Fragile come una cascata

Fragile come una cascata

Antiche come le montagne, diceva Gandhi. Fragili come una cascata, dice oggi la Nasa. Mi è capitata in questi giorni la notizia di una morte improvvisa, per fortuna non di qualche amico o persona cara. Ma di una cascata. Per la precisione la cascata di San Rafael, una delle più belle dell’Ecuador, l’equivalente della nostra cascata delle Marmore. Uno spettacolo possente in mezzo alle montagne della foresta equatoriale, dove una pioggia giornaliera è l’equivalente delle precipitazioni medie annue della Sicilia.

La notizia mi è rimbalzata dalle pagine di Repubblica , poi la ritrovo sul Post e quindi vado subito a cercare conferme e inesistenti smentite in giro per il web.

Ovviamente a contorno di questa spiacevole notizia non poteva mancare un pizzico di giallo ecologico (l’assassino sarebbe l’impresa che sta costruendo dighe e centrali nel territorio) o semplicemente geologico (frane e doline, precipitazioni improvvise, cause naturali). Sapendo che persino le cascata del Niagara non sarebbero più come le vediamo se le acque non fossero regolate dalle centrali locali (come per le nostre Marmore, che funzionano ad orario per i selfie dei turisti) è inevitabile che si inneschino dibattiti e discussioni. Ma al momento ci possiamo fare ben poco.

Mi resta l’esercizio della memoria. Quelle cascate ho avuto la fortuna di vederle, in presa diretta. Nella loro impressionante e selvaggia potenza.

Era il 20 giugno del 2004. Nel mio soggiorno in Ecuador ero appena partito da Quito, con gli amici Pau e l’architetto Gustavo. Un lungo viaggio per giungere a Sucumbios, anticamera di Macondo nei miei ricordi di quell’epoca ormai lontana.

Abbiamo viaggiato un intera giornata in jeep, tra strade sconnesse, ponti in lamiera che lasciavano intravedere l’abisso e il torrente, pause forzate per consentire ai lama di pascolare tranquillamente (meglio non infastidirli, mi diceva Pau), soste interessanti presso alcune fonti termali. Tempo che cambiava ad ogni giro di vallata, dal fresco del mattino al caldo intenso, dalla pioggia improvvisa e scrosciante alla quiete dopo la tempesta. Quasi giunti alla meta Pau ferma la macchina e mi dice: “Vieni a vedere uno spettacolo”.

Parcheggiamo e seguiamo un sentiero appena abbozzato, un cartello quasi primitivo e una boscaglia che da sola si merita la scena come protagonista. Sembra di essere nel bel mezzo di un giardino esotico….

Scendiamo di poco e man mano si inizia a sentire il rombo, ma sommesso e lontano. Giungiamo così fino al “belvedere”. E’ proprio un sentiero di montagna, ci manca solo Indiana Jones che bivacca sullo spiazzo davanti alla cascata. E che cascata. Ha smesso da poco di piovere e l’acqua è aumentata in fretta. Un getto enorme, torbido e travolgente. Musica per gli occhi e spettacolo per tutti. Ma siamo soli. E in scena il monologo dell’acqua è più eloquente di un trattato di idrografia.

Mentre riprendiamo la macchina e ci dirigiamo a Lago Agrio, passano dei camion enormi con enormi tronchi di legno pregiato, palissandro forse. La spoliazione di queste foreste procede di pari passo con l’ampliamento delle strade e lo sfruttamento del petrolio, che scorre nell’oleodotto che costeggia la strada (e spesso diventa l’unico riscaldamento per le sparute case vicine, perché per farlo scorrere devono riscaldarlo…).Mi chiedo quanti possano essere i privilegiati che conoscono questo sentiero e lo spettacolo che ci sta di fronte. E per quanto ancora…

Saranno sicuramente molti quelli che in seguito scenderanno fin qui, allargheranno il sentiero, lo renderanno agibile alle macchine, formeranno un largo piazzale. Vedo le foto e le recensioni su Google Maps… E adesso provo ad immaginare il cambio di scenario.

Le montagne restano, ma i fiumi e le cascate cambiano. Come noi, d’altronde. Così è la vita in natura. Ma il tesoro della memoria acquista valore anche grazie a questo.

Ecco allora le mie immagini della cascata di San Rafael

Già che siamo in coda…

Già che siamo in coda…

Viviamo questi giorni di quarantena per il coronavirus cercando di non subire gli eventi, ma per quanto possibile di affrontarli con saggezza.

A tutti noi capita di andare a fare la spesa e, a parte le fantozziane scelte di chi compra una briciola per volta, o va nel comune vicino perché il pane è più buono… ci sono modi più sensati di affrontare questa necessità.

Uno dei problemi che stanno sorgendo è proprio quello delle code. Arrivi al supermercato (perché andare nei negozietti più piccoli anche se avrebbe senso espone a troppi contatti) e facilmente vedi gente in fila, più o meno ordinata, che aspetta. Ovviamente ci sono già soluzioni per ottimizzare questo problema, ad esempio fornendo una mappa dei market con meno code.

Ci hanno pensato dei ragazzi di Milano, preparando un servizio web dal nome molto evocativo. Filandiana.it. Il funzionamento è semplice, ci si collega al sito che riconosce la propria zona e mostra una mappa degli esercizi presenti (e se ne mancano si può contribuire a completare questa mappa, segnalando cosa manca). Quando ci si reca a fare la spesa basta segnalare sulla mappa che si sta facendo la coda presso un determinato market, di modo che la mappa segnala immediatamente questa situazione. Ovvio che se questa funzione viene usata da pochi non raggiunge il suo scopo, ma in diverse zone del nord sta già svolgendo un valido servizio.

Questa mattina toccava a me fare la spesa, di solito vado al minimarket più vicino, nel mio caso il Penny. Non era ancora presente la settimana scorsa e mi ero dato da fare per segnalarlo, insieme ad altri esercizi. Adesso c’è, con la sua bella iconcina. Parcheggi la macchina, apri la pagina web filandiana.it (tanto siamo tutti in coda col nostro bel cellulare in mano, usiamo in modo utile, allora!) clicchi sull’icona del tuo negozio e segnali quanta gente è presente e quanto pensi di restare in coda, un calcolo a spanna è più che sufficiente. Al Penny non hanno ancora deciso come procedere, un giorno ci si mette in fila ordinata, il giorno dopo forniscono i numerini, poi si ricambia, ma non è questo il problema, spesso dipende dalla disponibilità del personale (che deve svolgere una funzione che di solito non è prevista)

Quando sono arrivato alla cassa ho lasciato al personale un paio di fogli con questa semplicissima legenda, così giudicheranno loro se può essere utile o meno. Nel dubbio l’avevo già corredata di supporto adesivo, ma giustamente è meglio che lo facciano loro.

A questo punto mi piacerebbe segnalarlo anche ad altri, se si comincia a diffondere anche qui diventa più facile evitare le code, e di questi tempi anche queste cose possono essere utili. E se a qualcuno può servire il piccolo documento, da stampare e distribuire in giro, eccolo qui.

Coi piedi nel web a Siracusa

Coi piedi nel web a Siracusa

Lo strano periodo che stiamo vivendo, questa quarantena forzata per il coronavirus, può diventare un’occasione per riflettere e conoscere meglio le cose e il proprio territorio. Senza muoversi da casa! Informarsi è una attività essenziale. Farlo bene è un dovere.

Un tempo dilagava il mantra “pensare globalmente e agire localmente”; da quando mi trovo qui a Siracusa ho dedicato un po’ di tempo e attenzione ai vari media locali per conoscere meglio la realtà del territorio. E invece di ammucchiare segnalibri ho cercato di fare un elenco un po’ ragionato per semplificarmi le ricerche… ecco quanto ho trovato di significativo sul web per conoscere, essere informato, vivere consapevolmente questa città. Ovviamente è un elenco molto personale e fluido, che forse aggiornerò ogni tanto… il voto che esprimo è assolutamente opinabile e personale 😉

portali con le ultime notizie e aggiornamenti quotidiani

Siracusa post – www.siracusapost.it – voto: 4
Questo portale sul territorio organizza le informazioni in modo abbastanza professionale, suddividendo il territorio in modo evidente e aiutando la ricerca delle news di maggior interesse. Anche qui la pubblicità è molto presente, ma almeno viene relegata in secondo piano.
Ecco il contatto per la redazione @ siracusapost.it

Siracusa News – www.siracusanews.it – voto: 3,5
E’ il sito web che trovo citato più spesso; sono molto tempestivi e aggiornati su quanto avviene in città e dintorni, ma sono altrettanto infarciti di pubblicità, spesso invadente e fastidiosa. L’organizzazione delle notizie risulta piuttosto confusionaria e frammentate. Ma bisogna pur vivere, dicono…

Il Giornale di Sicilia-sezione di Siracusa – siracusa.gds.it – voto: 4
Si tratta delle pagine dedicate alla città sul giornale che probabilmente è il più diffuso in Sicilia. E’ quello che trovo al bar dal mio amico Maurizio, tutte le mattine che lo vado a trovare, per un caffè o un saluto. Il confronto con la carta è sempre utile.

Siracusa Oggi – www.siracusaoggi.it – voto: 3,2
La prima impressione è quella di trovarsi in un contenitore prevalentemente pubblicitario con l’aggiunta di qualche informazioni locale, si fatica a individuare i contenuti e bisogna fare un po’ di slalom per cogliere le notizie e separarle dagli spot.

i seguenti sono siti di informazione a cadenza settimanale o quasi, con articoli più “impegnativi” e ragionati.

La Civetta di Minerva www.lacivettapress.it – voto: 4,2
E’ un settimanale, una testa più riflessiva e di ampio approfondimento sui temi della nostra zona. Abbiamo un amico che ci scrive, Antonio Andolfi, un pacato cristiano di sinistra, che tra le altre cose collabora con don Carlo d’Antoni (il prete scomodo della parrocchia di Bosco Minniti (ne cura il sito)

il Cammino – www.camminosiracusa.it – voto: 4,5
Era una testata storica, iniziata dalla Diocesi di Siracusa che per anni lo ha pubblicato (il fondatore era mons. Gozzo); ho chiesto al nostro edicolante e mi conferma che fino a pochi anni fa era in edicola e molto richiesta. Poi ha chiuso i battenti per un po’ ed è ripartita nell’autunno 2019 con un nuovo direttore, Orazio Mezzio, veniva diffusa in cartaceo e in abbonamento, questa formula sta ripartendo nelle parrocchie; la giornalista Pia ha intervistato il CIAO per il suo primo compleanno in uno dei primi numeri della rivista (ovviamente questo pezzo lo abbiamo anche pubblicato sul sito del Ciao)
Direttore responsabile: Orazio Mezzio
Direzione e Redazione: Via Carso 9, 96100 Siracusa (sono molto vicini alla nostra sede operativa del CIAO)
contatti: redazione@camminosiracusa.it

Reportsicilia.com – una Testata di controinformazione – voto: 3
A inizio 2020 ho ricevuto, come tanti, immagino, questo messaggio dalla redazione del portale informativo: “Buongiorno Carissimo/a
sono lieto d’informarTi che con un gruppo di amici abbiamo organizzato una nuova testata giornalistica di controinformazione, reportsicilia.com, collegata ad un canale youtube, con opinionisti di livello e corrispondenti, la cui redazione è ubicata a Siracusa
.” Si possono mandare segnalazioni, poesie, articoli, testi e video alla loro mail di contatto: reportsiciliaonline@gmail.com
Il referente si chiama Fabrizio Ardita
La cosa interessante è che finora il sito mi sembra uno dei più interessanti, ricchi di notizie e meno imbottiti di pubblicità fastidiose. Ma le pagine a disposizione sono ancora poche e molte rubriche esistono solo nel menu, senza contenuti evidenti. Speriamo che dopo i primi passi il portale progredisca e possa crescere…

Lo dicevo all’inizio, le valutazioni sono squisitamente personali (e lasciano il tempo che trovano) ma naturalmente sono graditi consigli e e segnalazioni (potete anche lasciare un commento)

e adesso tutti a scuola virtuale

e adesso tutti a scuola virtuale

E così uno degli effetti collaterali della quarantena forzata per questo coronavirus sarà il decollo immediato della scuola virtuale. In tutta Italia i problemi sono identici, alunni a casa e difficoltà concrete per portare avanti l’attività didattica.

In teoria, dopo tutti i piani di alfabetizzazione informatica, formazione, Indire, Bdp, Aica, patente ECDL… i docenti italiani dovrebbero avere la competenza necessaria per “erogare corsi online”, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo un italico mare di buoni propositi.

Credo di aver iniziato a provare, spiegare e realizzare attività del genere almeno dal secolo scorso, quando ancora si parlava di telematica e molti non sapevano nemmeno cos’era Internet. Ricordo corsi a Genova, in Brianza, nel Lazio. I temi erano già gli stessi: come consentire un accesso online per condividere risorse e strategie di apprendimento. Ma il problema di fondo non erano le possibilità o gli strumenti, semplicemente la capacità e le conoscenze dei docenti non erano ancora all’altezza e purtroppo l’inerzia di molte scuole, docenti e istituzioni, si limitava a moltiplicare i piani di formazione senza poi raggiungere in concreto quasi niente.

Basti pensare che la prima risposta, e per molti docente sarà forse anche l’unica, è quella di utilizzare il Registro Elettronico per indicare agli alunni le pagine da studiare, i compiti da svolgere. Come se questo fosse il meglio della didattica online… un po’ sconsolante. ma inevitabile.

Quasi una cinquina di anni fa ho allestito per mio fratello, docente di matematica, una semplice piattaforma basata su Moodle, uno degli strumenti di libero accesso più versatili per creare ambienti di classi virtuali; anche lui sperava di contagiare molti dei docenti della sua scuola (ci troviamo nell’estremo ponente ligure), ma ancora adesso le persone che vi lavorano sono i classici quattro gatti. Però ci lavorano…

In pochi giorni è difficile improvvisare, anche perché è mancata nella maggioranza delle scuole una preparazione previa, e in molti casi non erano ancora funzionanti esperienze di didattica online. Anche nelle scuole che conosco meglio, quelle mariste, pur avendo da tanti anni degli strumenti formidabili (la suite Office365, in particolare Team), si è dedicato molto tempo a “conoscere” lo strumento, poco ad usarlo. Speriamo che adesso la necessità crei la virtù.

Ma quali strumenti si possono effettivamente usare? Ormai le pagine dei giornali, del MIUR, gli inserti speciali del Sole24ore (uscito proprio sabato 14 marzo), dovrebbero aver ampliato le conoscenze. Mi limito ad un piccolo riepilogo per indicare gli strumenti utilizzabili da subito.

Kahoot: non è una piattaforma di apprendimento, ma un portale per svolgere quiz singoli e di gruppo, molti stimolante e competitivo (quasi troppo), quando lo si fa in classe. Tra l’altro contiene ormai migliaia di quiz anche in italiano, spesso di livello medio-basso, ma nulla vieta di preparare i propri testi, e poi inviare agli alunni il link per affrontarli (magari dopo aver dato qualche “lezione da studiare”; al termine il docente riceve un report con i risultati, molto dettagliato.

Classroom, by Google – per utilizzarlo serve un account Gmail (facilissimo da ottenere) e conviene avere un account istituzionale (almeno per il docente che poi può arruolare gli alunni); ovviamente per fare le cose con cura bisogna prevedere tutto ciò che riguarda la privacy, avere il consenso dei genitori ecc. tutte cose che in quarantena diventa difficile richiedere in fretta. Ma le scuole che hanno già questa risorsa sono fortunate, possono usare strumenti di distribuzione dei contenuti (video, pdf, audio…) e soprattutto possono preparare dei compiti veri per gli alunni, che ciascuno deve svolgere a casa, dal suo pc o tablet, possono essere semplici testi, oppure dei quiz corredati di immagini e video. Il docente può verificare chi ha fatto i compiti, può correggerli, assegnare i voti… una dotazione molto efficace e pienamente integrata con i tanti strumenti free di Google.

Teams, by Microsoft – anche per i prodotti di casa Microsoft è necessario che la scuola abbia attivato un dominio e un account istituzionale per ogni docente e alunno (ma spesso le scuole hanno di queste opportunità, ma non tutti le utilizzano…); l’ambiente di scuola virtuale si realizza con Team (che tra non molto ingloberà le funzioni di videoconferenza di Skype), quindi è facile immaginare scenari di contatto semplificato e diretto (voce e video) del docente con gli alunni, chat uno a molti e di gruppo. Sul versante delle attività e dei compiti è meno sviluppato della proposta di Google (ma … si possono usare i forms di Google su Teams) e l’impegno dispiegato dai programmatori di Microsoft sembra molto meno attento e veloce rispetto alla concorrenza (per modificare una voce di menu, a volte fuorviante, ci sono voluti quasi due anni)

E poi ci sono tante altre iniziative, idee, portali interessanti (mai provato EdModo? Padlet?) che in mano alle persone giuste possono fare miracoli.

A volte basterebbe condividere con gli alunni una bacheca di gruppo, o anche solo un documento, ed invitare ciascuno degli alunni a compilare una parte del lavoro.

Per non parlare degli strumenti ancora più immediati per il contatto e la comunicazione, ad esempio una chat di gruppo, anche solo con Whtasapp o con Telegram. Insomma, questi giorni di sperimentazione speriamo che diano lo stimolo giusto a tanti docenti e il supporto necessario per i tanti alunni della scuola italiana.

E quindi…dagli all’untore

E quindi…dagli all’untore

Stanno iniziando giorni, settimane, davvero strane. Avevo programmato da tempo di fare, a inizio marzo, una piccola incursione in quel di Sanremo, per stare un po’ coi miei e consentire così a mio fratello di fare qualche giro in giro. Mai scelta del tempo è stata meno prevedibile e ordinaria.

Siamo immersi ormai nella sindrome da coronavirus. Giornali, web, news e tv non fanno altro che sommergerci di aggiornamenti, progressioni, numeri in crescita e raccomandazioni. Quello che era solo ipotizzabile per scenari cinesi si è impietosamente impadronito del quotidiano qui in Italia.

Parto da Catania la sera di venerdì 28; aeroporto non proprio deserto ma sicuramente svuotato. Incontro solo una persona che gira con la mascherina. Sembra più una conferma statistica che una visione preoccupante. Arrivato a Genova le mascherine, quasi d’incanto, si moltiplicano, 4-8, una decina almeno. Ma è tardi e si pensa ad altro.

Nella mattinata di sabato me la prendo con comodo prima di giungere alla stazione. Genova è una città splendida, piena di scorci pittoreschi, intriganti e ricchi di memoria, per uno come me che ci ha vissuto una dozzina d’anni, divertendosi, spesso, a gironzolare per questo magnifico centro, ricco d’arte, umanità disperata e viavai continuo.

Salgo le scalinate del palazzo Ducale, fino in cima, sulla terrazza deserta. Nel chiostro bivacca il mercatino d’antiquariato… Poi costeggio la Cattedrale, finalmente la strada che collega con il cuore del porto vecchio è ormai un’isola pedonale definitiva, per chi come me non aveva l’abitudine di solcarne il centro, fa comunque effetto. E anche se la cattedrale è ancora costretta dalle impalcature, carezzare con gli occhi la criniera dei leoni d’ingresso, contemplare le opere dell’Antelami, le splendide colonne del portale, è musica per gli occhi. Forse un tempo c’era tempo per apprezzare queste cose; e forse per noi, viaggiatori distratti, permane ancora il rischio di essere catturati da questi dettagli.

Scendo per una antica calle, Via del Filo d’Oro; ricordo di aver letto che Colombo passava in questo vicolo per guardare nei fondachi le mappe che i marinai barattavano con i prodotti del mediterraneo. Ma non rimane proprio nulla adesso. Sfocio poi in Via S. Luca, la percorro tutta, passo sotto l’arco di Porta dei Vacca, curiosando tra vetrine insolite, gente frettolosa.

Mi inoltro persino nella poco raccomandabile Via Prè (ricordo una notte, anni fa, l’ho percorsa tutta verso mezzanotte, era completamente deserta…); tanta trascuratezza e qualche perla, come il portale in lavagna con il classico san Giorgio che sbudella il dragone. E per queste cose, si sa, ho un debole evidente…

Sbuco infine nei pressi della Commenda di Prè, un monumento che da solo vale un corso di storia medievale. Chissà se la famigliola francese (li sento borbottare mentre mi sorpassano), tutti dotati di mascherina d’ordinanza, ripensano a quante persone malate e ferite hanno sostato in queste zone, durante le crociate, in quello che era un antenato dei moderni ospedali. Il tema non è poi così fuori luogo…

Prendo il treno e cerco inutilmente di guardare se le nuove pile del Ponte Morandi si lasciano intravvedere dai finestrini. Finalmente giungo a Sanremo, dove insieme a mio fratello Massimo cerchiamo di panificare questa strana settimana. Avremmo in mente un paio di giri, portare la mamma in visita da qualche parente.

Ma nel giro di pochi giorni le condizioni cambiano rapidamente. Faccio appena in tempo a prendere in giro i nipoti che per un paio di giorni ancora non avranno scuola (ma sono comunque infarciti di compiti e lezioni), ed ecco che la scuola viene sospesa fino al 15 marzo. E per forza di cose decidiamo di fare lo stesso anche a Siracusa, chiudendo il CIAO con le stesse scadenze. Mi consola soltanto l’idea che in questo modo non dovrò costringere chi è rimasto in Sicilia a fare anche un po’ della mia parte. Vacanze forzate, nel nostro caso. Ma per molti sono veramente giorni pesanti, che gettano ipoteche e luci fosche sui prossimi mesi.

Accontentiamoci allora di ricordare qualche luogo con questo album fotografico da Genova a Sanremo