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Categoria: digital

Un briefing sul meteo del ’21

Un briefing sul meteo del ’21

E anche oggi un po’ di pioggia, nemmeno tanta ad essere onesti, certamente nulla al confronto dei mesi autunnali del 2021. Nel solo mese di ottobre qui a Siracusa è caduta più acqua di quanta solitamente non ne cade in un intero anno!. E pensare che una settimana fa, a metà gennaio, c’era gente in spiaggia a prendere il sole…

Ho appena finito di organizzare e rielaborare un po’ i dati della piccola stazione meteo che ho sistemato sul tetto del nostro palazzo, qui nel cuore della Borgata di Siracusa nel mese di aprile 21.

Niente di astronomico e forse nemmeno di affidabilissimo… ma almeno è un aiuto per verificare l’andamento del tempo con qualche dato di supporto, perché spesso siamo così distratti e smemorati che dimentichiamo in fretta, approssimiamo alla grande e talvolta enfatizziamo senza remore i dati del tempo. Mettici poi le scaramucce sul cambio climatico e il gioco è fatto: meglio ancorare il discorso a qualche numero preciso.

Chi non ricorda i 48.8 gradi registrati a Siracusa nel mese di agosto del 2021? In quei giorni, mi trovavo altrove e “dal vivo” non ho sperimentato quella ondata di calore. Tra l’altro registrata nei pressi di Floridia, visto che qui dove siamo noi in quella giornata siamo stati addirittura sotto i 40 gradi… il mare qui vicino ha un grande effetto mitigante, per fortuna.

Ma sicuramente la scorsa estate ha fatto davvero caldo; praticamente da giugno a settembre abbiamo quasi sempre viaggiato su una media non lontana dai 30 gradi. E una temperatura simile si avverta spesso con fastidio, soprattutto di notte.

E ricordo molto bene l’insegna vicino al parcheggio Von Platen, il giorno 10 agosto, mentre aspettavo il bus per l’aeroporto.

42 gradi si fanno davvero sentire!

E per chi si vuole divertire con un po’ di numeri, ecco i dati raccolti dalla stazione meteo, in pratica da maggio fino alla fine di dicembre 2021, qui una tabella sintetica e sotto si possono prelevare i dati, in formato excel.

Incubo rosso o futuro celeste???

Incubo rosso o futuro celeste???

Red Mirror: questo libro, come ormai mi succede da tempo, lo avevo preso diversi mesi fa, era rimasto tranquillo nel mio piccolo deposito digitale ma dopo averne colto alcuni richiami (dai vari media, dai discorsi e anche da semplici accostamenti….) mi sono deciso a leggerlo. E l’ho letto praticamente tutto d’un fiato.

Inizialmente pensavo ad un testo “leggero” che si limitasse ad illustrare alcuni aspetti che comunque si considerano già patrimonio comune e ben noti. Sono rimasto piacevolmente colpito dalla qualità del testo e soprattutto dall’approfondimento dei vari aspetti presi in esame. Non conoscevo ancora l’autore, Simone Pieranni, che è sicuramente molto ben informato su questi scenari e ne scrive da anni sul Manifesto e non solo, oltre ad aver creato una risorsa web interamente dedicata al mondo cinese China-files

La descrizione della realtà cinese, illustrata da chi dimostra di conoscerla bene e di esservi immerso con l’intenzione di comprenderla e capirla, mette in evidenza l’incredibile balzo economico, culturale e sociale di questa società.

A partire dalla pervasività del fenomeno WeChat, che è ben di più di una semplice APP nata per semplificare tante procedure. Il nostro sguardo occidentale, così attento alla privacy e così geloso di spazi personali dove nessuno deve ficcare il naso, si arrende davanti all’atteggiamento di milioni di persone che invece considerano questa “invadenza” come un servizio necessario e quasi auspicabile. E’ il ribaltamento della percezione che si ha della tecnologia, vista non come un Big Brother invadente ma come uno strumento necessario, una sorta di male minore nei confronti dell’inevitabile caos che ne potrebbe scaturire.

Si va dagli utilizzi omnicomprensivi di questa app che serve praticamente per tutto (dal pagare al prenotare, dal cercare all’essere rintracciati, dal muoversi al conoscere…) passando poi agli aspetti meno evidenti, cioè il grande sforzo e impegno tecnologico che si cela dietro a questi risultati. Il timore di fondo, ben evidenziato, è che l’occidente abbia ormai perso il treno dell’innovazione e che questo sia ormai, inevitabilmente, in mano cinese. Con tutte le derive immaginabili: stile di vita, considerazione del ruolo dello stato, l’innestarsi del nuovo su tradizioni millenarie che sono comunque rimaste nel background psicologico dei cinesi. Sembra quasi di assistere ad una evoluzione culturale di massa dal “Celeste impero” del Regno di mezzo, come ama chiamarsi la Cina, al nuovo monopolio assoluto dello Stato sui cittadini.

L’aspetto inquietante che ne emerge va oltre gli aspetti tecnologici. Non è tanto la possibilità del riconoscimento facciale, dell’uso massiccio dei big-data e dell’AI che ne estrae informazioni preziose, quanto il fatto che la gente considera questa possibilità come necessaria, come un effettivo progresso e come auspicabile. L’ordine e la “serenità” contro il caos di un mondo ormai troppo complesso da gestire. E la Cina ha dimostrato capacità di gestione notevoli, visto il salto economico e culturale compiuto negli ultimi 20 anni (e la preparazione precedente che ha reso tutto ciò possibile).

Ogni tanto fanno capolinea i termini cari all’occidente: libertà, scelte personali, libero pensiero, persino l’esigenza di una libera scelta della religione a cui ispirarsi. E la impietosa strategia statale che passa incurante, come un caterpillar, su tutte queste ambizioni umane, in nome dell’ordine e dell’efficienza.
Effettivamente il futuro sembra additare nel modello cinese una strada che sembra quasi obbligata, condivisa com’è da milioni di persone e milioni di implementazioni di successo.
Inevitabile chiedersi se questo scenario possa essere l’unico, il migliore, l’inevitabile.

Ottimo testo quindi per riflettere, sulla base di informazioni di prima mano, sulle prospettive future (o possiamo ancora chiamarle “derive”?) e su modelli che verranno sicuramente presi in esame anche nei nostri contesti; vasti pensare a tutto il dibattito sul 5G che non è un semplice upgrade tecnologico (connessioni più veloci), ma il trampolino per un profondo cambio di strategie, metodi e strumenti, dove l’AI svolgerà un ruolo essenziale e ormai i progressi dell’AI non sono più quelli proposti dalla cultura occidentale, ma quelli imposti dal più potente player oggi presente al mondo: la Cina, appunto.

Il futuro della rete passa ormai dalle sue principali implementazioni, non più dal sogno dei pionieri, è importante quindi chiedersi (e darsi da fare, in un modo o nell’altro) se la rete continuerà ad essere uno strumento di conoscenza e di libertà, oppure una gabbia sempre più pervasiva e onnipresente.

P.S. e anche questa recensione (abbastanza asettica, ammettiamolo), è stata pubblicata su AMZN

Un pizzico di sale

Un pizzico di sale

Quando l’anno scorso sono passato dalle saline di Trapani non pensavo proprio che un ambiente simile ci fosse anche a Siracusa. A dire il vero qualche cartello stradale, un po’ malconcio, ogni tanto l’avevo notato, lungo la strada Elorina che costeggia il mare a sud della città, ma le strade che andavano in quella direzione mi sembravano poco attraenti da esplorare. Ne avevo “assaggiata” una vicino alla foce del Ciane, ma dopo pochi metri a piedi, nella boscaglia fitta, il sentiero diventava impraticabile. Passare dalla zona opposta mi sembrava poco fattibile, ma… una prova ci può sempre stare.

A fine gennaio, sempre in bici, ho provato quindi a saggiare il terreno, passando proprio vicino ad un rimasuglio del faro Caderini (che a dire il vero è ben conservato, chiuso, intangibile e silenzioso), lasciando la bici vicino al passaggio semi abusivo che introduce nella zona delle saline. Ma a dire il vero non si coglie un granché di quello che poteva essere l’impianto originario, ormai abbandonato da anni. L’unico itinerario era costeggiando la riva, invasa da rifiuti, tronchi, macerie, un sentiero poco invitante. E’ comunque un punto di osservazione molto piacevole per cogliere tutta l’estensione di Siracusa, che si prospetta proprio davanti agli occhi; se poi si aguzza lo sguardo (e l’obiettivo), sullo sfondo campeggia, innevato, l’Etna. Da spettacolo!

Unica cosa degna di nota, nei ruderi (a dire il vero sono edifici di questo millennio, che dovevano ospitare un nonsobenecosa museo del mare), ho persino incontrato due giovani di passaggio che si erano rifugiati per qualche giorno proprio in quelle strutture: lui veniva dalla Svizzera e lei dalle Puglie, un mix inconsueto di refrattari alla civiltà (“niente soldi, facciamo qualche lavoretto in cambio di ospitalità“), alla ricerca di uno stile di vita sicuramente più slow e controcorrente.

Sul web non è difficile trovare informazioni sulle saline di Siracusa, basta cercare con questi 2 termini ed escono fuori diverse pagine, che sia Wikipedia o un altro sito turistico locale. Ma una pagina meno facile da scovare, con la storia di questa località, permette di capire meglio la sua origine e quindi il suo triste stato attuale, in completo abbandono da oltre 40 anni, nonostante i progetti e le velleità di farne un centro espositivo, museale o cose del genere. Comprese le conferenze e i convegni che, periodicamente, cercano di riportare l’attenzione su questi luoghi. Curiosando poi tra le foto disponibili sul web, se ne trova qualcuna che permette di cogliere, dall’alto, l’estensione di questa zona. Ho aggiunto anche la visione satellitare da GMaps per un confronto. Si tratta di una bella zona di territorio, umida, pianeggiante, attualmente libera da costruzioni o altri manufatti; purtroppo un po’ abbandonata e ancora poco valorizzata. Insomma, vale la pena esplorarla un po’.

E allora, a metà mese, eccomi di nuovo alla ricerca di un sentiero più agibile. Giungo fino al ponte sul fiume Ciane (a dire il vero quel ponte supera ben 3 corsi d’acqua, l’Anapo, un altro canale e il Ciane, per una terra avara di acque non è male un terzetto del genere. Sapevo che proprio vicino al ponte c’era un punto di osservazione, con casetta in legno e pontile sull’acqua, un luogo pittoresco e piacevole che avevo già visitato altre volte. Ma appena entrato nella zona riservata ho notato con piacere un po’ di pulizia in più e il sentiero che avevo sempre visto impenetrabile, adesso era piacevolmente aperto e invitante.

In pratica dalla strada asfaltata parte un sentiero in terra battuta che giunge fino alla riva del mare, costeggiando da un lato il Ciane e inoltrandosi così dal lato nord nella zona delle saline. Si vedevano ancora fresche le tracce di un mezzo pesante, probabilmente un trattore, utilizzato per la pulizia e rendere percorribile il sentiero. E sarà che la gente è pigra, che la zona non è molto segnalata, che ancora in pochi sono attratti da questi angoli naturali, insomma, non c’era proprio pericolo di assembramento! Nessuno all’orizzonte, strada pulita, poche tracce di invasione umana.

Si giunge così facilmente fino al mare, qui il discorso cambia perché la riva non è proprio un luogo piacevole, ci si trova ancora di tutto e provvede il mare a depositarci ogni sorta di rifiuti; ma almeno si prova la nostalgia di come potrebbe essere un posto del genere; pozze di acqua salmastra, distese liquide , canneti, piante lacustri, uccelli che ogni tanto prendono il volo…

L’incontro più originale della giornata ha dell’inaspettato: ad un certo punto vedo giungere sul sentiero che avevo appena percorso un sub tutto bardato, ancora con la maschera e il boccaglio, le pinne in una mano e il bottino nell’altro, due o tre notevoli branzini. Per lui era la strada più breve, di terra e di acqua. L’uomo e il mare, mi veniva da pensare… e fino a quando il mare viene vissuto in questa dimensione individuale credo che la sostenibilità non ne risenta.

Lungo la strada del ritorno mi sono fermato praticamente ogni 4 o 5 passi, gli scorci erano davvero suggestivi e fare scorta di panorami, luci, vento che accarezza le erbe… non è mai abbastanza. A far galoppare la fantasia ci si poteva immaginare di essere finiti, ogni tanto, in qualche palude alpina, alla foce di mitici fiumi (e il Ciane in fin dei conti, lo è) o in qualche savana, qualche rimasuglio di duna costiera….

Certamente queste zone, tra acque di mare e di fiume, piante rigogliose e caratteristiche (il papiro del Ciane è davvero una caratteristica unica, compensata solo dalla presenza ingombrante degli eucalipti, molto abbondanti in questa zona e che a quanto pare andavano di moda fino a quando non si è capito che è meglio lasciarli crescere nel loro habitat giusto). So che si possono fare escursioni in canoa o kayak lungo le coste e nella foce dei fiumi. Ma per quello aspettiamo ancora un po’ la stagione più calda…

E per dare un’occhiata, ecco qua un po’ di foto sulla zona delle saline di Siracusa

A proposito di refezione…

A proposito di refezione…

Diverse volte mi è capitato di buttare giù due righe dopo aver sperimentato la funzionalità (o meno) di qualche sito della pubblica amminstrazione, o di iniziative che dovrebbero semplificare le tante code burocratiche.

Nello stesso spirito, di collaborazione e non di inutile critica, mi sembra utile suggerire come si potrebbe aiutare ancora meglio le persone. Questa volta si tratta del servizio per la refezione scolastica del comune in cui risiedo, quello di Siracusa.

Tutto nasce dal fatto che, cercando di aiutare una famiglia straniera con un bimbo che doveva iniziare la refezione, ci siamo scontrati con una serie di difficoltà che si potrebbero facilmente evitare.

La famiglia in questione aveva iniziato a compilare la domanda, avevano un modulo cartaceo e i tanti campi creavano nei genitori non pochi problemi; spesso la terminologia è così asettica e precisa che per uno straniero non risulta di facile comprensione. Avevano un foglio da riempire, ma ho preferito cercare il modello originario per compilarlo al computer. Così vedo che il Comune ha un vero e proprio sotto-sito tutto dedicato al tema della Refezione. Il link è il seguente

https://www.comune.siracusa.it/index.php/it/info-refezione-scolastica

Il modulo si trova così in pochi click, si può persino scegliere tra formato Word, Pdf o pdf compilabile. Quello che invece non riesco a trovare subito è COSA fare dopo la compilazione, cioè come inviare il modulo. Siamo ancora in piena pandemia e logicamente il modulo dovrà esser inviato telematicamente. Ma non riesco a trovare indicazioni chiare in proposito. Ovviamente cerco un indirizzo email di riferimento, e trovo solo quello che campeggia in cima alla pagina e che figura nella sezione dei contatti. Per sicurezza, dopo aver inviato il modulo di iscrizione, mando perciò un’altra mail per chiedere delucidazioni e conferme, chiedendo cortesemente di ricevere una qualche risposta. Dopo oltre 1 settimana non ho ricevuto nessuna conferma… anche se poi telefonicamente mi diranno che è tutto a posto.

I problemi di contatto sono giunti dopo, visto che la conferma dell’iscrizione avviene tramite SMS inviato ai genitori, in cui si comunica l’iscrizione e viene fornito un codice, denominato PAN, che identifica la persona che riceverà il servizio, ovvero il bambino. I genitori in questione confondevano il Pan con il Pin che solitamente entra in gioco quando si parla di servizi digitali…

La procedura, una volta compresa, è semplice: ogni bambino riceve un codice (il PAN) e recandosi in alcuni negozi-tabaccherie convenzionate (l’elenco è sul sito, ovviamente, anche se non sono molti gli esercizi convenzionati, meno di una decina), si può pagare il servizio in base alla propria situazione reddituale, basta comunicare all’esercente questo PAN. Peccato che nell’era del cash-back e delle carte di pagamento, questo sistema venga denominato School Card: la prima cosa che viene in mente è proprio una sorta di “card” scolastica che si dovrebbe ricevere o avere. Niente di tutto questo…

Un’altra difficoltà è sorta quando abbiamo cercato di contattare il servizio utilizzando i numeri di telefono che si trovano proprio in cima alla pagina. Ce ne sono ben due, un numero verde e un fisso della zona di Siracusa. Peccato che il n. verde non sia più operativo (da tempo. mi hanno detto) e che invece l’altro numero sia praticamente …irraggiungibile. La famiglia aveva ottenuto poi un altro numero, un cellulare, che in effetti ha funzionato. E si scopre che questo numero, probabilmente l’unico utilizzabile, è persino inserito sul sito, ma un po’ nascosto… proprio alla fine (devi scrollare tutta la pagina e lo scopri in basso a sinistra). Quando facevo notare all’operatrice queste varie difficoltà la risposta era che loro non potevano intervenire sul sito e quindi niente da fare. Credo che segnalarlo possa sempre essere utile. Conosco bene come si realizzano i siti e credo che un servizio, per essere tale, deve avere quella dose di flessibilità e tempismo che aiuta veramente gli utenti.
Ma a distanza di una decina di giorni, nulla è cambiato.

Eppure basterebbe inserire tra le tante voci del menu un sorta di rapido vademecum che illustrasse i vari passi da seguire, ma senza dare nulla per scontato, perché chi si accosta al servizio per la prima volta, fatica veramente ad orientarsi. Tutto qui.

In attesa di riprendere…

In attesa di riprendere…

di riprendere a girare, visitare, passeggiare, ammirare… Ormai ci stiamo facendo il callo a questo periodo di forzata inattività, un limbo che rischia di spegnere anche la curiosità, la voglia di conoscere e di esplorare questo nostro stupendo ambiente (lo so, sarei capace di definire “stupendo” anche luoghi con apparente scarso appeal, ma essendo l’occhio a fare la differenza, preferisco allenarlo 🙂

E quest’oggi mi aveva colpito la richiesta di un ragazzo straniero, che mi chiedeva informazioni sulla… presenza di san Paolo qui a Siracusa. Essendo un ragazzo musulmano capisco la difficoltà nel collocarle questo personaggio in un contesto storio più dettagliato. E mentre cercavo di dargli qualche dritta, ricavata dal testo degli Atti e poco più, qualche vestigia storica velata di leggenda che ricorda i 3 giorni in cui Paolo è stato ospite a Siracusa del primo vescovo, Marciano, scelto espressamente da san Pietro. Per mostrargli la chiesetta di san Paolo, a ridosso del tempio di Apollo, ho lanciato GMaps e fatto uno screenshot dalla funzione di Streetview che mostra con chiarezza il luogo. E come spesso capita viene subito voglia di percorrere un po’ quelle strade in passeggiate virtuali, incuranti delle persone che affollano i vicoli e i luoghi solitamente affollati da turisti. Siccome da quando sono qui non ho ancora potuto vedere nulla di tutto ciò… almeno su schermo è gradevole assaporare questo clima. Sono poi finito in riva al mare, presso la fonte Aretusa. Ormai sono luoghi che conosco abbastanza bene e mi sono meravigliato che tra le tante foto della fonte non ce ne fosse nemmeno una che la mostrasse dal basso e dall’interno. Così mi sono detto: ok, buttiamo giù due righe e recuperiamo le foto fatte questa estate durante la visita con i bambini del campo estivo.

E siccome gli errori di pubblicazione ogni tanto saltano fuori, per evitare di perdere le righe scritte…. le replico anche qui, in attesa di riuscire a pubblicarle tra le recensioni di Google. Per la cronaca, dopo 3 tentativi andati a vuoto, finalmente la recensione è online.

Fonte Aretusa: Uno dei luoghi indimenticabili e più suggestivi di Siracusa. Negli ultimi anni (a causa della pandemia), le visite sono state molto rarefatte, ed è un peccato perché è interessante visitare anche l’interno. Vedo dalle recensioni tantissime foto, ma tutte e solo dalla cerchia esterna. Nell’estate del 2020 abbiamo avuto la possibilità di visitare e girare dentro la fonte, grazie alla cortesia dell’assoc. Civita (il reportage lo trovi qui https://www.maristi.it/ciao/2020/08/01/e-si-conclude-anche-il-campo-estivo/) e passeggiando dentro la fonte lo spettacolo è ancora più suggestivo. Una volta entrati nello spazio di visita, si può fare un giro completo della fonte. Procedendo in senso orario si vede nella cavità del muro il punto da cui sgorga la fonte di acqua dolce, lo sbocco in mare si trova nel punto diametralmente opposto; non ho assaggiato l’acqua ma ormai dicono che sia piuttosto salmastra, ottimo campo di studio per verificare l’adattamento delle piante. La vegetazione principale, a parte il grande ficus all’ingresso e alcune palme rigogliose, sono ovviamente i papiri, della stessa varietà di quelli che si incontrano lungo il fiume Ciane. Sono fusti alti più di 4-5 metri, in ottimo stato di vegetazione. Poi ci sono tante anatre, e devono vivere veramente bene perché abbiamo incontrato gli anatroccoli al seguito della madre, molto tranquilli e per niente stressati. Il responsabile era più preoccupato (e giustamente infastidito) dal fatto che i turisti continuano a buttare cibo, panini, briciole, favorendo così il proliferare dei topi, non della fauna corretta, che è ampiamente autosufficiente. Molti i pesciolini rossi… e persino una carpa (qualcuno azzarda che sia addirittura una pregiata carpa Koi, ma… chissà). Breve il percorso di visita, con le audioguide si ripercorre il mito di Aretusa. Non vengono fornite molte informazioni storiche (come la notizia che Napoleone si sia rifornito qui di acqua dolce, anche se poi il suo acerrimo nemico, Orazio Nelson, grande appassionato di Siracusa, scelse proprio questa città come sua residenza privilegiata). La presenza della piccola spiaggetta vicino al giardino crea un congiutno delizioso. Peccato per lo stato di degrado in cui versano questi giardinetti, vero percorso ad ostacoli tra escrementi di piccioni e mattonelle disselciate. Un tempo qui c’era anche un acquario, ormai chiuso da tempo.

Ecco le foto della Fonte Aretusa – estate 2020