Pedalando lungo il Po
Non avevo mai associato la città di Carmagnola al grande fiume Po; di certo non sono uno che va a mescolare le acque con le ampolle di questo fiume paradigmatico, ma dopo aver scoperto che passava proprio ad una inforcata di bici dalla nostra casa marista e aver rispolverato la vecchia bici verde (ormai sono un paio di anni che la inforco ogni volta che passo da qui, ovviamente dopo qualche peripezia per gonfiare i suoi vecchi tubolari, che però ancora tengono) l’idea era presto presa.
E infatti il fiume è proprio vicino, a nord del paesone, con le sue belle anse e con le indicazioni di un parco, quello del Gerbasso; quanto basta per partire in esplorazione. C’era persino l’indicazione della “spiaggia di Carmagnola”, ma appena l’ho vista mi è passata la voglia di sperimentarla: nugoli di moscerini, afa, polvere, poca acqua, cartacce ovunque, viscidume sulle sponde…
Ma l’idea di visitare questo parco, saggiare un po’ le strade vicine, quella ha prevalso e, tutto sommato, ne valeva la pena.
La bici, dicevamo, quasi un pezzo di museo, credo sia la stessa che usavo a Genova prima del ’96, una bici da corsa (una Bianchi Gloriotti) nel suo celebre colore “celeste bianchi” inconfondibile (anche se per me continua ad essere un quasi verde). Ogni anno si ripresenta il problema del come gonfiare le ruote, per fortuna che oltre ai negozi di bici (aperti anche ad agosto, qui a Carmagnola), ci sono amici gommisti che si ingegnano per gonfiare questi reperti archeociclici. La cosa interessante è che i tubolari sembrano scricchiolare un po’, danno l’idea di volersi sbriciolare un poco alla volta ma alla fine tengono… e anche per quest’anno, con buona pace del brecciolino e delle buche delle strade piemontesi, hanno fatto il loro sporco lavoro. Letteralmente.
L’itinerario non è per niente difficile, avevo visto che nei pressi della “spiaggia” sul Po, nei pressi del ponte sulla provinciale SP20 spuntavano vari specchi d’acqua, resti di antiche anse e sedi di moderne cave per l’estrazione della sabbia e dei ciottoli, poi c’era l’indicazione del Parco, quindi immaginavo che ci sarebbe stato parecchio da vedere. E infatti…
Quello che non avevo immaginato era la strada per rintracciare questo parco del Gerbasso, di indicazioni non se ne vedono praticamente mai e l’unica alternativa era prendere una strada laterale, in mezzo ai campi di mais. E qui il mai è oceano, puoi girare delle mezz’ore sempre immerso in questa distesa verde, con le pannocchie quasi mature (e a dire il vero in questa zona non si avverte quel senso di siccità tanto discusso e sbandierato in televisione, ma vicino al Po, si sa che le falde aiutano davvero tanto l’agricoltura).
Qui sotto la mappa, realizzata con Koomot (dove si può vedere tutto l’itinerario che ho percorso)

Alla fine sono riuscito ad intravedere un ingresso “ufficiale” del parco, qualche segnale e qualche cartello, ma davvero poca roba. Così si percorre una bella strada in terra battuta (dal fondo niente male, almeno per la mia bici) in mezzo ad alberi maestosi, un vero bosco, una sequela di piante, anse, scorci del fiume… si arriva ovviamente anche alle sponde in zone più selvagge, quasi naturali e l’effetto paesaggistico è notevole.
Può bastare, preferisco ricordare il fiume con questo album fotografico
i luoghi, il verde, lo spettacolo lungo il fiume Po


