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Tag: presepe

Una strana santa Lucia

Una strana santa Lucia

E’ solo il mio secondo appuntamento con il quartiere di s.Lucia, la Borgata, eppure in questi 2 anni penso di aver ormai visto tutte le sfaccettature possibili dei festeggiamenti di questa grande santa. Siamo passatti dalla baraonda alla …bara. Dalla grande confusione delle processioni, sfilate, fuochi d’artificio, folla in movimento al “pellegrinaggio virtuale e personale”, silenzio e pochissima gente.

Eppure era l’anno del ritorno, finalmente, del quadro di Caravaggio, il famoso seppellimento di s.Lucia; dopo tutte le vicissitudini, le questioni e la bagarre, tra il Mart, Sgarbi, la Curia…se non altro si è rialzata l’attenzione su questo capolavoro. Siracusa ha bisogno anche di queste ribalte per ricordarsi che non può rimanere una protagonista marginale su argomenti simili. E invece l’impressione è quella, al massimo, di un vivacchiamento.

Quando domenica mattina ho rivisto il quadro al suo posto, nell’abside parata a festa, mi sembrava semplicemente la cosa giusta e normale. Come se fosse sempre stato lì, tranquillamente, al suo posto. Certo però che se voglio ammirarla e contemplarla con più calma, mi conviene andare su qualche riproduzione online, perché non è certo un quadro che da lontano si possa godere molto. Ora che è tornato nella parrocchia (ops, nel santuario, Fra. Daniele me lo segnerebbe con la matita rossa) speriamo davvero che l’intero quartiere, questo “secondo centro storico” di Siracusa che è la Borgata possa risalire una certa china di trascuratezza, nemmeno tanto velata.

E forse sono proprio gli “stranieri” quelli che colgono meglio la vitalità e originalità di questi posti. Proprio in questi giorni la nostra amica Rosa, ormai tornata in Spagna, ha trovato il tempo di rimettere insieme i vari spezzoni realizzati nel corso della sua permanenza e ha preparato questo toccante video su santa Lucia…

Così i festeggiamenti viaggiano quest’anno a scartamento ridotto, senza tanto rumore e senza le adunate e gli assembramenti.

E’ un’occasione per recuperare certamente il senso migliore di queste tradizioni, ma a lungo andare è anche inevitabile che il protrarsi di questo limbo in cui la vita sembra rarefatta, renda più vuote le giornate.

Eppure qui a Siracusa non mancherebbero certo le occcasioni e i luoghi da centellinare con calma e con passione. Basta curiosare un po’ infilandosi di poco nelle strade laterali per scoprire vecchie latomie appena trasformate e nascoste (difficile immaginare un qualche riuso sociale, per il momento è importante che almeno non diventino discariche!). Lungo Via Terecati e nei pressi della Villa Reimann c’è solo l’imbarazzo della scelta.

E se poi si continua passeggiando in bici lungo il percorso del parco di Neapolis, anche solo sbirciando dalle inferriate, superato il monumento a Prometeo (che ho praticamente scoperto per caso, visto che si mimetizza perfettamente tra gli alberi…), ci si imbatte in monumenti vegetali davvero imponenti. Quel ficus che dal livello inferiore giunge a superare la strada sembra davvero un gigante incatenato e tenuto a malapena a bada. Scopro in seguito che ha persino un nome, Ficus delle Pagode, anche se per la gente è semplicemente l’albero secolare.

Per concludere, ormai siamo davvero vicini al Natale, nel nostro centro del CIAO l’albero e il presepe sono ormai pronti, tornando nella chiesa di s.Lucia riesco a cogliere il momento giusto in cui uno scorcio di sole illumina la stella. Non ci sarà folla, non ci saranno strepiti, ma il presepe è una presenza di speranza per tutti, anche questo così francescanamente naif (c’è persino un porcello tra gli animali, anche se i buoni ebrei mai avrebbero allevato un simile animale, licenza natalizi concessa 😉

Pecore, pastori e rinoceronti

Pecore, pastori e rinoceronti

Da quanto? Da quanto tempo non facevamo insieme il presepe e l’albero, qui a casa nostra, una Sanremo dalle giornate terse e ormai invernali. Quei giorni che ruotano intorno all’Immacolata, tra una festa milanese per il 7 e un compleanno di mamma che si celebra proprio il 9. E così, vivendo tranquillamente alcuni momenti senza impegni particolari, Massimo si è attivato e pervaso dal sacro fuoco dell’entusiasmo ha fatto la proposta.

Facciamo l’albero, e il presepe. D’altra parte a Napoli e dintorni se non hai già allestito il “grosso” del presepe per l’8 dicembre siamo già un po’ fuori tradizione. Se no ti riduci al 23 dicembre, a tirar fuori frettolosamente qualche statuetta, una casina accartocciata, brandelli di muschio da smistare sul tavolino e un groviglio di lucette. Quest’anno avevamo il tempo giusto e ci siamo messi al lavoro. Perché dietro al presepe c’è più vita che pecore, più fascino che lucette…

Mi vengono sempre in mente a questo proposito i racconti di Natale di Buzzati. Da buon ateo devoto (sua la preghiera” Dio che non esisti, ti prego…”). Pensavo che qualcuno si fosse dedicato a raccogliere tutti i racconti che ha disseminato nelle sue opere; l’unico testo che ho trovato velocemente in giro è solo un generico “E se poi venisse davvero? Natale in casa Buzzati…“. Non so se ce ne sarebbe da compilare una raccolta ma ne ho usati spesso in occasioni natalizie; dagli antichi fotomontaggi, alle diapositive, ai powerpoint. Ce n’è troppo di Natale, il prete don Valentino che disperato viene mandato dal vescovo perché nella fredda cattedrale il buon Dio si è stufato di aspettare gli uomini, oppure i due bizzarri alieni che interrogano il prete chiedendogli spiegazioni mistiche sugli umani… E la sua sensibilità supera di certo la poca fantasia di tanti affezionati al presepe.

Ma torniamo alle scatole del presepe. 3 per l’esattezza. Qualcuna raccoglieva, come tesori di un museo chiuso da tempo, le statuine che forse avevano segnato i miei primi presepi; qualcosa come 50 anni fa, verrebbe quasi da dire “bei tempi”. Così con Massimo abbiamo messo sul tavolo tutti i personaggi presenti. E qui cominciano i problemi. Passi per i 2 sangiuseppe e il quarto remagio, ma che cosa ci faceva un rinoceronte tra gli animali del presepe? Aveva marcato male all’apello delle pecore, era invidioso delle due corna del bue? A scanso di equivoci lo abbiamo radiato dal presepe, seduta stante, e rispedito allo zoo, cambiandogli definitivamente di scatola. Le pecore erano in buona forma, una mezza dozzina. C’era persino il pastore della meraviglia, quello che vede la luce e rimane estasiato; deve arrivare di gran corsa l’angelo a svegliarlo e dirgli di sbrigarsi ad andare con gli altri. Anche per gli angeli eravamo messi bene, un paio al completo e poi il mistero di un paio di ali che non siamo riusciti a rifilare a nessuno, nè ad un pastore un po’ anonimo e tantomeno a una mugnaia con la sporta sul fianco. Infine un agglomerato di casette da farci un rione sanità in miniatura.

Insomma, i pezzi c’erano e per non far torto a nessuno li abbiamo sistemati quasi in fila indiana, salomonicamente divisi a metà tra destra e sinistra, a scanso di rimpasti politici. Ora toccava all’albero. Eravamo convinti di avere il nostro bel spelacchio da sistemare, in due pezzi, ma poi ci siamo resi conto che erano due mini-alberelli. E anche in questo caso abbiamo optato per la lex difficilior, scegliendo il migliore, cioè quello con la punta meno svampita. A questo punto abbiamo pianificato in 3D un attento studio di masse e volumi e sistemando alcuni mobili che nei prossimi 20/30 giorni potevano benissimo essere messi in quarantena, ci siamo avviati a completare l’embrione dell’opera.

Insomma, tra una reminiscenza dei tempi passati, un’autopsia di qualche statuina malconcia e l’analisi semiologica dei testi per avvalorare ardite tesi ermeneutiche (“se i pastori e le pecore dormivano all’aperto non poteva certo essere il 25 dicembre….”) abbiamo dedicato un bel momento della serata a questa preparazione. Mamma, in disparte, apprezzava il lavoro, fornendo a volte qualche consiglio per riutilizzare tutto l’utilizzabile. Si fa Natale anche così.

Ci mancano solo un po’ di lucette, qualche fascia di contorno e qualche pianta (mica può mancare una stella di natale a suggerire la selva, o lo spatifillo in gran forma, piante sicuramente abbondanti sulle brulle colline di Betlemme, a oltre 900 m. slm!). Intanto i protagonisti principali aspettano per l’entrata in scena clamorosa della notte santa.
Così alla fine ci siamo fermati a contemplare il risultato. Certo, manca ancora tempo e manca ancora molto per sistemare le cose al posto giusto… Ma anche questo aiuta a contemplare in anticipo il mistero di questa vita che continua a nascere in tanti modi diversi e luoghi impensati.

Qualche foto dei preparativi di albero e presepe aspettando Natale