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Tag: turismo

Il sentiero del bosco incantato

Il sentiero del bosco incantato

Siamo a Fuentheridos, nella Villa Onuba, una residenza marista che si utilizza soprattutto d’estate, per i campi con i ragazzi delle scuole, ma anche per accogliere iniziative di altro genere e per ospitalità rurale (come si dice qui in Spagna), nella splendida cornice degli altipiani di Huelva. Quest’anno le previsioni sono tra l’altro splendide e se solo ripenso alla settimana santa di 2 anni fa, sempre qui, bagnata dall’inizio alla fine… non posso che ritenermi fortunato.

E approfitto di questi spazi verdi, di questa natura fresca e deliziosa, per fare “il pieno” di verde, visto che a Melilla ne abbiamo davvero poco.

Così questa mattina, approfittando del fresco (un bel venticello), del sole (neanche una nuvola) mi sono avventurato sul sentiero del bosco incantato… nome un po’ altisonante per un bel percorso, facile, nei boschi di pini e querce.

Utilizzando l’APP di Komoot il risultato dovrebbe essere visibile anche qui

Poi vediamo se aggiungo qualche noticina…

Oltre naturalmente, alle foto di questo itinerario circolare (meno di 2 ore per completarlo, senza fretta)

Alla scoperta dell’Estremadura

Alla scoperta dell’Estremadura

Prima della settimana santa, la nostra comunità Fratelli di Melilla si è dedicata una pausa… alla scoperta dell’Extremadura. Lo so che è un regalo bello grande, diciamo che fa parte di quel “centuplo” quaggiù, spesso bistrattato, che ci accompagna nel nostro percorso umano; ma a Natale avevamo avuto un po’ di problemi vari di salute e un viaggio precedente era saltato, così, nel percorso verso Fuentheridos, dove avremmo vissuto la settimana santa insieme ad altri amici maristi, ci siamo dilungati un po’ per vedere luoghi interessanti.

Sbarcati a Malaga il 25 marzo abbiamo iniziato il nostro percorso dalla splendida città di Ronda, famosa per il suo tajo, quel salto nel terreno che la caratterizza e rende famosa; un fiume che la divide a metà e ne segna il profilo; un famoso ponte che unisce le due parti della città, che contiene al suo interno altri luoghi interessanti.
Noi abbiamo cominciato dal suo giardino principale, vicino alla Plaza de Toros, per contemplare questa cesura significativa nel terreno; poi abbiamo iniziato a perderci nel suo interno, tra le chiese antiche, le collegiate e i bagni arabi che ancora oggi colpiscono per l’ambiente che ricordano e lasciano immaginare.
La risalita verso il centro, tra scalinate impervie e scorci mozzafiato ha richiesto il suo tempo, ma anche il tempo splendido, che ci ha accompagnato in tutti questi giorni, ha fatto la sua parte.

Nel pomeriggio abbiamo continuato il nostro itinerario, con una tappa a Sotenil, altro luogo famoso per la roccia caratteristica che ne sovrasta e marca il tessuto urbano; al riparo di questa roccia si sono distribuiti locali, ristoranti tipici, abitazioni… a pochi passi dal fiume che da secoli ne definisce l’ossatura principale.
E visto che eravamo anche alla scoperta dei piatti tipici, anche se questa zona è marcata dalla vicinanza con il mare (non a caso Malaga è la capitale di questa provincia), i prodotti legati alla terra e logicamente alla carne, la fanno da padrona.
Che dire, una buona carrillada, tenera e fumante, era d’obbligo. In serata siamo arrivati a Badajoz, che sarebbe stata la nostra “base” per tutta la settimana, visto che qui abbiamo una piccola comunità marista, che vive in un appartamento in un quartiere non lontano dalla scuola.

Il secondo giorno lo abbiamo dedicato interamente alla città di Merida, uno dei luoghi dove si respira ancora a grandi sorsate la cultura e la storia romana; la nostra meta era proprio il cuore storico della città, l’anfiteatro, il teatro e una splendida casa romana adiacente a queste due strutture ben conservate. Juan antonio ricordava ogni tanto che anche il protagonista del film Il Gladiatore, Massimo Decimo Meridio, risulta essere originario proprio di questo centro, che dal I sec. della storia romana rappresentava il fulcro della cultura e del potere imperiale. Anche la casa che abbiamo visitato (facendo lo slalom tra le classi di alunni spagnoli in visita) ha lasciato il segno, persino per la struttura coperta che la protegge e conserva. Nel pomeriggio ci siamo dilungati nella visita dell’Alcazaba, l’antico quartiere-cittadella di epoca araba, con le sue mura possenti (con molto materiale di recupero di origine romana, i suoi magazzini e depositi per l’acqua, un museo a cielo aperto; il tutto con uno splendido ponte romano che ancora permette di guadare le acque della Guadiana, il fiume che attraversa la provincia.

Il nostro terzo giorno, venerdì, lo abbiamo dedicato alla cità di Caceres. Abbiamo penato non poco nel suo centro alla ricerca di un parcheggio (quasi ci veniva da pensare “cosa ci può essere di buono da visitare qui?”), finalmente localizzato nel grande parking dell’Obispo Galarza; una volta sistemata la macchina, in pochi minuti ci siamo trovati nel centro cittadino, la grande piazza del Comune, adiacente al suo famoso nucleo storico, uno dei primi in Europa ad essere indicato dall’Unesco come “insieme” storico di valore. Un centro medievale ben conservato, coerente e che sa ricreare al suo interno un’atmosfera affascinante; non per niente è stato il set di numerosi film e documentari sull’epoca medioevale.
Di buona lena ci siamo messi a percorrere il semplice itinerario circolare che comprende i monumenti essenziali, ammirando l’effetto atemporale dei palazzi, dei fregi, delle insegna nobiliari. Ogni tanto qualche chicca, come la mostra di manoscritti ed opere antiche dell’Archivio o l’incredibile deposito di acqua che si trova nello spazio espositivo delle confraternite che affollano la città.

Nel quarto giorno, sabato, abbiamo impostato la rotta verso il Portogallo; la nostra destinazione era la cittadina di Elvas, non lontana da Badajoz, teatro di storia e monumenti significativi. Un po’ come la frontiera italiana con la Francia (o quella con l’Austria), segnate da innumerevoli forti, costruzioni di difesa, testimoni di un passato spesso agitato, pullulante di guerre… abbiamo iniziato la visita ammirando l’acquedotto che riforniva il centro e poi recandoci presso il complesso del forte della Grazia (un nome che stona decisamente, appiccicato ad una macchina di guerra…); una struttura difensiva per proteggere i confini del Portogallo dalle innumerevoli scorribande non solo degli spagnoli, ma anche francesi e inglesi… Un forte a pianta stellata e composto da un numero impressionante di manufatti, ambienti, saloni, tunnel di raccordo, stanze… uno li percorre con la consapevolezza che tutto questo era parte di una impressionante arma di difesa per impedire l’assalto del nemico e ora, dopo poche centinaia di anni, sembrano quasi un monumento “bello” da ammirare e non un dispendio di energie e risorse assurdo che ha segnato la nostra storia europea. Ma basta pensare agli eventi bellici che stanno segnando la nostra storia di oggi per capire che… non abbiamo imparato poi molto dal nostro passato. Dopo il forte siamo passati al castello di Elvas, che però conserva ben poco, qualche camminamento lungo le mura esterne, alcune stanze vuote… Decisamente più interessante passeggiare per le strade del centro, che pur essendo un piccolo paese conserva testimonianze interessanti di un passato glorioso; in particolare colpisce l’utilizzo delle piastrelle colorate, gli azulejos, negli edifici religiosi, interni di chiese o anche esterni. Naturalmente a pranzo, il piatto forte da assaggiare era il bacalao, nelle sue varie declinazioni.

Per la domenica delle Palme abbiamo vissuto il momento forte della giornata nella scuola marista, dove la celebrazione era affollata di famiglie e alunni. Nel pomeriggio ci siamo dedicati alla città di Badajoz che pur avendo “poco” da mostrare, non è poi così insignificante. La sua Alcazaba, i resti della dominazione araba del tardo medioevo, sono ancora ben presenti e come sta succedendo per gran parte delle città spagnole che hanno vissuto questo periodo, vengono messi in debito rilievo, recuperando gli edifici, la multistratificazione storica, le soluzioni tecnologiche (in particolare per quanto riguarda l’utilizzo delle acque); per di più in questa occasione potevamo contare sulla guida di José Luis, che è proprio di queste parti e quindi ci sapeva mostrare alcuni dettagli difficili da cogliere nel tessuto urbano, come il graduale recuperio di quartieri degradati che nel tempo sono stati riportati ad un livello di partecipazione più civile. Discesi dalla parte alta, essendo la domenica delle Palme, ci siamo imbattuti in una delle numerose processioni cittadine, che per uno “straniero” rappresenta sempre uno spettacolo visivo insolito e suggestivo.

Lunedì doveva essere solo un giorno di viaggio normale, ma avevamo visto sulla mappa che si passava vicino a Jerez de los Caballeros, un paese dal lungo passato abbinato alla storia dei Templari. Ovvio che una tappa se la meritava anche questo centro. E quindi ci siamo dilungati per visitare quanto aveva da offrirci; soprattutto chiese monumentali e campanili svettanti, uno dei quali richiamava molto da vicino la Gironda di Siviglia. Il paese è piccino e girarlo a piedi non era un problema, la cosa interessante, che ha colpito più dei monumenti, era la partecipazione di tutta la gente ai preparativi della settimana santa; quasi in ogni chiesa c’erano drappelli di persone a sistemare le varie scene che avrebbero preso parte ai passos della settimana; fiori, candele, addobbi, tessuti, pulizie, ripittura degli ingressi… sembrava tutto un fervore di popolo concentrato sulle feste imminenti e si notava che erano proprio le persone del paese, ben consapevoli della centralità dei gesti e delle cose che stavano preparando. L’altra sorprese è stata quella di scoprire che gran parte dei famosi conquistadores del nuovo mondo sono originari proprio di queste zone: nomi come Hernan Cortés, Vasco Núñez de Balboa (nativo proprio di questo centro, chegli ha dedicato un museo proprio nella sua casa natale), Pizarro… qui sono di casa.

Infine, affidandoci all’intuito che le trattorie con molte macchine e mezzi parcheggiati davanti sono di solito le migliori, abbiamo assaggiato altri piatti semplici e tipici della zona, in particolare una zuppa coi ceci da leccarsi le dita. Ormai eravamo pronti per raggiungere la nostra destinazione: villa Onuba, a Fuentheridos.

E naturalmente, ecco una selezione (abbondante) di foto di questi giorni dedicati all’Estremadura

2026, eccoci pronti…

2026, eccoci pronti…

Siamo ormai a metá gennaio, insomma, il 2026 non è più alle porte e siamo già belli pronti per la ripartenza. Corsi, lezioni, nuovi progetti all’orizzonte!…

Sono tornato qui a Melilla da poco, dopo aver partecipato al primo incontro delle opere sociali mariste di Spagna (in realtà escludendo la Catalunya) , svoltosi all’Escorial. Ne parlavo qui.

E sfogliando un po’ di foto ripensavo alle tante e belle opportunità che ho avuto in questo periodo natalizio, per visitare luoghi speciali e interessanti della Spagna.

E’ il primo anno che passiamo il giorno di Natale qui a Melilla, complice una botta di influenza mia e il soggiorno in ospedale dell’amico Ventura (voleva proprio inaugurare il nuovissimo ospedale della cittá, che iniziava ad accogliere le emergenze proprio il martedì 17 dicembre, quando lo abbiamo accompagnato per qualche approfondimento): lo hanno ricoverato per una settimana intera!

Nella notte di Natale, un po’ come i re Magi, siamo partiti con il traghetto da Melilla, sbarco a Malaga dopo 7 ore tranquille e rotta verso Granada. In mattinata abbiamo ancora trovato il tempo, io e Juan Antonio, per visitare la Cappella Reale (tomba dei famosi re Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, insomma, gli artefici della ripresa spagnola del XV secolo) e la Cattedrale di Siviglia. Poi ci siamo concessi alcuni giorni tranquilli, senza impegni, con qualche fresca passeggiata per la cittá: il giardino del Carmen de los Martires, il paseo de los tristes, il piccolo souk arabo che quasi prelude al quartiere dell’Albaicin, qualche passeggiata lungo le colline del Darro…

Il 31 dicembre ci siamo spostati a Cordoba, per celebrare il nuovo anno insieme alla comunità (erano presenti anche 2 fratelli africani, questa volta nel senso pieno del termine, non come noi di Melilla :-); preghiera e pranzo insieme ai laici vincolati (ottima occasione per stare un po’ con Juanan e ricordare il periodo di Siracusa), qualche scorribanda per la suggestiva cittá (scoprendo persino un aereo parcheggiato in un parco, poco lontano dalla nostra scuola).

Nella mattina del 5 prendo il treno da Cordoba per Madrid, dove passeró i giorni seguenti, tranne un rapido rientro proprio a Cordoba per partecipare, sabato 10, all’incontro degli animatori delle comunità e fraternitá mariste. Anche qui mi ritaglio giorni tranquilli, con qualche incursione culturale (il Reina Sofia e l’immancabile Guernica, fulcro assoluto del museo, il Prado, con la sua sterminata distesa di capolavori, il Man con i suoi reperti suggestivi). In particolare faccio una scorta di freddo per osservare i preparativi della cabalgata de los Reyes lungo il Paseo de la Castillana. Un freddo a dir poco glaciale, un paio di gradi sottozero, ma che spettacolo veder spuntare famiglia allegre, con le loro scalette in alluminio, per contemplare meglio la sfilata, insieme ai provvidenziali ombrelli rovesciati per raccattare più caramelle possibili (si parlava di circa una tonnellata!); ma dopo 2 ore di attesa, dalle 16, appena inizia la sfilata… mi sono ritirato a casa, anche perchè in televisione si vedeva molto meglio 😉
Nella scuola dove mi trovato, Chamberi, le pareti grondano della presenza di quadri di Goyo, l’artista che ha plasmato in modo concreto la nostra percezione iconica di san Marcellino Champagnat; dall’ingresso al refettorio degli alunni, fino agli spazi della comunità. La sorpresa è stata proprio quella di incontrarlo, come ospite, e condividere insieme momenti davvero di famiglia.

Infine i giorni di incontro all’Escorial, dopo un passaggio ad Alcalá de Henares, dove i maristi hanno un centro universitario, ben inserito in una città dove la cultura alberga da secoli (l’Univ. Complutense è uno dei baluardi culturali fondamentali) e la città antica non è davvero niente male.

Insomma, un bel tesoro da conservare negli occhi e nel cuore. Come queste immagini

Una settimana a Tui

Una settimana a Tui

Ho trascorso questa rilassante settimana di inizio agosto nella nostra casa marista di Tui, un paesino che si trova proprio sul confine con il Portogallo, nel nord della Spagna. Siamo in Galizia e il fiume Mino separa proprio i due paesi; il centro di Tui si trova così di fronte alla fortificazione portoghese di Valença.

Nei ritagli di tempo libero ho potuto quindi visitare questo centro, davvero interessante. Piccolo abitato, non dovrebbe superare i 10mila abitanti, ma la sua storia e la sua configurazione, richiamano un numero notevole di turisti e visitatori. Il centro è tipicamente medievale, con un reticolo di stradine, archi, gallerie ed edifici dal sapore veramente affascinante. Il cuore della cittadina si articola intorno al grande edificio della Cattedrale, questa sì veramente degna di nota (anche se adesso la diocesi comprende Tui e Vigo).

Si giunge nella piazza centrale e si rimane stupiti dalla compattezza e idea di fortezza che emana dalla facciata. Perché proprio di fortezza si tratta e la storia di questo centro di confine non è diffiicle da comprendere. Visitarla richiama quel senso di mistico rispetto per le navate gotiche che si slanciano dal buio verso la luce, un fascino discreto e gratificante. Direttamente collegato alla cattedrale l’ampio chiostro, ben conservato ed utilizzato ancora oggi (proprio in questa settimana si svolgeva un festival di musica, dal flamenco al jazz, dal classico al folklore musicale di Capo verde). Un po’ nascosto nel lato più esposto del chiostro, l’ingresso per la torre fortilizia, edificata per avvistare, difendere e proteggere l’intera cittadina. Mura possenti, nel granito grigio che qui domina in tutte le costruzioni. Lo spettacolo del fiume e dello spazio “straniero” di fronte ora rimane solo un richiamo alla storia, perché i due paesi frontalieri sono oggi un esempio di cittadina europea sui generis, mi dicono che se preferisci avere le cure in Portogallo o concludere alcune pratiche in Spagna, qui è lo stesso, integrazione che per chi viene da Melilla sa di fantascienza. O di auspicato futuro!

Lasciando la cattedrale, è bello perdersi senza troppe mete nei vicoli del centro, alcuni davvero suggestivi, con una pavimentazione in lastroni grezzi che spesso lascia il posto alla nuda roccia, visto che il paese sfrutta una posizione elevata vicinissima al fiume, strategicamente scelta già dai tempi antichi quando i romani organizzarono questi territori… in questo borgo c’era persino un quartiere ebreo fiorente, che logicamente cambia faccia nel 1492, con la Reconquista e la cacciata degli ebrei (ma in molti restarono, in modalità semiclandestina o con altri escamotage). Di sera ogni ancolo si ripopola e spuntano bar e taperie nei luoghi più suggestivi e passeggiando si possono decifrare menu a base di pulpo alla gallega, mariscos e altri piatti tipici di Galizia. La birra? neanche a pensarci, qui trovi quasi solo la Estrella Galizia. E mi sembra logico…

I dintorni sono altrettanto interessanti; è possibile seguire il fiume fino al grande ponte ferroviario e automobilistico che collega le due cittadine. Interessante attraversare un confine senza nessuna guardia, controllo o altro. Il confronto con la mia Melilla e la frontiera di Beni Enzar è davvero impietoso; da un lato ore di attesa, timbri e controlli, qui il semplice calpestare una linea pitturata sul suolo e ci si ritrova in un altro luogo. E subito la lingua cambia, le scritte, i suggerimenti, non è così automatico passare dallo spagnolo al portoghese, anche se il gallego, la lingua di qui, è già un mix interessante di questi due mondi. Il piccolo centro fortificato di Valença è un brulicare di turisti, la strada centrale si trasforma in un mercatino attorniato da bar e ristoranti; ma uno la visita soprattutto per la sua incredibile fortificazione, creata nel 1600 a scopo difensivo. Mura, contromura, percorsi ad ostacoli, tunnel e soluzioni controintuive per ostacolare eventuali assalti e conquiste. E naturalmente, guerre su guerre, assalti, attacchi. Se non fosse che la cronaca di questi tempi è altrettanto infarcita di guerre e attacchi, sarebbe quasi romantico pensare ai tempi che furono… e che invece si ripropongono con rinnovata assurdità.

Poi ci sarebbero anche i dintorni di Tui, con il suo monte Aloia ricco di sentieri e punti panoramici, o i parchi con abbondanti zone umide che si incontrano vicino al fiume…

Insomma, valeva davvero la pena curiosare da queste parti.

Più che alle tante parole, meglio affidarsi allora a questa carrellata di immagini di Tui

Il giro dei forti…

Il giro dei forti…

Giovedì 20 marzo, siamo già in primavera, visto che l’equinozio è scoccato verso le 10 di questa mattina.

A Melilla si celebrano i 250 anni dalla fine dell’assedio che le forze marrocchine (aiutate dagli inglesi) avevano iniziato nel tentativo di ricacciare gli spagnoli nel continente. Naturalmente parliamo di “forze marrocchine” col senno di poi, visto che il Regno del Marocco ancora non esisteva con i tratti odierni; però di sicuro era una evidenza molto vicina all’attuale paese, visto che nei libri di storia si ricorda che fu proprio il medesimo sultano Mohamed III uno dei primi a riconoscere gli Stati Uniti (ed ecco perchè esiste un feeling particolare tra gli USA e il Marrocco…).

Ok, digressione storia a parte, la cosa simpatica di questi giorni è stata la visita guidata al Forte Victoria che ha permesso di conoscere un po’ meglio la realtà i questa strana città, dove tutto è possibile, ma di solito è un po’ più complicato 🙂

La nostra guida era Jennifer, che da quanto ho capito è una delle guide più rinomate di Melilla; ha il suo bel sito web e si nota subito che parlare di Melilla è il suo hobby preferito. E’ casa sua e ci tiene a farla apprezzare…

Avevo prenotato questa visita insieme a mio fratello Franco (che in questo mese di permanenza a Melilla ha scoperto di tutto e di più…), così alle 18 di giovedì eravamo belli pronti sul piazzale del forte della Vittoria. Poco alla volta si è formato un discreto gruppetto di persone, alla fine composto da oltre 30 curiosi, alcuni di Melilla, altri della penisola (cioè spagnoli di altre zone) e la nostra piccola coppia di italiani. Pronti e via.

La prima tappa si è articolata sugli spalti del Forte del Rosario, l’avamposto estremo a diretto contatto con le linee nemiche che strinsero d’assedio la città. Interessante conoscere la storia di quelle due sentinelle, stufe dei pericolosi turni di guardia, che dopo essersi lamentati… vennero incatenati al loro posto per continuare a fare le sentinelle. Metodi spicci ma non rari per quell’epoca.

Poi siamo entrati nella costruzione principale, il forte della Vittoria (e quando a Melilla si ripete questo titolo, si fa sempre menzione della vittoria di Lepanto, spartiacque storico per il mediterraneo). La guida ci ha ricordato che fino a pochi anni fa, prima del 2000, praticamente questo luogo era completamente abbandonato e dimenticato. Il suo restauro e la sua riscoperta sono quindi opere recenti. Complice anche il fatto che dopo l’epoca dell’assedio e le ultime necessità militari, questo era diventato il carcere ufficiale della città; maschile (al piano terra) e femminile (al piano superiore). Uno si immagina criteri più rispettosi delle esigenze umane, ma quando ci ha detto che nello stanzone principale, una sala forse di 6×10 metri, venivano ammassati anche un centinaio di persone… è facile immaginarsi la situazione penosa in cui erano obbligati.

Nella sala-museo al piano inferiore Jennifer si è dilungata un po’ sulla storia dell’assedio, sulle dinamiche politiche, sulla difficoltà enorme, per una guarnigione di nemmeno 4000 soldati di far fronte ad un assalto di oltre 30 mila assalitori. Ma la posizione strategica, le difese ben realizzate, la disciplina militare, il rifugiarsi della popolazione nelle grotte del Conventico, alla fine hanno costretto gli assalitori a desistere da una operazione che si stava rivelando lunga, difficoltosa e poco promettente.

Fine della guerra, nuovo trattato di “pace” e avanti il prossimo…

Un bel grazie a Jennifer per le sue accattivanti spiegazioni e per la sua competenza…

Ho dedicato più tempo all’ascoltare che al fotografare, ma qualche scatto ci scappa sempre, quindi

Ecco un piccolo album fotografico della visita guidata ai Forti di Melilla