Tra i caruggi di Carpasio

Tra i caruggi di Carpasio

Carpasio è uno dei luoghi della memoria, per lo meno della mia; da bambini ci spedivano, un drappello di cuginetti tra i 3 e i 7 anni, a passare qualche settimana dai nonni… i ricordi di quell’epoca, primi anni 60, rimangono poi fissati per sempre; le passeggiate, i cespugli di lavanda con la nonna che ci faceva accovacciare per la meranda, con pane e olio, le terrazze dove il nonno coltivava la vite e tanti legumi, i ceci, con le loro foglie crepitanti d’estate, le more che spuntavano ai bordi di ogni sentiero, il panorama dal tetto della casa, sulla distesa di alberi di fronte, la casetta bianca, sicuramente la casa di qualche strega o mago cattivo da evitare con precisi incantesimi…

Aprivano persino l’asilo delle suore, in quelle occasioni e insieme ai tanti bambini che popolavano questo piccolo borgo nell’entroterra dell’Argentina, c’erano persino momenti tra il mistico e il magico, tutti i bambini seduti sul gradino e le suore che passavano a dare i ritagli delle ostie (sarà un problema di logica matematica, quello di ottimizzare in un piano gli “scarti” del ritaglio delle ostie circolari, quello era un metodo infallibile per risolverlo, senza IA e senza topologia). Adesso è la sede del museo della Lavanda, istituzione sicuramente più adatta di qualche revival sulle streghe (come accaduto quest’estate, ma … basta e avanza Triora).

Eppure quando arrivi con la macchina ti saluta un bel cartello “Automobilisti, attenti, in questo paese i bambini giocano ancora per strada”, ed è proprio vero. Saranno due piccole piazzette, ma in proporzione ci sono più bambini e ragazzini che in tutta San Lorenzo (dove sembrano quasi invisibili). Meglio quindi parcheggiare in fondo alla piazza, almeno da evitare le pallonate. E non valgono le raccomandazioni ai giocatori, anche se 2 o 3 sono della “famiglia” e li ritrovermo poi a tavola, per pranzare insieme, più tardi.

Faccio un piccolo giro per i caruggi del centro, prendo la strada lunga per arrivare a casa. Adesso vanno di moda i nomi altisonanti e un po’ cool, como vicolo del silenzio, stradina dei profumi… si vede che Via Trieste non gode di molto fascino, a dispetto dei nostri nonni che hanno combattutto in quella grande guerra.

Il borgo presenta bene, tante le case ristrutturate, rimesse in ordine, anche se rimangono occhiaie vuote di finestre perdute, volte a cielo stellato, mura in bilico… la pavimentazione, in mattoni cotti ben ripristinati, accompagna con calma fino alla casa, dove l’immancabile Mariadelaide, oggi padrona di casa, sta già spignattando. Come si fa a dire di no alla cugina preferita che ti invita in questo intrico di ricordi? Avrebbe potuto cucinare pagine gialle alla brace e sarebbe andata bene lo stesso, invece si è esibita in tagliatelle, coniglio alla ligure, Guido ha trovato il vinello giusto, i 3 piccoli erano sempre in pole-position per il bis… e la tavola era davvero variegata. Dal prof di liceo con la passione per il rock (con esibizioni settimanali in giro per il ponente) al preside di scuola romana (e Centocelle è un mondo), dal vagabondo in terra marocchina (il sottoscritto) alla reduce di Haiti e poi Milano, la maestra in pensione, senza nessun rimpianto, oggi, per questo mondo della scuola sempre meno comprensibile, l’appassionato artigiano di soldatini di epoca napoleonica (ma anche lui con il benedetto vizio della chitarra); un bel macrocosmo di parenti per una semplice rimpatriata…

Quando riparti da Carpasio saluteresti anche le pietre, i cippi antichi che fanno da sentinelle alla chiesa, e poi scopri, entrandoci, che il parroco, don Antonio, amico di Massimo, non vede l’ora di fare una bella chiacchierata con il nostro drappello, nella pacata oscurità di questa chiesetta antica ma non troppo.

Pomeriggio fatto di pietre, di parole e di incontri. Ora si può ritornare a Sanremo…

Poteva quindi mancare
un album di immagini di questo pomeriggio?
Carpasio – estate 2026

Estate 26, ci arriviamo…

Estate 26, ci arriviamo…

Se no a forza di aspettare queste righe mi ritornano a galla nell’autunno, e proprio non mi sembra il caso.

Lasciata Melilla a fine luglio, dopo un po’ di attività varie, con il Progetto Alfa, con i ragazzi del progetto Orizzonte Giovane, con le varie “despedide” del nostro carissimo Ventura (meno male che il prossimo anno sarà ancora abbastanza vicino, a Bonanza, in una realtà simile a questa di Melilla…) eccoci arrivati in Italia.

La prima tappa mi vede in quel di Carmagnola, nella casa dei fratelli maristi, a rimettere insieme un po’ di ricordi e di rimpianti, sia per il carissimo Zeno, che proprio non riesco ancora a considerare come la penultima linea del nostro elenco dei “maristi del cielo”, sia per l’ultimo saluto a Gigi Masio, altra presenza rocciosa degli anni passati a Roma.

Però siamo insieme con mio fratello Massimo e una delle scorribande che siamo riusciti a fare in questi giorni, mixando una visita a qualche parente in quel di Asti, è la piccola deviazione per raggiungere Cherasco, dove Massimo ha un amico davvero illustre. Un po’ lo conoscevo anch’io e non è certo difficile risalire all’identità di Mago Sales… in pratica un diretto erede di don Bosco (anche perché don Silvio Mantelli, questo il suo vero nome, è un salesiano) e della sua originale modalità di conquistare i ragazzi, con la vivacità, il senso del curioso e del mistero, il fascino e la sorpresa. Questa magia, decisamente, ha un lato spettacolare che avvolge e conquista…

Scoprire poi, sbirciando rapidamente nelle sale di questo specialissimo museo della magia (avevamo poco tempo ma don Silvio ha voluto accompagnarci ugualmente e di persona in alcune delle sale, a dispetto di qualche acciacco che l’età comincia ad infliggere…) si rimane davvero incantati e stupiti da come il mondo della magia sia quasi una “grande famiglia”, dove le persone si conoscono per nome, si incontrano, collaborano, si avvicendano in attività comuni; e così i nomi di Silvan, di Binarelli, di Raoul Cremona, di Brachetti (che con don Silvio ha mosso i primi passi in questo mondo fantastico) e tanti altri, non sono semplicemente una reclame da spettacolo, ma un intreccio di relazioni.

E che dire poi della incredibile biblioteca che va raccogliendo, sul tema della magia; tra una chiacchierata e l’altra gli sfugge che forse solo quella di David Copperfield potrebbe rivaleggiare con questa, che viaggia ormai al di sopra dei 20 mila volumi! non per niente la FISM, federazione dei “maghi” internazionali, ha scelto il suo museo come sede ufficiale per le sue attività, un riconoscimento prestigioso ed indiscutibile!

Eravamo di corsa, ma le suggestioni non hanno sempre bisogno di tempi lunghi, a volte uno schiocco di dita, un lampo di magnesio o il volteggiare di un cilindro, fanno il resto.

E qualche immagine di questo album fotografico, spiega il resto

a proposito di riviste digitali…

a proposito di riviste digitali…

-> ci sono novitá – post aggiornato al 7 luglio (lo trovi in fondo)

Ormai sono 14 anni (quasi 3 lustri, suona molto vintage) che ho effettuato lo switch-off, dalla carta al digitale; prima con i libri e poi, appena possibile con le riviste e i giornali. Inzialmente con il Kindle in bianco e nero (dovrei ancora averlo da qualche parte, adesso che è stato ormai abbandonato, potrebbe essere utile come pezzo da museo).

E i vantaggi sono innegabili; non che la carta abbia perso il suo fascino, anzi, ma un libro, una rivista, per me sono essenzialmente un mezzo di trasmissione di conoscenze. Soprattutto le riviste, ora che mi trovo anche fuori zona Italia e non posso piú affidarmi al rito dell’edicola. Qui a Melilla ce ne sono ancora, ma vedo che vendono più caramelle e bibite che altro…

Dopo i fasti della mitica rivista MC-microcomputer che ho iniziato a conoscere a Roma nei primi anni ’80, senza nemmeno sapere che il direttore della rivista veniva tutte le domeniche nella scuola dove io insegnavo, il SLM, ed era anche amico di don Carlo M. (pensa tu, insieme abbiamo partecipato a uno di quei primi corsi ruspanti per usare il … C-64!) di acqua ne è passata sopra e sotto i ponti. Intanto gli interessi crescevano, didattica, internet, nuove frontiere delle TIC… Dalla semplice lettura siamo così passati alle collaborazioni (ho scritto un paio di pezzi anche per MC, quando bazzicavo il centro delle Tecnologie Didattiche di Genova), con varie riviste. Insomma, le conosco un po’ da fuori e da dentro.

Poi MC inspiegabilmente è svanita (ma in rete non è difficile trovare ancora oggi persone che ne sostenevano l’ossatura, come AdP, con il suo sito: https://www.adpware.it/) e per non perdere troppo tempo a navigare, ricercare, ecc. ho puntato su un’altra rivista, che mi sembrava per lo meno autorevole, completa, ricca, staccandosi un po’ dal panorama o esclusivamente giocoso o troppo tecnico. Si trattava di PC Professionale; per anni mi sono abbonato alla versione cartacea, poi a quella duplice, carta e web, adesso ovviamente solo tramite web e app. Interessante poi il fatto che ogni anno era possibile scaricare l’intera annata e conservarla in PDF. In questo panorama certe informazioni sono preziose.

Peccato che da un paio di mesi le cose sembrano essere molto “rallentate”. La versione digitale appariva sull’APP con molti giorni di ritardo (posso capire il timore di mandare in giro un PDF con il numero nuovo ancora in edicola, ma altre riviste “serie” lo fanno senza problemi, come le Scienze…). PC Professionale utilizza una sua APP e il testo rimane quindi vincolato al device, niente PDF, per intenderci. Si possono esportare articoli e pagine (un po’ macchinoso, a dire il vero) ma niente piú.

L’App di solito si apre con l’edicola e gli ultimi numeri, per questo che difficilmente si notava un avviso speciale presente nel menu iniziale ormai da alcuni mesi, insieme all’Account, l’Archivio e i Credits, compariva una
COMUNIC
AZIONE
IMPORTANTE (spero che l’a-capo sia voluto)

che chiedeva pazienza (il numero di aprile in effetti è saltato, immagino che l’abbonamento verrà prorogato in automatico…) perchè erano in corso profondi cambiamenti.

Il n. di maggio è arrivato… dopo il 20/5/26, con un cambio nemmeno troppo vistoso nel titolo, la semplice aggiunta del dittongo IA (oggi un po’ di IA si aggiunge a tutto, senza quasi notarla), cambio del direttore responsabile e di quello editoriale. Non solo, nello staff dei collaboratori non figura nemmeno uno dei precedenti giornalisti che da anni elaboravano la rivista. Tabula rasa, più che ristrutturazione. Ma logicamente contano i risultati e da un solo numero non è facile valutare le cose. Vedremo piú in là.

Speriamo che il n. di giugno non ci metta troppo a giungere… a tutt’oggi (come si vede dal timing in alto a sinistra) non resta che aspettare.

O magari potrei chiedere, con un prompt ben congegnato da inviare a qualche bot-IA di “prepararmi una rassegna di notizie su hardware e software, notizie sulla sicurezza informatica, recensioni di libri interessanti sul tema…” e vedere cosa succede. Anzi, siccome la tentazione è fin troppo semplice, ecco il risultato in pdf di questa query realizzata in meno di 5 minuti, con l’aggiunta di un paio di mie foto. Tra quanto potró rinunciare ad una rivista “generica” e avvalermi del lavoro agentico di qualche IA?

8 luglio 2026 – E andiamo avanti coi ritardi. Purtroppo a tutt’oggi non è cambiato nulla. La rivista non si vede ancora (in edicola, stando qui a Melilla, mi risulta difficile controllare 😉 e ho persino segnalato il problema all’ufficio abbonamenti, che ha persino risposto (in data 25 giugno):

Sorge quasi il timore che stia capitando qualcosa di simile a ció che successe alla rivista MC, che “sparì” dal mercato con il numero di settembre del 2001 (il numero non venne mai pubblicato ma … era quasi pronto e impaginato). Leggendo con calma l’ultimo numero disponibile, quello di maggio 2026, con una redazione completamente diversa dalla precedente, una sorta di antipasto con brevi assaggi delle nuove rubriche e la conferma di quelle storiche, dando credito all’enfasi della comunicazione e dell’editoriale, che preannunciano impegni e novitá e quantaltro… Non avendo altre armi che la pazienza, rassegnati si attende.

In tutto ció ho recuperato un po’ i contatti con il paladino dello storico MC, Andrea di Prisco, che continua imperterrito nella sua missione di divulgatore (dichiarandosi al contempo discendente di nonna Wiki e di zio Google, o parentele affini…) e continua a sfornare interessanti notizie, riflessioni e considerazioni sulle pagine del suo personalissimo sito ttps://www.digitanto.it

Sono persino riuscito a rintracciare l’indice dei miei articoli pubblicati su MC, ero ancora convinto che fossero solo 2, mi sono meravigliato che, invece, corrispondano ai goal di Argentina-Egitto di ieri sera, ben 3 interventi, tutti legati al mondo della tecnologia e informatica applicati al settore della disabilitá (chissá se questo termine è ancora utilizzabile…); vediamo se con calma riesco anche a recuperarne il testo, visto che tra i secoli che passano, i traslochi che contribuiscono a disperdere i floppy (sic! esistevano ancora), i primi HD per le copie di sicurezza… uno fatica a mettere ordine.

Sabato colorato

Sabato colorato

Cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia. Devo segnarmela questa e per la prossima volta… invertire l’ordine di questi fattori. In pratica, prima la festa e poi il mare, non come questa volta. Ma andiamo con ordine…

Siamo di nuovo con i nostri amici hindu., qui a Melilla, perchè questa era proprio la loro settimana.

Da calendario si doveva festeggiare poco prima della nostra Pasqua, che peró coincideva anche con la fine del Ramadan, ed essendo questa una festa abbastanza allegra, tra balli, canti e laboratori di percussione… (Bollywood docet) I nostri amici hanno pensato di spostarla ad altra data, per non infastidire.

Solo che il cambio di data coincideva anche con la festa del Borrego, quel Eid al-Adha che vede molti residenti di Melilla spostarsi nella vicina Nador, in Marrocco, per festeggiare il grande evento con le famiglie al completo. In pratica, questa settimana Melilla era davvero piú calma e tranquilla del solito, quasi spopolata, visto che in molti mancavano all’appello. Insomma, cose che qui a Melilla sono normali, un rispetto non solo formale delle diverse tradizioni, un modus vivendi che ha molto da insegnare ad altri contesti.

E stendiamo un velo pietoso sui tempi di attesa alla frontiera che i tanti amici musulmani di Melilla hanno dovuto sopportare per passare dall’altra parte: quest’anno alla nostra cuoca è andata meglio, solo 7 ore di attesa! E’ toccato a sua cugina, meno fortunata, aspettare per ben 14 ore!!!

Ma la festa dei colori si è tenuta lo stesso. Proprio questo sabato. E dopo averla comunicata anche ai nostri ragazzi del progetto Horizonte Joven, volevo almeno vedere se incontravo qualcuno di loro, anche se dubitavo di scoprirne qualcuno. E in effetti è stata proprio così.

Prima ho controllato la temperatura dell’acqua marina (insomma, primo bagno di stagione, temperatura deliziosa, anche se qui non si puó certo parlare di acque cristalline) e poi, tornando a casa, una piccola deviazione verso la piazza multifunzionale per vedere come andava la festa. Il volume a palla si udiva giá da lontano e si notavano per terra ampie chiazze di colore, qualcuno dei passanti era già uno spettacolo multicolore che faceva ben presagire. E una volta sistemata la bici (colore più o meno non la peggiora di tanto) ho cominciato a guardarmi intorno.

Guardare è già un termine pretenzioso, visto che tutti facevano a gara per rovesciarti i pacchetti di polvere colorata appena abbassavi la guardia. Uno spettacolo, davvero. E le foto si sprecano, anche se uno cerca almeno di fare attenzione per non riempirsi il telefono di colori sgargianti.

E finalmente ho rintracciato qualche volto noto, o meglio, sono loro che mi hanno scoperto e cominciato a cospargere di porpora, rosso, verde, fucsia e … chi più ne ha pi`ne metta… E dai risultati si vede che ne hanno davvero messo tanto, di colore! Meno male che la nostra amica Anju continuava a dirci che tanto questa festa, chiamata Holi è una festa che ricorda il trionfo del bene sul male (Il mito di Holika e Prahlad), insomma, più partecipi e più ti purifichi! Pensavo proprio a questo al rientro, quando cercavo di togliere la polvere dal telefono, lo zaino, i sandali… 😉 mi devo essere purificato un sacco, questa volta!

Intanto sul palco dove si svolgeva l’evento, il clima era a dir poco effervescente, con nuvole di colore ovunque, gente variopinta, famiglie che si concedevano selfie selvaggi, bambini dallo sguardo enigmatico… Fino a quando mi ferma una chiedendomi “ma non mi riconosci?” e decisamente la risposta era un no chiaro, ma poi, si leva gli occhiali, sorride e… come non si fa a riconoscere una delle tue alunne più serie ed attente? Insomma, le fedelissime del progetto Alfa erano presenti. Per quest’anno può bastare.

E come già 2 anni fa, ecco anche questa volta un coloratissimo album fotografico dell’Holi Fest 2026 di Melilla

Insomma, l’inverno è finito…

Insomma, l’inverno è finito…

Appena terminato “L’inverno della levatrice”, di Ariel Lawhon.

Tra l’altro, senza rincorrere download di nicchia o torrent poco regolari, ho verificato che la funzione di “prendere in prestito” che viene offerta da MLOL (che ha appena rinnovato il suo sito) è decisamente facile e pratica. Da utente registrato (e per farlo è sufficicente rivolgersi alla propria biblioteca di residenza) si consulta il catalogo e si verifica il prestito. Per i titoli “caldi” e piú gettonati è normale che ci si ritrovi in coda (e il fatto che ti avvisino via mail di quando è disponibile non sempre è l’ideale, visto che si dispone di solo 24 ore di tempo per scaricare il testo); ma in questo caso il testo era immediatamente disponibile. Devi solo scaricare l’APP di lettura sul tuo device e il gioco è fatto.

Son quasi convinto che questo libro piacerebbe a Lida e a Rosa, amiche da tempo e lettrici esigenti. Riscatta la storia di una donna, Martha, dalla rapida curva della memoria perduta, in un contesto storico e geografico abbastanza lontano dalla nostra europa, ma per molti aspetti vicino e contiguo: la nascente nazione degli Usa, appena nata dalle rivolte contro la “madrepatria”. Ci troviamo nel Maine, in una panorama pittoresco e quasi selvaggio, davvero rude, qui l’inverno dura da novembre a marzo, il fiume gelato condiziona la vita dei piccoli paesi che sono sorti lungo i suoi bordi per sfruttarlo come strada facile per i trasporti del legname.

Sarebbe una ambientazione western, ma in tutto il romanzo nessuno sfodera pistole e non si vedono duelli o rodei. La semplice vita dei boscaioli, dei primi commercianti, degli abitanti di un villaggio che lentamente si trasforma in paese e inizia a porre le basi per una futura cittadina; il salone degli incontri, una locanda in grande stile che serve sidro, wiskey e pasti caldi ma che in base alle necessità può anche conservare nel magazzino le salme di persone morte da tempo e impossibili da seppellire nel terreno ancora ghiacciato. E poi non c`e nemmeno un cimitero, nel villaggio di Hallowell, nemmeno una chiesa; solo un pastore con la sua giovane moglie, Rebecca. E la storia si dipana proprio intorno alla violenza subita da questa giovane donna.

Ma nessun detective o pistolero entra in scena per risolvere il caso. La vera protagonista del romanzo è Martha, una donna storicamente esistita che l’autrice ha scoperto un giorno, quasi per caso, mentre attendeva il suo turno per una visita dal suo ginecologo. Alla rinfusa, su uno di quei tavolini anonimi che proliferano nelle sale d’attesa, un piccolo rimane colpita da un fascicolo che riportava le vicende storiche di Martha Ballard, una levatrice esperta che nel corso della sua vita era riuscita a far nascere oltre mille bambini e bambine in quel contesto difficile e igienicamente sfavorevole. E non ne ha perso nemmeno uno! Qui la statistica si fa notare per l’inconsueto record.

La vita di questa donna sarebbe di per sè già eccezionale, ma il romanzo cerca di immaginarla in modo concreto e storicamente plausibile nella cornice di un’epoca ormai lontana, che non brillava certo per essere paladina dei diritti umani (la schiavitú, anche se non presente nel testo, è appena accennata e molti stati USA la tollerano ampiamente). Figuriamoci la considerazione delle donne. Ed è proprio su questo tema che il libro si concentra e si esprime. L’autrice è ben consapevole dei rischi che si corrono a mettere in mente ad un personaggio di 3 secoli fa certi  modi di pensare e certe esigenze che oggi sembrano condivise da molti, per questo ricorre spesso alle citazioni dirette del diario di Martha, un raro e prezioso documento, che espone solo fatti e situazioni, nessun commento, su quanto la protagonista faceva, vedeva, riscontrava. Il desiderio di giustizia, che deve riguardare tutti, senza differenze se a chiederla è una donna, muove incessantemente questa donna.

E poi tanti i sottotemi, la famiglia, gli amori giovanili, la natura con i suoi duri calendari e vincoli, il freddo e il ghiaccio, i collegamenti a dorso di cavallo, rari momenti poetici, come quando si scorge una volpe argentata lungo il proprio sentiero e sembra quasi obbligatorio sentirsi in sintonia con questa natura semplice e vitale.

Insomma, il libro è stato un caso letterario negli USA, lo stile quasi asciutto ma ben ritagliato sul personaggio aiuta a cogliere uno spaccato di un’epoca da noi poco nota e con un approccio alle persone e agli eventi ben documentato e chiaro. 

Gradevole.

Alcune info sul sito dell’editore, Neri pozza,