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Alla scoperta dell’Estremadura

Alla scoperta dell’Estremadura

Prima della settimana santa, la nostra comunità Fratelli di Melilla si è dedicata una pausa… alla scoperta dell’Extremadura. Lo so che è un regalo bello grande, diciamo che fa parte di quel “centuplo” quaggiù, spesso bistrattato, che ci accompagna nel nostro percorso umano; ma a Natale avevamo avuto un po’ di problemi vari di salute e un viaggio precedente era saltato, così, nel percorso verso Fuentheridos, dove avremmo vissuto la settimana santa insieme ad altri amici maristi, ci siamo dilungati un po’ per vedere luoghi interessanti.

Sbarcati a Malaga il 25 marzo abbiamo iniziato il nostro percorso dalla splendida città di Ronda, famosa per il suo tajo, quel salto nel terreno che la caratterizza e rende famosa; un fiume che la divide a metà e ne segna il profilo; un famoso ponte che unisce le due parti della città, che contiene al suo interno altri luoghi interessanti.
Noi abbiamo cominciato dal suo giardino principale, vicino alla Plaza de Toros, per contemplare questa cesura significativa nel terreno; poi abbiamo iniziato a perderci nel suo interno, tra le chiese antiche, le collegiate e i bagni arabi che ancora oggi colpiscono per l’ambiente che ricordano e lasciano immaginare.
La risalita verso il centro, tra scalinate impervie e scorci mozzafiato ha richiesto il suo tempo, ma anche il tempo splendido, che ci ha accompagnato in tutti questi giorni, ha fatto la sua parte.

Nel pomeriggio abbiamo continuato il nostro itinerario, con una tappa a Sotenil, altro luogo famoso per la roccia caratteristica che ne sovrasta e marca il tessuto urbano; al riparo di questa roccia si sono distribuiti locali, ristoranti tipici, abitazioni… a pochi passi dal fiume che da secoli ne definisce l’ossatura principale.
E visto che eravamo anche alla scoperta dei piatti tipici, anche se questa zona è marcata dalla vicinanza con il mare (non a caso Malaga è la capitale di questa provincia), i prodotti legati alla terra e logicamente alla carne, la fanno da padrona.
Che dire, una buona carrillada, tenera e fumante, era d’obbligo. In serata siamo arrivati a Badajoz, che sarebbe stata la nostra “base” per tutta la settimana, visto che qui abbiamo una piccola comunità marista, che vive in un appartamento in un quartiere non lontano dalla scuola.

Il secondo giorno lo abbiamo dedicato interamente alla città di Merida, uno dei luoghi dove si respira ancora a grandi sorsate la cultura e la storia romana; la nostra meta era proprio il cuore storico della città, l’anfiteatro, il teatro e una splendida casa romana adiacente a queste due strutture ben conservate. Juan antonio ricordava ogni tanto che anche il protagonista del film Il Gladiatore, Massimo Decimo Meridio, risulta essere originario proprio di questo centro, che dal I sec. della storia romana rappresentava il fulcro della cultura e del potere imperiale. Anche la casa che abbiamo visitato (facendo lo slalom tra le classi di alunni spagnoli in visita) ha lasciato il segno, persino per la struttura coperta che la protegge e conserva. Nel pomeriggio ci siamo dilungati nella visita dell’Alcazaba, l’antico quartiere-cittadella di epoca araba, con le sue mura possenti (con molto materiale di recupero di origine romana, i suoi magazzini e depositi per l’acqua, un museo a cielo aperto; il tutto con uno splendido ponte romano che ancora permette di guadare le acque della Guadiana, il fiume che attraversa la provincia.

Il nostro terzo giorno, venerdì, lo abbiamo dedicato alla cità di Caceres. Abbiamo penato non poco nel suo centro alla ricerca di un parcheggio (quasi ci veniva da pensare “cosa ci può essere di buono da visitare qui?”), finalmente localizzato nel grande parking dell’Obispo Galarza; una volta sistemata la macchina, in pochi minuti ci siamo trovati nel centro cittadino, la grande piazza del Comune, adiacente al suo famoso nucleo storico, uno dei primi in Europa ad essere indicato dall’Unesco come “insieme” storico di valore. Un centro medievale ben conservato, coerente e che sa ricreare al suo interno un’atmosfera affascinante; non per niente è stato il set di numerosi film e documentari sull’epoca medioevale.
Di buona lena ci siamo messi a percorrere il semplice itinerario circolare che comprende i monumenti essenziali, ammirando l’effetto atemporale dei palazzi, dei fregi, delle insegna nobiliari. Ogni tanto qualche chicca, come la mostra di manoscritti ed opere antiche dell’Archivio o l’incredibile deposito di acqua che si trova nello spazio espositivo delle confraternite che affollano la città.

Nel quarto giorno, sabato, abbiamo impostato la rotta verso il Portogallo; la nostra destinazione era la cittadina di Elvas, non lontana da Badajoz, teatro di storia e monumenti significativi. Un po’ come la frontiera italiana con la Francia (o quella con l’Austria), segnate da innumerevoli forti, costruzioni di difesa, testimoni di un passato spesso agitato, pullulante di guerre… abbiamo iniziato la visita ammirando l’acquedotto che riforniva il centro e poi recandoci presso il complesso del forte della Grazia (un nome che stona decisamente, appiccicato ad una macchina di guerra…); una struttura difensiva per proteggere i confini del Portogallo dalle innumerevoli scorribande non solo degli spagnoli, ma anche francesi e inglesi… Un forte a pianta stellata e composto da un numero impressionante di manufatti, ambienti, saloni, tunnel di raccordo, stanze… uno li percorre con la consapevolezza che tutto questo era parte di una impressionante arma di difesa per impedire l’assalto del nemico e ora, dopo poche centinaia di anni, sembrano quasi un monumento “bello” da ammirare e non un dispendio di energie e risorse assurdo che ha segnato la nostra storia europea. Ma basta pensare agli eventi bellici che stanno segnando la nostra storia di oggi per capire che… non abbiamo imparato poi molto dal nostro passato. Dopo il forte siamo passati al castello di Elvas, che però conserva ben poco, qualche camminamento lungo le mura esterne, alcune stanze vuote… Decisamente più interessante passeggiare per le strade del centro, che pur essendo un piccolo paese conserva testimonianze interessanti di un passato glorioso; in particolare colpisce l’utilizzo delle piastrelle colorate, gli azulejos, negli edifici religiosi, interni di chiese o anche esterni. Naturalmente a pranzo, il piatto forte da assaggiare era il bacalao, nelle sue varie declinazioni.

Per la domenica delle Palme abbiamo vissuto il momento forte della giornata nella scuola marista, dove la celebrazione era affollata di famiglie e alunni. Nel pomeriggio ci siamo dedicati alla città di Badajoz che pur avendo “poco” da mostrare, non è poi così insignificante. La sua Alcazaba, i resti della dominazione araba del tardo medioevo, sono ancora ben presenti e come sta succedendo per gran parte delle città spagnole che hanno vissuto questo periodo, vengono messi in debito rilievo, recuperando gli edifici, la multistratificazione storica, le soluzioni tecnologiche (in particolare per quanto riguarda l’utilizzo delle acque); per di più in questa occasione potevamo contare sulla guida di José Luis, che è proprio di queste parti e quindi ci sapeva mostrare alcuni dettagli difficili da cogliere nel tessuto urbano, come il graduale recuperio di quartieri degradati che nel tempo sono stati riportati ad un livello di partecipazione più civile. Discesi dalla parte alta, essendo la domenica delle Palme, ci siamo imbattuti in una delle numerose processioni cittadine, che per uno “straniero” rappresenta sempre uno spettacolo visivo insolito e suggestivo.

Lunedì doveva essere solo un giorno di viaggio normale, ma avevamo visto sulla mappa che si passava vicino a Jerez de los Caballeros, un paese dal lungo passato abbinato alla storia dei Templari. Ovvio che una tappa se la meritava anche questo centro. E quindi ci siamo dilungati per visitare quanto aveva da offrirci; soprattutto chiese monumentali e campanili svettanti, uno dei quali richiamava molto da vicino la Gironda di Siviglia. Il paese è piccino e girarlo a piedi non era un problema, la cosa interessante, che ha colpito più dei monumenti, era la partecipazione di tutta la gente ai preparativi della settimana santa; quasi in ogni chiesa c’erano drappelli di persone a sistemare le varie scene che avrebbero preso parte ai passos della settimana; fiori, candele, addobbi, tessuti, pulizie, ripittura degli ingressi… sembrava tutto un fervore di popolo concentrato sulle feste imminenti e si notava che erano proprio le persone del paese, ben consapevoli della centralità dei gesti e delle cose che stavano preparando. L’altra sorprese è stata quella di scoprire che gran parte dei famosi conquistadores del nuovo mondo sono originari proprio di queste zone: nomi come Hernan Cortés, Vasco Núñez de Balboa (nativo proprio di questo centro, chegli ha dedicato un museo proprio nella sua casa natale), Pizarro… qui sono di casa.

Infine, affidandoci all’intuito che le trattorie con molte macchine e mezzi parcheggiati davanti sono di solito le migliori, abbiamo assaggiato altri piatti semplici e tipici della zona, in particolare una zuppa coi ceci da leccarsi le dita. Ormai eravamo pronti per raggiungere la nostra destinazione: villa Onuba, a Fuentheridos.

E naturalmente, ecco una selezione (abbondante) di foto di questi giorni dedicati all’Estremadura

2026, eccoci pronti…

2026, eccoci pronti…

Siamo ormai a metá gennaio, insomma, il 2026 non è più alle porte e siamo già belli pronti per la ripartenza. Corsi, lezioni, nuovi progetti all’orizzonte!…

Sono tornato qui a Melilla da poco, dopo aver partecipato al primo incontro delle opere sociali mariste di Spagna (in realtà escludendo la Catalunya) , svoltosi all’Escorial. Ne parlavo qui.

E sfogliando un po’ di foto ripensavo alle tante e belle opportunità che ho avuto in questo periodo natalizio, per visitare luoghi speciali e interessanti della Spagna.

E’ il primo anno che passiamo il giorno di Natale qui a Melilla, complice una botta di influenza mia e il soggiorno in ospedale dell’amico Ventura (voleva proprio inaugurare il nuovissimo ospedale della cittá, che iniziava ad accogliere le emergenze proprio il martedì 17 dicembre, quando lo abbiamo accompagnato per qualche approfondimento): lo hanno ricoverato per una settimana intera!

Nella notte di Natale, un po’ come i re Magi, siamo partiti con il traghetto da Melilla, sbarco a Malaga dopo 7 ore tranquille e rotta verso Granada. In mattinata abbiamo ancora trovato il tempo, io e Juan Antonio, per visitare la Cappella Reale (tomba dei famosi re Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, insomma, gli artefici della ripresa spagnola del XV secolo) e la Cattedrale di Siviglia. Poi ci siamo concessi alcuni giorni tranquilli, senza impegni, con qualche fresca passeggiata per la cittá: il giardino del Carmen de los Martires, il paseo de los tristes, il piccolo souk arabo che quasi prelude al quartiere dell’Albaicin, qualche passeggiata lungo le colline del Darro…

Il 31 dicembre ci siamo spostati a Cordoba, per celebrare il nuovo anno insieme alla comunità (erano presenti anche 2 fratelli africani, questa volta nel senso pieno del termine, non come noi di Melilla :-); preghiera e pranzo insieme ai laici vincolati (ottima occasione per stare un po’ con Juanan e ricordare il periodo di Siracusa), qualche scorribanda per la suggestiva cittá (scoprendo persino un aereo parcheggiato in un parco, poco lontano dalla nostra scuola).

Nella mattina del 5 prendo il treno da Cordoba per Madrid, dove passeró i giorni seguenti, tranne un rapido rientro proprio a Cordoba per partecipare, sabato 10, all’incontro degli animatori delle comunità e fraternitá mariste. Anche qui mi ritaglio giorni tranquilli, con qualche incursione culturale (il Reina Sofia e l’immancabile Guernica, fulcro assoluto del museo, il Prado, con la sua sterminata distesa di capolavori, il Man con i suoi reperti suggestivi). In particolare faccio una scorta di freddo per osservare i preparativi della cabalgata de los Reyes lungo il Paseo de la Castillana. Un freddo a dir poco glaciale, un paio di gradi sottozero, ma che spettacolo veder spuntare famiglia allegre, con le loro scalette in alluminio, per contemplare meglio la sfilata, insieme ai provvidenziali ombrelli rovesciati per raccattare più caramelle possibili (si parlava di circa una tonnellata!); ma dopo 2 ore di attesa, dalle 16, appena inizia la sfilata… mi sono ritirato a casa, anche perchè in televisione si vedeva molto meglio 😉
Nella scuola dove mi trovato, Chamberi, le pareti grondano della presenza di quadri di Goyo, l’artista che ha plasmato in modo concreto la nostra percezione iconica di san Marcellino Champagnat; dall’ingresso al refettorio degli alunni, fino agli spazi della comunità. La sorpresa è stata proprio quella di incontrarlo, come ospite, e condividere insieme momenti davvero di famiglia.

Infine i giorni di incontro all’Escorial, dopo un passaggio ad Alcalá de Henares, dove i maristi hanno un centro universitario, ben inserito in una città dove la cultura alberga da secoli (l’Univ. Complutense è uno dei baluardi culturali fondamentali) e la città antica non è davvero niente male.

Insomma, un bel tesoro da conservare negli occhi e nel cuore. Come queste immagini

Una settimana a Tui

Una settimana a Tui

Ho trascorso questa rilassante settimana di inizio agosto nella nostra casa marista di Tui, un paesino che si trova proprio sul confine con il Portogallo, nel nord della Spagna. Siamo in Galizia e il fiume Mino separa proprio i due paesi; il centro di Tui si trova così di fronte alla fortificazione portoghese di Valença.

Nei ritagli di tempo libero ho potuto quindi visitare questo centro, davvero interessante. Piccolo abitato, non dovrebbe superare i 10mila abitanti, ma la sua storia e la sua configurazione, richiamano un numero notevole di turisti e visitatori. Il centro è tipicamente medievale, con un reticolo di stradine, archi, gallerie ed edifici dal sapore veramente affascinante. Il cuore della cittadina si articola intorno al grande edificio della Cattedrale, questa sì veramente degna di nota (anche se adesso la diocesi comprende Tui e Vigo).

Si giunge nella piazza centrale e si rimane stupiti dalla compattezza e idea di fortezza che emana dalla facciata. Perché proprio di fortezza si tratta e la storia di questo centro di confine non è diffiicle da comprendere. Visitarla richiama quel senso di mistico rispetto per le navate gotiche che si slanciano dal buio verso la luce, un fascino discreto e gratificante. Direttamente collegato alla cattedrale l’ampio chiostro, ben conservato ed utilizzato ancora oggi (proprio in questa settimana si svolgeva un festival di musica, dal flamenco al jazz, dal classico al folklore musicale di Capo verde). Un po’ nascosto nel lato più esposto del chiostro, l’ingresso per la torre fortilizia, edificata per avvistare, difendere e proteggere l’intera cittadina. Mura possenti, nel granito grigio che qui domina in tutte le costruzioni. Lo spettacolo del fiume e dello spazio “straniero” di fronte ora rimane solo un richiamo alla storia, perché i due paesi frontalieri sono oggi un esempio di cittadina europea sui generis, mi dicono che se preferisci avere le cure in Portogallo o concludere alcune pratiche in Spagna, qui è lo stesso, integrazione che per chi viene da Melilla sa di fantascienza. O di auspicato futuro!

Lasciando la cattedrale, è bello perdersi senza troppe mete nei vicoli del centro, alcuni davvero suggestivi, con una pavimentazione in lastroni grezzi che spesso lascia il posto alla nuda roccia, visto che il paese sfrutta una posizione elevata vicinissima al fiume, strategicamente scelta già dai tempi antichi quando i romani organizzarono questi territori… in questo borgo c’era persino un quartiere ebreo fiorente, che logicamente cambia faccia nel 1492, con la Reconquista e la cacciata degli ebrei (ma in molti restarono, in modalità semiclandestina o con altri escamotage). Di sera ogni ancolo si ripopola e spuntano bar e taperie nei luoghi più suggestivi e passeggiando si possono decifrare menu a base di pulpo alla gallega, mariscos e altri piatti tipici di Galizia. La birra? neanche a pensarci, qui trovi quasi solo la Estrella Galizia. E mi sembra logico…

I dintorni sono altrettanto interessanti; è possibile seguire il fiume fino al grande ponte ferroviario e automobilistico che collega le due cittadine. Interessante attraversare un confine senza nessuna guardia, controllo o altro. Il confronto con la mia Melilla e la frontiera di Beni Enzar è davvero impietoso; da un lato ore di attesa, timbri e controlli, qui il semplice calpestare una linea pitturata sul suolo e ci si ritrova in un altro luogo. E subito la lingua cambia, le scritte, i suggerimenti, non è così automatico passare dallo spagnolo al portoghese, anche se il gallego, la lingua di qui, è già un mix interessante di questi due mondi. Il piccolo centro fortificato di Valença è un brulicare di turisti, la strada centrale si trasforma in un mercatino attorniato da bar e ristoranti; ma uno la visita soprattutto per la sua incredibile fortificazione, creata nel 1600 a scopo difensivo. Mura, contromura, percorsi ad ostacoli, tunnel e soluzioni controintuive per ostacolare eventuali assalti e conquiste. E naturalmente, guerre su guerre, assalti, attacchi. Se non fosse che la cronaca di questi tempi è altrettanto infarcita di guerre e attacchi, sarebbe quasi romantico pensare ai tempi che furono… e che invece si ripropongono con rinnovata assurdità.

Poi ci sarebbero anche i dintorni di Tui, con il suo monte Aloia ricco di sentieri e punti panoramici, o i parchi con abbondanti zone umide che si incontrano vicino al fiume…

Insomma, valeva davvero la pena curiosare da queste parti.

Più che alle tante parole, meglio affidarsi allora a questa carrellata di immagini di Tui

Mi sembrava capoeira…

Mi sembrava capoeira…

Qui in Spagna le vacanze di Natale sono una tappa impegnativa, tanto che per farle venire bene si sono premuniti di un ponte bello lungo per fare le prove generali; il 6 dicembre è la festa della Costituzione (quella emanata dopo il periodo di Franco, ovviamente) e l’8 dicembre, festa dell’Immacolata è una sosta talmente importante che se cade di domenica (come quest’anno), si aggiunge una festa per il giorno 9 per sottolinearne il significato. Morale della favola, siamo partiti da Melilla il 5 sera e ci siamo presi una pausa di relax di un paio di giorni. Ora siamo qui a Granada, che diventa il nostro punto di partenza, per un paio di visite allo splendido entroterra spagnolo.

La tappa di ieri era verso la zona di Alpujarra, la parte a sud della Sierra Nevada, un territorio montagnoso che appartiene alla provincia di Granada e di Almeria. Dopo la reconquista la zona è stata interessata da processi di ripopolamento da parte di gente proveniente dalla Galizia e quindi è facile trovare toponomi con un vago sapore di lingua portoghese, molti i paesini che terminano con “…eira”, insomma, girando a forza di curve mi sembrava che fossero tutti sulla falsariga di capoeira. Ma niente a che vedere con questa leggiadra forma di danza marziale… 😉

Da Granada la zona dista quasi 90 km (e sarà solo al ritorno che mi renderò conto di aver macinato più di 200 km, tra curve e controcurve di montagna); i luoghi sono davvero suggestivi, ti capita di passare nella famosa Lanjaron (una nota marca di acqua da tavola che sgorga proprio in questa zona) e di aggirarti per i paesini a terrazza di questo territorio, che sembrano costruiti dai puffi bianchi (un bianco abbacinante, nella splendida giornata di ieri). Ci siamo anche avventurati tra le strette viuzze di Orgiva, fidandoci imperterritamente (si può dire?) di Google Maps e… ha funzionato, anche se con un margine di poco più di 10 cm per lato dalla macchina, io guidavo ma gli altri guardavano con terrore gli angoli e i muri delle viuzze, che sembravano sempre più accarezzare la carrozzeria!

Ci siamo poi goduti davvero le splendide città bianche di Pampaneira e Capileira (che ti dicevo prima sulla capoeira?), con i loro tetti che formano la terrazza della casa adiacente, i loro grandi camini bianchi, le ardesie a profusione, i passaggi coperti nel paese, dei piccoli gioiellini.

E complice il lungo ponte, ci siamo ritrovati compresi nell’esercito di turisti che, come noi, si erano diretti nella stessa zona. Code di macchine, file di persone nei caruggi, bar presi d’assalto, davvero una grande quantità di persone. Meno male che avevamo prenotato per il pranzo, cercando una zona non troppo centrale di uno di questi paesini. Pranzo con vista monti spettacolare e di forte impatto. Ma come vivevano in queste zone prima delle invasioni dei turisti? Pochi boschi di castagno, terrazze e coltivazioni, ma doveva essere davvero dura la vita un tempo.

Nell’ultimo villaggio l’attività svolta era invece molto chiara: zona di vacanza per prosciutti da stagionare; a Tresvelez la scritta del paese è contornata da ridenti prosciutti, le luminarie di natale sono a base di prosciutti, i murales richiamano prosciutti… qui venivano posti a stagionare i prosciutti, per il clima secco e fresco.

Bene domani sarà la volta di Jaen (ci sono stato esattamente 20 anni fa, vediamo se ricordo qualcosa…) Ma per oggi di cose suggestive ne abbiamo raccolte davvero tante!

Ecco qualche immagine di questo giro presso la Alpujarra

Scoprire le Asturie

Scoprire le Asturie

Aqui se puede leer la version en español – gracias H. Pedro 🙂

Come è ormai consuetudine del nostro gruppo di fratelli maristi (nella fascia tra i 50 e 70), quasi ogni anno riusciamo a ritagliarci una pausa significativa, tra fine aprile e inizio maggio, per condividere alcuni giorni insieme e visitare, quasi con infantile gusto di scoperta, una nuova zona della Spagna. Quest’anno la scelta è caduta sulle Asturie. Che fino a pochi mesi fa nella mia inconsapevole ignoranza situavo poco a sud di Madrid… forse per assonanza con l’Estremadura, mentre invece…

Per la cronaca ecco qui una rassegna di queste nostre scorribande “fraterne”

Ci siamo incontrati a Madrid a fine aprile e dal sabato 27 fino al 30 siamo andati alla scoperta. Un itinerario interessante e vario, preparato dal nostro affidabilissimo due Pedro Sanchez e Serafin, che sono riusciti a concentrare in pochi giorni l’anima e l’essenziale di questa terra, mixando con gusto e fantasia tra cattedrali, degustazioni, città in espansione, esempi di pedagogia sociale del tempo appena passato e scorci marini mozzafiato.

Ma per dare almeno un filo cronologico a questi giorni, andiamo con ordine:

Arrivati nel pomeriggio ad Oviedo (con il treno, attraversando una Spagna baciata dalla pioggia) il nostro primo appuntamento è stato la visita della cattedrale. La nostra guida, Regina Buitrago, fin dall’inizio ha dato prova di una conoscenza approfondita e una capacità empatica notevole, facendoci così non solo apprezzare il bello che a profusione si svelava davanti a noi, ma stuzzicando anche la curiosità, i ricordi e la voglia di approfondire, in seguito, per nostro conto. Abbiamo così subito fatto conoscenza con i personaggi storici alle radici di questa terra, il grande re Pelayo, che nei giorni successivi avremmo ritrovato un po’ ovunque. Della cattedrale, una delle tante con una sola torre residua (come Genova, Malaga e altre) abbiamo apprezzato soprattutto gli angoli più antichi, le varie cappelle e la camera santa, nella quale si conserva anche il famoso sudario (e per un appassionato di Sindone il richiamo è sempre interessante), tra le curiosità si annovera anche una delle anfore delle nozze di Cana….

Suggestivo e folgorante il chiostro. Uscendo dalla cattedrale ci siamo immersi nel centro cittadino, sfiorando la statua della Regenta (protagonista di uno dei romanzi più classici della cultura spagnola del 1800, ambientato proprio ad Oviedo) e ricercando le tracce delle antiche mura. Nelle Asturie si colloca il primo guizzo di riscossa che ha portato la Spagna alla reconquista, e la genealogia dei primi re è uno degli archetipi forti della identità spagnola. Insomma, re Pelayo ci avrebbe accompagnato anche per i giorni successivi.

Domenica è stato il giorno del parco di Cavadonga e del Santuario della Santina; passando vicino a questo santuario (manco a dirlo, teatro della famosa vittoria che il re Pelayo aveva strappato ai mori che cercavno di conquistare tutta la pensiola iberica) abbiamo iniziato a salire, poco alla volta il verde esuberante dei boschi lasciavo spazio ai prati e ai cespugli, ma sempre verde e umido (fortunatamente abbiamo incontrato pochissima pioggia, in queste zone solitamente umide), poi con pulmini più piccoli siamo giunti in quota, quasi sui 1200, dove si trovano i laghi glaciali della zona e gli alpeggi dove si produce un tipico e famoso formaggio.

Bello rivedere nelle zone a nord di queste montagne ancora qualche tracca di neve e di ghiaccio; è stata anche l’occasione per qualche passo in montagna. Poi siamo tornati presso il santuario, visitando la cappella nella grotta e assistendo alla messa nella grande chiesa. La Vergine qui viene venerata qui con il nome familiare di Santina e la nostra guida cercava di insegnarci anche rapidamente l’inno, ma il grosso del nostro gruppo provenendo dal sud della Spagna, aveva un repertorio ben diverso.

Ci siamo poi recati nel paese vicino, Cangas De Onìs, dove un antico ponte romano (anche se un po’ a posteriori) fa ancora bella mostra di sè sulle tumultuose acque di questi torrenti sempre in piena. Anche il pranzo è stato un ricco catalogo di piatti e ricordi culturali della zona, a cominciare dalla fabada e compango, il mix di affettati iberici… insomma, ben poco dietetico! Ma il bello della tavola, oltre al cibo, era l’occasione di stare insieme, con amici che per un anno intero si trovano altrove. E subito dopo siamo andati fino alla costa, in zone rinomate e spettacolari, la zona di villeggiatura di Ribadesella, dove le dimore più imponenti ed esotiche erano quelle degli stranieri, generalmente indicati come “indiani”. Nelle acque ancora fredde e ventose erano già numerosi gli amanti del surf…

Lunedì le previsioni erano promettenti: sole. E sole fu, per tutto il giorno, incredibilmente. La prima tappa era presso il famoso villaggio di pescatori, Cudillero. Ci si arriva dopo una discesa folle tra boschi di eucalipto e rocce a strapiombo, poi il semicerchio delle case, ora belle colarate e sfavillanti (ma un tempo, ci diceva la guida, i colori erano molto meno pittoreschi…). Ci siamo inerpicati tra gli stretti passaggi, immaginandoci che no, proprio non era un villaggio per ginocchia artritiche, vista la pendenza e l’altezzza degli scalini. Ma il panorama e gli scorci che si potevano cogliere valevano bene una arrampicata tra i caruggi. Dopo ci siamo diretti verso la città di Gijon e dopo una visita alla zona del porto e del centro (a sorpresa la guida ci ha accompagnati a visitare, nel coro di una chiesa che dominava il golfo e le spiagge, una serie di mosaici recentissimi, opera del controverso Rupnik), poi ci siamo diretti verso l’università laboral, dal programma non riuscivo proprio a capire di cosa si trattasse. Quando poi si è materializzato davanti a noi l’immensa costruzione che ospita questo progetto educativo degli anni 50 ci siamo resi conto delle proporzioni e di come cambiano i tempi. Nato come grande colloggio per studenti dei corsi professionali, sotto il periodo franchista ha rappresentato un centro di eccellenza per la formazione di tanti spagnoli, che qui vivevano come interni; questo paradigma ha poi perso mordente dopo gli anni 80 e adesso si sta cercando di dargli una destinazione, sempre come centro educativo, adatto ai tempi. Nel solo cortile centrale possono entrare comodamente due campi da calcio e la torre centrale, una via di mezzo tra il campanile e un missile, svetta su tutta la pianura circosyante! Dopo l’ottimo pranzo al Parador siamo andati a visitare l’ultima meta del giorno, un altro paesino a vocazione estiva e marinara, il piccolo borgo di Tazones. Sotto le carezze del sole pomeridiano, quasi insperato, le piccole case dei pescatori, gli strumenti della pesca alla balena, la storia suggestiva di questo borgo (che nel 1500 aveva ostacolato persino l’arrivo del re Carlo V credendo si trattasse di…invasori) erano gli ingredienti per completare il quadro del giorno.

L’ultimo giorno, martedì era prevista la visita all’istituto marista Auseva di Oviedo (lo strano nome ricorda la montagna presso il quale si trova la scuola), una scuola che va dai cucciolotti della scuola dell’infanzia fino ai grandi del bachillerato; visita rapida anche per non disturbare, ed era bello sentire il prof di motoria parlare tranquillamente in inglese con gli alunni della scuola primaria per spiegare il da farsi. Poi visita alla comunità marista, ma l’idea di visitare anche l’opera sociale che i maristi portano avanti oltre alla scuola “normale” si è arenata per il fatto che il responsabile era stato chiamato per una riunione progettuale e in questi casi non poteva mancare… anche in Oviedo è forte la presenza di stranieri, migranti e persone in difficoltà, spesso irregolari per quanto riguarda i documenti e in questo centro si viene incontro a tale emergenza con corsi di vario tipo, quasi sempre di alfabetizzazione e rinforzo scolastico.


E poi, dopo il pranzo, raffinato e apprezzato da tutti quanti, siamo di nuovo ripartiti in treno alla volta di Madrid. Qui gli ultimi saluti in vista del rientro, ciascuno nella propria scuola. Melilla per il momento attende, visto che ci tornerò a breve e per il 1 maggio Madrid è sicuramente più interessante.
Dopo i saluti e i ringraziamenti per gli organizzatori, la domanda che aleggia è evidente: dove andremo l’anno prossimo???

In questo album ho riunito solo le mie foto, visto che nel nostro gruppo gli appassionati di ricordi erano numerosi e in questo modo abbiamo conservato una traccia minuziosa e dettagliata di quanto visto; ma nell’album collettivo le foto sono quasi un migliaio…

Aprile 2024 – viaggio in Asturia: Oviedo, terra e mare