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Al riparo di un buon libro…

Al riparo di un buon libro…

Da quanto tempo non mi ero messo di buzzo buono a leggere un libro, tutto intero, tutto di seguito. Ad essere sinceri non uno di quei mattoni che possono rimpiazzare comodamente il piede di un letto martoriato o una fessura imponente in qualche muro, col freddo che vi sgattaiola insistente…

Ma un bel libro, corto abbastanza da conquistare mente e memoria per un mezzo pomeriggio, dopo aver dipanato altri impegni, diradato altre necessità. Dovevo arrivare proprio in questo pomeriggio a Granada, dopo una mattinata tersa passata anche a rinfrescarmi dei suoi parchi e giardini deliziosi, tra porte che risalgono all’epoca nazzari e pavoni tranquilli a cui cedere pigramente il passo.

Il libro è poco più che un lungo racconto, che si dipana tranquillamente in terra calabrese, sulle salite di un piccolo paesino nel quale si nasconde il giardino di familgia dell’autore. A leggere le recensioni sui vari pulpiti digitali (alcune duplicate pari pari), si va dall’elogio incondizionato allo smascheramento di un trito meccanismo editoriale, dalla lode sperticata al consiglio di non perdere tempo… quanto basta perchè ciascuno si faccia il suo, di giudizio, senza restare a rimorchio di opinioni altrui.

La storia è lineare: l’incontro garbato e sottile tra due anziani, la nonna dell’autore, ornai vedova e anziana con i suoi 80 e passa anni, mitica figura che incarna e condensa la famiglia, crocevia di ricordi ieratici e deposito di memorie condivise e un altrettanto anziano signore che capita nello stesso paese, segnato da un lignaggio nobiliare che occupa, con i suoi cognomi altisonanti, l’intero spazio di un biglietto da visita, e con la passione da erudito dei Borboni, che vorrebbe riabilitare. Una storia quasi d’amore, o almeno di pacifica e cordiale consuetudine, che si riassume in quotidiani momenti di incontro, a suon di regali floreali, pastarelle condivise, lunghe chiacchiere e piccole innocue pratiche quotidiane (compresa la visione di numerose puntate di Beatiful).

Nel testo emergono, come piccoli iceberg tanti elementi della riflessione tipica dell’autore, la sua storia letteraria, le sue caute passioni giovanili, le sue riflessioni. Il tutto condito con un linguaggio semplice, a mezza via tra il colto, il raffinato e il quotidiano, con piccoli inserti di neologismi o volgarità varie che rendono meno rarefatto il racconto… Ogni tanto qualche piccola perla come “qual era la calce che teneva insieme i mattoni delle ore?” per chiedersi come poteva questa relazione procedere senza particolari scossoni o eventi mediatici. Lo stile si fa apprezzare.

Forse un esercizio di stile dell’autore per “tenere la penna in allenamento”, per esercitarsi nella conduzione delle parole, qualcosa di cui sempre si ha bisogno quando il testo e i testi sono un po’ il territorio in cui si vive. Ed è anche un modo di ricordare con una pacata nostalgia i tempi della propria formazione, dei luoghi speciali della nostra infanzia.

Se dovessi tentare operazioni analoghe dovrei tornare anch’io al cuore delle mie lontane estati. Il paese è ben chiaro, lo conosciamo in tanti della nostra famiglia ed era, almeno in estate, una tappa costante e fissa; in estate tutti i cuginetti si ritrovavano a casa della nonna, nella mitica Carpasio. Senza scomodare Jungh o derive edipiche particolari.

Ma proprio qualche settimana fa sentivo una zia che mi ricordava come proprio la nonna, che non aveva potuto frequentare oltre la 3a elementare, era una vera appassionata di libri; mi raccontava che probabilmente aveva letto tutti quelli che il paese poteva offrire. Non ne dubito e qualche fantasia s’accende, visto che in quello stesso paese, in quell’epoca, viveva un altro appassionato che diventerà nientemeno che uno dei massimi esegeti dei Manoscritti di Qumran e di Nag Hammadi… ma questa è sicuramente un’altra storia.

Come non ricordare allora qualche immaginen di Carpasio?

tanto per leggere

tanto per leggere

Estate, tempo per recuperare quei titoli da leggere che aspettano da tempo, sul tavolo, su qualche scansia, sull’e-reader… ma come ne inizi uno subito spuntano altri suggerimenti, altre curiosità, altre piste da esplorare. Meglio così, leggere ha davvero poche contro-indicazioni e rimane uno sport al quale tutti possono accedere.
Proprio in questi giorni mi sono lasciato ispirare da un link di un’amica teologa e dal titolo del “pezzo” in questione: il ruolo della letteratura nella formazione… l’autore è certamente un personaggio che se ne intende: papa Francesco. Da giovane è anche stato docente e formatore dei giovani gesuiti argentini e la sua passione per la letteratura è risaputa.

Sono dieci paginette interessanti e stimolanti che si leggono rapidamente (per fortuna!) e che lasciano il gradevole retrogusto del “ne vorrei ancora”; se non altro sono una motivazione in più per apprezzare la lettura, la letteratura e tutto quello che gli gira intorno. Che non è mai poco e spesso aiuta a digerire tutto il resto.

Certamente, leggere è un moltiplicatore della vita, delle esperienze e delle conoscenze, questi giorni di relax sono un’occasione ghiotta per approfittarne; cercando di non ingolfarsi troppo nei “consigli per le letture” (come questo, del Post che è comunque interessante) e prendendosi la sacrosanta libertà di leggere quello che ci piace, che ci capita, di smettere a metà un libro che non ci attrae più, di parcheggiarlo nel territorio dei buoni propositi, di curiosare nelle liste di lettura degli altri…

Qui sotto il testo, nella versione italiana

Il debito che abbiamo coi libri

Il debito che abbiamo coi libri

Quando in autunno 2021 è uscito questo libro, Papyrus, di Irene Vallejo, ho iniziato subito a tenerlo sotto osservazione. Sarà che ero andato da poco a visitare il museo del Papiro, una delle incredibili eccellenza di questa ormai mia piccola città, Siracusa…
Ma non solo il titolo era intrigante, o le recensioni, o la classifica che lo hanno visto nei primi posti in mezzo occidente… mi riferisco proprio al suo contenuto a dir poco enciclopedico. Sarà un classico esempio di autoreferenzialità, ma un libro che parla di libri è decisamente un richiamo forte per chi di libri si nutre.

E oggi pomeriggio, complice la voglia di mettere un po’ di fretta alla primavera, perché non andare a leggerne qualche pagina, qualche foglio, o almeno qualche Kb/% nel luogo dove anche le pagine di questo testo si sentirebbero “a casa”?

Lungo il fiume Ciane il papiro è talmente diffuso e gradevole da vedere che ci si dimentica subito di essere immersi in uno dei pochi posti al mondo, escluso l’Egitto, dove questo succede (per la cronaca in Sicilia esiste un solo altro luogo dove cresce spontaneamente, presso Fiumefreddo); il sentiero che costeggia il Ciane, per alcuni km, è anche una delle passeggiate più gradevoli e caratteristiche di Siracusa, un po’ trascurata, ma forse proprio per questo molto tranquilla, silenziosa e pulita. Basterebbe qualche piccolo intervento per trasformarla in una delle piste ciclabili più affascinanti dell’isola, un suggerimento che potrebbe accrescere il valore culturale di questi luoghi, che meritano certamente di più.

Poche settimana fa il percorso era chiuso (a causa di allagamenti e fango sul sentiero, che passando proprio a fianco del fiume è sovente in condizioni difficili) ma oggi il cancello era nuovamente aperto. Alcune zone sono state anche sistemate, l’erba tagliata e reso il percorso più gradevole. Peccato che arrivati alla sorgente si debba constatare il piccolo guaio accaduto alla passerella in legno, che a causa del maltempo è davvero pericolante. Ma ciò non toglie quasi nulla al fascino del luogo. Posare la bici e passeggiare nella calma di questi sentieri erbosi sorseggiando le parole di questo libro è veramente dissetante.

E quella che segue è la rapida recensione che ho sottoposto ad Amazon; se anche non venisse accettata (per i soliti motivi che certe digressioni personali non sono molto coerenti con la funzione di “recensione”,… poco importa – cmq dopo nemmeno 2 ore la recensione era online, forse si fidano un po’ troppo?), riflettere su un testo serve più a noi che ad altri.

Penso di essere uno dei pochi fortunati a poter leggere questo libro mentre passeggio lungo un fiume dove il papiro è ancora di casa, il Ciane, presso Siracusa. E sempre qui la carta di papiro non ha mai smesso di essere prodotta, persino quando in Egitto se ne era persa la tecnica. Leggere quindi l’avventura del libro, dal giunco all’e-reader e poterla toccare con mano mentre sfioro il ciuffo di un papiro, fa apprezzare ancor di più questo testo ampio, ricchissimo di informazioni, di passione per la cultura (e i libri in primis) di esperienze personali non comuni.
Lo sto centellinando con calma, perché è davvero ponderoso. Ne avevo persino preso una copia cartacea per un regalo e sfogliarlo dal vero mi ha fatto un certo effetto, visto che ormai sono più di 10 anni che ho quasi dimenticato la carta vera e mi affido solo al digitale.
Non ho quindi concluso il testo ma l’apprezzamento è oltremodo positivo senza ombra di dubbio. Le digressioni che l’autrice introduce mentre racconta la storia del libro, così come è giunto fino a noi, con la sua lunghissima traiettoria mai lineare, sono magistralmente collocate a sostegno della storia, come tappe necessarie e mai noiose. Si resta impressionati dalla mole di informazioni e di conoscenze che l’autrice dispensa e che sono un po’ il filo conduttore della nostra cultura occidentale. Uno splendido strumento per recuperare il senso della cultura e il gusto del sapere.