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Tag: siracusa

Amiche d’estate…

Amiche d’estate…

Verso la fine di questo agosto, caldo ed avvolgente, mi sono potuto un po’ reinventare come summer guide operator, per alcuni amici che sono capitati da queste parti, anzi, in gran parte amiche “di passaggio” (un po’ come tutto, nella vita, d’altronde).

A inizio mese ho avuto l’opportunità di condividere alcuni giorni con Roberto, poi con Luisa ed Ermanno; lo scopo era quello di vedere alcune delle località migliori di Siracusa, sia sotto il versante “relax” che sotto quello culturale e artistico.

Quindi non sono mancate le visite al parco della Neapolis o l’evento serale nelle catacombe di s.Giovanni (lo Strepitus Silentii che inspiegabilmente ha chiuso i battenti con la fine di agosto, mentre di persone interessate penso che ce ne siano ancora, soprattutto in questo settembre tuttora così estivo); e poi luoghi di mare e di montagna, visto che abbiamo la fortuna di riserve e zone speciali a pochi passi dalla città. In particolare i laghetti di Cavagrande di Cassibile.

E, ad esperienza fatta e considerata l’impresa portata a termine da Luisa, è possibile affermare che sì, è possibile fare il percorso Mastra Ronna anche… con le infradito ai piedi, con solenne disprezzo del pericolo e dei rischi. Però alla prossima occasione, qualcosa di meno sdrucciolevole sarà utile!

Nell’ultima settimana è arrivata Silvia, la cuginetta vagabonda (da Arma a Milano, da Milano ad Haiti, ricamando altri percorsi impegnativi e solidali lungo il percorso…) e con lei abbiamo ripercorso alcuni itinerari classici ma abbiamo anche esplorato, finalmente, la pista ciclabile di Pantalica. Anche qui non sono mancate le sorprese, visto che seguendo il navigatore e arrivando all’ingresso di Sortino, appena tirate fuori le bici dalla macchina (con non poca fatica), ci sentiamo dire: “Ma per le bici l’ingresso è da un’altra parte, a 17 km da qui!”. Gelo e raccapriccio, ma ormai eravamo in ballo; smonta e rimetti le bici in macchina e via verso il nuovo ingresso, nel fondovalle. Inutile dire che i segnali e le indicazioni lasciano molto a desiderare… Ma ci siamo fidati dell’indicazione: tornate nel paese, seguite il vialone e poi quando incontrate la statua della madonnina, a destra. Un po’ increduli ci siamo avventurati, alla ricerca di edicole o piloncini; invece la statua c’era, bella grande e praticamente all’uscita del paese.

Finalmente arrivati ci siamo registrati, nonostante il ritardo eravamo i primi della giornata (settembre, si sa, segna l’esodo dei turisti) e ci siamo subito messi in viaggio. Splendido percorso, in lieve salita (quindi già si pregustava la goduria del ritorno!) in mezzo ad una valle incantevole, completamente libera da altre presenze umane se non la strada e qualche rimasuglio di stazioni.

Peccato che attualmente il percorso si fermi alla 6a galleria (dopo il maltempo e i danni dello scorso novembre 2021) per il crollo del ponte, ma quello che si può vedere è più che sufficiente per una bella giornata di escursione. 6 km di pista sono già qualcosa (e poi basta metterci il ritorno!)

Avevamo letto poi il foglio di autorizzazione (perché bisogna fare richiesta al Servizio Sviluppo Rurale della Reg. Sicilia per ottenerla specificando giorno, orario e numero di partecipanti) con tutte le sue clausole impegnative. In particolare quella che riportava il divieto assoluto di balneazione per non turbare l’equilibrio ecologico del fiume e di non so quale specie endemica. Per fortuna che una delle guardie incontrate sul percorso ci ha confermato che un bagnetto si poteva anche fare. Tra l’altro eravamo in buona compagnia! E allora ci siamo rinfrescati anche noi in uno dei tanti angoli profondi ed invitanti del fiume.

Bello anche il museo etnoantropologico situato nella ex-stazione di Pantalica-Necropoli, bella la casetta delle Guardie Forestali a fine percorso, con un pergolato d’uva da fare invidia (e praticamente abbandonato agli “animali”, noi per esempio), fresca l’acqua del fiume, che ogni tanto scompare sotto le rocce. Splendida l’esperienza….

Alla fine è arrivata anche Francesca, una vecchia conoscenza di Giugliano; con lei ci siamo incontrati spesso e in vari luoghi, da Siviglia a Sanremo, questa volta ha fatto tappa a Siracusa e non potevamo certo saltare questa occasione. Insieme a lei e Silvia siamo stati nuovamente ai laghetti di Cassibile, per poi finire spalmati sulla sabbia della Marchesella. Qui si passa dal dolce al salato anche a dispetto dei menu! E per chiudere in bellezza la permanenza in terra siciliana, sabato sera una bella biciclettata sulla ciclabile Maiorca, uno sguardo alla sorgente delle Colombe (chissà perché quella scala in pietra, vecchia di almeno 2mila anni, incute sempre un po’ di vertigini!), una sbirciatina alla chiesa rupestre di s. Panagia e per finire una nuotata al tramonto nelle acque tiepide del fiordo della Tonnara, in perfetta solitudine. Momenti di bellezza da assaporare in silenzio. E in compagnia…

Insomma, quando dicevo che quest’anno avrei fatto le vacanze a Siracusa, ero davvero sulla buona strada 🙂

Il sentiero Carrubella

Il sentiero Carrubella

Con la scusa delle vacanze a Siracusa sto esplorando un po’ gli altri luoghi interessanti di questo variegato territorio. A dire il vero mi sono dovuto improvvisare un po’ tour-operator per alcuni amici (e la cosa non è che mi dispiaccia, anzi, si impara a conoscere qualcosa solo quando cerchi di spiegarlo ad altri…) e così mi sono rivolto spesso al già noto. Ma questo sabato, con il caldo ancora imperante, mi sono detto: proviamo un’altra strada per la zona dei laghetti di Cassibile. Avevo già rivolto l’attenzione al sentiero Carrubella e così è stato.

Anche perché di laghetti lungo il fiume Cassibile a quando pare ce ne sono davvero molti e vale la pena addentrarsi un po’ più a fondo in questo splendido canyon verde. C’è chi lo chiama trekking, chi preferisce le escursioni, o una passeggiata… ma questo sentiero merita anche tutti questi termini.

Da Siracusa la strada più breve, consigliata anche da GMaps, è quella che passa da Canicattini e poi si dirige verso Noto; dopo il ponte e l’area attrezzata sul fiume Manghisi si deve prendere la deviazione che porta verso Avola Antica, una strada asfaltata che grosso modo percorre tutto il lato superiore della riserva; dopo alcuni km si trova il cartello con l’indicazione del parcheggio per il sentiero Carrubella. Ma siccome sono anni che tento di lasciare da parte i contanti e usare sempre e solo moneta digitale (ormai quasi esclusivamente tramite GPay/Wallet), non sapevo come sdebitarmi con il parcheggio. Siccome ero già arrivato fin lì (quasi 40 km da Siracusa) non mi sembrava il caso di tornarmene a casa senza nemmeno visitare il luogo, così ho parcheggiato lungo la strada superiore, in una zona tranquilla e spaziosa, per poi fare tutto il percorso a piedi.

Superato l’ampio parcheggio custodito (4 € per l’intera giornata…) ci si avvicina ad una masseria, sembra quasi di entrare in casa altrui, ma il sentiero è proprio questo, nemmeno troppo ben evidenziato. Si supera la masseria e finalmente si entra nella zona del sentiero vero e proprio, anche se l’ingresso è ancora piuttosto lontano. Un chioschetto di informazioni (e sabato, alle 18, c’era ancora il personale della Regione) e poco dopo un ampio piazzale con i cartelloni delle mappe e l’indicazione dei due percorsi. In pratica si tratta di un anello e seguire il sentiero A o quello B è indifferente. Ma da buon docente ho seguito l’ordine alfabetico, puntando verso il sentiero A.

Per le note tecniche, qui è possibile vedere i dettagli di questo itinerario

Il percorso iniziale è davvero molto suggestivo, con molti tratti in roccia scavata (chi lo avrà mai fatto questo lavoraccio?) e poi lunghi tratti a gradini, in pietra calcarea che certamente qui non manca.

Subito si inizia ad incontrare il verde, tante piante (e inizialmente ci sono anche i cartelli con le indicazioni botaniche delle essenze principali, querce, salici, oleandri, felci… Per quanto riguarda la fauna si avvertono numerose presenze, tante lucertole, voli di uccelli nella fitta boscaglia, il richiamo del cuculo…

La discesa è discreta, in pratica il dislivello da superare è di circa 250 m, ma la difficoltà è contenuta e il sentiero è abbastanza facile. Quando si giunge a fondovalle, la prima cosa che si incontra è una postazione idraulica, probabilmente una presa d’acqua, con le relative gallerie di controllo, che lungo il sentiero ogni tanto fanno capolino. Passeggiare in mezzo a questo fresco stride un po’ con il secco di questi ultimi mesi, ma qui immersi non si ha minimamente l’impressione di scarsità di acqua. Il livello del fiume mi sembra proprio normale, d’altra parte siamo in zona carsica ed è un vantaggio per le riserve d’acqua.

Data l’ora non ho incontrato altri viandanti, visto che ho iniziato il percorso verso le 18 del pomeriggio. Solo nella zona dei laghetti ho incrociato un folto gruppo di visitatori con guida, proprio nella zona in cui c’è il bivio per il ritorno; ma oltre a deliziarmi con il fresco e il panorama, avevo altro in mente.

Giunto quindi nella zona dei laghetti, in perfetto isolamento (davvero nessuno in giro, una sensazione quasi primordiale), mi sono goduto quella splendida marmitta dei giganti che è sicuramente uno dei laghetti più profondi (siamo sui 7 m.); sapevo che l’acqua sarebbe stata fresca, ma …. ci si prepara cominciando ad immergere i piedi e poi la temperatura dell’aria era ancora molto tiepida. Comunque il primo impatto, dopo il tuffo, è veramente una fresca frustata di refrigerio. Pochi minuti di sguazzata in quel piccolo paradiso sono più che sufficienti. Poi un po’ di relax, mi ero portato persino qualcosa da leggere (e visto il luogo, anche di ben collegato: Stefano Mancuso. Plant revolution). Una mezz’oretta magica in mezzo a quella valle, davvero delizioso.

Poi, con il sole ormai tramontato, si riprende la via del ritorno; nel finale è abbastanza spelacchiata e tutto sommato mi è sembrato saggio aver seguito il percorso in questo modo. Giunto fino alla cima, superato di nuovo il parcheggio, con le luci delle case ormai a punteggiare il panorama, visto che il buio era calato inesorabile, mi ha sorpreso provare una videochiamata con i miei fratelli in liguria; da loro la luce era ancora ben evidente, ma si sa, noi siamo ben a oriente e la differenza si nota davvero.

Splendido sentiero, incastonato nel verde e nel fresco; freschissime le acque; ogni tanto servono queste parentesi dove la natura ritorna al suo primo posto e ci limitiamo ad ammirarla.

E sempre in tema di contemplazione, ecco alcune foto di questo splendido sentiero Carrubella.

Sui passi dell’acqua…

Sui passi dell’acqua…

E così provo a rintracciare questo sentiero dell’acquedotto Galermi. Leggo un po’ in rete, mi immagino tutta la verve di chi giustamente reclama un trattamento migliore per queste vestigia del passato, mi immagino già a percorrere questa ipotetica pista ciclabile con pendenza quasi a zero che potrebbe circondare quasi metà Siracusa. Cerco anche indicazioni più precise.

Ma al di là del nome e della posizione del Teatro Greco rintraccio poco. Così, gambe in bici, inizio la perlustrazione proprio nella zona che sovrasta il parco di Neapolis. Uno stradone largo, costeggiato di ville e luoghi dalla visuale incantevole; poi mi inoltro nelle strade laterali e finalmente scorgo una via dal nome evidente: Via Galermi, ma in prima battuta non mi accorgo nemmeno che il “sentiero” omonimo comincerebbe proprio lì vicino. Le erbacce, la mancanza di indicazioni e la banalità della solita trascuratezza, fanno il resto.

Arrivo così ad un’altra via che conserva tracce di questa presenza: via dell’Acquedotto. E finalmente intravedo uno dei pozzi di aerazione che si ripetono ad intervalli regolari lungo tutto il tracciato. Trovato uno si dovrebbe far presto a trovare gli altri. E così è. Anzi, noto che esiste una sorta di striscia di rispetto che dovrebbe accompagnare tutto il percorso. Ma questa è la teoria.

Comincio a fotografare i primi tombini (chiamiamoli così) e andando a ritroso scopro dove inizia questo sentiero. Il cartello esiste ancora, ma è orma il logoro e stinto dal tempo, si fatica persino a decifrarlo. Rimane ben visibile però il QR code, che rimanda alla pagina di Wikipedia.

Provo a seguire questo sentiero, ma nemmeno 200 m. e trovo il primo sbarramento, una sorta di cantiere di costruzione con i suoi tramezzi in filo di ferro che impediscono l’accesso; sui pannelli informativi non si riesce nemmeno più a leggere di cosa si tratta e pochi metri oltre si vede già un muro in cemento che sostiene una strada ortogonale al sentiero, insomma, uno sbarramento totale. Faccio il giro e raggiungo il muro dall’altra parte. Il sentiero sembra continuare, con la sua bella fascia che isola dal contesto e costeggia una lunga serie di abitazioni e villini; ma anche qui, poche centinaia di metri e altra strada a interrompere il percorso. Proseguo baldanzoso, ma mi ritrovo in una zona dove i cespugli, le erbe e gli insetti mi invitano a desistere; mi dovrò grattare per giorni, dopo aver fornito carne fresca a chissà quanti insetti voraci del prato!

Da GMaps si vede che poi i tombini costeggiano la strada che da Epipoli va a Belvedere, passando vicinissimo a distributori di benzina e altri luoghi (e addio alla fascia di rispetto). Immaginare un intervento per trasformare questo percorso ad ostacoli in una pista ciclabile è un sogno veramente azzardato e difficile. Sarebbe una strada per la salvaguardia ma fatico ad immaginarmela nel concreto! Eppure potrebbe valorizzare certamente un patrimonio che poche città al mondo possono vantare.

E per la cronaca ecco un po’ di questi tombini, che segnano il percorso dell’acquedotto Galermi

Più Archimede che Siracusa

Più Archimede che Siracusa

Uno spettro si aggira per la città di Siracusa, quello del suo personaggio più enigmatico e rappresentativo: Archimede. Talmente spettrale che aleggia ancora come anima erranti, quasi non avesse riposo, quasi non avesse una tomba. Eh sì, perché il monumento che solitamente si addita come sepolcro del genio siracusano sicuramente non è la sua tomba, visto che è posteriore di alcuni secoli alla sua scomparsa…

Persino Cicerone, che a Siracusa è venuto quasi come turista, si è messo alla ricerca della tomba del grande matematico, ma pur essendo passati nemmeno 2 secoli dalla sua dipartita, i siracusani avevano già dimenticato il luogo in cui doveva essere la sua tomba. E Cicerone Jones si è messo alla soluzione di questo enigma, giungendo probabilmente alla scoperta di una tomba con i simboli matematici giusti, una piramide e una sfera. Ma chissà dove…

E’ vero, ci sarebbe da scrivere altro che un libro su Archimede; sarà anche per questo che l’interesse rimane alto. Quando ho scoperto che uno di questi libri (Mistero siciliano, di Annalisa Stancanelli) era appena stato pubblicato, mi sono messo un po’ alla ricerca e spulciando sul web ho notato che l’autrice avrebbe presentato la sua opera in una location davvero speciale: Villa Reimann.

Da buon neo-siracusano (ormai sono 2 anni che vivo qui), penso di aver già perlustrato un po’ di luoghi speciali e interessanti; in alcuni casi ho già dovuto scavalcare e sfidare un po’ di ostacoli per trovare ed apprezzare posti suggestivi. Ma nella Villa Reimann, complice la chiusura dovuta al Covid, ancora non ero potuto entrare. Diciamo allora che… ho preso i classici 2 piccioni con una fava.

Eravamo ancora in estate, serate piacevolmente lunghe, quindi andarci in bici poteva essere una buona idea, anche se sapevo bene che l’ultimo tratto, salita piuttosto tesa, poteva essere un problema fastidioso, visto il traffico sempre intenso. Pazienza, quando la curiosità chiama… E appena entrato nella villa, divagando un po’, ho colto l’occasione per guardare le tombe e lo scorcio di latomia che sapevo essere sparsi nel giardino inferiore. E poco prima della presentazione al pubblico del libro, ho passeggiato anche un po’ nel giardino davanti alla villa, ben curato e molto scenografico. Unico neo: la villa è praticamente circondata da 2 delle strade più trafficate di Siracusa e il rumore è piuttosto pervasivo e fastidioso. Ma dove non riposa l’orecchio, si rilasso l’occhio, con una vista davvero gradevole.

Così, verso le 18:30 ho assistito alla presentazione del libro, con l’autrice fiancheggiata da un giornalista e un archeologo. Hanno messo tutti in evidenza questo grande interesse per la figura di Archimede, ricordando i suoi forti legami con l’Egitto e la cultura non solo greca, facendo spesso notare che Siracusa è una scena teatrale dove non mancano certo gli attori di primordine, dalla politica antica, all’arte, alla cultura, alla pittura (e la stessa autrice ha lavorato anche ad un testo sul Caravaggio, più sul versante saggistico). A presentazione conclusa, ho saltato il rito del firmalibro, anzi, mi chiedevo come si potrebbe fare ad avere una firma digitale sull’ebook che avrei preso quella sera stessa, per iniziare a leggere il libro.

Già dalla presentazione non mi aspettavo grandi cose sul plot narrativo, più simile ad una fiction televisiva che ad un gioco di scoperte culturali, ma Siracusa si merita questo surplus di attenzione. E ho iniziato a leggere, ho dovuto un po’ forzarmi la mano per concluderlo, visto che non mi ha appassionato molto. Nel frattempo mi sono persino dedicato a cercare notizie sull’autrice, scoprendo che forse… l’avevo persino incontrata nel mio primo anno, dato che era la direttrice didattica di una scuola! Ho così pensato di guardare su Wikipedia, ma… non esisteva una pagina dedicata a lei (che tutto sommato ha già prodotto un discreto numero di testi). Ho tentato così di scriverla io, questa pagina, ma a quanto pare i censori di Wikipedia e gli incaricati dell’adesione al ferreo protocollo, non erano d’accordo e mi hanno “cancellato d’ufficio” questa breve voce (sto ancora cercando di capire come mai l’hanno considerata una pagina promozionale, quando di pubblicitario non avevo proprio messo nulla…). Mi sono così accontentato di qualche considerazione, da inserire tra le recensioni si Amazon… vediamo se almeno lì le pubblicano 🙂

Un testo dove antico e moderno cercano di rubarsi la scena.
Il romanzo mi è sembrato un po’ troppo enfatico, con troppe strizzatine d’occhio ai contenuti che “devono” essere presenti in un testo contemporaneo (un pizzico di hot e divagazioni erotiche, qualche digressione sulle nostre manie contemporanee condizionate dai social, richiami a film, canzoni, avvenimenti, spunti sul ruolo della mafia un po’ da cartolina…) quasi fosse un balzello necessario per un romanzo.
Si intrecciano nel racconto elementi di cronaca, aggressioni e omicidi, un giro di escort della jet society e oscuri personaggi che agiscono nell’ombra più completa. I due protagonisti maggiori, un commissario di polizia e l’amico archeologo, si alternano tra i capitoli, mescolando archeologia e crimine in modo abbastanza equilibrato.
Lo stile mi sembra ancora un po’ acerbo, con un periodare a volte frammentato e troppo roboante, come se il piede sull’acceleratore verbale dovesse andare sempre a tavoletta.
In alcune occasioni la descrizione di luoghi di ritrovo, negozi e bar sembra quasi pagare dazio ad una sorta di inserto promozionale visto che i nomi sono quasi sempre quelli reali. Non so perché invece l’aeroporto di Catania cambia nome (Fontanafredda invece di Fontanarossa, forse un piccolo lapsus?)
Interessante invece le digressioni sul passato di Siracusa, sui personaggi greci dell’epoca di Archimede, che rimane abbastanza presente sullo sfondo del testo.
Ancora più interessanti, oltre a varie digressioni storiche ben verificate, le ultime pagine in cui l’autrice riporta le sue fonti, ricorda i fatti storici dai quali ha tratto ispirazione, presenta i testi utili per un approfondimento. Traspare la conoscenza molto ampia e partecipata all’eredità storica di questa splendida città dalle tante influenze, sicule, greche, romane… l’autrice conferma il suo interesse nell’esplorare con passione i tanti tesori nascosti o semi-ignorati di Siracusa, un patrimonio davvero notevole e ancora da valorizzare.
L’ho apprezzato più per il contorno, i riferimenti e i suggerimenti bibliografici che per la storia in se’, poco realistica.

Ecco anche 4 foto sul parco di Villa Reimann, per l’interno… vedremo in seguito

Il mito di Aretusa…

Il mito di Aretusa…

Siracusa ne ha i cartelli pieni. Dopo mesi di lockdown e cartellonistica in letargo (ho visto cartelloni del 2019 sbrindellarsi lentamente al sole) cominciano a spuntare le nuove proposte.

Quella dello spettacolo sul mito di Aretusa è una delle più visibili, in questo luglio che ormai volge al termine.

Si tratta di uno spettacolo narrato in una location suggestiva. La grotta dei Cordari e l’Orecchio di Dioniso, entrambe nel parco Neapolis. Erano anni che la grotta dei Cordari era chiusa al pubblico e i recenti lavori di sistemazione hanno reso fruibile questo scorcio davvero imponente del parco.

Dopo aver visto alcune tragedie nel teatro greco, grondanti di effetti speciali, di attori e di pubblico, volevamo anche gustare questo spettacolo. Ci siamo andati con tutta la nostra comunità marista una sera di luglio. Luna quasi piena e serata tiepidissima, delizioso anche solo muoversi a piedi in questo panorama così particolare.

Avevamo scelto lo spettacolo delle 9 perché la locandina accennava ai giochi di luce e alla animazioni 3D, volevamo gustarle al pieno della loro suggestione. Ed è stato un bene… Il nostro gruppo (lo spettacolo coinvolge una ventina di persone alla volta), dopo un po’ di attesa, è stato accompagnato all’inizio del percorso e poco dopo, anzi, dopo esserci messi il casco (non si sa mai, qualche scheggia di pietra che si stacca da 20-30 m. di altezza può fare un brutto effetto!), siamo entrati nella zona coperta di questa immensa cava.

Qui ci attendeva un satiro, in luminoso contrasto col buio che ormai regnava ovunque. Il suo primo monologo ha introdotto nel fatato regno del mito, presentando e descrivendo i vari personaggi coinvolti nel mito.

Ma la parte più interessante e ad effetto si è svolta tutta nella grotta dei Cordari. Le gradi pareti e il soffitto erano la sede su cui venivano proiettati i vari giochi di luce e le animazioni. Un effetto grandioso e spettacolare. Dai rami che si trasformano in cespugli, fioriscono, crescono, si intrecciano… alle acque del mare che mostrano tutte le sfumature della tempesta, alle foreste che emergono dalle nebbie e si mostrano maestose. Uno scenario davvero ben realizzato. Su questo sfondo la narrazione e la visualizzazione della ninfa Aretusa (nella locandina si accennava ad una danzatrice, ma… di movimento se ne vedeva ben poco). L’audio era ben congegnato ed efficace.

Infine si procede l’itinerario nell’orecchio di Dioniso e anche qui un protagonista, il filosofo/poeta Filosseno di Citera ci racconta con impeto e sofferenza le sue vicissitudini e il suo dramma sotto il tiranno di Siracusa.

Rappresentazione efficace, suggestiva e interessante. Sicuramente il prezzo piuttosto elevato (25 €, se pensi che le tragedie al Teatro Greco per i residenti costano 15…) per uno spettacolo che nel suo insieme dura poco più di mezz’ora, non invita certamente grandi folle. La recitazione è tutta dal vero, niente playback; luci e proiezioni sono di grande livello e sfruttano un ambiente davvero unico.

Serata speciale, mito ben narrato. Forse a qualcuno piacerebbe qualche digressione o attualizzazione su una storia che, in fin dei conti, altro non è che il racconto di una violenza, di uno stupro efferato, quasi una giustificazione di riti e pratiche fin troppo frequenti nell’antichità, tali da evocare una loro valorizzazione sociale e giustificazione morale. Su questo si poteva certamente aggiungere qualcosa…

Era buio e con il mio cellulare le foto in notturna sono deludenti, ma qualche foto mi è scappata 🙂