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Categoria: scuola

Dai, che siamo quasi a Natale…

Dai, che siamo quasi a Natale…

Quest’anno, complice il calendario, le vacanze di Natale sono belle corpose, qui da noi si termina la scuola il 19 dicembre e ci si rivede l’8 gennaio! Stranamente, per Melilla, stiamo attraversando giorni piovosi, quasi ogni giorno ci regalano una bella spruzzata d’acqua, mentre di solito restiamo all’asciutto. E questo modifica un po’ il nostro panorama… di solito smagliante e assolato. Invece piove… e ce ne siamo accorti domenica, a spasso per la città vecchia, cercando di mostrare ad un amico le luminarie, il presepe artistico, il fascino di questa cittá. Ci siamo dovuti rifugiare sotto un ombrello (e giá trovarne uno per me è stata un’impresa!) e rinunciare al nostro giro notturno, perchê tutto era praticamente chiuso e impraticabile.

Logicamente ci siamo rifatti qualche giorno dopo, anche se l’ombrello ci accompagnava ancora, almeno per precauzione. E così, dopo la visita ai musei, siamo finiti nella chiesa della Purissima, che domina la parte vecchia di Melilla. Ora penso di aver ormai capito che a Melilla vive una piccola setta di fanatici dei PlayMobil, visto che nel museo il “pezzo forte” dello scorso anno era la ricostruzione dello sbarco di Dunquerque con i PlayMobil, nel porto fa bella mostra di sé una ricostruzione della città e anche nell’aeroporto, in una saletta seminascosta, si puó ammirare uno scorcio cittadino realizzato con gli onnipresenti pupazzi.

Ma il presepe no, non lo avevo ancora visto. Ed eccolo invece spuntare nella sala laterale della chiesa, ancora in fase di recupero e di restauro. E così, tra un arco gotico (e va sottolineato che siamo in Africa, di archi gotici ce ne sono solo 2, e sono tutti qui a Melilla!) e un’abside suggestiva ma pericolosissima (a voler fare i santi si rischia di spiccare il volo e …volare di sotto), abbiamo anche la nostra simpatica ricostruzione del presepe in questa originale forma.
Ovviamente qua e là sbucano piccole licenze poetiche… un Babbo Natale imprigionato, un Obelix che sfracella un manipolo di soldati romani, i bambini che si tuffano nel mare (ed in effetti è quello che si vede spesso nella spiaggia più suggestiva di Melilla e ancora… (curiosate un po’ tra le foto per scoprire il resto).

Ma anche nel nostro collegio, il Carmen La Salle i bambini e i docenti non vedevano l ‘ora che giungesse la fatidica data del giovedì 18, giornata del Presepe Vivente. Ciascuno con le sue legittime aspettative, i docenti stracolmi di impegni e surplus, mentre i bambini in spasmodica attesa di rivestire i panni dei vari personaggi. A ciascuno la sua attesa. Siamo in avvento, no?

A causa del maltempo quest’anno la rappresentazione si è svolta nel grande salone della scuola e si è articolata in 3 turni, per consentire a tutti i genitori di partecipare al presepe. Ed è stata davvero una festa, uno sciorinare di costumi e sorrisi, botteghe e figuranti, per ricostruire il presepe. Sul palco, in bella posizione, la capanna e a fianco, uno spoiler, ovviamente, i 3 re magi pronti per la loro cavalcata…

Senza aggiungere altri commenti, diventa quasi semplice invitare ad “immergersi nel Natale”, cercando di non fermarsi alla buccia…

E naturalmente qui ci sono tutte le foto del Natale 2025 a Melilla
Questa invece era l’edizione 2023, giusto per un confronto

Forza, ragazzi…

Forza, ragazzi…

Che Melilla fosse una base piuttosto comoda per gli spostamenti, lo avevo già capito. E l’ultimo incontro speciale è proprio di questi giorni.

Siamo a Madrid, a pochi km dalla città, guardando dalle finestre del refettorio si vede questa grande oasi verde in cui siamo e sullo sfondo la skyline dei primi grattacieli, in bella vista le 4 torri principali (che una ventina di anni fa ho visto proprio costruire e crescere, prima del salto in Ecuador!); siamo nella casa dei cappuccini, il Cristo del Pardo. Pochi decenni fa questa zona, ben preservata, era la riserva di caccia del Caudillo, così come nel 1600 era il parco riservato di Filippo III.

Siamo qui con una sessantina di ragazzi, 15 dall’Italia e gli altri spagnoli. Vengono dalle scuole mariste della nostra Provincia e l’assemblea che si è deciso di organizzare è una cosa abbastanza insolita. Un meeting dove i protagonisti sono proprio loro, i ragazzi e le ragazzi, il più grande sfiora i 17 anni e la più piccolina qualche briciola più dei 13. Insomma, dalla 3a media al biennio, per farla breve. Lo slogan è già rivelatore: “la tua voce conta”.
Ma non è tutto, sull’altro lato del Mediterraneo, in Libano, nella cittadina di Faraya, ci sono gli altri ragazzi di questa assemblea condivisa: ci sono alunni dalle 2 scuole mariste di Beiruth e di Jbeil e un gruppetto di scout della nostra città di Aleppo, dove sono presenti i Maristi blu (perché in Siria non possiamo aprire scuole, ma almeno la presenza in mezzo ai giovani è ben radicata). Il clou di ogni giornata è l’appuntamento in videoconferenza tra i due gruppi, che si salutano, si incontrano e condividono una tabella di marcia serrata e coinvolgente.

E’ la prima volta per noi maristi che viene dato spazio e protagonismo in questo modo quasi esagerato ai ragazzi. Su quale argomento? I diritti dei minori. Per noi europei forse una banalità che non riserva molte sorprese. Ma basta ascoltare le esperienze dei nostri amici in Siria per ricordarci che il nostro sguardo sul mondo non può limitarsi al nostro piccolo cortile.

L’idea di fondo è proprio quella di ascoltare i ragazzi, senza tanti filtri, senza manipolazioni studiate a tavolino, senza imbeccare le loro riflessioni. Rischioso, ma anche interessante. I ragazzi presenti sono stati votati dai loro compagni di classe e di scuola, e vivono questa responsabilità in modo ben evidente.

3 giornate piene di laboratori, incontri, scambio e condivisione, cercando di superare gli ostacoli della lingua, perché è vero che gli italiani studiano spagnolo, ma tra il libro di testo e la partecipazione ad una discussione ne scorre di acqua (e per la geografia, il Manzanarre è proprio qui, sotto di noi!); per questo eravamo presenti anche con un supporto per le traduzioni (insieme a me c’era anche fr. Claudio). Ma la presenza di noi grandi si è sempre mantenuta discreta, di servizio, a contorno dell’incontro.

Cosa ne è uscito fuori? Forse proposte semplici, richieste quotidiane, suggerimenti di piccola portata, però tutte con il sigillo della loro voce, che verranno recepite anche ai “piani alti” di chi poi dovrà inserire queste richieste nelle prossime programmazioni “serie”.

E qualche proposta si rivela interessante, bella da ascoltare da queste ragazze e ragazzi che prendono sul serio il loro ruolo. Suggeriscono ad esempio una figura inedita, il “mediatore” per i conflitti, un alunno delle classi più grandi della loro scuola, responsabile e adatto, che possa intervenire quando le litigate e le incomprensioni superano il livello dell’accettabile. O il ricorso ad una figura adulta, magari un’insegnante della materna (che forse ha già incontrato proprio quegli stessi ragazzi, anni prima) e che rimane come un protagonista mitico ma raggiungibile. Oppure i corsi da fare insieme ai genitori, sulle nuove tecnologie digitali, le attività formative da percorrere con i docenti, tutti allo stesso livello… Ne faremo tesoro e serviranno per esportare in alcune scuole le buone pratiche già avviate in altre. Altre proposte sono già condivise da molti dei nostri centri: la buca delle richieste (anonime, ovviamente) per segnalare problemi e disagi, gli incontri col tutor e le lezioni formative su temi trasversali, la figura dello psicologo o dello specialista in determinati ambiti…

L’incontro è durato dal venerdì sera fino alla mattina del martedì, con un ritmo davvero serrato; siamo “usciti” dalla grande casa che ci accoglie solo domenica sera, per prendere un po’ di respiro (ma giocava il Real contro il Barça… quindi per molti ragazzi l’uscita era molto interessata!) e tra poco inizia l’ultima serata: la preparano direttamente i ragazzi, ogni gruppetto deve organizzare un gioco o un’attività per tutti… e domani i saluti, le lacrime, ma prima la nottata, gli scambi, le chiacchiere interminabili, il girovagare tra le camere, la firma sulla maglietta… Sono i loro giorni, bello che li vivano fino in fondo.

(un racconto più “formale” di questa esperienza si trova anche qui, con tante foto e tutto il resto).

Qui di Natale ce n’è davvero tanto…

Qui di Natale ce n’è davvero tanto…

Sarebbe bello riprendere uno dei classici racconti di Natale di Buzzati, uno scrittore apparentemente ateo ma segnato da una profonda nostalgia per questo appuntamento annuale con la tenerezza…

Mi sarebbe piaciuto accompagnarlo in visita presso la scuola dove mi trovo adesso, qui a Melilla, un “cole” cattolico ma pieno di musulmani con qualche spolverata di altre fedi, davvero molto simile a quanto si incontra ogni giorno in queste zone di confine. Persino facendo i compiti con i bambini del doposcuola del Progetto Alfa, tutti musulmani, non si può fare a meno di notare che tra un compito e l’altro i quaderni rigurgitano alberi di Natale, scene del presepio, stelle comete e richiami per lo meno nordici, neve, pupazzi, renne, Babbi Natale… che stridono fortemente con la quotidianità, perché qui si incontra ancora tranquillamente gente in pantaloncini e maniche corte, alberi e giardini lussureggianti e quando il sole si alza nel cielo pieno di gabbiani il tepore è davvero accogliente, altro che “freddo e gelo”.

Sapevo che nell’ultima settimana di attività didattiche la nostra scuola si sarebbe trasformata per un giorno in un grande presepio vivente; tutto il cortile si sarebbe mutato in quella porzione di Betlemme che ha dato i natali a quel cambio di epoca nel quale siamo ancora immersi.

Tutti i docenti erano al lavoro, la sera prima, a sistemare con qualche alunno gli spazi, le scenografie, le cose più ingombranti: portali, casette, tavolate, piccole tende. A sera tarda erano ancora lì a verificare che tutto fosse a posto, sperando che l’umidità della notte non facesse troppi danni (e in questi giorni siamo stati davvero fortunati, con sole smagliante a non finire)…

Così la mattina dopo, la scuola è stata invasa da pastorelli, contadine, pescatori, antichi artigiani, angeli e centurioni romani, qualche sacerdote, un po’ di re magi (rigorosamente 3) e per la prima versione, in meno di mezz’oretta, tutti i figuranti erano pronti; a quel punto si sono aperti i cancelli per la prima ondata di genitori, accolti dai profeti e dai governanti, in alta uniforme e poi ha avuto inizio il delirio dei papà e mamme a zonzo per l’antica Betlemme, alla ricerca dei propri figli e degli immancabili appostamenti fotografici.

La scena si è ripetuta per tre volte nel corso della mattinata, per dare spazio a tutti nella visita ed evitare ingorghi (gli alunni in totale sono più di 800 mi conferma fr. Eulalio che tutte le mattine è fedele al suo prezioso impegno di salutarli tutti quanti all’ingresso) e l’ultimo drappello in visita ha iniziato dopo le 12.

Mi sono divertito anch’io a visitare i diversi stand, quello dei falegnami che imperterriti martellavano piccole sagome di legno (con martelli di plastica, per fortuna!) e le classi dei piccolini, metà in versione pecorelle e l’altra metà come pastori; poi le scene più impegnative, l’annunciazione, con un angelo quasi spavaldo e bene in mostra, mentre la piccola Maria era davvero nell’ombra… le altre scene di lavoro, compreso il banco dei pescivendoli (avevo suggerito di mettere dei pescatori lungo il fiume in carta argentata che divideva il cortile ma qualcuno si è anticipato anche con una certa pesca miracolosa); e poi il cuore della scena, la grotta, con tanto di angeli messaggeri (povere ragazze delle superiori, a dover restare con le braccia spalancate per rinforzare l’annuncio!), l’osteria con i Re Magi al riposo in vista dell’ultima tappa. Insomma, davvero uno spettacolo.

Che si gusta meglio con gli occhi e con le immagini di questo allestimento.

A cosa serve uno sportello…?

A cosa serve uno sportello…?

La parola “sportello” sta rimbalzando molto di frequente, non solo nella mia testa ma anche tra i miei vicini più “stretti”, insomma, tutta la comunità, visto che al momento dovrei essere coinvolto in almeno 2 o 3 di queste iniziative e questo logicamente ha i suoi risvolti, di tempo e di attenzione, che coinvolgono tutti gli altri.

Ad esempio mi viene in mente quanto abbiamo realizzato, per lo sportello del Polo Sociale, nel caso di Aradia, una bambina cingalese di 9 anni. Il papà era qui in Italia da numerosi anni e come spesso accade si ripete la storia del genitore che viene prima ad esplorare il territorio e le opportunità, poi, gradualmente, riesce a trasferire il resto della famiglia. Potete immaginarvi le difficoltà e la distanza, separarsi dalla famiglia per 2-3 anni (quando va bene!) prima di coronare questo sogno.

Nel caso del papà di Aradia le cose sono andate abbastanza bene, ha trovato lavoro, una sistemazione e finalmente ha potuto trasferire il resto della famiglia qui a Siracusa. Nel mese di febbraio è arrivata così anche la piccola Aradia, che aveva già frequentato regolarmente la scuola in Sri-Lanka ma ora si preparava ad un grande passaggio; scuola nuova, amicizie nuove, nuovo quartiere… Non è un passaggio da poco.

Il papà così aveva chiesto alle scuole vicino alla sua residenza, ma vuoi per le difficoltà di linguaggio (“Compili il modulo allegato che può scaricare online dal sito della scuola oppure richiedere formalmente alla segreteria, questa è la procedura…”), vuoi per la poca conoscenza dei tempi e delle possibilità, la scuola aveva risposto che non c’era posto e che se ne poteva riparlare per l’anno prossimo. Spesso, a queste risposte, ci si rassegna e si aspetta.

Per fortuna la rete di contatti che ormai abbiamo steso sul territorio ha portato questo genitore a chiedere anche a noi se era possibile aiutarlo in questa impresa. Così ci siamo subito attività, con Maria e gli altri amici dello “sportello Polo Sociale”. Ci sembrava strano che la scuola avesse dato una risposta negativa, ma conoscendo la realtà locale abbiamo subito cercato di contattare la dirigente della scuola. Spesso i contatti diretti con i responsabili sono più efficaci di altri percorsi. E infatti, nel giro di poche chiamate, siamo riusciti a fissare un appuntamento. Intanto avevamo approfondito la conoscenza della famiglia, vista la bambina, che non aspettava altro di poter finalmente entrare nella nuova realtà.

L’incontro con la dirigente e le docenti della scuola si è rivelato molto cordiale e accogliente; accompagnando il genitore, cercando semplicemente di mediare, completando il discorso e chiarendo gli aspetti difficili, le difficoltà si sono rivelate superabili. La bambina è già ben scolarizzata e la conoscenza dell’inglese che già conosce, anche se piuttosto semplice, permetterà alle maestre di interagire senza la necessità di un mediatore linguistico (e se proprio servisse, il nostro sportello potrebbe persino fornire alcune ore di questa mediazione, se fosse indispensabile). Alla fine del dialogo la segreteria si è messa subito a disposizione, abbiamo aiutato il genitore a compilare il modulo di iscrizione (ogni scuola ne ha uno differente, e le pagine spesso scoraggiano il genitore straniero); e avendo ormai esperienza dei nomi cingalesi, lunghissimi e quasi impronunciabili per noi locali, l’impresa non è sempre facile. Ma ci si riesce.

Il saluto finale della dirigente è stato davvero incoraggiante: “Allora, domani ci vediamo a scuola”.

“I love this school”, è stata la risposta spontanea della bambina.

Insomma, nel giro di poche ore la situazione si è risolta in modo positivo. La bambina sta già frequentando serenamente le lezioni nella sua nuova classe (in considerazione della sua età e delle difficoltà iniziali della lingua, al momento è stata inserita in una classe seconda; in seguito si vedrà se confermare o modificare questa scelta. Ma intanto il “diritto alla scuola” è assicurato.

Naturalmente il lavoro non è concluso: prossimamente ci siamo ripromessi di valutare questo inserimento e in seguito dovremo aiutare ancora il genitore per l’iscrizione dell’altro bambino che nel prossimo anno inizierà la scuola. Ma gli inserimenti scolastici sono un po’ come le ciliegie, uno tira l’altro e avere una figlia inserita nella scuola semplifica tutto il resto.

Crogiuolo di culture…

Crogiuolo di culture…

Momento interessante, ieri, legato all’attività che stiamo portando avanti come “sportello” delComune. Fose il nome è un po’ troppo altisonante, visto che si tratta di un’attività che faremmo comunque con il nostro centro del Ciao, ma siccome stiamo partecipando ad un progetto più ampio, dire ad un dirigente che “…mi manda il Comune”, a volte risolve alcuni problemi di fondo.

In pratica stiamo cercando di semplificare ed aiutare le persone straniere a iscrivere i propri figli alla scuola italiana e da pochissimo abbiamo anche saputo che questo “sportello” si dovrà occupare dell’emergenza Ucraina. Il tutto nella solita gestione un po’ siciliana che non sempre brilla per efficienza, chiarezza e affidabilità. Basti pensare che questo progetto è operativo da un paio di mesi ma… nessuno dei partner ha ancora potuto firmare uno straccio di convenzione! Intanto noi andiamo avanti, fornendo un piccolo supporto (anche di baby-sitting per consentire alle mamme troppo impegnate con figli piccoli di poter imparare l’italiano e dovreste vederli come si divertono).

Ma veniamo alle cose concrete. I profughi ucraini stanno arrivando anche qui, negli angoli remoti della Sicilia e Siracusa è decisamente lontana, ma le connessioni tra le persone non si preoccupano quasi mai della carta geografica. Dopo i primi due bambini iscrittti in prima media giorni fa, abbiamo aiutato un’altra mamma a iscrivere la piccola D. presso la scuola di s. Lucia. La mamma è una docente e quindi si sbroglia bene tra moduli e form da completare, a parte la lingua diversa, basta davvero un po’ di inglese per risolvere quasi tutto. E poi, in questo momento, anche se non sembra elegante dirlo, ai profughi dell’Ucraina tutti stanno offrendo facilitazioni e ponti d’oro che gli altri rifugiati non possono sognarsi! Abbiamo tutti negli occhi e nel cuore le scene di morte e distruzione della guerra in corso, forse abbiamo partecipato anche noi alle manifestazioni no-war; ma adesso si tratta di andare al concreto.

E infatti ieri mattina sono andato presso la scuola con la mamma e la figlia dell’Ucraina, ma insieme ad un atro nucleo familiare, ben diverso, proveniente dall’Afghanistan. Lo zio e il nipote in attesa da mesi, esattamente da settembre 2021, di poter mandare il ragazzo a scuola.

Si tratta in questo caso di un problema più delicato e complesso: il bambino è stato portato via dal paese durante gli ultimi disordini dell’estate scorsa; ha perso i genitori e la situazione caotica non ha certo consentito di raccogliere o chiedere i documenti necessari per l’emigrazione. Morale della favola, tra un rifiuto e la richiesta di un documento ineccepibile, a marzo il ragazzo è ancora parcheggiato in un limbo kafkiano, senza poter fare nulla, senza incontrare coetanei, senza poter iniziare un percorso di integrazione, di apprendimento della lingua, niente. L’unico tramite linguistico è lo zio, in Italia ormai da anni, ma il ragazzino a malapena si presenta con un “ciao”.

E per finire in bellezza dovevo anche presentare l’ultima richiesta, per una ragazzina di 12 anni del Marocco, arrivata da pochi giorni qui in Italia; relativamente fortunata perché il fratellino era arrivato in precedenza ed è già regolarmente iscritto alla scuola primaria. Un pizzico di francese (ma davvero poco), per chiarire i vari aspetti con la mamma.

Insomma, quando la dirigente mi ha visto per l’ennesima volta (ma ormai ci conosciamo e quindi capisce subito di cosa si tratta) avrà pensato: “Ancora un altro?”. Invece no, questa volta sono tre.
Per fortuna che la disponibilità anche in questo caso è stata molto cordiale e disponibile.

Anche le maestre e le insegnanti che si incontrano lungo le scale, e con alcune ormai c’è una discreta conoscenza, si ritrovano tutte d’accordo che i “ponti d’oro” per gli Ucraini non possono farci dimenticare le difficoltà degli altri, spesso apparentemente insormontabili.

I risultati sono positivi e rapidi. Oggi, venerdì, la ragazzina ucraina è già entrata a scuola; per il ragazzino afghano dobbiamo completare la documentazione ma la determinazione della dirigente è chiara: si tratta di un diritto del ragazzino da rispettare e mettere in atto. Per la ragazzina del marocco è solo questione di recupero dei documenti necessari per avviare l’inserimento. Per tutti loro sarà una bella sfida, perché entrare in una classe nuova è sempre un’avventura piena di incognite: affascinante ma anche difficile.

Quando usciamo dalla scuola siamo tutti un po’ più sollevati. Parlo con lo zio afghano che ha accompagnato il nipote, lasciando letteralmente a metà il suo lavoro: è un muratore, specializzato in muretti a secco, uno di quei lavori dove di siciliani ormai non se ne vedono più, mani segnate dalla polvere, dal lavoro. Commenti irripetibili sulla situazione del suo paese, segni di stanchezza per l’attesa così lunga, la burocrazia da seguire… lungo la strada incontro il papà eritreo di un altro bambino che conosco bene. Sarà così il nostro futuro, molto variopinto, pieno di lingue e di confusione, ma sicuramente più variegato. E’ l’occasione che abbiamo per costruirlo come dovrebbe essere, senza paure e timori di perdere qualcosa di “esclusivamente nostro”. Un crogiuolo di culture, insomma, dal risultato migliore della somma delle parti.

E comunque l’avventura è solo all’inizio, perché dopo servirà il supporto, l’aiuto per i compiti, un sostegno per le tante attività e pratiche collegate alla scuola. Di scontato e facile è rimasta solo la forza di gravità, tutto il resto è fatica e conquista… Ma so che ne vale la pena.