Litorale d’inverno: Horcas Coloradas
Non c’è solo il mare d’inverno, da ascoltare… Questo sabato siamo andati a scarpinare insieme ad un gruppo delle nostre amiche del Progetto Alfa, un’attività che periodicamente mettiamo in cantiere per far conoscere un po’ di quello che questa strana città nasconde un po’ gelosamente. Chi vive a Melilla di certo non immagina che esistano luoghi degni di nota o posti suggestivi, invece…

Così partiamo dalla nostra base, il Collegio La Salle e attraversato lo splendido Parque Hernandez, piccola perla preziosa del nostro centro, ci dirigiamo verso la Playa de las Horcas Coloradas. Siamo un bel gruppetto, di quasi 20 persone, con la nostra guida d’ordinanza, Juan Antonio. Ci sono anche due bambini e numerose alunne nuove, che di solito vediamo sui banchi in classe; bello aggiungere anche questa modalità di “scoprire insieme le cose”. Sappiamo bene che di solito le passeggiate non sono attività molto diffuse tra le nostre alunne, per tanti motivi…
La lunga discesa verso la spiaggia rallegra tutte quante, incontriamo ben poche persone, anche se numerosi sono i pescatori che tentano la fortuna sugli scogli (e qualcosa dovranno pur prendere, visto che di pescatori se ne vedono tanti). Terminiamo il percorso facile, sul marciapiede e finalmente iniziamo a calcare la sabbia della spiaggia.
Si tratta dell’unico tratto quasi selvaggio di litorale, non ci sono moli o frangiflutti a difendere la costa e questo significa che il mare restituisce con abbondanza un po’ di tutto, soprattutto plastica e oggetti poco graditi, insomma, spazzatura che l’incuria umana regala inconsapevolmente al mare, sperando che miracolosamente possa risolvere e dissolvere il tutto.
Incontriamo infatti molti di questi resti, insieme a scarti cittadini, mattonelle e altri rifiuti solidi che però riescono addirittura ad essere modificati dalle onde in modo artistico. Mattoni e mattonelle riescono persino a sorprendere con le nuove forme che l’erosione marina produce! Qualcuno cerca i migliori e più originali per portarsi a casa insoliti souvenir.
Finita la spiaggia (è la zona dove di solito possono accedere anche i cani e ogni tanto … si vede) inizia la parte ripida, dove le falesie cadono quasi a picco sul mare e il passaggio si restringe, si riempie di macigni e sassi e il sentiero si fa impervio. Iniziamo il nostro “percorso avventura” con allegria, per molte è la prima volta che si avventurano fin qui; la novità del sentiero prevale sulla fatica e quel pizzico di timore che le rocce incutono.
Giungiamo così alla spiaggia naturale più selvaggia di Melilla; ovviamente non è un luogo paradisiaco e i segni del degrado sono ben evidenti, a cominciare dai tavolini abbandonati, le bottiglie di plasttica, i resti di meglio non sapere bene cosa siano; c’è persino un bidone della spazzatura abbandonato! E i resti inquietanti di una grossa tartaruga marina, con la testa mozzata.
Ma siamo quasi in inverno e il sole cala presto, dobbiamo riprendere la strada del ritorno prima del buio; così tra l’ammirazione per un panorama suggestivo, una coraggiosa immersione dei piedi in acqua (nemmeno troppo fredda) torniamo sui nostri passi. La fatica adesso è un po’ diversa e qualcuna inizia a sentirla, ma riusciamo anche a salire i 122 gradini che ci separano dal Forte Victoria per godere di un panorama ormai quasi nottturno della città.
Incredibile guardare con occhi diversi quello che di solito è soltanto il nostro “posto”; la luce, la luna e la fatica le regalano adesso persino un pizzico di poesia e di bellezza…
Ecco l’album fotografico di questa escursione sul litorale nord di Melilla















