorresti trasmettere ai giovani che incontrerai nei gruppi, nei campi e in tutte le attività di quest’estate che sono giá iniziate?

  • A casa mia ho sempre sentito dai miei genitori l’invito a “sfruttare al massimo”, sia l’estate che gli inverni. E davvero l’estate è un periodo fantastico per trascorrere del tempo con la famiglia, gli amici e anche da soli. Spero davvero che sia un momento ricco e di poter continuare a imparare, sempre divertendomi!

E già che ci siamo…

Maristi di Champagnat, in concreto

Maristi di Champagnat, in concreto

Domenica 14 giugno abbiamo partecipato ad una celebrazione insolita, nella cappella dell’istituto marista di Giugliano: il rinnovo della promessa di fedeltá al carisma martista da parte del nostro amico Alfredo Garcia.

Nell’ultimo Capitolo generale l’attenzione sui laici era molto tangibile ed evidente, ultimamente sono anche usciti alcuni documenti significativi: Essere marista laico (non ancora disponibile in italiano, ma ci stiamo lavorando) e Il Soffio della Ruah (tradotto da poco, già disponibile qui e sul sito ufficiale champagnat.org). Ma questo movimento che da anni affianca le scuole e le nostre attività, ci sembra veramente un elemento e un regalo che lo Spirito ci chiede di condividere. Nel cammino di formazione dei laici maristi si parla proprio di questo “impegno” pubblico che rende esplicito un percorso, un atteggiamento e una volontà di impostare la propria vita “allo stile di Marcellino Champagnat”. I fratelli emettono i voti, fanno una professione; anche per i laici abbiamo un processo simile, denominato promessa. Ne possiamo vedere un esempio che ci viene dal Messico, ma soprattutto è quello che Alfredo ha rinnovato in questa occasione.

Probabilmente non tutti i nostri amici italiani lo conoscono bene, visto che il suo luogo di residenza è un po’ fuori dai nostri confini: infatti fa parte della Comunitá di spiritualità di Granada, in Spagna, e da molti anni è uno dei membri attivi di questa comunità marista formata da fratelli e laici. Tra le tante mansioni che svolge, oltre al fatto di essere un insegnante della scuola di Granada, è membro di alcuni gruppi di lavoro della Provincia e proprio in questo fine settimana con l’occasione di uno di questi incontri che si è svolto a Giugliano, erano presenti anche il provinciale, fr. Aureliano e il vice, fr. Damiano. Quale occasione migliore per vivere insieme ai numerosi laici della scuola un momento così significativo?

Gli abbiamo chiesto semplicemente di raccontarci questa esperienza dal suo punto di vista.

…mi è stato chiesto di lasciare due parole su cosa abbia significato per me rinnovare qui la mia promessa al carisma. Guarda, fondamentalmente ho scelto di farlo qui per quattro motivi.

Il primo è la profonda convinzione che la mia vita e la mia vocazione camminino nella direzione dei Maristi di Champagnat; a questo punto della mia vita, desidero impostare il mio percorso proprio così: come cristiano e come marista.

Il secondo motivo è legato alla certezza che il percorso di accompagnamento per essere marista oggi mi ha arricchito moltissimo. Di conseguenza, penso che se la mia esperienza può servire a incoraggiare altre persone a fare questo passo, beh, credo che possa essere d’aiuto.

C’è poi la convinzione profonda di sentire che la comunità marista di Giugliano, intesa come “comunità di comunità”, fa parte a tutti gli effetti della mia famiglia, della mia famiglia marista. In questo luogo mi sono sentito davvero accolto, sostenuto e protetto da tutti quanti.

Infine, c’è stata una ragione molto pratica. Credo infatti che il rinnovo debba essere un momento estremamente semplice. Poter contare qui sulla presenza del Provinciale e del Viceprovinciale, evitando loro un ulteriore spostamento, mi è sembrato il modo migliore per facilitare e semplificare le cose. Come ti dicevo, è un motivo molto pratico, ma altrettanto importante.

Tutto qui. Un abbraccio, Alfredo

Tanti auguri, Marcellino

Tanti auguri, Marcellino

Oggi, 6 giugno, il mondo marista è in festa per la celebrazione di san Marcellino Champagnat. Gli auguri ce li rivolge direttamente fr. Peter Carrol, nel suo primo messaggio a tutti i maristi di Champagnat come superiore generale.

Ne riportiamo alcuni passaggi significativi.

…nella festa di San Marcellino Champagnat, siamo ancora una volta provocati dalla storia di un uomo la cui vita non è stata segnata dal confort o dalla sicurezza, ma dal sacrificio.

La sua eredità come fondatore dei Fratelli Maristi non si basa solo sulla sua visione o sui suoi successi, ma sugli innumerevoli sacrifici, alcuni visibili, molti nascosti, che hanno dato vita a quella visione.

…Gli inizi dei Fratelli Maristi sono stati fragili e incerti. Marcellino viveva poveramente, spesso senza sapere come la comunità avrebbe potuto soddisfare i bisogni essenziali. Non c’erano molti benefattori, nessuna struttura era consolidata, regnavano solo fede e determinazione. Non solo dava ciò che aveva, ma spesso anche ciò che non aveva, andando oltre i confini fisici ed emotivi.

Oggi, come Maristi di Champagnat, ci troviamo in un altro momento di invito e sfida. Il 23° Capitolo generale ci ha chiamati a diventare “costruttori di un Nuovo Hermitage“, avviandoci verso una conversione del cuore e della mente mediante cinque aree interconnesse: Vocazione, Spiritualità, Comunità, Leadership e Missione.

Queste chiamate sono ispiratrici, ma non prive di difficoltà. Come l’Hermitage stesso, costruito “a mani nude, con grande coraggio e fede incrollabile”, questa nuova visione prenderà forma solo attraverso il sacrificio.

Per favorire una cultura delle vocazioni, ci viene chiesto di donarci con tutto il cuore. Questo richiede di sacrificare il nostro tempo, il nostro confort e mettere da parte i nostri interessi personali per accompagnare gli altri con pazienza e generosità.

Per crescere in una spiritualità viva, siamo invitati ad andare oltre l’individualismo e la routine. Questo richiede il sacrificio della superficialità e della distrazione, per fare spazio al silenzio, all’incontro e alla trasformazione in Cristo.

Per costruire una comunità autentica, siamo chiamati a mettere da parte l’individualismo e l’autoreferenzialità. Una tale comunità è possibile solo quando sacrifichiamo le simpatie personali, scegliamo il perdono e restiamo aperti agli altri, specialmente quando ci costa.

Per abbracciare la leadership del servizio, dobbiamo lasciar perdere il controllo, la dipendenza e la compiacenza. Questo comporta il vero sacrificio del potere, certezza e modi familiari di lavorare, affinché la responsabilità condivisa e il discernimento possano progredire.

Per rinnovare la nostra missione, soprattutto tra i più poveri e vulnerabili, ci viene chiesto di lasciare alle spalle le vecchie abitudini e abbracciare nuovi orizzonti. Questo richiede il sacrificio della sicurezza e della prevedibilità ed il coraggio di muoversi verso nuovi e spesso fragili orizzonti.

Possiamo imparare da Marcellino a dare senza calcolare lo sforzo, a fidarci della Provvidenza di Dio e a camminare insieme nella speranza. E che Maria, nostra Buona Madre, ci accompagni mentre rispondiamo generosamente a questo appello.

Ricordiamo con gratitudine e celebriamo con gioia il dono di San Marcellino Champagnat alla Chiesa e al mondo in questo 6 giugno.

Fr. Peter Carroll, Superiore generale